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MILANO. LA DOTT. SSA KUSTERMANN AL MANGIAGALLI

(Gianluca MARTONE) Sabato prossimo 21 novembre alle ore 20.30, si terrà il tradizionale Gala 2015 del Cav Mangiagalli, presso l’Unicredit Pavilion- in Piazza Gae Aulenti, 10 Milano. Nel presentare l’evento, la Presidente del Cav Paola Bonzi ha affermato:” Nell’invitarvi all’evento organizzato per il Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli in sostegno della maternità difficile, sono orgogliosa di ringraziare UniCredit S.p.A. per averci generosamente offerto ospitalità nel suggestivo e nuovissimo UniCredit Pavilion.La serata sarà scandita da momenti di intrattenimento e di sensibilizzazione: dall’ottimo jazz del duo Davide Ferro e Sonia Caputo al DJ Set di Francesco Castelli, dalla cena placée e buffet curata da Caffè Scala alla presentazione ufficiale del Manifesto per la Vita. Aspettiamo le vostre prenotazioni al sito www.cavmangiagalli.it. Il vostro contributo può essere versato via Paypal o bonifico bancario, seguendo le istruzioni riportate nel nostro sito alla pagina Charity Party. La vostra partecipazione è una speranza di serenità per le nostre mamme e i loro bambini. Ci aspettiamo di vedervi tutti!”. Sono stati invitati all’iniziativa i seguenti personaggi pubblici:” Giancarlo Cesana, Presidente Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Alessandra Kustermann, Direttore Pronto Soccorso e Accettazione Ostetrico Ginecologico, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Lorella Cuccarini, Attrice e conduttrice televisiva, Paola Marozzi Bonzi, Presidente del Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli Assuntina Morresi, Prof. Associato di Chimica Fisica Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie Università degli Studi di Perugia, Costanza Miriano, Giornalista, Carlo Borghetti, Consigliere Regionale della Lombardia, Antonio Socci, Giornalista e scrittore, Mario Adinolfi, Giornalista e scrittore, Luigi Amicone, Giornalista e Direttore Responsabile di Tempi, Marilisa D’Amico, Avvocato e Professore di Diritto Costituzionale Università degli Studi di Milano, Nicolò Mardegan, Avvocato e coordinatore del movimento Noi x Milano”.In questo elenco, vi è un nome che ha lasciato molto perplessi non soltanto il sottoscritto, ma anche tanti attivisti pro life che, da molti anni, combattono la buona battaglia della Vita e della Famiglia. Il nome è naturalmente quello della dott.ssa Alessandra Kustermann, Direttore Pronto Soccorso e Accettazione Ostetrico Ginecologico. Ma chi è, cosa ha fatto e cosa fa questa insigne professionista? Per rispondere a questo importante interrogativo, si consiglia la visione di questo agghiacciante video su youtube, www.youtube.com/watch?v=zr0CBuvSPlE, risalente al mese di dicembre 2012, nel quale questa donna afferma.“Vorrei innanzitutto che i Centri di aiuto alla Vita, che non hanno nulla a che fare con la Compagnia delle Opere, fossero si presenti negli ospedali e nei consultori, ma non laddove si devono fare gli aborti. Io sono per la Vita, non sono a favore dell’aborto, ma sono uno dei pochi primari in Italia che ancora fa aborti, pur essendo diventata primario. Desidero che le donne abbiano la certezza che la legge (la n.194 del 1978), venga rispettata, che i ginecologi obiettori di coscienza non si immischino, creando un’empasse per le donne che vogliono abortire. Voglio che i Centri di Aiuto alla Vita le aiutino, ma poi ci sia anche un ginecologo normale non obiettore, che ascolti i loro bisogni e si dia da fare per loro e che sia disponibile sino alle estreme conseguenze, che sono appunto quelle della richiesta di abortire. Faccio aborti dal 1978. In realtà mi sono poi laureata un po’ dopo (ha affermato di aver fatto aborti senza la laurea, la magistratura dovrebbe aprire immediatamente un’inchiesta penale). La donna ha bisogno di qualcuno che l’ascolti, che l’accompagni, anche nei momenti difficili e dolorosi della sua vita, come quelli che la portano ad abortire. Non sta a noi decidere se la donna ha diritto di abortire o meno. Questo diritto è garantito alla donna dalla legge n.194 del 1978. Il 70% degli italiani ha votato a favore del mantenimento di questa legge (purtroppo, tra cui molti cattolici). Noi come medici, come ginecologi dobbiamo essere pronti ad aiutarle e a non giudicarle e, soprattutto, a consolarle, se dopo piangono perché in fondo quel bambino lo avevano desiderato. Vorrei che molti giovani ginecologi debbano essere premiati, in quanto il loro ruolo nella società è molto piu’ prezioso rispetto a chi ha scelto di obiettare, perché consente di stare accanto alle persone. Vorrei che chi non ha obiettato, per ogni seduta di sala operatoria per la legge n.194, abbia la possibilità invece di andare due volte in sala operatoria. I medici amano operare e devono esserci i meccanismi premiali, che li consentono di sentirsi meglio di chi ha obiettato. Devono avere anche altri meccanismi premiali, ad esempio chiunque abbia dato obiezione di coscienza all’aborto, non puo’ essere un bravo esperto di diagnosi pre-natale ( e il prof. Noia non è un bravo medico?). Non si puo’ fare una consulenza per una diagnosi pre-natale di patologia fetale, avendo dentro di sé il pregiudizio che quella donna non potrà abortire, qualora stia molto male psicologicamente. Ho gestito per 20 anni la diagnosi pre-natale della Mangiagalli, ho incontrato centinaia di donne e di uomini disperati per una patologia grave, malformativa del loro possibile, futuro bambino. Ho sempre scelto di essere al loro fianco, anche se decidevano di abortire per un’anomalia, che io a priori potevo anche non considerare tale. Credo che nessuno possa decidere per un altro. E’ facile dire: i bambini down sono persone favolose. Sono d’accordo, sono persone favolose, ma richiedono un impegno, un amore, una cura, uno stimolo continuo da parte dei genitori. La società non è facile per chi nasce diversamente abile. Cerchiamo di ricordarcelo quando diciamo di “si” alle donne che chiedono un aborto per questo motivo”.Queste terribili affermazioni della dott.ssa Kustermann sono poi confermate da alcune sue dichiarazioni rilasciate nel marzo 2011 al sito cattolico UCCR.it, dove affermò con estrema lucidità.“È terribile, sì, per questo faccio di tutto per dissuaderle, per aiutarle ad avere speranza e fiducia nel futuro. Cerco di appoggiarmi al Centro di aiuto alla vita dell’ospedale. Parlo loro degli aiuti economici. Se sono sole dico loro che noi donne siamo in grado di allevare i nostri figli anche senza un uomo accanto. Ma se alla fine in loro vince la paura, io non riesco a giudicarle». Non giudicarle è un conto, farsi complice è un altro. «Lo so. In quel momento so benissimo che sto sopprimendo una vita. E non un feto, bensì un futuro bambino. Ogni volta provo un rammarico e un disagio indicibili. Sento che avremmo tutti potuto fare di più». La ginecologa ripete che le manca qualcosa, che invidia chi riesce a giudicare: «So che a me manca la fede per farlo, così quando sono lì penso che la vita della madre, che soffre davanti ai miei occhi, valga più di quella di suo figlio che non vedo ancora. C’è stato un periodo della vita, però, in cui Alessandra Kustermann ha smesso di «sopprimere vite». Un momento segnato da una serenità e una pace che la dottoressa non sentiva più da quando aveva incominciato a praticare aborti. «Fu nei due mesi successivi alla morte di mio padre. Lui era cattolico per fede, diversamente da me che lo ero solo per tradizione. Non approvò mai quello che facevo, anche se mi voleva bene. Per questo, quando mori, smisi. Lo feci per lui. Stavo benissimo», ricorda la Kustermann con voce rotta e nostalgica. Allora perché ha ricominciato? «Perché poi ho pensato che avrei scaricato il peso sui miei colleghi. Non è che non facendone io, avrei fermato la pratica. E poi l’idea di un ritorno dell’aborto clandestino mi fa rabbrividire”. ». Non sarebbe più utile smettere per fare solo prevenzione? «Non cambio certo il mondo io, ma posso fare il possibile per rispondere a chi mi chiede aiuto, senza sottrarmi per quieto vivere». Ma se una “paladina” della legge 194 si ravvedesse, farebbe riflettere molti, specialmente i colleghi. «Non so. Non penso che il problema dell’aborto si risolva diminuendo il numero dei ginecologi non obiettori di coscienza. Gli aiuti di cui hanno bisogno queste donne sono innumerevoli e su diversi piani sociali, economici, affettivi. Amo il mio lavoro, quando non è concentrato sugli aborti, ma so che quando andrò in pensione mi potrò permettere di pensare di nuovo a Dio. Quando finirò di lavorare, spero solo di trovare un confessore misericordioso». Non ha la fede ma cerca perdono. Sa che l’aborto è sbagliato ma lo pratica. Perché non risolve la sua contraddizione smettendo di fare aborti? «Perché amo le donne e pensare che vivano da sole questo dramma mi angoscerebbe comunque. Ripeto: faccio di tutto prima che scelgano, credo di aver salvato più bambini di alcuni obiettori che si limitano a non fare nulla. Certo, loro non hanno fatto aborti come me, ma non basta se si vuole arginare la piaga. So di vivere un conflitto che chi ha la fede non prova. Ne ho incontrati di medici qui alla Mangiagalli, gente tutta d’un pezzo con cui ora mi alleo nella ricerca di soluzioni e con cui prima non riuscivo a trovare punti di incontro. Penso per esempio a Leandro Aletti, un pro-life con cui ho litigato aspramente per anni, ma che ora stimo e rispetto. Anzi, che invidio. Perché ha quella fede e quelle certezze che mi consentirebbero di smettere senza sensi di colpa»

Nel mese di ottobre 2012, la dott.ssa Kustermann ha rilasciato un’intervista alle giornaliste Lavinia Torre e Roberta Villa sulla rivista “Donna Moderna”. Ecco le sue affermazioni sui medici obiettori di coscienza.
“Insomma, c’è modo di conciliare posizioni tanto distanti, tra chi obietta e chi no? Tra diritti negati e diritti da tutelare? « Bisognerebbe applicare la legge alla lettera» afferma Alessandra Kustermann, primario non obiettore della Clinica Mangiagalli di Milano. «A partire dall’articolo quattro, dove si legge che anche le case di cura private, autorizzate dalla Regione, potrebbero praticare la 194. E poi si potrebbero cercare tutti i non obiettori che abbiano un contratto pubblico, nei consultori o nei poliambulatori, dirottarli nei reparti ospedalieri dove ci siano soli obiettori. Si dovrebbe anche fare in modo che il ginecologo dedichi non più di otto ore settimanali alla 194, proprio per evitare di ghettizzarlo. Detto questo, sono comunque dell’idea che non tutti gli specialisti scelgano l’obiezione per ragioni puramente opportunistiche o religiose. Le ginecologhe madri hanno difficoltà ad applicare la 194, e molti uomini non sopportano l’autodeterminazione femminile. Io ascolto sempre le mie pazienti, e se le loro ragioni sono forti, accetto le loro decisioni. Sono convinta che il nostro compito sia stare vicino alle donne che scelgono di rinunciare alla gravidanza, perché è un passo difficile, che ti condiziona la vita: quante lacrime ho visto, e quanto dolore. Meritano rispetto e tutta la nostra attenzione». Intervistata in seguito dalla giornalista Gina Pavone sul sito “In Genere” nel maggio 2013, la dott.ssa Kustermann rilascio’ queste inquietanti affermazioni, in merito ai consultori familiari
“Dovrebbe esserci sempre la possibilità di farsi seguire la gravidanza da un’ostetrica e non da una ginecologa, se una donna lo vuole. Bisognerebbe aumentare le risorse per assistere le donne negli aborti volontari, o anche per prevenirli, cosa che si dovrebbe fare ma non con mezzi ideologici. Attenzione: io non sono obiettrice, voglio solo dire che bisogna fare di più e meglio per assistere anche le donne che si trovano di fronte a questa scelta”.
Nel mese di novembre 2014, e certamente la Kustermann non lo ha ascoltato, Papa Francesco ha pronunciato un vibrante discorso in difesa della Vita dinanzi all’associazione medici cattolici italiani. “Da molte parti, ha soggiunto, “la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al ‘benessere’, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza”.In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori”. La vostra opera – ha aggiunto – vuole testimoniare con la parola e con l’esempio che la vita umana è sempre sacra, valida ed inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata”. Di qui l’esortazione “a proseguire con umiltà e fiducia su questa strada”, sforzandosi di “perseguire le vostre finalità statutarie che recepiscono l’insegnamento del Magistero della Chiesa nel campo medico-morale”:”Il pensiero dominante propone a volte una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che ‘vede’, ‘ha compassione’, si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33)”. La vostra missione di medici, ha detto ancora, “vi mette a quotidiano contatto con tante forme di sofferenza: vi incoraggio a farvene carico come buoni samaritani”: “La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza” Quindi, a braccio, ha denunciato la deriva di chi vuole “sperimentare con la vita”: “Ma sperimentare è male. Di ‘fare’ figli invece di accoglierli come dono, come ho detto. Di giocare con la vita, lì. State attenti, eh?, che questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così”. Papa Francesco ha rammentato che fin da quando era sacerdote ha sentito tante volte obiezioni sull’aborto di chi lo riteneva un problema religioso. “No – ha detto il Papa – non è un problema religioso” e nemmeno “un problema filosofico”: “E’ un problema scientifico, perché lì è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema. ‘Ma, no, il pensiero moderno …’ – ‘Ma, senti, nel pensiero antico, nel pensiero moderno, la parola uccidere significa lo stesso!’. Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra, no? E questo è dire a Dio: ‘No, la fine della vita la faccio io, come io voglio’. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo”. Papa Francesco ha così concluso il suo intervento incoraggiando l’associazione dei medici cattolici a proseguire sul cammino, iniziato 70 anni fa, a servizio della vita “nella sua dignità, sacralità e inviolabilità”.Nell’intervista rilasciata al Quotidiano Nazionale La Croce lo scorso 23 settembre, l’infermiere anti-abortista Giorgio Celsi,Fondatore dell’Associazione Ora et Labora in Difesa della Vita e membro del Comitato No 194, ha esaminato con grande coraggio la situazione in Italia in merito a questa gravissima piaga sociale. “Prima di tutto c’è bisogno di una sincera conversione dei cuori che porti a un totale capovolgimento del modo di pensare, di sentire, di percepire. Solo così si potrà riscoprire il vero valore della Vita umana, perché chi è convertito non pensa che uccidere i bambini con l’aborto sia un diritto e avrà rispetto per la Vita umana dal concepimento al suo termine naturale. Dopodiché bisogna seguire le parole di Papa Giovanni Paolo II che diceva: “… Cristiani, uscite dalle sagrestie, impegnatevi nel sociale, dando una grande testimonianza affinché si fermi la piaga dell’aborto, la verità non va taciuta, ne detta a metà ne ammorbidita, una cultura della morte sta prendendo piede e tutto tace”. Purtroppo però da alcuni anni si è fatta strada in ambiente Pro-Life l’idea di valorizzare le parti “buone” della legge 194/78, rinunciando così di denunciare l’intrinseca ingiustizia ed inaccettabilità di questa legge e perdendo di vista il fatto che una legge incide sulla mentalità e sul costume. A questi Pseudo Pro-Life vorrei ricordare che quello che ci differenzia dai Pro-Choice è proprio il fatto di cercare di contrastare la legge 194, che permette l’omicidio dei bambini nel grembo materno visto che anche questi ultimi sono per l’aiuto alle mamme (anche se quasi sempre propongono loro la scelta di sopprimere il loro bambino). Vorrei inoltre ricordare che si può combattere l’aborto anche con l’adozione. Molte donne però ancora non sanno che oggi in Italia si può partorire in totale anonimato, senza alcun vincolo di età, nazionalità o clandestinità, in completa assistenza sanitaria e decidere di lasciare il bimbo, sicure che al massimo in 24 ore verrà reso adottabile e che uscirà dall’ospedale in braccio ai genitori adottivi. Tante sono le storie che potrei raccontare, ma quelle che più mi hanno toccato in questi anni sono quelle che raccontano di bambini salvati dall’aborto, di mamme felici per avere il loro bambino in braccio e non sulla coscienza, di quella commozione indescrivibile che si prova nel rivederli e pensare che, se Dio non ci avesse fatto trovare fuori da quell’ospedale o non ci avesse fatto distribuire quel volantino, essi non sarebbero mai nati, non avremmo mai sentito le loro grida di gioia in questo mondo a cui ora stanno ridando un po’ di speranza. Quelle tante storie che raccontano di come la provvidenza aiuti quelle coppie che, nonostante le enormi difficoltà si aprono alla Vita, delle tante conversioni di donne che hanno abortito e ora sono in prima linea nella difesa della Vita, per far sì che altre mamme non commettano il loro stesso errore e di quei medici e infermieri abortisti che, vedendo la nostra costante e silenziosa testimonianza fuori dai loro ospedali, sono diventati obiettori. Queste storie che sono Inni alla Vita le ho tutte in serbo nel cuore e sono loro che mi danno la forza per andare avanti in questa “Buona Battaglia”. Il “ non uccidere” è una legge naturale, sulla quale non è possibile fare alcun compromesso. Non è la mia visione, non è la mia legge, è la legge di Dio. Non uccidere è il quinto comandamento. I Cav hanno salvato 16 mila bambini dai ferri degli abortisti come la dott.ssa Kustermann, ma ne hanno lasciati morire sei milioni, non mettendo in discussione la legge n. 194, che ha permesso che Erode uccida ancora”.Pertanto, sarebbe auspicabile una dichiarazione di chiarezza da parte di Paola Bonzi, presidente CAV Mangiagalli, sulla presenza della dott. ssa Alessandra Kustermann al Gran Gala Cav “015, cosi come lascia molto perplessi la presenza di giornalisti qualificati come Luigi Amicone, Mario Adinolfi, Antonio Socci e Costanza Miriano accanto ad una donna, che ha ucciso migliaia di creature innocenti nella sua vita. Il grande medico sannita San Giuseppe Moscati soleva affermare: “Ama la Verità. Mostrati qual sei, senza infingimenti, senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, accettala; se il tormento, tu accettalo. Se per la Verità, dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, sii forte nel sacrificio”.