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Omaggio a Deva e alla Transilvania

(di GIUSEPPE PACE) DEVA è la città più teutonica, colta e modernamente antica. Essa è come un’amica con una gemma sulla porta occidentale della Transilvania antica. Deva potrebbe derivare da Eva, che ti ammalia, ti fa mangiare la prugna, leccare il miele, bere la tuica e la palinka per farti ben dormire. Deva ha scuole, statue, musei, biblioteche e giovani, ma le sue fontane sono melodiose e civettuole come belle sorelle transilvaniche.
Deva ha in alto un turrito castello, ornato di epica nazionale e di nuove merlature dove passeggiare e ammirare: città, monti d’oro e di ferro e fiume Mures, che scorre e canta sempre la canzone dell’antico e nuovo amore per la magica città. Ma una cosa Deva ha di più prezioso: è il cuore della sua gente che frettolosa cammina per le sue strade, si ferma nei negozi e ti saluta con un dolce sorriso facendoti intravvedere il paradiso in Terra.

A Deva vi sono anche gli italiani, amalgamati tra i più indigeni romeni e da decenni, non li riconosci più per essere uguali, solidali e ammiratori della città amica e della Transilvania antica. TRANSILVANIA.Oltre la selva è il tuo nome romano, oltre il superbo è la tua bellezza montana, che ti attrae in un ambiente sano, incantato e ricco di mito e di belle fate. Re Burebista ti chiamò Dacia, Re Decebalo ti difese invano, ma fu Traiano che ti corteggiò e utilizzò l’oro degli Apuseni per ornare le ricche matrone romane. Eminescu ti ammirò, Ceausescu ti fece più bella e nera con le miniere di carbone di Petrosani e il ferro di Hunedoara, ma Basescu ti lasciò più in pace di Klaus. I tuoi monti, le colline, i laghi, i fiumi e i boschi brulicano di vita, di frutta antica e di tesori ancora inesplorati con tanti turisti invitati da veritiera pubblicità.
Transilvania fiorita, tu sei custode del mito di antiche fanciulle primaverili che hanno fertilizzato la società romena, ricca di generosa ingenuità, di splendente candore che apporterà amore nella casa comune europea.