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I SANTI E IL PARADISO

Dio Padre di Madre Eugenia2(di Gianluca MARTONE) Siamo giunti ad analizzare il Paradiso, dopo aver fatto nei due precedenti articoli un’attenta disamina dell’Inferno e del Purgatorio visti dai Santi. In un interessante editoriale pubblicato alcuni anni fa, Mons. Luigi Negri, Vescovo della Diocesi di Ferrara- Comacchio, descrisse cosi il Paradiso:” Il cristiano ha una meta, possibile grazie alla morte e risurrezione di Cristo: vivere per sempre nella felicità beata del Cielo. Dove si vede Dio faccia a faccia, così come Egli è. 1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (1 Gv 3,2), faccia a faccia:Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo… e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte si saranno purificate…, anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale – e questo dopo l’Ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo -sono state, sono e saranno in cielo, associate al Regno dei cieli e al Paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura. 1024 Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

1025 Vivere in cielo è “essere con Cristo”. Gli eletti vivono “in lui”, ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno. 1026 Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.
La prosa limpida e profonda del Catechismo della Chiesa propone il dogma del Paradiso in termini definitivi. C’è dunque un compimento trascendente e definitivo delle esigenze autentiche e definitive dell’uomo: Cristo è venuto a redimere l’uomo, a liberarlo definitivamente dal male e a farlo partecipare pienamente della sua vita. Questo compimento sarà per sempre: per tutta l’eternità. Il progetto di Dio come si è attuato infallibilmente nella vita, passione, morte e resurrezione di Gesù di Nazareth, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio, si attuerà altrettanto infallibilmente ed irrevocabilmente nella vita di coloro che credono. Nel cuore di coloro che hanno accolto il mistero della Sua presenza ed hanno vissuto la vita nella sequela di Cristo, il mistero della Sua Pasqua si realizza come vita nuova, dono di Dio, nel tempo e nella eternità. Questa certezza profonda che la Chiesa custodisce con fedeltà da duemila anni e comunica inesorabilmente ad ogni generazione, deve essere proclamata con particolare forza in un mondo in cui per molto tempo si è pensato che la perfezione dell’uomo e la pienezza della sua vita e della sua verità fosse il prodotto, in qualche modo meccanico, delle grandi visioni ideologiche e dei progetti socio-politici totalitari. E dopo che queste illusioni hanno rivelato tutta la loro assoluta inconsistenza, l’umanità rischia di vivere oggi in un nichilismo pratico che consegna l’esistenza quotidiana a un nonsenso, sopportato senza nessuna capacità di reazione: un’esistenza senza senso e senza significato che si spegne nel nulla. Solo Cristo salva l’esistenza dell’uomo “nel tempo e nella eternità”. Nel tempo, perché coinvolge l’uomo nella profondità della Sua vita, comunicandogli il Suo Spirito. Un uomo nuovo vive nel mondo, cosciente della propria origine e del proprio destino, che da alla sua vita la suprema utilità di partecipare attivamente, in tutte le circostanze e i problemi dell’esistenza, alla grande missione di Cristo e della Chiesa. Secondo l’intuizione, formidabile ed insuperabile di Sant’lreneo: “La gloria di Dio è un uomo nuovo che vive nel mondo”.
Ma questa novità di vita, che si svolge inesorabilmente nel tempo, nonostante tutti i limiti e le resistenze del peccato, nonostante i condizionamenti personali e sociali, questa vita nuova che è dono assolutamente gratuito di Cristo e del Suo Spirito, non può non compiersi in un modo definitivo che è assoluto ed eccede quindi inesorabilmente qualsiasi capacità di previsione e qualsiasi capacità di immaginazione. La vita nella fede è, ad ogni istante, aperta alla dimensione del Paradiso; ogni istante vibra della certezza dell’eterno, e di questa certezza respira. Dunque la certezza del Paradiso è la dimensione della coscienza e del cuore dell’uomo di fede: la certezza del compiersi di tutto il progetto di bene di Dio sull’uomo che è Gesù Cristo: il cristiano è chiamato a partecipare definitivamente alla gloria dei santi. Questa certezza profonda della Chiesa tocca il livello ultimo della intimità del cuore di ogni uomo e si fa possibilità inedita di tenerezza. Colui che ci ha amato sino alla fine ci amerà per sempre e ci chiamerà ad amarlo per sempre. “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. […] poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Mt 25,31-34- 41)”. Occorre pertanto passare in rassegna le eccezionali visioni del Paradiso, che hanno riguardato alcuni Santi.”Un racconto tratto dal processo di beatificazione del Servo di Dio Pio IX narra che, in una nobile famiglia cattolica del Belgio, un bambino di circa sette anni era moribondo. La madre addoloratissima se ne stava presso il letto, aspettando l’ultimo respiro del figlio. Era il 7 febbraio 1878 alle 5 e tre quarti pomeridiane, al tocco dell’Ave Maria. A un tratto il bambino si anima, si solleva, fissa gli occhi al cielo e stende le braccia esclamando: Mamma, che vedo! — Che cosa vedi, figlio mio? — disse la madre. — Pio IX che va su su! Oh quanto è bello! Tutto luminoso! — La signora credendo che il bambino delirasse procurava di calmarlo, ma un istante dopo il bambino esclamava di nuovo: Oh mamma, che bella cosa! La Madonna quanto è bella e sorridente! Ha una corona preziosa in mano. Ecco va incontro a Pio IX, gli pone la corona sul capo. — Dopo essere rimasto un istante a contemplare così giocondo spettacolo, il bambino volgendosi alla madre, che era rimasta sbalordita, le disse: Mamma, sono guarito. La Madonna e Pio IX mi hanno benedetto e guarito. Il bambino era guarito difatti e pieno di vigore. La pia signora che ignorava lo stato allarmante della salute del Pontefice, fuori di sé dallo stupore, mandò un domestico all’ufficio del telegrafo per chiedere se si avessero notizie da Roma. Purtroppo fu risposto: E giunto poc’anzi un dispaccio il quale dà l’infausta notizia che il Santo Padre è spirato alle 5 e tre quarti pomeridiane”. “Mentre San Paolo della Croce moriva (1775), la sua penitente, Rosa Calabresi pregava a Cerveteri, ritirata nella sua camera. Era tutta assorta in preghiera, quando all’improvviso vide la camera rischiarata da una luce straordinaria in mezzo alla quale stava un uomo sollevato in aria, vestito con abiti sacerdotali e così risplendente che non si poteva fissare. La chiamò tre volte: Rosa…, ma la giovane, temendo che si trattasse di qualche illusione diabolica, non rispose. Allora la persona che vedeva in mezzo alla luce disse espressamente: «Io sono il padre Paolo; sono venuto a portarti la nuova che sono morto poco fa e adesso vado in cielo a godere Iddio…, a rivederci in Paradiso». Rosa gli disse che pregasse Iddio affinché anch’essa fosse fatta degna di andare a goderlo in cielo. E la visione disparve. La mattina seguente ecco una lettera del padre Ignazio, suo nuovo direttore, che le dava l’avviso del beato transito di san Paolo della Croce. La buona figliola, per quello che già sapeva, non provò nessun dispiacere. Inutile ormai pregare per lui; pure, per mantenere una promessa che gli aveva fatto durante le conferenze spirituali, corse in chiesa e incominciò la Via Crucis. Arrivata alla terza stazione, vede una grande luce e in mezzo a essa il Servo di Dio vestito non da passionista, «ma con un bel manto bianco e rosso, circondato e corteggiato da una grande moltitudine di angeli». Si meravigliò di vederlo vestito in quell’insolita forma, e gli domandò che significasse.
E il Santo direttore: «Questo è il simbolo della illibata mia purità e dell’ardente carità, virtù da me tanto amate e praticate in vita, e perché sono stato martire della penitenza e dei patimenti». Dettole di applicare quella Via Crucis in suffragio delle anime del Purgatorio, la lasciò dopo averle rivolto queste precise parole: «Addio, figlia, vi aspetto in cielo a vedere Iddio, a lodare Iddio, a possedere Iddio per tutta l’eternità».
“Una delle più grandi Sante della Chiesa Cattolica è Santa Caterina da Siena, proclamata già Patrona principale d’Italia. La sua vita fu un intreccio meraviglioso di soprannaturale; chi legge la sua biografia (e se ne raccomanda la lettura) resta colpito dalla tenerezza che Gesù le dimostrava. Le disse un giorno Gesù: Ti amo tanto, che chiunque mi chiederà grazie in tuo nome, le otterrà! Appena morta, entrò nel Cielo. Vide la maestà di Dio, la bellezza della Corte Celeste, l’oceano di felicità riservata ai Beati. Spinta dalla fiamma dell’amor di Dio, desiderosa di procurare il Paradiso a molte altre anime, supplicò Gesù che le concedesse di ritornare sulla terra. La preghiera fu esaudita. Il Cadavere di Santa Caterina da circa sei ore stava adagiato sul letto circondato dai numerosi familiari; all’improvviso si mosse e riprese la vita normale. Intensificò l’apostolato; uomini, donne, Ecclesiastici, letterati … tutti ascoltavano la vergine senese e la chiamavano mamma spirituale. Un giorno un grande peccatore resisteva alla grazia di Dio; assolutamente non voleva troncare la vita di peccato. – Figlio mio, le disse la Santa, se sapessi quale sacrificio io abbia fatto per te! Lasciai temporaneamente il Paradiso, ove avrei potuto godere senza misura, e sono ritornata in terra, a patire, per procurare anche a te l’eterna felicità. – Parlò con tanto slancio del Paradiso, che il peccatore si convinse a ritornare a Dio”.
Un altro racconto significativo del Paradiso è tratto dal diario di Santa Faustina Kowalska:“Oggi in ispirito sono stata in Paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto: ”Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano”. E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l’amore di Dio, l’amore, l’amore ed ancora una volta l’amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amore di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un’anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono. La mia anima quando ha visto la potenza e la grandezza di Dio non è stata colpita dallo spavento né dal timore; no, no, assolutamente no! La mia anima è stata colmata di serenità e d’amore e più conosco la grandezza di Dio e più gioisco per come Egli è. E gioisco immensamente per la Sua grandezza e sono lieta di essere così piccola, perché, proprio perché sono piccola, mi prende in braccio e mi tiene accanto al Suo cuore. O mio Dio, quanta pena mi fanno gli uomini che non credono nella vita eterna! Quanto prego per loro, affinché li investa il raggio della Misericordia e Dio li stringa al Suo seno paterno. O amore, o regina della virtù! L’Amore non conosce timore; attraversa tutti i cori degli angeli che montano la guardia davanti al Suo trono. Esso non teme nessuno, esso raggiunge Dio e s’immerge in Lui come nel suo unico tesoro. Il Cherubino con la spada di fuoco, che fa la guardia in Paradiso, non ha potere su di esso. O puro amore di Dio, quanto sei grande ed impareggiabile! Oh, se le anime conoscessero la Tua potenza!”
Santa Teresa d’Ávila descrisse nel Libro della sua vita la visione del Paradiso: «Un giorno, mentre ero in orazione, Gesù si degnò mostrarmi le sue mani: erano così belle che non so come descriverle. Rimasi molto turbata, come mi avviene sempre dal principio quando in questi fatti soprannaturali vi sia qualche cosa di nuovo.
Non potevo intanto spiegarmi perché il Signore mi si mostrasse a poco a poco, dato che poi mi doveva dare la grazia di vederlo interamente. Ma intesi che così faceva per adattarsi alla mia naturale debolezza. Sia Egli per sempre benedetto! No, una creatura così miserabile e vile come me, non avrebbe potuto resistere a tanta gloria, se quel Dio di bontà che lo sapeva non mi avesse disposta a poco a poco. Le verrà forse da pensare, Padre mio, che non ci voglia poi tanto per contemplare due mani e un bellissimo volto. Ma i corpi glorificati rifulgono di tanta gloria e d’una bellezza così elevatamente soprannaturale che la loro vista sconvolge la ragione. Io me ne rimanevo piena di paura, tutta inquieta ed alterata, benché poi non tardassi a sentirmi molto sicura, e mi sparisse ogni timore per gli effetti che ne riportavo. L’Umanità sacralissima di Gesù Cristo mi apparve tutta intera nella festa di San Paolo, mentre assistevo alla Santa Messa. Era in quella forma sotto cui si suole dipingere risuscitato, ma di una bellezza e maestà incomparabili, come le ho già scritto dettagliatamente dopo il formale comando che me ne ha dato.
L’ho fatto con molta pena perché sono cose che a volerle dire, annientano. Tuttavia l’ho fatto nel miglior modo possibile, per cui non v’è motivo di ripetermi. Dirò soltanto che se a godimento della vista non vi fosse in Cielo che l’eccelsa bellezza dei corpi gloriosi, se n’avrebbe sempre una beatitudine immensa, specialmente nel contemplare l’Umanità di Nostro Signore Gesù Cristo. Se è così sulla terra, dove quando Egli si mostra lo fa in proporzione della nostra naturale debolezza, che sarà nel Cielo dove lo si godrà in tutto il suo splendore?… E’ una luce che non abbaglia, un candore pieno di soavità, un infuso splendore che incanta deliziosamente la vista senza stancarla, come non la stanca la chiarezza con cui si vede quella sublime realtà. E’ una luce così diversa dalla nostra che quella del sole, in confronto, sembra molto appannata, tanto che dopo non si porrebbe nemmeno aprire gli occhi. E’ come se da una parte si vedesse un’acqua limpidissima scorrere sopra un cristallo illuminato dal sole, e dall’altra un’acqua molto torbida volgere fra la polvere sotto un cielo nuvoloso. Non già che si ceda sole o luce che abbia somiglianza con quella del sole. Anzi, questa luce sembra piuttosto artificiale e quella soltanto naturale: luce senza tramonto, che nulla può turbare perché eterna, di tal portata che nessuno potrebbe immaginare, neppure se fosse di grandissimo ingegno e vi penasse per tutta la vita».
Tra le sue numerose estasi e visioni, raccolti nei “Ratti e intelligenze”, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, vide la gloria dell’anima di Suor Maria Benedetta, che morì il 29 d’ottobre 1598, alle ore 4 di notte. All’ora Suor Maria Maddalena mi disse: “Non è senza mistero che diciamo la Gloria in luogo del Requiem, ecc., ., perché io non penso ci sia più bisogno di domandar Requiem per questa felice anima, ma ritengo che a pieno essa goda e fruisca la beatifica visione di Dio, e credo che ci possiamo raccomandare a lei”. «Sento dunque presente Suor Maria Maddalena insieme con tutte le altre madri e sorelle quando il nostro reverendo Padre dava la raccomandazione dell’anima alla sopradetta nostra Sorella, gli si presentò una gran moltitudine di Angeli agli occhi della mente, che stavano qui presenti aspettando con gran giubilo che quella benedetta anima spirasse per presentarla alla Santissima Trinità. E vedeva quell’anima essere come una colomba col capo dorato, subito che fu spirata, fu dagli Angeli presa e presentata alla Santissima Trinità. Stando poi la notte a guardare quel corpo, essendo già morta da 3 ore, io gli domandai dove credeva che fosse quella benedetta anima. Mi rispose che non credeva che fosse né in Purgatorio né in Paradiso, ma ritenuta, in quel modo che piaceva a Dio, priva per ancora della visione sua. Passato poi altre due ore, e salmeggiando insieme il Salterio, in luogo di dire Requiem Eternam ecc., cominciamo a dire Gloria Patri, ecc., senza accorgercene. Concludo questa disamina sul rapporto tra i Santi e il Paradiso, con le straordinarie parole pronunciate alcuni secoli fa da Sant’Alfonso Maria de Liguori sul Paradiso e la bellezza della Vita Eterna:” Cerchiamo di sopportare con pazienza le afflizioni di questa vita, offrendole a Dio in unione ai dolori sofferti da Gesù per amor nostro, e facciamo­ci coraggio con la speranza del paradiso. Tutte le angustie, i dolori, le persecuzioni, i timori, un giorno finiranno e, nel regno dei beati, diventeranno per noi motivo di gioia e di contentezza. Così ci fa coraggio il Signore: La vostra afflizione si cambierà in gioia (Gv 16,20).
Oggi dunque consideriamo qual­che aspetto del Paradiso. Ma che diremo, riguardo ad esso, se neppure i santi più illuminati hanno saputo spiegarci le delizie che Dio riserva ai suoi servi fedeli? Del Paradiso Davide seppe dire soltanto che è un bene troppo desiderabile: Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! (Sal 83,2). Ma almeno tu, San Paolo caro, tu che hai avuto la fortuna di essere rapito a vedere il cielo, raccontaci qualcosa di ciò che hai visto. No, risponde l’Apostolo, non è possibile spiegare ciò che ho vedu­to. Le delizie del paradiso sono parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare (2Cor 12,4). Sono così grandi che non si possono capire, se non si godono. Non posso dirvi altro, afferma l’Apostolo, se non che quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano (1Cor 2,9). Nessun uo­mo al mondo ha mai visto, né udito, né capito le bellezze, le armonie e le gioie che Dio ha preparato per coloro che lo amano. Noi non siamo in grado di comprendere i beni del paradiso, perché abbiamo idea soltanto dei beni di questa terra. Se mai un cavallo avesse la ragione e venisse a sapere che il suo padrone, per il suo matrimonio, ha preparato un magnifico banchetto, come pranzo si aspetterebbe del fieno, una buona avena e orzo, perché i cavalli non hanno idea di altri cibi, all’infuori di questi. Così noi pen­siamo a riguardo ai beni del paradiso.Nelle notti d’estate, è bello vedere il cielo stellato; oppure, in primavera, trovarsi su un litorale, quando il mare è placido e nell’acqua lim­pida si vedono scogli ricoperti di verde e pesci che guizzano. E’ molto piacevole stare in un giardino pieno di frutti e di fiori, in mezzo a fontane di forme di­verse, mentre d’intorno gli uccelli vo­lano e cantano. Allora esclamiamo: “Oh, che paradiso!” Macché paradiso! I beni del paradiso sono ben altra cosa. Per avere appena un’idea del paradiso, pensiamo che lassù c’è un Dio onnipotente, che colma di deli­zie le anime che ama. Dice San Bernardo: vuoi sapere che cosa c’è in Paradiso? “Non c’è nulla di ciò che non vuoi e c’è tutto ciò che desideri”. Sì, in Paradiso c’è tutto quello che piace e nulla di ciò che dispiace. Che cosa mai dirà un’anima, entrando in quel regno beato? […] Che cosa dirà nel mettere piede per la prima volta in quella patria beata e nel gettare un primo sguardo a quella città di delizie? Gli angeli e i santi le verranno incontro e con grande giubilo le daranno il benvenuto. Avrà la gioia di incontrarsi con i parenti e gli amici, entrati in paradiso prima di lei, e con i suoi santi protettori. Allora l’anima vorrà inginocchiarsi davanti a loro per venerarli, ma i santi le diranno: Guàrdati dal farlo! io sono servo (di Dio) come te (Ap 22,9). Poi sarà accompagnata a baciare i piedi di Maria Santissima, che è la Regina del paradiso. Quale tenerez­za sentirà l’anima, nel vedere per la prima volta e nel conoscere di persona la divina Madre, che tanto l’ha aiutata a salvarsi! Essa, infatti, vedrà allora tutte le grazie ottenute da Ma­ria, che l’abbraccerà con amore. Quindi, lei stessa, la Regina dei santi, condurrà l’anima da Gesù, il quale la accoglierà come sua sposa e le dirà: Vieni dal Libano, o mia sposa, vieni: sarai incoronata (Ct 4,8): Sposa mia, rallegrati. Sono finite le lacri­me, le sofferenze, le paure: ricevi la corona eterna, che io ho acquistato per te con il mio Sangue. Gesù stesso poi la porterà a ricevere la benedizio­ne di Dio Padre, che l’abbraccerà e la benedirà dicendole: Prendi parte alla gioia del tuo Signore (Mt 25,21). Ed essa sarà beata della stessa beati­tudine di Dio”. Sant’Alfonso conclude la sua commovente analisi con un’accorata preghiera all’Altissimo:”Mio Dio, ecco ai tuoi piedi un ingrato, che tu hai creato per il paradiso, ma che tante volte lo ha ri­fiutato apertamente, preferendo essere condannato all’inferno. Ma spero che tu mi abbia già perdonato le ingiurie che ti ho fatto, delle quali mi pento sempre di nuovo: voglio pentirmene sino alla morte e voglio che tu ritorni a perdonarmele sempre di nuovo. Anche se mi hai già perdonato, tutta­via rimane il fatto che io ho avuto il coraggio di amareggiare te, mio Redentore, che hai dato la vita per condurmi al tuo regno. Sia sempre lodata e benedetta la tua misericordia, perché mi hai sopportato con tanta pazienza e, in luogo dei castighi, hai aumentato le grazie, i lumi e le chiamate nei miei confronti. Mio Salvatore, tu mi vuoi sal­vo ad ogni costo, mi vuoi nella tua patria ad amarti eternamen­te; ma vuoi che io prima ti ami su questa terra. Sì, io voglio amarti. Anche se non esistesse il paradiso, io voglio amarti con tutta l’anima e con tutte le forze, per tutta la vita. Mi basta sapere che tu desideri essere amato da me. Gesù mio, assistimi con la tua grazia, non abbandonarmi. O Maria, confido nella tua intercessione. Tu mi hai liberato dall’inferno, quando vivevo in peccato. Ora che voglio amare Dio, salvami e fammi santo

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