Crea sito

Ambiente naturale e culturale globale e nel Sannio

(Giuseppe PACE) Rivisitando il Museo Nazionale di Nairobi, ho rivisto le orme dell’Australopitecus afarensis o “nonna Lucy” di circa 3 milioni di anni fa, che mi hanno rimandato alle varie tappe dell’ominazione. Queste sono ancora incerte, ma molto è stato scoperto in Paleontologia umana circa la storia naturale delle nostre origini. Oggi sappiamo la nostra storia naturale che s’innesca in quella sociale fino all’epoca attuale o digitale. Forse non molti sanno che la memoria di ogni uomo affonda le braccia nella storia dell’umanità: qui, tradizione e modernità interagiscono con la memoria collettiva sintetizzandosi nei percorsi individuali e nell’identità popolare. Se dovessi rivedere il mio percorso individuale dovrei partire da dettagli ambientali anche collettivi del piccolo paese di Letino, poi la cittadina di Piedimonte Matese, Napoli, Bojano, Chiavari, Deva, Padova. L’ambiente è un insieme inscindibile di natura e cultura. Esso è anche un oggetto immerso in un flusso di relazioni territoriali e planetarie nonchè costituito di situazioni concrete dove l’uomo è artefice del suo futuro. La natura è un insieme costituito da idrosfera, litosfera, atmosfera e biosfera con l’assenza dell’uomo oppure con la sua presenza fino al neolitico superiore quando inizia la spinta evolutiva con il modellamento tecnologico repentino del paesaggio naturale. La cultura, invece, è l’insieme delle conoscenze organizzate in saperi specialistici che l’uomo utilizza per evolversi. Egli allora si evolve non secondo la stregua degli altri mammiferi placentati o almeno si evolve molto più rapidamente. Secondo Aristotele l’uomo è un animale sociale. Egli studiava anche le società di api e formiche, capaci di formare uno stato organizzato. Secondo C. Darwin (in L’origine della specie, 1859) la selezione fra gruppi tenderebbe a non favorire gli individui cooperativi, mentre la competizione favorisce il più intelligente. All’evoluzione culturale e non a quella meramente biologica dobbiamo la nostra fortuna nel successo evolutivo, che ci ha condotti dalle savane alle caverne e palafitte nonché alla fibra ottica e alla comunicazione digitale con il computer e derivati nel sistema internet. La specie dell’Homo sapiens, da almeno 35 mila anni è una specie organizzata in piccoli gruppi, composti da una manciata di nuclei familiari, che formano unità che vanno dai 25 ai 150 individui. Ovviamente, ogni gruppo combatteva per la sopravvivenza, competeva per affermarsi e non mancano pagine buie e tetre dove pare che i gruppi si scontravano con cannibalismo culturale dell’avversario. Più che dal gruppo è dal singolo Homo sapiens che si rivelava la scoperta geniale la cui ricaduta tecnologica è stata molto vantaggiosa per tutti. fare parte di un gruppo solidale, compatto e coeso al suo interno: le possibilità di sopravvivere, di ottenere risorse e di diffondere i propri caratteri aumentavano proporzionalmente. Siamo figli dell’evoluzione biologica, ma anche una specie capace di scrivere la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il cui contenuto è profondamente accettato in tutte le legislazioni degli oltre 200 Stati planetari. Questo significa una cosa sola, che noi siamo capaci di creare innovazione, di produrre comportamenti inediti rispetto all’evoluzione passata? Siamo anche capaci di condizionare l’evoluzione biologica con la genetica e medicina moderna. In natura c’è l’altruismo con reciprocità, che ti porta a comportarti in modo altruista perché sai che avrai una ricompensa immediata. Le leonesse cacciano in gruppo, è vero, ma perché sono consapevoli del fatto che in questo modo hanno molta più probabilità di raggiungere prede grosse e dunque più cibo in media per sfamare e far crescere la prole. L’altra faccia della medaglia è più difficile da spiegare: l’Homo sapiens, ma anche altre specie di primati, come gli scimpanzé sono capaci di comportarsi in modo altruista senza aspettarsi una contropartita, almeno non nell’immediato. La selezione di gruppo fornisce qualche risposta in merito: l’individuo rinuncia in parte ai propri interessi in virtù di un benessere più grande, quello del gruppo, che poi porterà un vantaggio a tutti, compresi i singoli. L’evoluzione biologica fornisce delle potenzialità, fa sì che siano possibili certi comportamenti. Secondo una certa cultura deve prevalere “la logica del gruppo” che spinge l’individuo a rendersi conto che, rinunciando momentaneamente al proprio interesse, può ricavare un vantaggio per il futuro. Poi la specie umana, quando ha interiorizzato un comportamento, tende a generalizzarlo. È quindi possibile che la nostra mente sia capace di pensare a gruppi sempre più grandi. In questi anni siamo stati capaci di concepire la specie umana intera come un soggetto di solidarietà e quindi di dire che siamo tutti esseri umani, titolari di pari diritti e pari dignità. L’attitudine dell’egualitarismo è qualcosa di profondamente radicato in questa logica di gruppo”. In realtà il singolo è capace di comportamento altruista indipendentemente dall’imposizione del gruppo, cha nasce per necessità familiari e di difesa. In tutto il mondo occidentale il 2009 è l’anno del bicentenario della nascita di Charles R. Darwin, che nacque il 12 febbraio 1809 e dei 150 anni della prima edizione dell’Origine delle specie, il suo libro più noto e rivoluzionario. Questo mese vi sono i Darwin Day e l’ANMS (Associazione Nazionale dei Musei Scientifici), la SIBE (Società Italiana di Biologia Evoluzionistica) e Pikaia (il Portale italiano dell’evoluzionismo) hanno realizzato già da tempo il sito italiano del Darwin Day, ma le manifestazioni volte a commemorare Darwin e propagandare il pensiero biologico evoluzionista sono innumerevoli e si dipaneranno almeno fino al mese di ottobre, come si può osservare dal calendario degli appuntamenti darwiniani. Contemporaneamente a queste iniziative per la diffusione dell’evoluzionismo vi sarà anche una serie di eventi il cui precipuo scopo è quello di screditare la cultura evoluzionista e, in generale, il naturalismo scientifico – vale a dire le scienze naturali in blocco – e filosofico. Il calendario ufficiale di questi eventi non è ancora noto ma sono a conoscenza, da fonti attendibili, di notizie ufficiose secondo cui sarebbe previsto in autunno un congresso italiano antievoluzionista con la partecipazione di scienziati europei e americani antidarwiniani e/o sostenitori della teoria neocreazionista del Disegno Intelligente. La principale promotrice del congresso sarebbe l’AISO (Associazione Italiana Studi sulle Origini), una associazione neocreazionista il cui scopo, come si legge sul suo sito, è: “far presente che le teorie evoluzioniste non possono essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa. Nella scuola e società italiana, per esempio, non dovrebbe essere ignorata la critica all’evoluzionismo e neppure il senso della proposta creazionista. Noi siamo convinti che il racconto biblico sulla creazione e le leggi della natura non siano in contrasto ma, al contrario, risultino convergenti. In sostanza si vuole dare, anche in Italia, una informazione più equilibrata, affinché i giovani e le persone più attente possano fare la loro scelta fra la visione del mondo evoluzionista e quella basata sulla Bibbia. Per la parola di Dio, la materia e la vita non sono frutto del caso, ma del disegno e dell’opera di un Programmatore Eccelso.” Lo scontro tra evoluzionismo e antievoluzionismo è diventato negli ultimi anni una vera e propria guerra culturale in cui l’unico dato certo è che a uscirne sconfitta non è la scienza come sostengono i liberali anticattolici e i cattocomunismi ma il sapere libero come sancisce anche la Costituzione Italiana:”Arte e Scienza devono essere libere e libero deve essere il loro insegnamento”. Se le ragioni degli antievoluzionisti sono irrazionali, prive di ogni tipo di scientificità e funzionali a un disegno di restaurazione della società che vuole minare alla radice dello stato liberale, le risposte di alcuni evoluzionisti rischiano di diventare, per effetto di uno speculare fanatismo, funzionali a un disegno di strumentalizzazione della scienza in senso ateista e antireligioso. Quando infatti il più famoso scienziato evoluzionista europeo, Richard Dawkins, già autore del libro The God delusion, un bestseller mondiale in cui si vuole dimostrare l’inesistenza di Dio servendosi anche di ragionamenti attribuiti dall’autore al pensiero evoluzionista, si fa portavoce della propaganda ateista inglese, sponsor della pubblicità sugli autobus che recita There’s probably no god – now stop worryingand enjoy your life (Dawkins avrebbe omesso il probably, ma altri ha deciso diversamente), conferenziere che dichiara in ogni modo come la teoria dell’evoluzione porti a considerare l’ipotesi Dio un’illusione, ne consegue una confusione profonda tra l’affermazione culturale dell’evoluzionismo e l’affermazione dell’ateismo, rischiando così di fare una guerra alle religioni che ha l’esatto sapore di una guerra religiosa, in cui la scienza viene brandita come strumento ideologico di potere e sopraffazione delle coscienze. Non possono infatti passare inosservate e senza conseguenze sull’opinione pubblica molte dichiarazioni televisive di Dawkins rilasciate a grandi network, come ad esempio: “considero le affermazioni religiose in merito all’Universo come affermazioni scientifiche alternative, quindi l’affermazione che l’Universo contiene un Dio, un’intelligenza creativa è un’affermazione scientifica”, che sortisce paradossalmente lo stesso effetto (seppure con opposte intenzioni) delle dichiarazioni dei creazionisti più fanatici, che vorrebbero dare valenza scientifica al contenuto del Genesi biblico. E passano ancor meno inosservate le affermazioni di Dawkins sull’impossibilità di essere nello stesso tempo scienziati e credenti genuini in una delle religioni monoteiste: per l’evoluzionista inglese questo fatto è sconcertante e incomprensibile, tanto che non è possibile spiegare come alcuni scienziati possano conciliare scienza e fede se non “solo attraverso una compartimentazione della loro mente”. Le conseguenze dello scontro tra questi opposti integralismi, quello religioso o politico di marca antievoluzionista, il più pericoloso, e quello dei “nuovi atei” – così l’opinione pubblica ha etichettato gli atei come Dawkins – che, volutamente o meno, adottano una difesa della scienza che sconfina nella sua strumentalizzazione antireligiosa, sono in ultima analisi a vantaggio del fronte antievoluzionista, il quale riceve sempre più sostegno mediatico e politico poiché gli è facile presentarsi quale vittima di una guerra culturale di stampo ateista che coinvolge tutta la società e che gli impedisce di avere voce nelle istituzioni scolastiche e accademiche. Tutto questo non sfugge a uno dei più importanti scienziati evoluzionisti del mondo, Niles Eldredge, il quale commenta l’operato di Dawkins dicendo che quando uno “come lui dichiara apertamente, rumorosamente e bellicosamente di essere un ateista, ne ha pieno diritto secondo i principi della libertà di parola”, ma in questo modo promuove attivamente una guerra culturale “traendone vantaggio” solo a livello personale perché il suo effetto sulla situazione dell’insegnamento scientifico negli Stati Uniti sarà che “i creazionisti, che vogliono che la loro materia sia inserita nel curriculum scolastico o che desiderano che l´evoluzione ne sia completamente rimossa, diranno che è in atto una guerra culturale e chiederanno di avere lo «stesso spazio»” Le cifre che testimoniano la lacerazione della società occidentale di fronte a questa guerra culturale sono evidenziate da molti sondaggi. Tra i più recenti, ce ne sono alcuni che descrivono in modo impietoso ed alquanto preoccupante la situazione, ormai degenerata, della cultura scientifica nel Regno Unito, la patria di Dawkins. In un articolo del Guardian, per esempio, si cita un sondaggio Ipsos/Mori che rivela che per il 29% degli insegnanti di scienze “il creazionismo dovrebbe essere insegnato nelle ore di scienze insieme all’evoluzione e al big bang”. Quindi, quasi un terzo dei docenti inglesi di scienze naturali sarebbe disposto a insegnare a scuola il Disegno Intelligente come alternativa alla teoria dell’evoluzione! Questo non significa, ovviamente, che tutti quei docenti sostengano il Disegno Intelligente, tuttavia possiamo dire che, come minimo, sarebbero pronti a dargli legittimità scientifica. Se estendiamo il campione dai docenti di scienze inglesi a tutti i cittadini inglesi, la situazione diventa ancora più allarmante: in un altro, recentissimo articolo del Guardian, si commentano i risultati di un sondaggio secondo cui il 50% degli inglesi sarebbe in qualche modo convinto che Dio abbia gestito l’evoluzione e solo il 25% sembra credere nel fatto che la teoria dell’evoluzione sia corretta e convincente. Il restante 25% degli inglesi è invece confuso e propenso ad accettare la teoria di Darwin come “probabilmente vera”. God Save the Queen! Se passiamo a testare la situazione mondiale su temi quali la scienza, la fede e l’evoluzione, ci viene in soccorso un articolo on line di Der Spiegel8 (tradotto in inglese: “Has Darwin Failed?”) che riporta i risultati di un sondaggio – con tanto di istogrammi – frutto di un’indagine della Commissione Europea del 2005. Ebbene, dall’indagine risulta che circa metà dei cittadini italiani ha una fede in Dio priva di alcun dubbio; in Germania, Francia e Gran Bretagna la percentuale di tali credenti è di circa il 25% mentre negli USA è del 70% e in Messico dell’80%. Gli atei convinti vanno dall’1% del Messico al 19% della Francia mentre in Europa e America vi è una rilevante percentuale di persone, tra l’8% e il 33%, che pur non credendo in un dio personale, crede in “una sorta di forza o potere superiore”. Se andiamo a vedere come questo si riflette negli Stati Uniti in rapporto all’accettazione della teoria dell’evoluzione, notiamo che solo il 14% (ma in passato, nel 1982, la percentuale era del 9%) della popolazione crede che l’uomo si sia evoluto senza un intervento divino mentre il 36% crede che l’evoluzione sia guidata da Dio (risposta riconducibile alla credenza nella teoria del Disegno Intelligente, ma molto dipende da cosa significhi credere che Dio “guidi” l’evoluzione) e il 44% crede che Dio abbia creato direttamente l’uomo non più di 10.000 anni fa. Dico, il 44% della popolazione americana crede che Dio abbia creato direttamente l’uomo qualche migliaio di anni fa, cioè sostiene la cosiddetta “scienza della creazione”, il creazionismo più integralista, di stampo medioevale! Che dire? God save mr. Darwin! Anzi, per il bene di Darwin, e della scienza, meglio escludere Dio e l’idea di un Disegno di origine soprannaturale da ogni discorso scientifico sull’evoluzione: e dico escludere, ossia evitare di parlare di tali concetti per sostenerli o confutarli, dato che non sono concetti scientifici. Della teoria del Disegno Intelligente, invece, che se ne parli per smascherare la mistificazione di chi vorrebbe spacciarla per teoria scientifica. Il caso è la necessità guida anche l’uomo? Secondo J. Monod si. Indubbiamente caso e necessità sono condizionanti non poco nell’evoluzione culturale, ma l’intelligenza dell’Homo sapiens è nettamente più elevata degli altri animali e nel suo paleoncefalo risiedono i ricordi e le emozioni profonde mentre nel neoencefalo quelle più attuali e superficiali. Studiarle meglio è necessario per capire se stessi, mentre l’imperatore filosofo Marco Aurelio scrisse”A se stessi”, dove invitava a scavare in se stessi per trovare il bene, svelare il mistero e cercare la verità. In Italia le facoltà scientifiche sono in declino di numero di iscritti e resta prevalente una formazione umanistica e giuridica che non sempre sgombra il campo irto di ostacoli all’evoluzione dei saperi nuovi. Einstein credeva nella fantasia come illimitata, mentre la realtà è limitata e limitante. Il sapere è l’insieme armonico dei saperi e una visione transdisciplinare si ricerca da tempo remoto. Nel 1994 partecipai al Convegno svoltosi all’ISIS di Piedimonte Matese. Con me partecipò anche il Dir. Sc. dell’ITAS di Padova, Luigi Spolaore, Agronomo e autore di libri nonché Presidente dell’Accademia Officinale Veneta. Egli notò dei buoni laboratori di scienze naturali presso l’ITAS di Piedimonte M.. Fa piacere sapere che nell’azienda di Alife quest’anno a fine giugno si è raccolto grano della varietà detta francese e per il prossimo anno si è seminato segale di Letino il cui seme è stato selezionato con una antica svecciatrice e in futuro, si mira a riprodurre le varietà della interessante collezione di semi vgetali di quasi un secolo. La passione e la capacità del Naturalista Dir.Sc. attuale dell’ITAS-ITIS è evidente già dalla lettura di uno dei suoi saggi “La Battaglia del Grano”, che testimonia non poco del Sannio.

(Alcune ampolle con i semi di grano delle varietà Dauno, Odessa duro, Rieti e Mentana)
Una collezione di semi, quasi centenari, fa memoria all’Istituto Tecnico Agrario di Piedimonte Matese. Una collezione di semi di oltre cento varietà diverse risalente quasi per intero all’era fascista è ancora conservata nel laboratorio di scienze dell’ITAS di Piedimonte M.. I semi sono conservati con naftalina in piccoli contenitori di vetro sigillati con ceralacca, stipati in due armadietti con ante di vetro. L’etichetta riporta la scritta della varietà eseguita ad inchiostro con un pennino ed in tutto in ogni contenitore è conservato poco più di un pugno di semi. Si tratta di centinaia di contenitori all’interno dei quali c’è un po’ di tutto, dalla cipolla al peperoncino, dal fagiolo bianco cannellino al pomodoro regina margherita (uno degli ingredienti di quella che oggi è chiamata pizza Margherita, dedicata appunto alla regina ), dal grano Rieti al trifoglio, su alcuni contenitori l’etichetta non è più presente e ciò rende momentaneamente inutilizzabili i semi in quanto non classificabili, altre etichette sono parzialmente riconoscibili ma … fra le tante specie e varietà sicuramente riconoscibili ve ne sono molte di grano.
Spighe di grano Mentana e pomodoro Regina Margherita
Avrete sicuramente sentito parlare della varietà di grano Rieti e dei grani ottenuti da Nazareno Strampelli in epoca fascista incrociando questa varietà con altre, avrete sentito parlare del Gentil Rosso, del Falerna, del Mentana, dell’Odessa duro, del Dauno , della segale, dell’orzo nostrano, dell’avena delle Puglie … ebbene queste varietà sono parte della collezione. E’ straordinario perché se si riesce a farli germinare, come è probabile, questi semi avranno saltato 80 generazioni e potranno essere conservati per almeno altrettanti anni anche con la tecnica semplice come quella già utilizzata, fra l’altro ci sono già candidature di aziende ed Enti che vogliono impegnarsi a custodire queste varietà coltivandole seguendone per nostro conto la coltivazione. Sulla germinabilità qualche speranza c’è, i semi sono sani e mi raccontano che già tre anni fa è stata sperimentata la germinabilità su una varietà di pomodoro aprendo e chiudendo il piccolo contenitore e prelevando alcuni semi. Ebbene questi semi ultraottantenni, contrariamente a tutte le aspettative, sono germinati dando una pianta e un frutto e il pomodoro regina margherita è riuscito a sopravvivere ben 80 anni. L’idea è quella di far germinare le varietà di grano in modo da rinnovarne i semi e conservarli per almeno altri 80 anni e di produrne quantità sufficienti per la divulgazione….La ricerca in archivio deve essere ancora portata a termine, ma la collezione è riportata in un libro dell’inventario redatto fra il 1938 e il 1942 fra i materiali del laboratorio di scienze e probabilmente risale ad un periodo antecedente al 1938 ed in particolare agli anni della Battaglia del Grano, combattuta a partire dal 1925. Quindi per quest’anno l’obiettivo è semplice: far germinare e coltivare alcune varietà di grano per garantire la riproduzione di seme nuovo per poi arrivare a produrne quantità accettabili per la semina. La biodiversità dell’Ambiente naturale-compresa la segale di Letino- è testimoniata dalla pregevole collezione dell’ITAS di Piedimonte M., mentre la rivitalizzazione di alcuni di quei semi è un esempio di valorizzazione anche dell’Ambiente culturale che una Scuola è capace di realizzare, grazie anche alla passione dell’indigeno Dirigente scolastico, Naturalista e autore di libri localistici.

Manda un messaggio WhatsApp
Invia WhatsApp