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A proposito di carceri e carcerati

(Francesca Accetta) NAPOLI Esiste un mondo parallelo alla vita di ogni giorno, un pianeta in cui la vita diventa un respiro interminabile, in cui gli errori vengono scontati e in alcuni casi la coscienza popolare, verrebbe da dire “giustamente”, ritiene che non ci sia punizione tanto giusta a fronte di tanto male. Tuttavia per quanto il perdono non sia cosa facile, soltanto la società può sanare i più deboli, le persone che vivono nel pianeta carcere.Una condanna non è una vendetta. Nello spirito della Costituzione anche la reclusione, il togliere a delle persone il fondamento della civile convivenza umana: la libertà, è giustificata dalla necessità di recuperare, riscattare, rieducare. Per questo ritengo che il lavoro sia la migliore cura, in quanto riporta chi ha sbagliato alla vita normale, quella di tutti noi, che correttamente e nel rispetto degli altri, viviamo i nostri giorni. L’ozio in cella è la maggior diseducazione. E pensare che lo Stato ha bisogno di un’infinità di prodotti, quali ad esempio divise e scarpe per l’esercito, targhe per le auto, l’immensa modulistica per le pratiche burocratiche, servizi in parchi e giardini, ecc., tutto nella massima sorveglianza e sicurezza. Si eviterebbero tante tangenti, dando allo stesso tempo al recluso la possibilità di un guadagno, un riscontro economico importante per partecipare a rimediare ai danni causati, aiutare la propria famiglia e pagare il proprio sostentamento, versare contributi per la vecchiaia.

Da quando sono nato mi è stato sempre insegnato che chi non lavora non mangia.
Mi risulta che in alcune carceri qualcosa si fa, soprattutto nel realizzare prodotti artigianali e la loro vendita potrebbe diventare una possibilità di sereno rapporto fra chi è fuori e chi è dentro, altro importante aspetto di recupero e di inserimento: visitare i carcerati”.!   (Raffaello Cuter, già volontario presso il carcere minorile San Silvestro di Pisa.) Per reintegrare la popolazione detenuta propongo il Progetto “Pane, Amore…Carceri e Fantasia”, con cui ad esempio le carceri di Benevento, Bellizzi Irpino, Salerno, Pozzuoli ecc., potrebbero aprire le porte dell’Istituto nella fascia oraria serale e nel rispetto della sicurezza, organizzare all’ingresso, mercatini con i prodotti frutto del lavoro e della creatività dei detenuti, sulla scia di quanto avviene similmente in Piemonte. Bancarelle con biscotti, caffè, ricami a punto croce, borse (corso sartoria presso C.C.F. Pozzuoli), fiori di carta, scarpe e accessori vari, praticamente tutto ciò che la manodopera e la creatività dei detenuti possono ideare affinché il ricavato vada in parte, in beneficenza nella lotta al tumore o per il sostentamento delle famiglie più bisognose e per coadiuvare le esigenze economiche dei detenuti stessi e delle rispettive famiglie, perché il vero recupero nasce dal cuore e dalla disponibilità, senza trascurare il ruolo fondamentale rivestito dalla Polizia Penitenziaria, come da art.5 L.395/’90, nell’attività di osservazione e trattamento.La società si trova di fronte ad un doppio binario, rieducazione e redenzione delle persone in stato restrittivo della libertà personale ed il sostegno delle vittime di violenza. A tal uopo rammentiamo il Progetto Regione Campania L. 45, in virtù del quale i giovanissimi donano la propria vicinanza alle vittime dell’illegalità, ma prestano il loro supporto anche nei gesti più semplici nei riguardi degli anziani.Pertanto riporto qui di seguito la testimonianza diretta, di una giovanissima volontaria, Silvia De Lucia, la quale descrive qui di seguito le finalità e gli intenti del Progetto testé menzionato.Nel corso degli anni il Servizio Civile Nazionale ha predisposto un sistema operativo teso ad incentivare attività di solidarietà ed inclusione sociale.  A tal proposito è in corso il Progetto c.d. Articolo 45 del Servizio Civile Nazionale con la denominazione di “La coscienza del futuro: azioni di crescita e condivisione sociale”
L’obiettivo principale è di combattere i fenomeni di illegalità presenti sul territorio di riferimento mediante l’aiuto di volontari, giovani ragazzi che saranno inviati in varie strutture affiliate, col compito di diventare mediatori sociali e appunto mediare e aiutare a dare voce a chi non ne ha, cercando di risolvere ascoltando le varie problematiche rivolgendosi anche a strutture e uffici competenti.
Questo fa si che i giovani si rendano conto che, guardare fuori dal proprio quotidiano, dà una maggiore crescita personale, morale, ma soprattutto sociale.” 
Mi sta a cuore aggiungere inoltre, che a Napoli ci sono anche minori avviati ad un percorso di devianza, che invito sentitamente a spronare le proprie coscienze per tornare sulla retta via, aderendo ad associazioni quali Libera Campania, il cui referente è Don Tonino Palmese, di cui riporto una diretta testimonianza, “combattere la cultura della rassegnazione per promuovere una giusta lotta antimafia”.  Francesca Accetta, Giurista Esperta in Criminologia Psicologia Forense Scienze Giuridiche, Poliziotta Penitenziaria Esperta in Sicurezza