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Pompei, Casa di Misericordia

(Caserta24ore) POMPEI (NA) Pubblichiamo il Messaggio alla comunità ecclesiale di Pompei dell’Arcivescovo e Delegato Pontificio Mons. Tommaso Caputo in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia: “Carissimi fratelli e sorelle, Oggi, nel cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, il Santo Padre Francesco apre la Porta Santa della Basilica di San Pietro. È l’inizio solenne del Giubileo straordinario della Misericordia. Mentre sentiamo tutta l’emozione per questo evento di grazia, cresce anche la convinzione di trovarci ad uno snodo importante del ministero petrino di Papa Francesco. Potremmo dire che il Pontefice stesso ci ha condotto per mano, giorno per giorno, davanti alle porte sante che si aprono, in tutto il mondo, al passaggio della misericordia. Nel segno della misericordia, infatti, Papa Bergoglio, dai primissimi momenti della sua elezione, ha orientato tutto il suo servizio alla Chiesa e al mondo. L’adempimento delle sette opere di misericordia può essere considerato come la prassi pastorale della Chiesa guidata da Papa Francesco. L’obiettivo indicato nella Bolla di indizione Misericordiae vultus: «riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio», rappresenta, in realtà, l’elemento di congiunzione con un evento non solo straordinario nella sua definizione ufficiale, ma anche inedito nella sua realizzazione, visto il tema del Giubileo: la misericordia. Nessun tema più della misericordia sembra identificare il pontificato del nostro Papa. E nessun tema, si può aggiungere, lega in maniera più significativa questo Giubileo alla realtà del Santuario di Pompei, casa di Maria e casa di misericordia, monumento vivo di una pietà nutrita dalla fede e costruita con i mattoni di una carità operosa.nel segno della tenerezza materna di maria

Pompei è una storia a sé nel campo della misericordia. Intorno alla città di Maria, ogni testimonianza ha la garanzia di un nome e di un volto: il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario dal quale tutto ha preso avvio. Un uomo, convertito alla fede dopo esperienze di segno opposto, un edificio sacro come prima pietra di un tessuto urbano tutto da inventare per cancellare, il più possibile, le tracce del degrado estremo di una Valle alla quale veniva negata perfino la dignità di una identità civica.
Nell’atto di nascita della Nuova Pompei, Bartolo Longo e il Santuario della Beata Vergine del Rosario sono il nome e l’opera prima di una storia che ha un grande filo conduttore: la misericordia, in tutte le declinazioni che da essa si diramano dall’albero maestro dell’amore per Dio e per il prossimo.
Anche in questo senso Pompei è patria di molti privilegi, dal momento che continua a sperimentare la tenerezza dell’amore materno di Maria, dal quale in questa città tutto trae origine. È stata questa la prima grande opera di Bartolo Longo: affidarsi a Maria, mettere tutto nelle sue mani, chiedere la sua intercessione perché la carità e le sue opere avessero, a Pompei, il segno della Misericordia di Dio.
carità e misericordia: profezia di nuove frontiere di solidarietà
In un breve passaggio, tratto dai suoi scritti, il Beato spiega tutto il senso della Nuova Pompei: «A Valle di Pompei la Vergine col suo Rosario restaura il concetto puro, luminoso, possente della carità. Le opere di beneficenza educatrice che circondano il Santuario, non ne sono un’aggiunta accidentale, ma ne sono invece una naturale espansione; sono i sentimenti dettati dal Rosario di Maria che diventano bellezza d’arte, maestà di monumento, e più ancora forza soccorritrice di salvezza sociale» (RNP 28-1911 pagg. 13-14).
Solo il linguaggio è d’altri tempi. La Pompei dei nostri giorni si ritrova tutta intera nelle parole di Bartolo Longo, come una profezia sempre in corso d’opera e costantemente soggetta a verifica. Senza carità la Nuova Pompei non sarebbe neppure nata, e senza misericordia non avrebbe fatto nessun passo avanti, lasciando solo alla città antica, con il monumentale complesso degli scavi, l’evocazione di un nome che, accanto a quella artistica e archeologica, tramanda ora una storia di straordinaria carità.
Il Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco, per Pompei e le sue opere ha un significato tutto speciale. È allo stesso tempo un richiamo alle radici e un invito forte a guardare avanti, spingendosi con coraggio sulle nuove frontiere della solidarietà, laddove il richiamo alla misericordia è più vivo che mai. Per Papa Francesco la misericordia è l’urgenza dei tempi.
Come risposta all’urgenza dei tempi, in una certa misura, è nata anche la Nuova Pompei. Erano intollerabili per ogni uomo di fede le condizioni di vita in quella landa desolata, dove la povertà era in realtà miseria e l’unica legge in vigore era quella del più forte. Un degrado sociale nel quale si perdeva ogni forma di dignità umana e di fronte al quale non era immaginabile pensare solo a una forma di bonifica territoriale.
per una comunità viva dove la misericordia genera via e opere
Ai mattoni per costruire case, alle opere in grado di tracciare le linee di una città nuova, occorreva il soffio di una comunità viva, così come al ripristino delle condizioni di giustizia si rendeva necessario l’apporto di uno spirito di misericordia. In ogni momento decisivo della storia dei popoli e delle persone, la misericordia riesce a farsi presente come elemento e risorsa essenziale dell’umanità.
Come sono diverse le condizioni della Pompei attuale da quell’antica Valle percorsa da briganti e segnata da una realtà ai limiti dell’invivibile! Ma come è, invece, ancora oggi necessario quel soffio di umanità che si chiama misericordia e che è molto di più di un semplice atteggiamento improntato alla benevolenza.
La misericordia scuote e non anestetizza gli animi. Si può pensare a Pompei e alla sua storia come a una scossa di misericordia sempre all’opera. Una scossa che trasforma, rinnova, dà senso e sostanza a ogni cambiamento, aiuta a guardare avanti. La misericordia non viene da nessun progetto ben riuscito; si specchia invece nelle opere, ma solo quando ciò che viene realizzato porta e trasmette fedelmente il suo marchio. È alla sua luce che possiamo verificare l’impianto della nostra comunità, la sua saldezza, la sua trasparenza, la sua capacità di costruire il bene comune.il perdono: via di fraternità e di amore misericordioso
Una sola famiglia di popoli e di persone: ecco il grande progetto di Dio sull’umanità. Una fraternità più forte delle inevitabili divisioni, tensioni, rancori che si insinuano con tanta facilità per incomprensioni e sbagli. Spesso le famiglie si sfasciano perché non ci si sa perdonare. Ruggini antiche alimentano la divisione tra parenti, tra gruppi sociali, tra popoli. A volte c’è addirittura chi insegna a non dimenticare i torti subiti, a coltivare sentimenti di vendetta. Ed un rancore sordo avvelena l’anima e corrode il cuore.
Qualcuno pensa che il perdono sia una debolezza. È invece l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. «Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?» – dice Gesù – questo lo sanno fare tutti: «Voi amate i vostri nemici» (cf Mt 5,42-47). A noi viene chiesto di avere, imparando da Lui, un amore di padre, un amore di madre, un amore di misericordia nei confronti di quanti incontriamo nella nostra giornata, specialmente di chi sbaglia.
Il Nuovo Testamento chiede ancora: «Perdonatevi scambievolmente» (cf Col 3,13). L’amore reciproco domanda quasi un patto fra noi: essere sempre pronti a perdonarci l’un altro. Solo così potremo contribuire a creare la fraternità universale. Queste parole non soltanto ci invitano a perdonare, ma ci ricordano che il perdono è la condizione necessaria perché anche noi possiamo essere perdonati. Dio ci ascolta e ci perdona nella misura in cui sappiamo perdonare. Gesù stesso ci ammonisce: «Con la misura con la quale misurate sarete misurati» (Mt 7,2). «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Se infatti il cuore è indurito dall’odio non è neppure capace di riconoscere e di accogliere l’amore misericordioso di Dio.
con maria testimoni di misericordia
Come vivere allora questo Anno della Misericordia? Certamente perdonando subito, se ci fosse qualcuno con cui non ci siamo ancora riconciliati. Ma questo non basta. Occorrerà frugare nelle pieghe più remote del nostro cuore ed eliminare anche la semplice indifferenza, la mancanza di benevolenza, ogni atteggiamento di superiorità, di trascuratezza verso chiunque ci sta o ci passa accanto, in famiglia, a scuola, al lavoro, in un negozio, sorvolando su qualcosa che non va nel loro modo di fare, pronti a non giudicare, a dar loro fiducia, a sperare sempre, a credere sempre.
Allora anche noi, quando innalzeremo la preghiera al Padre, quando, soprattutto, gli chiederemo, sinceramente pentiti, perdono per i nostri peccati nel Sacramento della Riconciliazione, vedremo esaudire la nostra richiesta e potremo dire con piena fiducia: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12; Sir 28,2).
A Pompei più che altrove c’è una guida sicura per indirizzarci verso questo cammino di conversione. La guida è Maria, colei che col Rosario ci offre la catena dolce che ci annoda a Dio e ci fa fratelli. È Lei, nostra madre dolcissima, Madre di Misericordia, ad attendere tutti noi al varco verso la Porta Santa.
Affidiamoci a Lei come figli tra le braccia della Madre, e imploriamo, con le parole della Supplica: «Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!». Vi benedico di cuore.
Pompei, 8 dicembre 2015 Solennità dell’Immacolata Concezione
 Tommaso Caputo
Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio