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ANALISI DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE DEL SENATO

(di Gianluca MARTONE) Nella scorsa settimana, il Governo Renzi ha approvato la riforma costituzionale del Senato con 179 sì, 16 contrari e 7 astenuti. I numeri sono indicativi di un’ampia convergenza attorno alla linea governativa, ma è certo che un cambiamento così epocale avrebbe forse meritato un accordo ancora più trasversale. Invece Forza Italia non ha partecipato al voto, Movimento Cinque Stelle, Sel e Lega hanno scelto l’Aventino, manifestando in questo modo tutta la loro contrarietà al disegno di legge Boschi. In aula si sono vissuti momenti assai convulsi, in particolare quando ha preso la parola l’ex Presidente della Repubblica e senatore a vita, Giorgio Napolitano, che ha difeso l’operato del governo e la bontà della riforma, annunciando il suo voto favorevole. «L’alternativa», ha detto, «era restare fermi». Sulla Nuova Bussola Quotidiana, lo scorso 14 ottobre Ruben Razzante ha cosi analizzato questo fondamentale cambiamento nella storia del nostro Paese.

“Innegabile la vittoria politica del premier Matteo Renzi sull’opposizione sia interna (minoranza Pd) sia esterna. Ma i tempi per l’approvazione definitiva della legge sono ancora lunghi. Le due Camere dovranno rivotare il testo e si dovrà passare dal referendum popolare confermativo, nel 2016, per il quale non ci sarà comunque bisogno del quorum degli aventi diritto. Inoltre, la Corte Costituzionale si dovrà pronunciare sul testo di legge. Si arriverà, quindi, al 2017, che coinciderà, secondo alcuni, con il rinnovo del Parlamento e con le nuove elezioni politiche. É evidente, però, che l’ex sindaco di Firenze ha dimostrato di poter proseguire la sua azione di governo, anche grazie ai voti dei verdiniani e degli altri cespugli filogovernativi, che tuttavia non sono stati determinanti. Hanno votato a favore del “nuovo Senato” solo i partiti di maggioranza che sostengono il governo. Le opposizioni, come detto, fatta eccezione per i fittiani che hanno votato contro, non hanno partecipato al voto. Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, a votazione conclusa, ha commentato: «Semplicemente una bellissima giornata. Per noi, ma soprattutto per l’Italia. Grazie a chi ci ha sempre creduto. È proprio la volta buona». La riforma del Senato supera l’attuale bicameralismo perfetto, che costringe le due Camere a votare gli stessi testi di legge nella stessa identica versione. Il nuovo Senato diventa una camera delle istituzioni territoriali e sarà composto da cento componenti (in larga maggioranza sindaci e consiglieri regionali). Non voterà la fiducia al governo e non sarà coinvolto nella produzione legislativa. Questo punto, se da un lato è garanzia di accelerazione nell’approvazione delle leggi, rischia, secondo le opposizioni, di consegnare un incondizionato potere normativo e decisionale al partito che conquista il premio di maggioranza alla Camera dei deputati. Anche l’elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale risentirà di questa riforma, che secondo alcuni è fortemente sbilanciata a favore di chi prevale nelle urne delle elezioni politiche. Visto che la riforma del Senato non è ancora definitiva, anche se ormai praticamente blindata, è possibile più che altro tirare alcune conclusioni politiche”.
Già nelle settimane precedenti a questa storica votazione, si erano susseguite voci contrarie a questo epocale cambiato della Carta Costituzionale, dopo quasi 70 anni dalla sua approvazione. Sempre sulla Nuova Bussola Quotidiana, lo scorso 23 settembre Paolo Nessi analizzò in modo attento gli aspetti negativi di questa riforma. “Purtroppo, più ci si guarda dentro, e più ci si rende conto che l’unico risultato sostanziale di tale riforma sarebbe un ritorno al centralismo dell’Italia sabauda. La pretesa invece secondo cui il nostro sistema istituzionale ne uscirebbe più lineare ed efficiente non ha alcun fondamento. Ci sono anzi buoni motivi per ritenere che sarebbe ancora più complicato e pasticciato di quanto sia adesso. Facciamo il caso del superamento dei difetti del bicameralismo, che è uno degli obiettivi più proclamati. Intanto ci sarebbe da dire che il bicameralismo non ha soltanto difetti. Nella misura in cui la Camera alta è innanzitutto una rappresentanza dei territori e la Camera bassa è invece una rappresentanza della popolazione, esso consente di meglio tutelare gli interessi dei territori meno abitati e più distanti dalle grandi aree metropolitane che altrimenti finirebbero per venire costantemente sacrificati. E’ questo un processo che merita invece di venire contrastato con forza per evitare che, a lungo andare, la popolazione si concentri in alcune aree metropolitane con gravi danni sul piano sia ambientale ed economico che culturale. Ciò premesso la questione-chiave è quella di evitare la cosiddetta “navetta”, ossia il via vai tendenzialmente senza fine dei progetti di legge da una Camera all’altra: qualcosa che tipicamente accade quando invece, come oggi in Italia, si è in presenza di un “bicameralismo perfetto”, ovvero quando le due Camere hanno le medesime competenze e prerogative. Per uscire da tale vicolo cieco non c’è poi molto da inventare o da cercare avventurandosi in chissà quali ricerche. E’ un problema che molti Paesi hanno già da tempo affrontato e risolto. Tra questi alcuni a noi variamente vicini come la Svizzera, la Germania, gli Stati Uniti. Basterebbe, insomma, copiare bene e con i dovuti adattamenti alla nostra situazione. Purtroppo però non è questo che hanno saputo fare gli autori della riforma costituzionale oggi in discussione. Sembra di capire che abbiano cominciato prendendo a modello la Camera alta tedesca, il Bundesrat, che è un’assemblea di rappresentanti dei governi dei Länder e non dei loro parlamenti, e che è una camera di revisione non solo delle leggi approvate dalla Camera bassa ma già dei progetti di legge. Poi però hanno cambiato strada puntando a farne un’assemblea di rappresentanti delle assemblee regionali e dei sindaci dei comuni; un’assemblea con competenze rafforzate in materie definite in commi e punti di alcuni specifici articoli della Costituzione. Un’assemblea che da un lato funge da “raccordo” (chissà come) fra lo Stato e le autonomie territoriali e dall’altro “Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi dell’Unione Europea e, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolge attività di verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sul territorio”. Insomma c’è tutto quel che basta e avanza per dare la stura a una valanga di conflitti di competenze su cui poi interverrebbe la Corte Costituzionale accentuando il suo già abbastanza anomalo ruolo di “terza Camera”. Come insomma quasi sempre finora accade nella vita pubblica del nostro Paese, non si ha il coraggio di cambiare davvero sistema ma si procede per aggiustamenti di quel che c’è. Perciò inevitabilmente si producono non semplificazioni ma complicazioni. In quanto poi alla demagogica parola d’ordine “Meno senatori meno spese”, basti dire che nel 2014 il Senato spese per i senatori 74 milioni e per il suo personale quasi il doppio, 145 milioni di euro. Se questo è dunque un obiettivo prioritario, più che ridurre i senatori converrebbe ridurre il personale del Senato”.Lo scorso 22 febbraio, sul sito Sussidiario.net, il giornalista Francesco Pezzuto riportò un’interessante intervista di Rino Formica, , socialista, ministro delle Finanze e del Lavoro in tre diversi governi della prima repubblica, sulla situazione politica italiana, di notevole attualità in questo particolare periodo storico. Ecco alcune sue dichiarazioni.
““Dopo 35 anni vedo realizzarsi il programma di Rinascita Nazionale del toscano Licio Gelli”. “La crisi di governo è in realtà una crisi di sistema, con un’accumulazione di detriti che ci portiamo dietro da vent’anni, e in un’epoca come la nostra, nella modernità di questi tempi, vent’anni equivalgono più o meno a due secoli dei tempi passati. La crisi è di sistema e si continuano ad affrontare gli effetti, non le cause”. L’ex ministro vede alla base del nuovo esecutivo un patto tra Renzi e Berlusconi, una sorta di “maggioranza occulta”, così la definisce, basata sulla sintonia dei due leader i quali “non sopportano i corpi intermedi, non hanno un’idea della democrazia partecipativa, e vogliono semplificare senza riguardo usando, solamente al momento, forze politiche medio-piccole che esistono ancora oggi in Parlamento”.
Tenendo presenti queste importantissime dichiarazioni dell’ex ministro, è di fondamentale rilevanza analizzare questo “piano di rinascita democratica” della loggia massonica P2, sequestrato a M. Grazia Gelli nel 1982. Ecco alcuni suoi passaggi significativi, nel quale si possono riscontrare le assonanze con i provvedimenti attuati dal Governo Renzi.
“PREMESSA1) L’ aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema
2) il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.
3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nell’elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.
4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.
OBIETTIVI1) Nell’ordine vanno indicati:a) i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)
b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattuttto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia, per i quotidiani; e per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epocaa, Oggi, Gente, Famiglia Cristiana. La RAI-TV va dimenticata.
c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;
d) il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualita’ degli uomini da proporre ai singoli dicasteri;
e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;
f) il Parlamento, la cui efficienza e’ subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.
Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione e’ la costituzione di un club (di natura rotariana per l’etereogenita’ dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonche’ pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unita’.Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onesta’ e rigore morale, tali cioe’ da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante e’ stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.
PROCEDIMENTI 1) Nei confronti del mondo politico occorre:
a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali puo’ essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciacuna rispettiva parte politica
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilita’ esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti -con i dovuti controlli- a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sullasinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della societa’ civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacita’, onesta’ e tendenzialmente disponibili per un’azione poltica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da da parte della pubblica opinione e’ da ritenere inevitabile.
2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non puo’, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrera’ redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovra’ essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non piu’ di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisti dovra’ essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In un secondo tempo occorrera’:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della liberta’ di antenna ex art. 21 Costit.
Governo Magistratura e Parlamento
a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali puo’ essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica.
b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilita’ esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;
c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;
d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI – PSDI – PRI – Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della societa’ civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacita’, onesta’, e tendenzialmente disponnibili per un’azione politica pragmatica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione e’ da ritenere inevitabile.
2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non puo’, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrera’ redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovra’ essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non piu’ di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.
Ai giornalisti acquisiti dovra’ essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.
In secondo tempo occorrera’:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della liberta’ di antenna ex art. 21 Costit.
PROGRAMMIPer programmi si intende la scelta, in scala di priorita’, delle numerose operazioni in forma di:a) azioni di comportamento politico ed economico;
b) atti amministrativi (di Governo);
c) atti legislativi; necessari a ribaltare – in concomitanza con quelli descritti in materia di procedimenti – l’attuale tendenza di sfascimento delle istituzione e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano piu’ secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza, di “registrare” – come nella stampa in tricromia – le funzioni di ciascune istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.
Detti programmi possono essere esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge).
a) Emergenza a breve termine . Il programma urgente comprende, al pari degli altri provvedimenti istituzionali (rivolti cioe’ a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.
a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche piu’ urgenti investono:
– la responsabilita’ civile (per colpa) dei magistrati;
– il divieto di nomina sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;
– la normativa per l’accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari);
– la modifica delle norme in tema di facolta’ liberta’ provvisoria in presenza dei reati di
eversione – anche tentatata – nei confronti dello Stato e della Costituzione, nonche’ di
violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di
persona e di violenza in generale.
a2) Ordinamento del Governo
1 – legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost. art. 95) per determinare
competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);
2 – legge sulla programmazione globale (Cost. art. 41) incentrata su un Ministero
dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. – PPSS –
Mediocredito Industria – Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle
forze sociali e sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il
Parlamento e le Regioni;
3 – riforma dell’amministrazione (Cost. artt. 28 -97 – 98) fondato sulla teoria dell’atto
pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabilta’ politica da
quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero)
e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;
4 – definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla
Costituzione e individuazione delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie
di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi
cornice.
a3) Ordinamento del Parlamento
1) ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR);
2) modifica (gia’ in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Cost. art. 64) fra maggioranza-Governo da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica;
3) adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma
governativo.
b) Provvedimenti economico-sociali
b1) abolizione della validita’ legale dei titoli di studio (per sfollare le universita’ e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione);
b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30′ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i
turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attivita’ pubbliche e private;
b3) eliminazione delle festivita’ infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale
– Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;
b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato i turni di festivita’ – anche per
sorteggio – in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attivita’ dell’industria turistica,
sia per evitare la “sindrome estiva” che blocca le attivita’ produttive;
b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:
1 – revisione delle aliquote per i lavoratori dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76;
2 – nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari delle P.A. (onde evitare gli enormi
costi delle relative partite di giro);
3 – inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite;
4 – abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;
5 – alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammotamenti,
investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento delle aziende produttive;
6 – reciprocita’ fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed
accertati;
b6) abolizione della nominativita’ dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e
sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende produttive;
b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciprochi che si risolvono – nel gioco degli interessi – in passivita’ inutili dello stesso Stato;
b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali
dall’estero;
b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case – ospedali – scuole
– trasporti) da alimentare con:
1 – sovraimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili – generi di lusso)
2 – proventi dagli inasprimenti ex b5)4;
3 – finanziamenti e prestiti esteri su programma di spesa;
4 – stanziamenti appositi di bilancio per investimenti;
5 – diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a
L. 7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.
Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000
miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la
disponibilita’ dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi
strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette
nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa
lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto)
MEDIO E LUNGO TERMINE a) Provvedimenti istituzionali
a1) Ordinamento Giudiziario
I – unita’del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M.
e’ distinto dai giudici);
II – responsabilita’ del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica
costituzionale);
III – istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte
ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi
pericoli ed eliminando le attuali due fasi di istruzione;
IV – riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);
V – riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle
promozioni dei magistrati, imporre limiti di eta’ per le funzioni di accusa, separare le
carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;
VI – esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di
funzioni in possesso di particolari requisiti morali;
a2) Ordinamento del Governo
I – modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio e’ eletto dalla
Camera all’inizio di ogni legislatura e puo’ essere rovesciato soltanto attraverso le elezioni
del successore;
II – modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualita’
di parlamentari;
III – revisione della legge sulla contabilita’ dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato
(per modificarne la natura da competenza in cassa);
IV – revisione della legge sulla finanza locale per stabilire – previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni – che Regioni e Comuni possono spendere al di la’ delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioe’relative ad opere pubbliche da finanziare, secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola liberta’ di spesa basata sui debiti;
V – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i
i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;
a3) Ordinamento del Parlamento
I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo
il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di
rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali,
diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di
nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati
– ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);
II – modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed alla Senato preponderanza economica (esame del bilancio);
III – stabilire norme per effettuare in uno setesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali,
regionali e comunali (modifica costituzionale);
IV – stabilire che i decreti-legge sono inemendabili;
a4) Ordinamento di altri organi istituzionali
I – Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilita’ successiva dei giudici a cariche elettive
in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attive (che trasformano la Corte in
organo legislativo di fatto);
II – Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilita’ ed
eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);
III – Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini
secondo criteri geoeconomici piu’ che storici. Provvedimenti economico sociali.
b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione
di possedere un posto di lavoro e un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);
b2) Nuova legslazione urbanistica favorendo le citta’ satelliti e trasformando la scienza
urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;
b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignita’ del cittadino (sul
modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonche’ le retribuzioni dei giornalisti;
b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di
sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi
attuali;
b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo: il divieto del pagamento di
pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilita’; il controllo rigido sulle pensioni di invalidita’; l’eliminazione del fenomeno del cumulo di piu’ pensioni;
b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati
limitando il diritto di sciopero nel senso di:
I – introdurre l’obbligo di preavviso dopo aver espedito il concordato;
II – escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte;
pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;
III – limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la liberta’ di lavoro;
b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprieta’ azionaria delle
imprese e sulla gestione (modello tedesco);
b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle
acque, rimboscamento, insediamenti umani);
b9) legislazione antimonopolio (modello USA);
b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);
b11) riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);
b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.
c) Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI-TV.Dinanzi a questa drammatica situazione, che mina le fondamenta democratiche del nostro Ordinamento costituzionale, sarebbe auspicabile mettere in atto il consiglio lanciato sempre dal collega Robi Ronza sulla Nuova Bussola Quotidiana lo scorso 30 aprile.
“Tutti siamo invitati a impegnarci solo nella società civile per costruire dei soggetti sociali forti, consapevoli e non subalterni; dei soggetti che non puntano a espugnare il Palazzo, ma soltanto a stringerlo d’assedio. Dei soggetti in grado di porre a chi sta al potere delle domande forti per contenuti e per capacità di mobilitazione. Oggi in generale la vera nuova frontiera della presenza pubblica della gente di fede è questa”.

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