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Caserta24oreViaggi. La linea ferroviaria Roccasecca – Avezzano

roccaseccavezzano4La Roccasecca – Avezzano è una vecchia linea ferroviaria con propaggine al capolinea Cassino, molto suggestiva e panoramica che attraversa scarpate di boscaglia e che sovrasta fiumi e torrenti.
Si tratta della linea ferrata che attraversa il fondovalle del Liri nella Valle Roveto, fino alla provincia dell’Aquila
Dopo un periodo di interruzione nel 2013, la linea ha ripreso la circolazione dal 1 ottobre 2014; nel 2015 è previsto una riduzione delle corse nel periodo invernale, con garanzia di quelle in corrispondenza degli orari scolastici, con servizio sostitutivo di autobus.
Esiste un comitato che si oppone alla chiusura della tratta, perchè Ferrovie dello Stato, considerandola un ramo morto tende alla chiusura. Ma la Roccasecca – Avezzano ha anche una valenza turistica: dalla città della provincia dell’Aquila attraversa il territorio della Marsica, passa per la Valle Roveto e accede in Terra di Lavoro, nel comune di Sora (FR). 

Il suo percorso termina nel comune di Roccasecca che segna la fine del Lazio e l’ingresso nella regione Campania in direzione Cassino. 
La linea presenta un’interessante collocazione dal punto di vista geografico
Da ilmondodeitreni.it si legge: “La Roccasecca – Avezzano, lungo il suo percorso, oltre ad attraversare stupende vallate, tocca diversi paesi, ognuno con la sua storia. Partendo da Roccasecca, paese posto all’ingresso di due gole che danno accesso alla Valle di Comino ed è sovrastato dal monte Asprano che con i suoi 553 metri d’altezza permette di controllare facilmente l’ampia Valle del Liri. Il paese nel roccaseccavezzano3Medioevo ha il suo vero sviluppo come comunità. Infatti quando si parla di Roccasecca e della sua storia il pensiero va subito a San Tommaso ed ai fasti del suo castello, importante baluardo difensivo posto nel 994 dall’abate Mansone a difesa del monastero di Montecassino, distante solo pochi chilometri. L’abate mette a capo della rocca fortificata un ramo collaterale della famiglia dei Conti D’Aquino, che fra alterne vicende e numerose battaglie (come era nel costume dell’epoca) regneranno per secoli sul paese. Dopo il 1550 alcuni abitanti della rocca scendono a valle dando origine all’attuale Roccasecca Centro, al Castello ed a Caprile. Nei secoli che seguono gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore che domina in quel momento la Valle del Liri .Superato Colfelice, comune sorto nel 1923, quando con Decreto Reale n. 2703 del 6 dicembre, due frazioni di Roccadarce, Coldragone e Villafelice, ottennero la completa e definitiva autonomia amministrativa, si può scendere dal treno alla stazione di Arce per visitare l’omonimo paese, l’antica colonia latina di Fregellae rasa al suolo dai romani nel 125 a.C. a causa della ribellione dei suoi abitanti. L’eccessiva distanza della stazione dal centro abitato rende quasi impossibile utilizzare il treno per visitare Arpino, il paese che diede i natali a Cicerone. Stesso problema ad Isola Liri, famosa per il castello e per le cascate del Fiume Liri: anche qui la stazione rimane molto distante dal centro abitato. La città di Sora, famosa per aver dato i natali all’indimenticato attore Vittorio De Sica (a cui è stata dedicata la piazza antistante la stazione) ha la stazione situata in pieno centro abitato. Adagiata lungo le rive del fiume Liri, all’ingresso della Valle di Roveto, nel corso dei millenni Sora fu un importante crocevia per gli scambi commerciali che si svolgevano tra le limitrofe comunità.

roccaseccavezzano2La parte più antica, abitata dai Volsci, doveva trovarsi sulle alture di Monte San Castro dove oggi si erge lo medievale Rocca Sorella. Entrata nell’orbita romana, fu da loro conquistata nel 345 a.C., e contesa ripetutamente dai Sanniti. Con l’avvento del Cristianesimo fu dichiarata sede vescovile ed arricchita di numerose chiese che sostituirono gli altari pagani. Contea autonoma, nel 970, fu occupata dai Normanni nel 1062. Dall’Unità del regno anche Sora, come la maggior parte dell’Italia Centro Meridionale, conobbe il brigantaggio: vi imperversarono infatti le bande del re Francesco II, aizzate dal terribile Luigi Alonzi detto Chiavone. Nel 1915 un violento terremoto lo rase al suolo, ma la risorsa naturale del fiume, sfruttato per l’energia elettrica, aiutò le sorti di questa terra che dagli inizi del Novecento visse una grande espansione economico- industriale perseguita negli anni, tanto che oggi Sora è una delle più attive realtà della Ciociaria. Di questa signorile cittadina attraversata da ponti e lungofiume che invogliano a passeggiate pomeridiane, meritano una visita i numerosi monumenti sopravvissuti alle distruzioni dei terremoti. Nel cuore della città, in Piazza Santa Restituta, sorge lo chiesa dedicata alla giovane Santa martire Restituta che, secondo la leggenda, arrivò a Sora accompagnata da un Angelo per evangelizzare queste popolazioni, ma fu fatta uccidere dal proconsole Agazio. L’intera storia la si può ripercorrere osservando attentamente il portale d’accesso, opera in bronzo dello scultore anagnino Gismondi. Della medievale chiesa di San Francesco, particolarmente bella è la bifora in travertino, un pregio dell’austera struttura assieme agli affreschi in essa conservati risalenti al Quattrocento. Con una sostenuta passeggiata è possibile raggiungere i resti della grandiosa rocca di San Casto (XI sec.) da cui si domina l’intera città. Poco fuori dal centro abitato, al confine con il Comune di Isola Liri è ubicato il più prezioso gioiello del sorano: la Chiesa di San Domenico (raggiungibile in bus). Tornati alla stazione si può o riprendere il treno alla volta dell’Abruzzo, oppure prendere uno dei tanti bus CoTraL in partenza dal piazzale antistante e visitare i vari paesi vicini. Superate le fermate di Compre – S. Vincenzo (frazioni del comune di Sora) e Ridotti – Collepiano si giunge a  Balsorano che deriva la propria denominazione dalla trasformazione dell’originario toponimo latino “Vallis Sorana”. Del territorio comunale fanno parte i centri minori di Ridotti, Collepiano,  Balsorano Vecchio e Selva. È storicamente certo che nel 1173 Balsorano (ancora “Vallis Sorana”) era feudo di Ruggero d’Albe, contando circa 500 abitanti, e sino a tutto il XIII secolo, con l’originaria incorrotta denominazione, continuò a far parte della contea d’Albe. Nel 1463 il Re di Napoli concede la Baronia di Balsorano ad Antonio Piccolomini, Duca d’Amalfi. Nel frattempo era già stato edificato il bellissimo e celebre castello. Una visita meritano anche gli abitati di San Vincenzo Valle Roveto, Morino (stazione di Civita D’Antino – Mortino: il paese di Morino è famoso per la riserva naturale di Zompo lo Schippo)  e  Civitella Roveto dove dal 22 al 24 ottobre di ogni anno si tiene La Sagra delle Castagne e la manifestazione  “Percorsi Enogastronomici” che la Pro-Loco di Civitella Roveto . Molti sono i punti di assaggio e vendita dei prodotti locali situati sia lungo le tipiche stradine del paese che dentro vecchie cantine.Tra le specialità ricordiamo i salumi, i formaggi, l’olio, la porchetta, i dolci rustici e naturalmente molte specialità realizzate con le castagne: le marmellate, le Castagne sotto Rum, il famoso Castagnaccio e svariati dolci. Capistrello, al quale si giunge dopo aver superato l’ardita galleria elicoidale, sorge ad un’altitudine di 740 m.s.l.m., ed è posto nella gola (il “capistrum” da cui secondo alcuni prende il nome) che interrompe il fianco sinistro della Valle del Liri, e che si apre verso i Piani Palentini. Conta 5700 abitanti circa, residenti per la maggior parte nel capoluogo. Le due frazioni, Pescocanale (servita dall’omonima fermata) e Corcumello, sorgono l’uno all’imboccatura della Valle Roveto (la parte meridionale della Valle del Liri), l’altro sulla strada che conduce a Tagliacozzo, ai piedi dei monte Girifalco. Nella località Ricetto sono da vedere i resti del castello. Al di sotto dell’abitato di Capistrello sboccano i cunicoli fatti costruire da Claudio per lo svuotamento del lago del Fucino. Capistrello è noto per la presenza, nel passato di abili scalpellini e minatori e compare su molte guide turistiche come la “capitale dei lupini”, di cui è grande produttore. Al termine del viaggio si giunge ad Avezzano, città interamente ricostruita dopo il sisma del 1915 che la rase completamente al suolo. Del vecchio ed importante centro storico non rimangono testimonianze eccetto il restaurato Castello Orsini-Colonna, ora in piena funzione, di un brandello della parrocchiale di S. Bartolomeo e del ricostruito complesso sacro di S. Giovanni. Il prosciugamento della seconda metà del XIX secolo del Lago del Fucino, il terremoto del 1915 ed i bombardamenti alleati della II guerra mondiale, hanno profondamente alterato il rapporto fra l’uomo e l’ambiente con la nascita di un nuovo abitato di tipo “coloniale” popolato da genti provenienti dai paesi vicini e da tutta l’Italia. Solo nell’ultimo decennio sta rinascendo l’interesse per la riscoperta delle “radici”, al fine di ridare una dignità storica alla città.

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