Crea sito

182 Paesi discutono a Parigi sul clima globale

(Giuseppe PACE) Al Corso di Meteorologia frequentato nel 1973 all’Aeroporto di Capodichino, esperti di Metereologia Aeronautica, ci parlavano di WMO (Organizzazione Meteorologica Mondiale) di clima e di tempo atmosferico. Frequentai il corso per fare l’ufficiale di Meteorologia. Fu allora che capii meglio che l’aria secca pesa più dell’aria umida e le brezze di lago, di valle e di monte che a Letino e a Piedimonte d’Alife (dal 1974 Matese) avevo sperimentato spesso. All’appuntamento, che si svolge dal 30 novembre all’11 dicembre, prenderanno parte i principali leader del pianeta Terra, a partire da Barack Obama e Xi Jinping, alla guida delle due Nazioni, Usa e Cina, in testa alla speciale classifica dei Paesi produttori di gas serra Il mondo giunge con la febbre alta all’appuntamento di Parigi con la conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul clima, la “Conference of the parties” (Cop21). Al summit, che si svolge dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, prenderanno parte i principali leader del Pianeta, a partire da Barack Obama e Xi Jinping, alla guida delle due Nazioni, Usa e Cina, in testa alla speciale classifica dei Paesi produttori di gas serra. In forse dopo gli attentati del 13 novembre 2015 che hanno seminato morte e terrore nelle strade della capitale francese, la conferenza si svolgerà regolarmente. “Sarà un momento di speranza e solidarietà”, ha affermato il presidente francese Francois Hollande, confermando a deputati e senatori, riuniti eccezionalmente a Versailles, l’importanza dell’appuntamento di Parigi per “continuare a influenzare il mondo”. Secondo l’ultimo bollettino della Worl, le emissioni di gas serra sono aumentate del 36% negli ultimi 25 anni, e del 43% rispetto ai livelli pre-industriali. La scorsa primavera, inoltre, sempre secondo la Wmo, per la prima volta i livelli medi globali di anidride carbonica, uno dei principali responsabili del surriscaldamento del pianeta Terra, hanno superato per un mese intero la barriera simbolica di 400 parti per milione (ppm), ben al di sopra del valore di 350 consigliato da molti scienziati. “Superare la barriera dei 400 ppm potrebbe presto diventare una realtà permanente – afferma Michael Jarraud, Segretario generale della Wmo -, con importanti conseguenze per il clima del Pianeta”. Il Met Office britannico ha, inoltre, affermato in questi giorni che, secondo i dati raccolti tra gennaio e settembre, la temperatura superficiale terrestre nel 2015 raggiungerà per la prima volta un grado centigrado al di sopra di quella del Pianeta prima dell’era industriale. “È chiaro che l’influenza umana sta guidando il clima moderno verso territori inesplorati”, afferma Stephen Belcher, direttore del Met Office Hadley Centre. Secondo gli esperti, l’aumento delle temperature della Terra, a causa della concentrazione record di CO2, sta creando una sorta di circolo vizioso. “Le temperature più alte – si legge nel report della Wmo – portano a una maggiore produzione di vapore acqueo atmosferico che, a sua volta, intrappola ancora più calore”. In vista dell’appuntamento di Parigi, per sollecitare i leader mondiali a intervenire contro i mutamenti climatici, la Nasa ha pubblicato un’animazione della distribuzione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre (guarda). Realizzata dal Goddard space flight centre della Nasa grazie a dati raccolti dal satellite “Orbiting Carbon Observatory-2″, è un modello climatico che permette agli scienziati di osservare come si comportano i gas serra una volta emessi. “Misurare con precisione l’anidride carbonica dell’atmosfera è sempre stata una delle osservazioni più difficili da fare dallo spazio”, commenta Annmarie Eldering, del Jet propulsion laboratory (Jpl) della Nasa. L’animazione evidenzia, ad esempio, quali sono le regioni che producono maggiori emissioni. I puntini rossi, visibili soprattutto in Africa centrale, mostrano gli incendi delle foreste. Le aree blu, concentrate in Asia orientale, Europa occidentale e nelle coste Usa, indicano, invece, le emissioni delle grandi città. In viola, infine, la distribuzione di CO2 nell’atmosfera. “È uno strumento utile a capire come l’anidride carbonica prodotta da incendi e dai principali centri urbani, si muove nel tempo intorno al Pianeta”, sostiene la Nasa. Di tutta la CO2 emessa, secondo gli esperti, un quarto è assorbita dagli oceani, dove il gas serra rimane per centinaia di anni. “Una cattiva notizia per gli ecosistemi marini – commenta  David Suzuki, dell’University of British Columbia in Vancouver -, perché gli oceani diventano in questo modo sempre più acidi“.I piani messi a punto negli ultimi anni, secondo gli esperti dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) – l’organismo dell’Onu per lo studio dei mutamenti climatici -, sono insufficienti a mantenere l’aumento della febbre del Pianeta entro i 2 gradi centigradi, come stabilito nel summit sul clima del 2010. La conferenza di Parigi del 2015 è, forse, una delle ultime occasioni per trovare un accordo globale sul clima duraturo ed efficace. “Ogni anno registriamo un nuovo record nelle concentrazioni dei gas serra – afferma Michael Jarraud -, e ogni anno diciamo che il tempo sta per scadere. Dobbiamo agire subito – denuncia il Segretario generale della Wmo – se vogliamo avere una chance di mantenere l’aumento delle temperature del Pianeta entro livelli ancora gestibili. Le leggi della fisica, infatti – conclude Jarraud -, non sono negoziabili”. In particolare l’WMO ha stabilito che la durata minima delle serie storico-temporali di dati continui per poter individuare le caratteristiche climatiche di una data località è di minimo 30 anni (solitamente centinaia o migliaia di anni). Risulta pertanto evidente come anche il clima di una regione, sebbene mostri una certa regolarità nel tempo, possa essere soggetto a cambiamenti temporali, anche con periodi piccoli comparabili con la durata media della vita umana; succede quindi abbastanza di frequente che una persona, nella sua vita, si trovi a sperimentare dei piccoli cambiamenti climatici. A maggior ragione, quindi, possono esserci cambiamenti climatici su periodi lunghi, in risposta a variazioni nei fattori sotto elencati. In questo contesto vengono ad assumere particolare importanza gli studi di ‘analisi climatica’ delle suddette serie storiche che evidenziano i trend e le ciclicità statistiche delle grandezze meteo-climatiche osservate, ovvero le anomalie e le regolarità dei parametri rispetto alla media del periodo di riferimento (hanno scarso senso climatico invece le analisi di breve periodo riferite a singoli eventi meteorologici in quanto rientranti invece nella comune variabilità meteorologica). Seguono poi in genere gli studi di attribuzione delle cause dei cambiamenti climatici stessi. Oggi a Parigi si cerca un accordo e non un trattato, più vincolante per i 182 Paesi rappresentati, per prevenire l’ulteriore crescita dell’anidride carbonica nell’aria fino al 2030. Alcuni studiosi e settori dell’opinione pubblica statunitense in modo speciale, sono contrari alle limitazioni globali cercate a Parigi poiché non credono all’aumento dell’ biossido di carbonio a causa dei gas di scarico poiché un solo vulcano di media grandezza che erutta ne mette di più di 2 secoli di rivoluzione industriale. I recenti episodi di alcune case automobilistiche tedesche sui gas di scarico fanno pensare alla notevole riduzione che l’Unione europea vuole autoimporsi a Parigi: il 40% in meno di CO2 fino al 2030, mentre li USA meno della metà dell’Europa. In Kenya, dove vado spesso, le automobili hanno gas di scarico di gran lunga maggiore di quelle europee e pochi si preoccupano. Ma vediamo cos’è il clima. Il clima è lo stato medio del tempo atmosferico a varie scale spaziali (locale, regionale, nazionale, continentale, emisferico o globale) rilevato nell’arco di almeno 20-30 anni. La parola clima viene dal greco clima che vuol dire “inclinato”: il clima infatti è in massima parte una funzione dell’inclinazione dei raggi solari sulla superficie della terra al variare della latitudine. Esso determina molte caratteristiche ambientali come flora e fauna al punto che a ciascuna fascia climatica si associano spesso ambienti simili (biomi) su tutto il globo (es. foreste pluviali, deserti, foreste temperate, steppe, taiga, tundra e banchisa polare), ed influenza fortemente le attività economiche, le abitudini e la cultura delle popolazioni che abitano il territorio. La caratteristica principale del clima rispetto al comune “tempo meteorologico”, oltre all’intervallo temporale di osservazione, è l’avere un andamento che tende a mantenersi stabile nel corso degli anni pur con una variabilità climatica interannuale dovuta alle stagioni e di medio-lungo periodo che vi si sovrappone. L’attenzione scientifica negli ultimi decenni si è spostata sempre più sulla comprensione o ricerca approfondita dei meccanismi che regolano il clima terrestre, specie in rapporto ai temuti cambiamenti climatici osservati negli ultimi decenni. La disciplina scientifica che studia tutti questi aspetti è la climatologia. “Tempo meteorologico e “clima” sono termini che nel linguaggio comune vengono spesso usati erroneamente come sinonimi; dal punto di vista strettamente scientifico invece i loro significati sono distinti. Quando si parla di “clima” ci si riferisce alle condizioni ambientali che persistono in una zona per periodi lunghi almeno qualche decina di anni (da minimo 30 anni a migliaia di anni) e condizioni atmosferiche che tendono a ripetersi stagionalmente, mentre variazioni meteo giornaliere, stagionali o annuali devono essere considerate variazioni del tempo meteorologico di una zona. In pratica quando si parla di clima si parla non soltanto delle condizioni meteo ma soprattutto all’ambiente ad esse associate: una variazione del clima è una variazione stabile non solo delle condizioni meteo di un’area ma anche dell’ambiente di quell’area (ambiente inteso come piante, animali, attività erosive, morfologia,…). Il clima è riferito ad aree terrestri che vanno dalla piccola estensione fino ad aree molto vaste (ad esempio, le fasce climatiche o interi continenti). Del clima vi sono elementi e fattori. Gli elementi climatici sono delle grandezze fisiche misurabili, la cui misurazione viene effettuata per mezzo di opportuna strumentazione da parte delle stazioni meteorologiche (capanne standard di legno colorato di bianco), e sono: temperatura; umidità; pressione; intensità e durata della radiazione solare (funzione della latitudine, della stagione e della durata del giorno); precipitazioni; nuvolosità; vento (velocità, direzione, raffiche). Essi sono gli stessi elementi che caratterizzano il tempo atmosferico, ma coerentemente con la definizione di Clima di essi sono rilevanti solo i valori medi assunti su un lungo periodo di tempo. I fattori climatici sono le condizioni che producono variazioni sugli elementi climatici. Si possono distinguere tra fattori zonali, che agiscono regolarmente dall’equatore ai poli, e fattori geografici, che agiscono in modo diverso per ogni località. Sono fattori zonali: latitudine (distanza di un punto dall’equatore); circolazione generale atmosferica, ecc. Sono fattori geografici: altitudine (con l’altezza diminuiscono la temperatura, la pressione e l’umidità, mentre aumentano l’irraggiamento solare e, fino a una certa quota, la piovosità); presenza di catene montuose (che bloccano i venti); esposizione a solatìo o a bacìo (che modifica l’angolo di incidenza della luce solare); vicinanza al mare (che mitiga il clima); correnti marine (che agiscono sul clima delle regioni costiere); vegetazione (mitiga il clima grazie alla maggior presenza di vapore acqueo); attività umana (che agisce sul clima in quanto capace di modificare l’ambiente naturale e gli equilibri degli ecosistemi). irradiazione solare. L’Italia, ad esempio ha ben 6 Regioni climatiche: alpina, padana, appenninica, adriatica, tirrenica e insulare-mediterranea. Ma tornando all’incontro-scontro di Parigi non è male ridurre le emissioni di CO2, ma senza moralismi di chi è troppo orientato al proibizionismo. I Repubblicani degli USA sono contrari a ridurre ulteriormente CO2 perchè temono un rallentamento della crescita economica e non bisogna dargli tutti i torti, infatti Obama non cerca un Trattato vincolante a Parigi per non scontentare troppo l’opposizione interna al Paese più industrializzato della Terra e la “Roma di oggi”: caput mundi, fino a prova contraria. Intanto è alta la tensione a Parigi, in place de la République, dove la polizia ha caricato alcuni manifestanti che facevano parte di Anticop 21: questi ultimi hanno tentato, nonostante i divieti delle autorità, di formare cortei in vista della conferenza sul clima. Gli agenti hanno risposto ai lanci di oggetti con le cariche e con i lacrimogeni. Almeno 289 i fermi di persone coinvolte nei tafferugli con le forze dell’ordine.