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Aversa. Riceviamo dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero

(Caserta24ore) AVERSA Il 16 settembre 2015, testate giornalistiche locali a diffusione web (http:/// www.facebook.com / piuenneweb / www.noicaserta.it) e televisiva (Piùenne) hanno diffuso la notizia secondo cui, il 14 settembre 2015 in Casapesenna, personale della Polizia di Stato avrebbe eseguito – su richiesta della DDA di Napoli – un sequestro immobiliare per tre milioni di euro su beni dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero ed in danno di De Rosa Nicola.In particolare, secondo la corrispondente locale di Piùenne, ascoltata al telefono durante la messa in onda dell’edizione delle 12.00 del TG del 14.9.15, l’Istituto Diocesano avrebbe “mandato sul posto il Dott. Cantile” (indicato come colui che “si occupa dei beni della Chiesa”) per il tramite del quale sarebbe stato “firmato il passaggio proprio al Demanio pubblico di questo patrimonio di tre milioni di euro”. Sempre secondo le citate testate giornalistiche, il De Rosa Nicola (oggi, defunto), quale prestanome di Michele Zagaria, avrebbe ricevuto in fitto dall’Istituto Diocesano un terreno in Casapesenna al Viale Europa, successivamente edificato con la realizzazione di una villa, secondo la corrispondente di Piùenne “abitata dai familiari di Zagaria” Quanto riferito dai predetti servizi di informazione non risponde a verità e viene integralmente smentito dall’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Aversa.

In particolare, esisteva un rapporto di fitto agrario tra Istituto Diocesano e De Rosa Nicola. Esso però è stato dichiarato risoluto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per grave inadempimento contrattuale del De Rosa con sentenza passata in cosa giudicata n. 1933 del 1997; la sentenza fu ottenuta dall’Istituto Diocesano a seguito di giudizio civile che accertò l’abusiva trasformazione del fondo agricolo in struttura abitativa e commerciale, con condanna del De Rosa all’abbattimento dei fabbricati abusivamente edificati ed al rilascio del fondo – ripristinato alle condizioni originarie – in favore dell’Istituto Diocesano;
nel contempo, i beni del De Rosa Nicola – comprensivi della villa abusiva e delle sue pertinenze – furono assoggettati dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere a misura di prevenzione (sequestro finalizzato alla confisca) datato 11.5.1999, riconoscendosi tuttavia che “la proprietà del suolo non appartiene al De Rosa ma all’Istituto per il Sostentamento del Clero i cui diritti pertanto devono rimanere impregiudicati”;
il decreto in danno di De Rosa Nicola è stato confermato prima dalla Corte di Appello di Napoli (provvedimento dell’1.4.03 RG 147/03) e, poi, dalla Corte di Cassazione (provvedimento del 7.6.05)
la villa e le sue pertinenze abusive sono perciò confluite nel patrimonio dello Stato già dal 7.6.05;
con decreto del 27.10.2006, il Tribunale Penale di Santa Maria ha dichiarato “la buona fede del terzo istante Istituto Diocesano”, confermando la confisca di prevenzione solo ed esclusivamente su quanto edificato abusivamente dal fu De Rosa Nicola, lasciando intatta la proprietà dell’Istituto sull’area di sedime;
in forza di ciò, l’Istituto Diocesano ha messo in esecuzione – nel corso del 2009 – la sentenza civile 1993 del 1997 contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri – quale successore di De Rosa Nicola a titolo di confisca;
nelle more del procedimento, la gestione dei beni confiscati è transitata dall’Agenzia del Demanio alla costituita Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata. Conclusivamente, è tale ultima Agenzia, unitamente a personale della Polizia di Stato, che in data 14.9.15 ha effettuato un accesso a scopo ricognitivo, finalizzato alla destinazione di legge, al complesso edilizio abusivo in Casapesenna. Destituite di ogni fondamento, pertanto, sono le illazioni relative ad un sequestro ad iniziativa della DDA operato dalla P.S., stante soprattutto la giuridica impossibilità di un sequestro su fabbricati defiintivamente confiscati da oltre un decennio. Ancora, nessun verbale di trasferimento al patrimonio dello Stato è stato firmato. E ciò per il semplice motivo che un tale atto non è previsto dall’ordinamento giuridico. Al contrario, è stato redatto e sottoscritto da tutti i presenti (per l’Istituto Diocesano, il geom. Antènore Cantile) un ordinario verbale di mera attestazione delle operazioni di ricognizione materiale condotte a termine della giornata, con identificazione degli occupanti l’immobile, ai quali è risultato estraneo ogni possibile parente di Michele Zagaria. Opportuno è precisare, ancora, che il Geom. Antenore Cantile era presente sui luoghi quale dipendente dell’Istituto Diocesano e non certamente poiché si “occupa dei beni della Chiesa”.

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