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Petrulo di Calvi Risorta. Ecco un’antica preghiera di guarigione con l’intercessione di San Giovanni Battista

(Giovanni Parisi).Tramandata oralmente da generazioni, nei paesi di campagna tra Formia, Roccamonfina e della zona dell’Antica Cales, la preghiera di guarigione è un’orazione attraverso la quale con l’intercessione del Bambin Gesù e di San Giovanni Battista si chiede una guarigione a Dio.
La ricerca nelle fonti orali sotto forma di intervista a persone anziane è stata effettuata dall’ArcheoClub di Calvi Risorta, associazione non ultima ad iniziative del genere (vedi Respensorio, Verbo di dio clicca qui oppure sulla foto in evidenza).
In particolare lo storico Gianluca Parisi autore di racconti e romanzi storici, è riuscito a ricostruire la storia di questa antica preghiera della quale aveva avuto notizia diversi anni fa da un’anziana infermiera.

Parisi: “La preghiera non è statica, ma cambia da generazione a generazione, un po’ come il linguaggio: ogni persona che la riceveva in dono, nei mesi impiegati per impararla a memoria la cambiava, migliorandola, oppure lo faceva traducendola dal latino al volgare. Un po’ come accade per le traduzioni del testo del Te Deum, diverso da parrocchia a parrocchia. Della preghiera di guarigione ci sono molte versioni presenti nelle famiglie di questi paesi, quella in mio possesso (riportata in calce al presente articolo ndr) in latino volgare con inflessioni dialettali, l’ho ricostruita in italiano corrente secondo i dettami di un’anziana infermiera. Si tratta di Maria Fusco Caterina originaria di Giano Vetusto, che ha vissuto nel dopoguerra per lungo periodo a Napoli e da pensionata a Petrulo in provincia di Caserta. Conosciuta con la sorella Giovanna col soprannome di 5lire, usava questa preghiera per togliere dolori alle persone sofferenti che richiedevano la guarigione a Dio, attraverso l’intercessione di San Giovanni Battista e del Bambin Gesù. Caterina disse che per avere efficacia il guaritore doveva impararla a memoria la notte di San Giovanni o in quella di Natale, recitarla ogni giorno come preghiera per i sei mesi successivi. Terminato il periodo, in corrispondenza della notte tra il 24/25 dicembre oppure 23/24 giugno, si doveva imparare a memoria la versione definitiva e solo una copia doveva essere conservata e custodita per futura memoria”.
Analizzando letteralmente la preghiera, nella versione latino volgare dialettale “Olà” sta per “vada via” ed è quello il momento della preghiera in cui il male usciva dal corpo della persona sofferente per scomparire.
Il guaritore inizia la preghiera rivolgendosi per primo al Bambin Gesù e/o a San Giovanni Battista, se temporalmente ci si ritrovava più vicini al 25 dicembre e/o al 24 giugno. Esordisce con la benedizione al Signore “… noi… benediciamo il Signore”. Con l’aiuto del Bambino e del Santo invoca Dio di salvare lui stesso (il guaritore) umile peccatore (“misera creatura”) e donare a tutti vigore e salute del corpo. Poi, rivolgendosi al sofferente “per la sua passione” (corporis tuoi satis) il male furibondo deve andare via “exfelat… olà”. Il riferimento alla Passione di Cristo rileva il dogma cristiano della sopportazione della sofferenza, così come ha sofferto Gesù Cristo sulla croce.
“Oppure – continua la preghiera – lo sopporti con gioia (“male patis”) affinché Dio possa provvedere alla sua (del sofferente) salvezza.
Tutta la preghiera veniva recitata in silenzio, tranne la fine quando guaritore e sofferente recitavano: “Mei Spirito Santo Amen”.
In precedenza nel momento in cui il male abbandonava il corpo sofferente “Olà”, per evitare che fuoriuscendo potesse ricadere su qualche altra persona ignara, il guaritore ‘intenzionava’ il male a ricadere su una piantina del bosco o su una gramigna che si seccava.
Ovviamente si tratta di guarigioni che non hanno nessun riscontro scientifico, se non quello della fede. Con la preghiera la psiche del sofferente si auto convinceva della guarigione e sopportava meglio (con gioia) il dolore che svaniva.
Fatto sta che nello scorso secolo, in questi paesi, Maria Fusco Caterina e altre persone come lei hanno tolto i dolori alle persone sofferenti per lungo tempo.

La preghiera nella versione latino-volgare-dialettale della Fusco.

“Benedici Tibi
Benes Convertati viotiure
et sereno molto mesta Diot
salvamet seon miseri perto
vior ognius date nobis et vobis
salutem corporis
o per exfelat corporis tui satis cum olà
furiondo male patis per prevedentione eius filose provvedeste
mei Spirito Santo Amen”.

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