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Gli studenti si ribellano ai professori perché la scuola è cambiata malamente.

Giuseppe Pace (già docente in Italia e all’estero). La professoressa aggredita con coltellata al viso dallo studente affidatole da una scuola del territorio casertano ha ricevuto, dalla Ministra, l’Onoreficienza al Merito della Repubblica. In tempo di guerra, soprattutto se si continua nel perdere le battaglie, agli ufficiali, si conferiscono più medaglie del solito. Ma al cittadino italiano interessa il tempo di pace e non di guerra. Purtroppo da Catania, alla Padania, da Caserta a Taranto molti studenti si ribellano ai loro professori. La scuola italiana sembra risvegliarsi dopo un lungo e brutto sogno. Si registra in questo nostro tempo che gli studenti minacciano ed aggrediscono i loro professori nonostante che la selezione dei migliori studenti e dei peggiori sia giunta ai minimi storici. Non solo allo scrivente sembra che essere “non promosso” (una volta si diceva bocciato) nella scuola italiana richiede delle capacità fuori del comune, non viceversa, riuscire ad essere promosso ed anche con media elevatissima. Da alcuni anni una delle novità scolastiche nostrane della”Buona scuola” è che compaiono alti voti di profitto, nei registri e nella pagella finale elettronica, si sprecano gli 8, i 9 e i 10 decimi, non in condotta, ma in molte discipline anche in quelle ritenute ostiche. Decenni fa riuscire ad avere 7decimi era per pochissimi audaci o superdotati, figuriamoci poi riuscire a prendere in qualche disciplina gli 8 e i 9 decimi. L’Italia scopre, solo ora, che la scuola è gravemente malata? Si, la scuola è malata perché aggredire i Docenti può essere anche una reazione dei Discenti incompresi dall’impiegato statale o docente che potrebbe far finta di fare. Da qualche decina d’anni e forse anche di più i Docenti si sentono a stragrande maggioranza degli impiegati statali demotivati, sottopagati e senza di dottore, che utilizza solo il Dirigente scolastico. Tutti gli altri attori scolastici devono essere anonimi e senza alcun potere pratico di decidere autonomamente contenuti e tipo di pedagogia da applicare in classe. Il docente non è più un aggiornato elaboratore e trasmettitore di conoscenze specialistiche, ma è semplicemente un facilitatore di saperi spesso antiquati, non spendibili e poco noti sia ai propri discenti come anche ai genitori, ai colleghi e al preside. Anni fa mentre attendevo il Dirigente scolastico, fuori della sede scolastica di un’antica e prestigiosa istituzione del territorio casertano, udivo, da una finestra aperta di un’aula, una prof.ssa di lingue, che gridava spessissimo ”ragazzi state zitti”. Pensai allora che poteva essere anche non valida la pedagogia applicata dalla Docente. Non pensai alla non buona educazione manifestata con un vocio diffuso dei discenti in una bella giornata di fine aprile. Qualche Pedagogista, più di area culturale anglosassone e dunque sperimentale universitaria, sostiene, da tempo, che bisogna insegnare il più possibile in movimento e che il discente pure deve essere non fermo né seduto. Se ciò fosse vero dovremmo rivoluzionare il binomio insegnamento-apprendimento. La Ministra in questi giorni, in risposta ai nuovi casi di insulti dei discenti ai propri docenti, minaccia bocciature dei primi ed assoluzione con lode dei secondi, anzi li fa quasi martiri. Anche qualche Dirigente, forse poco colto anche se ha più titoli di studio della Ministra che non sembra avere, purtroppo, minaccia ritorsioni e “bocciature” dei discenti, mentre altri dicono che bisogna valutare caso per caso, senza giudizi sommari. Anni fa ad un esame di Stato in un liceo scientifico di Napoli uno concorrente d’esame, prima di iniziare una prova scritta, ad una mia richiesta di documento di riconoscimento come previsto per Legge, era privatista insieme a molti altri, si alzò in piedi e disse: ”qua se non faccio io l’esame non lo fa nessuno”. Sembrava una minaccia a voce armata! Il Presidente di commissione, di Caiazzo, disse al discente di non preoccuparsi che era nota la sua identità, “zittendomi” eufemisticamente, ma tutto secondo norma. Qua non si tratta di difendere i discenti in formazione o i docenti già formati e performanti anche se il rispetto della normativa è essenziale per tutti in qualunque luogo pubblico. Si tratta di valutare perché vi sono tanti bulli che minacciano i docenti italiani. Ma leggiamo prima solo un po’ di cronaca in merito: ”A Chieti, obbligo di dimora per due minori che picchiavano un compagno. La ministra Fedeli: “Nei casi più gravi, escludere i ragazzi. A Roma, “Te faccio sciogliere nell’acido professorè”. È allarme bullismo: da Lucca a Venezia, da Chieti a Velletri, dai professori ai compagni di scuola, si moltiplicano le vittime dei violenti. Studenti, adolescenti, coetanei si trasformano in classe in aguzzini dei loro compagni, dei loro insegnanti. Spesso, per postare poi le loro “imprese” in rete. I carabinieri hanno inviato infatti ieri un’informativa in Procura, che ha aperto un’indagine per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, ipotizzando anche il reato di minacce. Gli inquirenti dovranno ora accertare le modalità con le quali è stato realizzato e diffuso in rete il video. Le indagini cercheranno anche di capire se la docente è stata oggetto di minacce anche successivamente all’episodio in questione. In zona Castelli romani, i carabinieri hanno sgominato una banda, formata da minorenni o poco più che maggiorenni e capeggiata da un ragazzo di 16 anni. Oltre a compiere atti di bullismo, con l’uso sistematico e reiterato della violenza il gruppetto faceva spacciare stupefacenti a minori per suo conto, facendosi poi consegnare il ricavato. Sempre a Chieti altri episodi violenti sono stati sanzionati. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha infatti emesso un ordine di dimora per due studenti bulli,che per mesi hanno reso la scuola un inferno ad un compagno di classe. Pugni, testa sbattuta sui banchi, insulti, minacce. La vittima dei loro soprusi è stato un ragazzo di 14 anni, che beneficia del sostegno per un ritardo cognitivo, iscritto alla prima classe. Dall’inizio dell’anno le angherie nei suoi confronti sono state continue, ma a lungo il ragazzo non ha detto nulla. Sua madre, allarmata dal fatto che il ragazzo si rifiutava di andare a scuola, è riuscita finalmente a farsi raccontare tutto. Fino alla scoperta di alcuni lividi sul suo corpo. Una visita al pronto soccorso è stata sufficiente ad accertare le violenze subite dal ragazzo, con una prognosi di una settimana. Ma gli incubi in classe, per lui, non erano finiti. Sul gruppo di Whatsapp, infatti, nuove minacce: “Se torni ti massacriamo di botte e ti buttiamo dalle scale antincendio”, gli scrivevano. La madre è stata costretta a ritirare il figlio dalla scuola, ma ciò non le ha impedito di denunciare i fatti ai carabinieri, che in sinergia con la scuola hanno ascoltato i compagni di classe. I ragazzi erano stati testimoni dei fatti ma, per timore dei due bulli, non avevano mai riferito a nessuno ciò che si stava verificando. Da lì i primi provvedimenti della scuola contro gli studenti violenti, fino ai provvedimenti restrittivi emessi oggi dal Tribunale. Il video dello studente bullo che umilia il suo prof. non è l’unico uscito dalla scuola di Lucca. Dopo che il primo video aveva fatto il giro della rete, 3 studenti minorenni dell’Itc Carrara di Lucca sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di violenza privata aggravata in concorso e il preside ha presentato formale denuncia. Intanto altri filmati emergono dalla rete mostrando altre scene di bullismo e prepotenza. In un video un ragazzo con un casco fa finta di dare una testata al prof. in cattedra. Altre immagini mostrano scene di prepotenza contro i docenti e si sentono studenti che imprecano e bestemmiano. I video sono stati tutti acquisiti dalla polizia postale dopo che lo stesso preside aveva denunciato la loro presenza in rete senza che i volti dei minorenni fossero stati oscurati come prevede la legge. Ricordo anni fa, vicino Padova, che un professore mollò un ceffone ad uno studente di un ITIS perché alla richiesta di abbassare la voce di una radiolina accesa sul banco del discente, questi l’alzava, immediata fu lo scatto incontrollato de Docente. Negli anni Cinquanta un genitore avrebbe detto al prof., in una situazione analoga: ”un’altra volta gliene dia 3 di schiaffoni, che noi a casa rincariamo la dose”, ma oggi, giustamente, non si può reagire con la violenza ad altra violenza di giovanissimi in formazione. Ma allora qual’è la soluzione a questa grave situazione? Io non la conosco, ma ipotizzo, sulla base degli studi e dell’esperienza acquisita sul campo, che questa scuola va riformata dalle fondamenta. Eccome? Intanto dando più potere decisionale ai docenti e svincolare il 75% di corresponsabilità con il consiglio di classe e con il collegio docenti e con la presidenza. Dare ad ogni singolo professore il potere di inviare a casa dell’iscritto o anche prima il programma che si intende svolgere e la pedagogia da utilizzare per realizzarlo. A fine anno si invia quello realmente svolto e la valutazione data al Discente: i genitori devono sapere dal Docente, non dal preside o dai suoi colleghi docenti, cosa ha studiato e che profitto ha conseguito il figlio affidato a quel docente di quella scuola. Quando un prof. chiede il trasferimento ad altra scuola c’è bisogno del gradimento della nuova scuola e di una valutazione curricolare che fa punteggio. Eliminare il POF attuale, frutto spesso di scopiazzature da scuola a scuola e quasi mai originale. Eliminare i collaboratori scelti dal preside e le varie prebende ed esenzioni di insegnamento, così anche i “lacchè” delle funzioni obiettivo attuali, spesso “voluti” dal Dirigente oppure “impostegli”. Il Docente che ha più iscritti verrà pagato meglio di almeno il 35% in più degli altri, ma non perché mette a tutti da 6 a 10 decimi. Il Docente può negoziare il proprio salario con la Dirigenza sulla base di un curriculum veritiero, che verrà valutato sulla base di una Legge parlamentare. Aumentare le tasse d’iscrizione degli utenti, per un valore pari al 30% della spesa individuale del bilancio statale per settore scuola. Tale nuova tassazione deve essere variabili da scuola a scuola fino ad un massimo del 40% di aumenti. Pentuplicare le attuali borse di studio per numero e valore economico sulla base soprattutto del merito. I Dirigenti scolastici devono insegnare per almeno metà ore del Docente ed essere affiancati, nella dirigenza scolastica, solo da personale specializzato in Pedagogia e pagato, a parte, dai genitori dal fondo delle tasse d’iscrizione. I concorsi a Dirigente scolastico devono essere quinquennali e la licenziabilità dovrà essere affidata non agli ispettori ministeriali, ma ad un comitato di Pedagogisti regionali, affiancati da un Magistrato di Cassazione che valutino tutti i casi di gravi negligenze ed imperizie commesse nei cinque anni. Ridurre il personale ausiliario delle scuole del 70% di quello attuale e privatizzare il 25% del restante. Dare più contributi alle scuole non statali o libere-sulla base di criteri seri- e permettere il passaggio dei docenti da scuole statali a non statali. Gli esami terminali delle scuole medie superiori si dovranno fare con commissioni di membri esterni di fuori provincia, nominati su base regionale ed extraregionale. Nessun prof. deve poter passare in ruolo se ha più di 38 anni e nessuno può avere più di 2 anni di precariato. Il titolo di dottore, a scuola, deve essere usato da tutti i Docenti, che lo hanno conseguito, e non solo dai Dirigenti scolastici, come avviene oggi, spesso per una sorta di vanità verso il personale non docente e i genitori. Tra personale docente ed ausiliario il salario deve essere almeno due volte differente e non come oggi quasi uguale anche per colpe sindacali populiste che hanno visto il comparto scuola troppo omogeneamente. I Sindacati devono restituire a fine anno finanziario gli avanzi di bilancio, a partire dai tesserati Docenti.