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Un nuovo assurdo attentato all’avv. Gianfranco Amato

AVV. AMATO(Gianluca Martone) Nella scorsa notte di sabato 18 luglio, l’Avv. Gianfranco Amato, Presidente Nazionale dei Giuristi per la Vita, è stato nuovamente vittima di un atto intimidatorio perpetrato da vandali. A differenza della precedente azione criminosa attuata nella città di Viareggio nello scorso mese di ottobre 2014, questa volta l’iniziativa criminosa è stata realizzata nei riguardi dell’auto dell’avvocato, parcheggiata nei pressi della sua abitazione.Ecco il comunicato stampa rilasciato dai Giuristi per la Vita sull’esecrabile fatto vandalico.“Nella notte di sabato 18 luglio 2015 i finestrini dell’automobile personale del Presidente dei Giuristi per la Vita, avvocato Gianfranco Amato, sono stati oggetto di un ulteriore esecrabile atto di vandalismo da parte di ignoti. Come già accaduto a Viareggio nell’ottobre 2014, anche in questo caso non si è trattato di un tentativo di furto, in quanto non è stato asportato alcuno degli oggetti presenti all’interno dell’automezzo, tra cui abiti, CD musicali, una borsa e persino degli spiccioli. E come a Viareggio l’automezzo del Presidente è stata l’unica ad essere presa di mira dai vandali tra le decine di veicoli parcheggiati nella stessa area. I Giuristi per la Vita esprimono piena solidarietà e totale vicinanza al Presidente per quest’ultimo vile e deplorevole atto di violenza. Un gesto profondamente ignobile e odiosamente intimidatorio. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di quanto cominci davvero a farsi pesante il clima di furore ideologico, odio e intolleranza da parte di chi pretende di soffocare la libertà di opinione e di credo religioso nel nostro Paese. Nessun avvertimento di natura squadrista e nessuna forma violenta di minaccia riuscirà però a fermare persone come il Presidente Amato, che stanno dedicando la propria vita alla difesa di quelle libertà oggi pesantemente minacciate.Gli anonimi vandali codardi sono avvisati. Questo gravissimo atto intimidatorio nei riguardi di un uomo, che si sta impegnando e prodigando con grande determinazione e coraggio in questi ultimi due anni in difesa dei Valori e delle Libertà costituzionalmente garantiti, mai cosi gravemente minacciati, attestano in modo evidente l’aria pesante e cupa che si sta respirando nel nostro Paese. In un recente articolo pubblicato lo scorso 19 giugno sulla “Nuova Bussola Quotidiana”, il Presidente Nazionale dei Giuristi per la Vita analizzò in modo preciso la contingente situazione in Italia.

“Stiamo attraversando uno dei tornanti più pericolosi della storia democratica del nostro Paese. Il clima è davvero pesante. Sta per essere messa in campo una batteria di provvedimenti normativi liberticidi e illiberali, che rischiano di completare una pericolosa rivoluzione antropologica. Come non pensare, ad esempio, al disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, che per la prima volta nella storia del nostro ordinamento giuridico pretende di introdurre un reato – il reato di “omofobia” appunto – senza definirne i presupposti giuridici. Nessuna legge in Italia, oggi, definisce il concetto di omofobia. E nessun magistrato in nessun provvedimento, finora, ha mai definito cosa sia l’omofobia. Il rischio è che la definizione di questo concetto verrà rimessa alla discrezionalità del singolo giudice, secondo la sua personale sensibilità e la sua personale visione del mondo.
Ma questo è tipico dei sistemi totalitari, perché in uno Stato di diritto il cittadino deve sempre sapere preventivamente quali sono le conseguenze del suo comportamento, soprattutto se si tratta di conseguenze di carattere penale. Altrimenti siamo al famigerato reato di “attività antisovietiche” dell’ex Urss, crimine del tutto indefinito che serviva al regime come arma per combattere gli oppositori politici. Come non pensare, ad esempio, al disegno di legge Cirinnà, che di fatto introduce surrettiziamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso in totale spregio a quanto espressamente sancito dall’art. 29 della Costituzione italiana, quello secondo cui «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio».
Come non pensare, ad esempio, al disegno di legge Fedeli, che pretende di dare dignità normativa al pericoloso processo di indottrinamento scolastico che continua ad essere attuato in molte scuole italiane, in palese violazione di due diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Basta citare l’art. 18, che garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico sia in privato, i propri valori religiosi nell’educazione, e l’art. 26 nella parte in cui attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli. Forse merita di essere precisato il fatto che quest’ultimo principio sia stato espressamente proclamato solo nel 1948, ossia l’anno in cui è stata stipulata la Dichiarazione Universale; prima, infatti, trattandosi di un principio pacifico e scontato, esso non era contemplato in nessun documento giuridico nazionale o internazionale. Il punto è che dopo la seconda guerra mondiale, l’esperienza aveva tragicamente dimostrato quanto fosse stato devastante, distruttivo ed esiziale l’indottrinamento dei giovani attraverso il sistema di istruzione statale del Terzo Reich. Si è capito come l’istruzione pubblica in mano al potere possa diventare un’arma letale.
Non era un caso, del resto, che le due competenze dell’istruzione pubblica e della propaganda nella Germania nazista fossero in capo a un unico ministero, il Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda. E non è un caso che dal 13 marzo 1933 fino alla fine del Terzo Reich, il ministro tedesco dell’Istruzione Pubblica fosse un tale di nome Joseph Goebbels. A questo riguardo giova ricordare il giudizio duro e implacabile dato dal romano Pontefice, Papa Francesco, pur tanto amato da una larga parte dell’intellighencija politically correct, l’11 aprile 2014, quando, in occasione del discorso tenuto ai rappresentanti dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia (Bice), ha affermato che «occorre sostenere il diritto dei genitori all’educazione dei propri figli, e rifiutare ogni tipo di sperimentazione educativa sui bambini e giovani, usati come cavie da laboratorio, in scuole che somigliano sempre di più a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del secolo XX, oggi sostitute dalla dittatura del “pensiero unico”».Nel suo viaggio di ritorno dalle Filippine, il 19 gennaio 2015, lo stesso Papa Francesco, rispondendo a una domanda di Jan-Christoph Kitzler, giornalista della radio tedesca Ard, è tornato ancora una volta a parlare della teoria gender definendola «una colonizzazione ideologica» identica a quella praticata attraverso l’indottrinamento della Gioventù Hitleriana durante gli anni bui del regime nazionalsocialista del Terzo Reich. Oggi ci ritroviamo nelle stesse condizioni di quel fosco periodo storico. Di fronte a questa nuova dittatura, denunciata con coraggio dal Santo Padre, ancora una volta si può reagire in due modi. Come fece il vescovo Clemens August von Galen che per il suo coraggio si meritò l’appellativo di “Leone di Münster”, il quale osò sfidare pubblicamente Hitler e il suo odioso regime – denunciando, tra l’altro, proprio la violazione delle norme del Reichskonkordat sull’insegnamento scolastico –, oppure si può fare come fecero tanti vescovi tedeschi silenziosi e conniventi, che preferirono non affrontare pubblicamente temi divisivi e “scomodi”, e che insistettero nella necessità di un “dialogo costruttivo” con il potere (sappiamo come, poi, è andata a finire). Di fronte a questa nuova forma di dittatura, come di fronte ad ogni dittatura, si può reagire in due soli modi: con la connivenza o con la resistenza alla tentazione totalitaria del potere di imporre per legge l’ideologia del “pensiero unico”, una visione del mondo assolutamente estranea alla cultura e alla civiltà del nostro popolo, e che semmai è frutto di un tentativo di colonizzazione da parte di potenti lobby e gruppi di potere che rispondono a logiche estranee agli interessi del popolo.
Anche il giornalista Marcello Veneziani sul “Giornale” ha esaminato la deriva totalitaria legata all’ideologia gender, con un interessante editoriale dal titolo “Di padre, madre, fratello e sorella ignoti”.
“Al Senato è stata depositata una bomba a orologeria per far saltare in aria la famiglia. Ma lorsignori si trastullano con l’Italicum. Si tratta del ddl della senatrice Valeria Fedeli (Pd) che vuol finanziare con 200 milioni di euro un programma di rieducazione all’ideologia gender. Il fine è adottare a scuola misure e contenuti per «eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull’impropria “identità costretta” in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza. L’impropria «identità costretta» sarebbe poi la famiglia coi ruoli «già definiti» di padre, madre, figlio, figlia. Non si chiede di riconoscere pari dignità ai transessuali, ma addirittura si chiedono milioni per eliminare dalle teste dei ragazzi l’idea della famiglia con i suoi ruoli definiti e sostituirla col gender. A questa proposta, nata nel partito di maggioranza che fa il paio con la legge Scalfarotto sull’omofobia, chi reagisce? Il movimento Pro-vita che cerca firme per una petizione, Giovanardi, e pochi altri… Se lo dici rischi di vederti censurato, come è capitato all’avvocato Simone Pillon che aveva denunciato l’osceno materiale didattico in un liceo di Perugia che con l’alibi di fare prevenzione pubblicizzava pratiche per l’eccitazione omosex come l’uso di lubrificanti anali, sex toys e dental dam. Risultato della denuncia: è stato indagato lo stesso Pillon e oscurato il sito del forum famiglia in cui è apparsa la sua denuncia ironica. E qui parliamo di super-canguri…”.
Cosa fare dinanzi a questa grave deriva anti-democratica, che pone in serio pericolo i Valori della nostra Carta Costituzionale, in primis la libertà di manifestazione del pensiero tutelata nell’art. 21 della Cost.? La risposta la si puo’ desumere nella prefazione di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, al romanzo “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson, scritto nel lontano 1907. “Questo libro, scritto nel 1907 da un grande cristiano, è una profezia terribile per la concretezza e per la specificità del mondo in cui viviamo e del cammino che ha portato a questo mondo. Da un lato questo enorme apparato che omologa le persone, i gruppi sociali, le nazioni, i popoli, che li omologa sulla base di un umanismo sostanzialmente ateo, che ha dei riferimenti a valori comuni che sono valori cristiani profondamente laicizzati e secolarizzati. Quindi una società dove non esistono più differenze, qualsiasi tipo di differenza: quella religiosa, quella sociale, quella culturale viene sentita come negativa e il tentativo che è quello di operare una unificazione o, come si potrebbe dire una omologazione dell’intero pianeta. Poi ci sono differenze che incombono minacciosamente come tutto l’est, tutto l’oriente, ma al di là dello specificarsi delle cose l’intuizione di Benson è che si sarebbe andati verso una negazione di Dio attraverso la costruzione di una società obiettivamente senza Dio. Benson indica che la strada che la Chiesa non può non percorrere, anche nelle situazioni terribili in cui vive, è la strada della presenza, essere cristiani presenti come ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI. Di fronte a questa presenza che si riduce progressivamente, numericamente in modo spaventoso ma che non finisce, nonostante i tentativi contro questa differenza, servono tutti i mezzi, ma soprattutto viene riabilitata la violenza, una violenza cinica perché una volta che si sia tolta la peste del cristianesimo la società potrà veleggiare verso il futuro senza più remore o condizionamenti. Quindi, si persegue e si realizza la distruzione totale di Roma e qualsiasi emergenza della grande tradizione cattolica. Umanesimo ateistico e violenza verso il cristianesimo, ma la Chiesa resiste, si riduce progressivamente, ma mantiene forte il senso dell’unità attorno a Pietro e al suo successore. E comunque, per quanto gravissimamente condizionata, non muore e anche con proporzioni numericamente ridotte è ancora una realtà che esiste, coagulata attorno a quella grande idea di un unico ordine religioso del crocifisso, che è stata la grande intuizione del protagonista del romanzo che poi finirà per essere il Papa estremo. Ecco, io credo che la Chiesa di oggi debba imparare, non tanto dalla disamina di carattere socio-culturale ma da questo vigoroso richiamo alla verità della comunione ecclesiale, alla forza della testimonianza, alla necessità di andare in missione confrontandosi con tutti i tentativi di violenza. Ma il cammino che ci è stato fatto percorrere da questo libro è comunque un cammino di sanità culturale, intellettuale e morale e per i cristiani può essere un aiuto a riscoprire la straordinarietà dell’esperienza della fede e della responsabilità alla missione”.