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LA DEMOCRAZIA NON ESISTE IN NATURA MA E’ UN PRODOTTO CULTURALE

(di Giuseppe Pace) Padova. Molto interessante l’incontro promosso da PadovaLegge dal titolo “Aldo Moro, 40 anni dopo. I misteri e l’eredità di una tragedia italiana”, Martedì 20 marzo 2018 presso l’Aula Magna “G. Galilei” di Palazzo Bo, Università degli Studi di Padova. Il Magnifico Rettore, Rosario Rizzuto, ha esordito affermando che Aldo Moro non fu un uomo ed un parlamentare qualunque, rappresentò il picco, la stagione cosiddetta degli anni di piombo con il movimento militarmente più forte del terrorismo italiano. Il rapimento e l’uccisione di A. Moro ha segnato un momento indimenticabile della nostra vita. Io ricordo, ha sottolineato il colto Rettore, che facevo quel giorno. I nostri figli non hanno di che ricordare della vita della Repubblica. Spetta a noi oggi tentare di riunire questi due aspetti e perciò ringrazio i relatori presenti. Fabio Pinelli, Presidente di PadovaLegge ha poi introdotto i relatori, ma ha anche precisato che A.Moro approfondì la cultura giuridica su Natura e funzione della pena”. Ha significativamente detto che c’è da vergognarsi quando qualcuna del gruppo degli assassini di Moro ne parla oggi con indifferenza come se parlasse di una cosa o persona qualunque. Luciano Violante, Componente della Commissione d’inchiesta sul caso Moro e Presidente emerito della Camera dei Deputati,ha ricordato le conquiste sociali degli anni Settanta con le leggi emanate allora: lo Statuto dei Lavoratori, gli asili nido, gli organi collegiali della scuola, ecc.. Ha anche affermato che la Democrazia non esiste in natura, ma è un prodotto artificiale della cultura. Oggi ha concluso, i politici promettono al popolo quello che i sondaggi preelettorali indicano e la classe dirigente contemporanea passa per cooptazione. Invece ieri passava dopo aver superato prove, difficoltà e dovevano progettare un futuro. Anche i cittadini devono riflettere di più su Democrazia e Società. Marco Almagisti e Carlo Fumian, Professori presso l’Università degli Studi di Padova, hanno ben raccontato come A. Moro ricercasse una terza via tra la DC o capitalismo e il PCI o comunismo con dentro entrambe le forze vive di tali partiti sia conservatrici che progressiste. Hanno ricordato che nei 55 giorni di prigionia di Moro il popolo italiano maturò l’idea che i terroristi erano isolati e fanatici. Gianni Oliva, storico, politico e giornalista, autore della pubblicazione “Il caso Moro. La battaglia persa di una guerra vinta”, ha brillantemente sottolineato che le Brigate Rosse hanno perso quando la gente è scesa in piazza per dissentire sull’uccisione di Moro. Il Paese ha dimostrato cos che le BR erano estranee. A moderare il dibattito è stato Paolo Possamai, Direttore de “Il Mattino di Padova”, che ha rivolto più di una domanda a C. Fumian, prof. ordinario di storia contemporanea presso l’Università di Padova, che ha precisato come spesso nelle nostre scuole la storia contemporanea non si insegna, ma si insegna solo quella del passato (lontano dalla realtà odierna), viceversa si fa all’estero ed in particolare nei paesi anglosassoni, dove si vendono piccoli saggi di storia contemporanea anche ai supermercati. Si condivide in particolare la preoccupazione del Docente Fumian con la metafora che come la religione senza opere non ha valore così la storia del passato deve servire per capire meglio quella contemporanea altrimenti è tempo perso inutilmente. La nostra scuola, a mio giudizio, è da cambiare non poco e bisogna ridarle la libera scelta del Docente e del Dirigente per far promuovere meglio una cultura aggiornata e spendibile e non accademica come purtroppo ancora domina nelle aule scolastiche e forse anche in qualche aula universitaria. Con me, mi gratifica ricordarli, erano presenti nell’Aula Magna dell’Università di Padova, dedicata a “Galileo Galilei”: la Dott.ssa Anna Donghia, la prof.ssa Rita Peca, la prof.ssa consorte dell’Ing. G. Brighenti, Mario Santi e Michele Russi, che hanno particolarmente gradito la lezione di vita e di società emanata da quell’Aula significante dell’antica Università patavina.