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Scuola. Il governo dimentica nel decreto buona (cattiva) scuola il personale educativo e lo esclude poi dal bonus aggiornamento

antonellobianchiIl governo, prima si dimentica del personale educativo nella legge sulla buona o cattiva scuola (dipende dai punti di vista) poi per non ammettere la dimenticanza, esclude il personale educativo dal bonus aggiornamento. Ma chi è l’educatore?
Lo spiega Antonello Bianchi (nella foto) educatore presso il Convitto Nazionale Regina Margherita di Anagni in provincia di Frosinone.

Sono un educatore. Ma chi è costui?
Il nostro compito non è tanto quello di insegnare le buone maniere, il “bon ton“ ai ragazzi. La nostra funzione (docente) è quella di aiutare, di assistere, i ragazzi dei Convitti statali nell’attività di studio e ludico-ricreativa e soprattutto nella loro maturazione e formazione come persone e come cittadini.

Ma cosa siamo concretamente per i ragazzi?
Per loro non siamo né insegnanti (curricolari), né psicologi, né genitori, né amici più grandi, né assistenti sociali, né poliziotti. Non siamo neanche pastori di gregge (coloro che curano il loro ordine e “li fanno mettere in fila“) o pastori di anime (coloro che fanno ordine nel loro spirito di ragazzi in crescita). Per loro non siamo una “cosa“ di queste. Siamo, semplicemente, un po’ di tutte queste “cose“. E i nostri ragazzi lo sanno. I politici e qualche alto burocrate ministeriale probabilmente no.
Per la legge siamo personale docente, equiparati per status e trattamento economico agli insegnanti della scuola primaria.
Molti di noi sono laureati anche se il titolo previsto per l’accesso alla professione è (era) il diploma. Tutti siamo stati regolarmente abilitati superando un concorso pubblico.
Il nuovo Regolamento di disciplina dei Convitti e del nostro profilo professionale langue da anni in qualche cassetto ministeriale in attesa di essere emanato.
La c.d. “buona“ scuola si è scordata di noi. Peccato. I Convitti svolgono una funzione sociale, didattica ed educativa che potrebbe contribuire a far si che la scuola sia davvero “buona“ per tutti, anche per quei ragazzi più bisognosi di aiuto e di assistenza.
Il decreto relativo al bonus di 500 euro per l’aggiornamento e la formazione dei docenti invece non si è scordato di noi. Si è ricordato di noi semplicemente per escluderci esplicitamente. Perché? Siamo o non siamo personale docente?
Forse perché non inseriti nella “buona“ scuola? Neanche le docenti della scuola dell’infanzia sono state investite dalla riforma ma a loro il bonus è stato riconosciuto.
Forse non abbiamo anche noi il diritto-dovere di aggiornarci? Eppure siamo pochi, circa 2.400 in tutta Italia su un corpo docente di quasi 700 mila insegnanti. Saremmo costati poco alle casse dello Stato…
Con molta amarezza.

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