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Veneto. Autonomia scolastica regionale non populista come vuole il Pd ?

(Giuseppe Pace, Partito Pensionati Padova con delega scuola Veneto) In Veneto 593.236 alunni (e 48.253 docenti) hanno frequentato quest’anno le scuole statali e poco più del 10% le scuole non statali con un calo di circa il 6% nell’ultimo lustro. In provincia di Padova gli alunni, delle scuole statali, sono stati 108.696 e i docenti 8696 con un n. di alunni per docenti pari a 12,50. I leghisti in Veneto hanno il primato di consensi elettorali e vogliono regionalizzare 23 materie compresa la scuola, ma sono lontani da una riforma sostanziale della scuola e il servizio erogato resta con problemi irrisolti: elevata burocrazia, tanti dirigenti che emanano, durante un solo a. s., troppe circolari interne (oltre 300 in una scuola locale mi riferisce un docente di fisica) chiosando quelle ministeriali, mancanza di libertà di scelta del docente disciplinare e della scuola libera e statale poiché la prima si paga e la seconda è gratis. Al Ministro leghista del Miur è stato chiesto: Al netto delle contrattazioni e delle mediazioni evidentemente necessarie per arrivare ad un accordo, qual è la sua opinione rispetto a una scuola «più regionale», «più autonoma? «Io penso che la scuola debba garantire standard sempre più elevati ai nostri studenti. Soltanto cosi il Paese può crescere. L’autonomia scolastica non è una invenzione del ministro Bussetti, ma un principio ormai radicato nell’ordinamento italiano. Una regionalizzazione, nella cornice tracciata dalla Carta costituzionale, è una opportunità in più, non un problema». E ancora una domanda: Crede che il passaggio dei Livelli essenziali di prestazione per arrivare ai costi standard potrebbe servire anche alle regioni del Sud come sostiene il governatore Zaia? «Sono pienamente d’accordo con Zaia. Infine: I sindacati accusano: con una scuola regionale si «disfa» l’Italia, come intende convincerli del contrario? «Quando leggeranno le bozze di intesa si convinceranno del contrario. Il ministro grillino del Sud, Lezzi, ha risposto: eh no, ha detto, non possiamo permettere che una Regione utilizzi le risorse che derivano dalle sue efficienze per migliorare l’offerta delle sue scuole a discapito delle altre Regioni. Inutile negarlo, esiste un diverso sentire ed approccio dei problemi scolastici tra il nord e il sud del nostro comune Paese. I due vice del primo ministro Conte, Di Maio e Salvini, prendono tempo sull’autonomia regionale scolastica e rimandano. Mancano esperti proponenti l’autonomia regionale differenziata e funzionale per un miglioramento della qualità dei servizi come quello scolastico. Regionalizzare la scuola in Veneto così come vuole la Lega è sbagliato perché non basta l’aumento di stipendio di docenti ed Ata, quasi 70mila in Veneto su 600mila studenti, ma una riforma sostanziale. Solo ai presidi verrebbe concessa la doppia scelta di restare statale oppure optare di essere regionalizzato. In Veneto c’era il primato nazionale, con oltre il 16%, di scuole non statali. Da ciò potrebbe iniziare una diverso modo di regionalizzare la scuola sostanziale con più scuole libere. Bisogna studiare bene il da farsi e soddisfare elementari diritti dell’utenza scolastica ed universitaria: scelta della scuola statale o libera sia del docente che della classe, ma anche del dirigente di provenienza non più statale né regionale, ecc. Invece i leghisti del Veneto vanno a Roma carichi di belle speranze di autonomia subito e ritornano delusi come bambini viziati(forse deriva dal fatto che sanno fare solo politica non anche altro). La colpa dunque è dell’approssimazione autonomista veneta, specialmente per la scuola. I vertici di governo sulle autonomie si concludono senza un’intesa. Alla ministro Stefani, leghista e veneta, è stato chiesto: In Veneto la pazienza si sta esaurendo. Sente la pressione? «Certo. E provo a trasferirla in Consiglio dei ministri. I veneti hanno dato tanto all’Italia, sarebbe grave e irresponsabile non dare loro il riconoscimento dell’autonomia. “Questa autonomia sta diventando un’agonia”, sbuffa L. Zaia, dando voce all’impazienza del “suo” Veneto. Gli risponde FI con l’On. e patavino, M. Marin, che “l’autonomia era una richiesta azzurra, i leghisti chiedevano, anni fa, la secessione”. Sulla scuola Forza Italia dovrebbe essere più presente nel proporre ricette liberiste moderate di cui era, e dovrebbe essere, il più autorevole portatore. Spesso rilevo l’esistenza del “Meridionalismo piagnone” (le colpe del mancato sviluppo sono di altri ed in particolare del settentrione) e del “Settentrionalismo piagnone” (i ritardi di sviluppo sono da ascrivere allo stato meridionalizzato e al sud sprecone) che sta crescendo al Nord e in particolare in Veneto dove il leghismo, a torto o a ragione, è ai massimi di consenso elettorale come lo era la DC, dorotea, che aveva il supporto dei cattolici (il Veneto è stato terra di papi fatta eccezione per Padova). Comunque il divario Nord-Sud aumenta e regionalizzare la scuola non è proprio facile come la Lega soprattutto propaganda, forse solo per accrescere ancora il consenso elettorale. Bisogna iniziare a fare aprire le porte della scuola, libera o non statale, ai genitori, che tramite leggi regionali, possano selezionare e assumere e licenziare personale scolastico nei modi e forme ben legiferati dal parlamento nazionale e consigli regionali. Non è un salto nel buio è un procedere nel nuovo e non continuare così con presidi solo burocratizzati e non più con classi ed ore da insegnare come avviene all’estero anche europeo. Nella scuola non di stato il rapporto docente e dirigente con l’utenza è diverso, meno burocratizzato e più diretto con il discente e genitori. La scuola regionale pubblica potrebbe tradursi in una peggiore qualità della statale. Potrebbe verificarsi un’involuzione dei rapporti tra controllati-docenti ed Ata- e controllori “politicizzati” degli uffici scolastici regionali, provinciali, presidi e ispettori regionali veneti. Sappiamo tutti come i politici si fanno strada nel sottobosco delle nomine degli Enti Locali, molto più difficile è se a farle c’è una competizione non solo locale senza parentele biologiche e politiche e nepotismi connessi possibili. La Corte dei Conti rileva troppi dirigenti regionali in Veneto: 1 su 10 dipendenti. Sulla scuola si assisterà all’ennesima riforma mancata o miniriforma peggiorativa, purtroppo, invece, ci vuole altro e di nuovo come le scuole libere, non svantaggiate. Noi siamo assolutamente favorevoli all’introduzione delle gabbie salariali per gli insegnanti. Sarebbe infatti giusto pagare molto di più gli insegnanti che operano nelle periferie, nelle scuole a rischio, nelle aree svantaggiate del Paese, da nord a sud”. Lo dichiarano C. Sgambato, responsabile naz. Scuola, e N. Oddati, responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd.“Insegnare in queste scuole di frontiera, unici presìdi di legalità e di crescita culturale, comporta un sacrificio indubbiamente maggiore, al quale sarebbe giusto riconoscere un livello salariare più elevato che altrove”, concludono i due componenti della segreteria nazionale guidata da N. Zingaretti. L’Italia, ha osservato il presidente dell’Agenzia delle Entrate, A. Befera, in una audizione parlamentare “è, infatti, l’insieme di molteplici territori estremamente variegati per cultura, struttura produttiva e condizioni socio-ambientali, ed è necessario calibrare gli interventi in modo differenziato”. 110mila e 797 euro è la spesa media per il percorso formativo di ogni ragazzo, dall’asilo all’esame di maturità. In terza linea il Veneto che spende per uno studente fino all’esame di maturità 124mila euro, con l’11% di contributo da parte delle famiglie. Nel 2014 si parlò di costo standard che avrebbe fatto risparmiare allo Stato quasi 17 miliardi di euro, facendo scendere il bilancio del Miur da 55.169.000.000 a 38.347.989.316,26 euro (dati relativi al 2009). Molti non vogliono ammettere il sano paragone tra servizio sanitario e scolastico ed invocano l’art. 3 comma 3 della “sacra”Costituzione. Sette decenni fa l’Italia era molto diversa da oggi e l’art. 33 c. 3 aveva un più senso di solidarietà verso i meno abbienti. Adesso la scuola di massa è una realtà consolidata, ma bisogna ripristinare l’ascensore sociale bloccato dal buonismo, dalla burocrazia e da non pochi docenti demotivati e sfiduciati che trasferiscono ai discenti le loro frustrazioni. Cosa dicono i cattolici tutti e non solo il presidente della Cei, G. Bassetti, che, giustamente, vede un impoverimento di tutti e non solo dei cattolici la riduzione delle scuole libere, mentre il vicentino Segretario di Stato, Card. P. Parolin, in visita a Chioggia, dichiara di essere preoccupato per la scuola regionale. Anche il Vaticano è divenuto un arcipelago di decisioni come lamenta N. Zingaretti alla guida del Pd? Allora pure Francesco è di Sinistra come dicono non pochi osservatori?