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LA MASSONERIA HA DISTRUTTO LA DIGNITA’ DELLA DONNA

prostituta(Gianluca Martone) Una delle tematiche maggiormente dibattute attualmente è quella inerente il ruolo della donna nella nostra società, soprattutto in merito al noto movimento femminista. Nell’analizzare questa delicata tematica, desidero innanzitutto far riferimento ad una significativa frase pubblicata nella rivista massonica “L’Humanisme” nel 1968.“La prima conquista da fare è la conquista della donna, che deve essere liberata dalle catene della Chiesa e della legge. Per abbattere il Cattolicesimo, bisogna cominciare col sopprimere la dignità della donna; la dobbiamo corrompere assieme alla Chiesa. Diffondiamo la pratica del nudo: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto il resto. Alla fine la gente andrà in giro nuda o quasi, senza più battere ciglio. E, tolto il pudore, si spegnerà il senso del sacro, s’indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede».

Sul sito “Centro di San Giorgio”, alcuni anni fa fu analizzato in modo accurato le origini e le dinamiche del movimento femminista, in un interessante articolo che pubblico integralmente.
“Il femminismo è un eccellente esempio di come il mega-cartello dei Rockefeller usi il terribile potere dei mass media (ossia la propaganda) per controllare la società. In appena quarant’anni, molte donne hanno perso il contatto con i loro istinti più naturali. Di conseguenza, la famiglia è nel caos più completo, la depravazione sessuale è rampante e i tassi di natalità sono precipitati. Occorre soffermarsi soprattutto sul ruolo della famiglia Rockefeller, ma prima bisogna ricordare che per la donna l‘amore è un atto istintivo di abnegazione. Essa si dona al marito e ai figli, e realizza sé stessa vedendoli crescere e ricevendo il loro amore, il loro rispetto e la loro gratitudine. La donna compie questo sacrificio supremo per un solo uomo che la curerà teneramente e che provvederà alla sua famiglia. Gli uomini vogliono adempiere istintivamente a questa responsabilità. Questa è l’essenza del contratto eterosessuale (vale a dire il matrimonio): il potere femminile in cambio del potere maschile espresso come amore. Il sesso è il simbolo di questo legame esclusivo. Il matrimonio e la famiglia non possono essere per tutti, ma sono il cammino naturale per la maggior parte delle persone. Il femminismo ha abituato le donne a rifiutare questo modello come «un vecchio stereotipo antiquato e oppressivo», anche se esso riflette i loro istinti più naturali. Quando donne li sfidano continuamente, gli uomini sfuggono al matrimonio e alla famiglia. Ai nostri tempi, l’amore e il matrimonio sono stati screditati, e le donne non hanno niente da dare in cambio se non il sesso. E così molte sono innaturalmente ossessionate dal loro aspetto fisico e offrono pateticamente il loro corpo a tutti i pretendenti. L’amore permanente non è basato sul sex appeal di una donna, sulla sua personalità o sulle sue conquiste. Esso è basato sull’abnegazione. Noi amiamo le persone che ci amano.
Molte persone non capiscono che il femminismo è un indottrinamento di massa perché non riescono ad identificare l’esecutore di questo piano, i mezzi e il motivo per cui viene realizzato. Recentemente, Aaron Russo (1943-2007), il produttore di molti film della cantante-attrice Bette Midler e di America: From Freedom to Fascism («America: dalla libertà al fascismo»; 2006), è riuscito ad identificare tutti e tre gli elementi di questa macchinazione. Mentre tentava di arruolare Russo nel Council on Foreign Relations (un organismo mondialista che lavora per edificare un Nuovo Ordine Mondiale), Nicholas Rockefeller gli confidò che la sua Fondazione di famiglia aveva creato il mito della liberazione della donna usando il controllo esercitato dai mass media come parte di un piano a lungo termine per asservire l‘umanità. Lo scopo segreto perseguito dal femminismo è la distruzione della famiglia, in quanto essa interferisce con il lavaggio del cervello praticato nei giovani. Gli scopi secondari di questa operazione includono lo spopolamento e l’innalzamento delle tasse. Distogliendo gli uomini dal loro ruolo di mariti e padri si destabilizza anche la famiglia. Un drastico cambiamento di paradigma è necessario per dare un senso al mondo. I Rockefeller sono parte del potentissimo cartello privato bancario che tra l’altro controlla anche i mass media, la difesa, i grandi colossi farmaceutici e altre lucrose attività.
Il cartello bancario ha bisogno di una filosofia per giustificare il suo tentativo di incatenare l’umanità. Questa filosofia è il satanismo. Il cartello controlla il mondo attraverso una rete di società segrete collegate alla Massoneria. Il vertice occulto della piramide è noto come gli Illuminati. La cultura occidentale moderna è essenzialmente massonica. Basata sul luciferismo, la Massoneria insegna che è l’uomo e non Dio a determinare la realtà (naturalmente, i massoni devono annullare le leggi naturali e spirituali per affermare il loro controllo). Essi hanno notato che le persone sono creature malleabili e insicure che preferiscono credere a ciò che viene detto loro piuttosto che fidarsi della propria ragione o delle loro percezioni. Così, ad esempio, i mass media promuovono con successo i valori dell’omosessualità, i quali sono in stridente contrasto con i nostri istinti naturali.
Gli Illuminati hanno minato gli istinti naturali delle donne ripetendo sino alla nausea i seguenti mantra: Non ci si può più fidare degli uomini. Prendendo ad esempio ciò che la rete televisiva Lifetime Network propina alle sue ascoltatrici, la Blyth conclude che «tutti gli uomini sono 1) canaglie infedeli; 2) mostri insolenti; 3) fottuti disonesti; 4) tutte queste cose messe insieme. Per contro, le donne sono […] delle ciniche spietate che trionfano nonostante l’uomo delle caverne tenti di farle restare al loro posto» 4. Le donne sono vittime a causa del loro sesso. La Blyth afferma che i mass media trasmettono «un messaggio chiaro e tondo. Per il solo fatto di essere donne, siamo vittima nelle nostre vite private, sul lavoro e nella società considerata nel suo insieme» 5. Dunque, le donne devono alimentare in sé stesse un senso di ingiustizia, di diritti e di ribellione. La stessa tattica è stata usata per manipolare gli ebrei, i neri, i lavoratori e i gay. Le donne dovrebbero essere più egoiste. «La liberazione e il narcisismo sono diventati una sola cosa», dice la Blyth. Libertà ora significa «avere più tempo per sé stesse, fare shopping da sole o forse con le amiche, ma assolutamente senza il marito e i figli […]. Articoli infiniti predicano il nuovo vangelo femminista nel quale sentirsi appagate è una parte importante per sentirsi donne sane ed equilibrate» 6. Il sesso dev‘essere slegato dall‘amore e dal matrimonio. Riviste come Glamour e Cosmopolitan spingono le giovani donne a «fare apertamente l’occhiolino agli uomini fin dal loro primo appuntamento e ad essere atletiche a letto. Non si deve parlare né di matrimonio né di famiglia» 7. Queste donne non possono avere abbastanza fiducia in un uomo al punto da concedergli il loro amore. L‘autorealizzazione si raggiunge in una carriera di successo e non nel matrimonio e nella famiglia. L’attivista femminista Betty Friedan (1921-2006) pontificò a suo tempo: «Le rimunerazioni sociali per un lavoro sono critiche per una donna che ha il senso della dignità e un’opinione rispettosa di sé stessa». Infatti, osserva la Blyth, «la maggior parte del lavoro è profondamente mediocre» 8. (Non sto dicendo che le donne non possono avere un lavoro, ma solamente che non dovrebbero essere fuorviate se desiderano farsi una famiglia). Così, molte donne sono diventate schizofreniche perché tentano di conciliare i loro istinti naturali con esortazioni continue a fare l’opposto. Il naufragio – famiglie distrutte e persone problematiche – è sotto i nostri occhi. Allo stesso tempo, riviste come Playboy inviano un messaggio simile agli uomini. «Tu non hai bisogno di sposarti per fare sesso. Il matrimonio e i figli sono una seccatura”. Alcuni anni fa, il compianto esorcista Don Vincenzo Cuomo affermò con grande coraggio in alcuni suoi scritti in modo profetico questi profondi insegnamenti morali.
“Dando uno sguardo alla stagione estiva ormai passata, bisogna riconoscere, purtroppo, che nulla è migliorato per quanto riguarda la moda femminile che diventa sempre più indecente. Il nudismo, ormai, ha varcato anche le porte delle nostre chiese! Vi è un argomento diventato tabù: la moda femminile. Chi ne parla? Va tutto bene? E se qualcosa non va bene, chi deve illuminare, correggere, ammonire? Il nudismo, ahimè, si fa sempre più sfacciato e invadente, alimentato dagli spettacoli, dai giornali, dai manifesti stradali… […] Ai nostri giorni si assiste alla globalizzazione dell’immodestia, perché si è radicata nella massa la convinzione che se la donna non è provocante, non è donna. Si è cominciato, allora, con l’accorciare le maniche, poi le maniche sono scomparse… Si è denudata sempre più la parte superiore del corpo. Contemporaneamente si è passati alla minigonna, che diventa sempre più… mini! E perché non denudare anche la pancia e l’ombelico? E poi pantaloncini corti e ultra corti e fortemente aderenti. L’audacia, ormai non conosce più limiti nemmeno quello del luogo sacro: chiese e santuari. […] E che dire quando in alcune chiese vanno al leggìo o fanno da ministri straordinari della comunione donne con abbigliamento non certo esemplare? Può darsi che queste note facciano sorridere qualcuno, perché si dice “i tempi sono cambiati e la cosa non fa più impressione!”. Quest’affermazione è tanto falsa quanto stolta. Allora non esiste più la concupiscenza degli occhi e della carne? E non conta più niente quanto è scritto nelle lettere degli Apostoli circa l’abbigliamento delle donne? La realtà è che i peccati impuri non si ritengono più peccato. Le cose non avvengono per caso. Vi è tutta una strategia di malizia diabolica mirata alla scristianizzazione delle masse; ciò avviene non più col fucile e le prigioni, ma demolendo i principi cristiani. […] Davanti a questo rullo compressore che non conosce ostacoli, si alzi una voce autorevole e forte! A Fatima la Madonna, per mezzo di Giacinta, preannunziò l’avvento di una moda invereconda, causa della perdita di tante anime. Voglia la Vergine purissima ottenere, con la sua potente intercessione, il ritorno ad una vita pura e casta almeno tra le donne cristiane”.Nello scorso mese di marzo, l’editorialista di “Repubblica” Massimo Recalcati esamino’ in modo attento e preciso il femminismo.“Alla madre della abnegazione si è sostituita una nuova figura della madre che potremmo definire narcisistica”. Si tratta di una madre che non vive per i propri figli, ma che vuole rivendicare la propria assoluta libertà e autonomia dai propri figli. Da una parte l’eccessiva presenza, l’assenza di distanza, il cannibalismo divorante, dall’altra l’indifferenza, l’assenza di amore, la lontananza, l’esaltazione narcisistica di se stessa. Il problema della madre narcisista non è più, infatti, quello di separarsi dai propri figli, ma di doverli accudire; non è più quello di abolirsi masochisticamente come donna nella madre, ma vivere il proprio diventare madre come un attentato, un handicap, anche sociale, al proprio essere donna. Vi è l’ossessione per la propria libertà e per la propria immagine che la maternità rischia di limitare o di deturpare. Si tratta di una inedita patologia (narcisistica) del materno. Si tratta di donne che vivono innanzitutto per la loro carriera e, solo secondariamente e senza grande trasporto, per i loro figli. In gioco è la rappresentazione inedita di una madre che rifiuta (giustamente) il prezzo del sacrificio rivendicando il diritto di una propria passione capace di oltrepassare l’esistenza dei figli e la necessità esclusiva del loro accudimento. Se la maternità è vissuta come un ostacolo alla propria vita è perché si è perduta quella connessione che deve poter unire generativamente l’essere madre all’essere donna. Se c’è stato un tempo — quello della cultura patriarcale — dove la madre tendeva ad uccidere la donna, adesso il rischio è l’opposto; è quello che la donna possa sopprimere la madre».
Dinanzi a questa grave problematica,occorre riscoprire la grande dignità della donna tutelata da sempre nel Magistero della Chiesa Cattolica ed esaminata in un interessante articolo pubblicato di recente sul sito UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali).“La vera emancipazione femminile non sta in una formalistica o materialistica eguaglianza con l’altro sesso, ma nel riconoscimento di ciò che la personalità femminile ha di essenzialmente specifico, la vocazione della donna ad essere madre» disse Paolo VI all’Unione dei giuristi cattolici nel dicembre 1972.. Per questo l’unico autentico femminismo, paradossalmente, può solo essere cattolico. Perché solo la Chiesa oggi valorizza davvero la differenza sessuale, onorando la specificità femminile. E’ questa la linea di fondo del libro “Papa Francesco e le donne” (Sole 24 Ore, 2014) scritto da Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, e ottimamente recensito su Miradouro. Un esempio di vero femminismo è quello di Gianna Beretta Molla, la dottoressa che di fronte alla scelta estrema tra la sua vita e quella del nascituro preferì mettere al primo posto la salvaguardia del piccolo. La sua decisione, presa consapevolmente e in libertà, rappresenta «una delle sante più femministe della storia», una «di quelle sante che hanno testimoniato il coraggio e la capacità delle donne di essere espressione della gratuità e dell’amore». E gli uomini hanno soltanto da imparare in questo. Oggi si presenta una riscoperta, soprattutto negli Usa, di una alleanza tra le donne e la Chiesa cattolica, dal tema dell’aborto alla fecondazione eterologa. In particolare al centro dell’alleanza c’è «il rifiuto della teoria del gender, secondo cui non esisterebbero differenze biologiche tra femmine e maschi, essendo la femminilità e la mascolinità costruzioni culturali dalle quali bisogna liberarsi per stabilire un’autentica uguaglianza tra gli esseri umani […]. A questa ideologia ha mosso una dura critica parte del femminismo. Contestare in radice l’ideologia del gender significa infatti respingere una visione che intende liberare le donne eliminandone la femminilità”.Una luce di speranza per la riscoperta della grandezza della dignità femminile giunge da alcune associazioni femminili che, alcuni mesi fa, hanno lanciato un accorato appello s Pro Vita, che pubblico integralmente.“Women of the World (Donne del mondo) è un’iniziativa lanciata dall’associazione Profesionales por la Etica in coalizione con Femina Europa e Women Attitude per rendere le istituzioni e i politici internazionali consapevoli di ciò che le donne del mondo, pensano, domandano. Noi, donne di tutto il mondo, affermiamo con forza che 1) Le donne e gli uomini devono riscoprire e ribadire con forza la loro identità e la loro complementarietà nel loro stesso interesse, nell’interesse della famiglia, del mercato del lavoro e di tutta la società 2) Esiste l’identità femminile che è sviluppata nella sua piena dimensione in complementarietà e reciprocità con l’uomo. 3) Le donne offrono un contributo unico alla stabilità della famiglia, della forza lavoro, della società intera e del bene comune. 4) I ruolo delle donne nella società deve potersi svolgere e sviluppare in tutti gli ambiti, senza discriminazioni, violenza, sfruttamento, come parte delle sfide del nuovo millennio. 5) C’è un valore sommo e una dignità unica nella maternità. 6) Nei paesi occidentali, le donne sono oggi discriminate a causa della loro maternità. 7) La maternità è un vantaggio per le donne, sul posto di lavoro, ed è proficua per la società nel suo complesso. 8) La maternità e la dedizione delle donne alla famiglia non sopprimono il loro sviluppo personale o intellettuale, al contrario, consolidano la loro personalità e lo sviluppo della loro identità femminile. 9) Il lavoro in casa e la dedizione esclusiva o principale verso la famiglia sono un valore sociale ed economico. 10) L’emancipazione autentica delle donne implica la libertà di essere e di vivere come una donna
Perciò, noi, donne del mondo, chiediamo: 1. Il riconoscimento universale e il rispetto dell’identità femminile, della sua dignità e la vera parità tra uomini e donne nella loro complementarietà e reciprocità. 2. Politiche internazionali in difesa della libertà di scelta per le donne, il che implica una vera riconciliazione tra vita familiare e lavorativa 3. Il riconoscimento universale nella legislazione internazionale del valore del lavoro delle donne silenziose e apparentemente invisibili all’interno delle loro famiglie, e la gestione universale del termine “dedizione esclusiva alla famiglia” come una categoria professionale 4. Un coordinamento internazionale delle politiche di protezione per le donne che lavorano che vogliono avere figli o che si dedicano esclusivamente o parzialmente alla cura della famiglia, e l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei loro confronti 5. Il divieto universale di maternità surrogata. L’utero in affitto è una violazione della dignità sia della madre che del bambino. Si tratta di una nuova forma di sfruttamento delle donne e di traffico di esseri umani, che degrada il bambino a oggetto di un contratto”.