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Mose, 6 miliardi per realizzarlo e 80 milioni per gestirlo dal 2019, urge l’idrovia PD-VE.

Giuseppe Pace (Perfezionato in Ingegneria del Territorio, Università di Padova). Il Mose è quasi terminato e tutti aspettiamo di vederlo funzionare. Il mondo e non solo gli italiani stanno ad aspettare. L’Ingegneria italiana non può e non deve dare brutta impressione al mondo. Nel 1978, insegnavo a Venezia, e sperimentavo spesso il problema dell’acqua alta, comprai degli stivali per attraversare zone allagate della città. Che la Laguna di Venezia, estesa circa 500 kmq (seconda per estensione solo a quella di Marsiglia), avesse bisogno di un’opera come il Mose (Modello sperimentale elettromeccanico) non tutti erano e sono concordi. I verdi, mestrini ad esempio, proponevano l’abbattimento dell’ acqua alta in laguna con interventi sulle valli da pesca e fine degli emungimenti idrici sulla terraferma. Alcune osservazioni in tal senso le sentivo dagli indigeni, anche frequentando l’Accademia Veneziana di Scienze naturali. Comunque il mondo dell’intellighenzia ingegneristica internazionale, non solo italiana, ha proposto e i politici hanno deciso di realizzare il Mose. Non sottovalutiamo l’ingegno italiano, che dappertutto sul pianeta Terra progetta dighe, ponti ed altre infrastrutture ingegneristiche. Se il Mose fosse stato gestito bene fin dall’inizio, sia dagli uni (sbagli tecnici alla centrale conca di Malamocco) che dagli altri (tangentopoli), non avremmo attualmente l’opera ancora da finire e con spreco di pubblico denaro, quasi 6 miliardi, con note vicende giudiziarie di “cupola affaristica”. Sui media veneti di questi giorni si riportano prevalenti affermazioni sul Mose, di continuità. Ma la continuità è anche per la mala gestione? Speriamo di no poiché è giunto un funzionario statale da Roma di livello elevato, che sostituisce il Magistrato alle Acque di Venezia, antica istituzione di regimazione idrica con splendente passato durante l’Amministrazione della Serenissima Repubblica di Venezia. «Il primo gennaio 2019 il Mose comincerà a funzionare con strutture provvisorie, per la sua fase di collaudo, che durerà circa due anni». L’affermazione dell’Ing. R. Linetti, Provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, convocato a Ca’ Farsetti di fronte ai consiglieri comunali proprio per relazionare sullo stato d’avanzamento delle tormentatissime dighe mobili alle bocche di porto, sembrava finalmente mettere un punto fermo sulla questione. Ma è stato poi lo stesso Linetti a chiarire che questo cronoprogramma è puramente ipotetico, perché legato anche ai lavori delle imprese, che procedono a rilento anche per i ritardi nei pagamenti, e dunque dovrà essere con ogni probabilità aggiornato in avanti. Dunque continuità di procedere: salvaguardia delle aziende precedenti, dei loro dipendenti, ecc.. Finanziamenti. «Abbiamo ricevuto anche i 221 milioni di euro necessari al completamento dell’opera, sia pure dilazionati negli anni», ha aggiunto il provveditore «ma per il completamento entro il 2018 bisognerebbe avviare entro l’anno circa 40 progetti e poi realizzarli da parte delle imprese, cosa che vedo come molto improbabile». Linetti ha posto comunque alcuni “paletti” significativi sull’opera, a cominciare dai costi di manutenzione, che già si conoscevano essere non bassi. «Secondo noi, a regime, la gestione del Mose costerà circa 80 milioni di euro l’anno» ha spiegato, «che non sono molti per un’opera di questa importanza e complessità in un’area come quella di Venezia, considerando che tra i 20 e i 30 milioni di euro saranno solo i costi delle utenze per il funzionamento del sistema, e tra i 15 e i 20 milioni di euro i costi annui del personale, con una struttura di almeno un centinaio di persone. Lo Stato sicuramente non farà mancare il suo sostegno. Restano tra i 30 e i 40 milioni per la manutenzione vera e propria, che deve comprendere però anche gli interventi sull’ambiente lagunare, che a regime costeranno circa 15 milioni all’anno e che non potranno essere svolti che dal “cervello” istituzionale che governerà il Mose». Sulle competenze non si può dire che l’Ing. Linetti non sia stato chiaro. «Personalmente spero che tra due anni non ci sia nessun passaggio di competenze per la gestione del Mose a un ente terzo» ha spiegato, «perché di esso deve necessariamente continuare a occuparsi chi ha già maturato la conoscenza dell’opera, come è stato per il Provveditorato – ex Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova, sfruttando le competenze già acquisite, perché ricominciare da capo non avrebbe senso. Noi abbiano già stilato una sorta di organigramma possibile che presenteremo al Governo». Altri tratti di continuità con quello già fatto non mancano: “Manutenzione all’Arsenale. Altra «bandierina» posta ieri sul progetto Mose dal provveditore alle opere pubbliche è stata quella sul luogo deputato alla manutenzione delle paratoie, che resterà, come annunciato l’Arsenale, senza spostamento di lavorazioni a Marghera, come ventilato. «Per me la soluzione migliore resta il nuovo capannone da realizzare all’Arsenale, che anche gli urbanisti dello Iuav di recente hanno giudicato idoneo. I 18 milioni di euro per costruirlo ci sono già e l’impresa Mantovani, quando deciderà di farlo, può partire con i lavori. Qui le paratoie saranno periodicamente ripulite, sverniciate e riverniciate e poi rimontate e rimesse in funzione». E così per le paratoie mobili del Mose con l’annuncio che “Ad essere alzata sarà spesso solo quella della bocca di Lido, lasciando quelle di Malamocco e Chioggia a riposo. «I tecnici hanno verificato» ha spiegato ancora Linetti, «che anche chiudendo solo la bocca di Lido, si registra un significativo abbassamento dei livelli di marea in centro storico, senza necessità di chiudere l’intero sistema. Per questo gli sforzi, anche a livello di materiali si sono concentrati in modo particolare sulla fattura delle paratoie della bocca di Lido, tra le 77 totali, perché saranno quelle sicuramente più utilizzate, mantenendo la quota di marea di 110 centimetri per decretare la chiusura. Ci sarà così anche un risparmio sui costi di manutenzione». Insomma è ora di cominciare a fare prevalere il buon senso e l’onestà intellettuale e politica in un Veneto che si vanta di Buona Amministrazione, spesso invocando reminiscenze storiche asburgiche, dalle quali però si sottrasse con martiri anche a Belfiore o rifacendosi alla Serenissima Repubblica di San Marco finita, per motu proprio, più di 2 secoli fa. A Padova urge l’idrovia per il mare lagunare veneziano, ma le polemiche degli scorsi l’hanno stoppata a tre quarti dei lavori ultimati. Bisogna terminare l’idrovia Padova-Venezia, lunga 27 km con 23 in terraferma, e decongestionare il traffico soprattutto su gomma. L’idrovia PD-VE fungerebbe come canale scolmatore delle piene dei fiumi, come segmento del sistema idroviario padano-veneto (oltre 1000 km) e come via ecologica, senza consumo di terreno utile all’agricoltura, all’industria e all’urbanistica della città metropolitana VE-PD-TV. In questo periodo Cantone fa rilievi sui finanziamenti al Mose e Cacciari dice cose spropositate su Cantone. Cacciari ricorda al mondo intero che da Sindaco di Venezia era stato contrario al Mose, ma che tutti lo vollero dal Governatore del Veneto Galan ai ministri romani del tempo, ecc.. Se il Mose funzionerà bene, tra un po’ di anni scorderemo l’odissea per realizzarlo, e mostreremo al mondo come l’ingegneria italiana è geniale.