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Il Natale tra tradizione e innovazioni a Letino, Piedimonte M.

(Giuseppe Pace). LETINO-PIEDIMONTE M.-PADOVA. Anche per l’anno 2017 si rinnova a Letino, Piedimonte Matese e Padova, come altrove nella parte del mondo di religione cattolica, la festa del Santo Natale con tutta una serie di manifestazioni tra l’apparente “tradizionale” presepe e l’innovativo albero luccicante di luci e regali natalizi. Per una combinazione di fede e arte sacra che fa unico il Natale, il presepe, ideato da San Francesco nel XIII secolo, si è diffuso in tutto l’ambiente Cristiano europeo e dell’America Latina nonché Nord America e in parte dei continenti dell’Asia e dell’Oceania. Il presepio è tanto più presente e diffuso quanto minore è stata l’evoluzione dell’economia? A Letino il rito antichissimo della festa dell’inverno con i focherelli accessi nelle piazze del paesetto continua accanto al meno diffuso presepe, tranne per qualche appassionato che lo allestisce a casa propria con frasi ad effetto del tipo”Gesù vuoi ancora nascere in questo mondo sperequato e ricco di mali? Pure nel vicinissimo paesetto di Gallo Matese i focherelli sono rinnovati di Natale in Natale: particolarmente divertente è il fuoco in mezzo la piazza la sera del 24 dicembre: durante tutta la giornata una moltitudine di ragazzini, giovani e oltre vanno in giro per Gallo Matese raccogliendo da tutti la legna, il legname vecchio e lo portano in piazza. Si riesce a raccogliere una tale quantità di legna che il fuoco, acceso intorno alle 20.00, arde fino al mattino. Durante tutta la notte, le persone si riuniscono intorno al fuoco per parlare, scherzare, mangiare e bere fino al mattino. Ad Ailano pure il rito dei focherelli nasce dall’ idea che una pratica popolare centenaria, come quella dei falò giganti in piazza, legata al culto del Patrono ed alle “raccomandazioni con i Santi “. Di particolare interesse culturale è quanto ha scritto il Dr. Rosario Di Lello: ”Le focarelle. Residui di una religione subalterna in Pietraroja, in “Rivista Storica del Sannio”, Benevento, Tip. de Toma, 1986. A Piedimonte Matese, invece, i presepi sono diffusi più dell’albero natalizio con frequenti presepi viventi allestiti dall’Associazione socioculturale “Vallata”. In questa cittadina, ai piedi del Matese meridionale, il presepe napoletano del XVII secolo, è ben presente come anche a Cusano Mutri nel beneventano. Si sta diffondendo dal Nord al Sud l’innovazine del mercatino natalizio come a Piedimonte Matese, dove si rinnova il tradizionale evento del Mercatino di Natale a Vallata in programma l’8 dicembre, giunta alla sua 17° edizione. La piazzetta, le corti, i viottoli, si animeranno di luci mentre suoni, bancarelle di espositori, ricreeranno la magica atmosfera del Natale nel segno del gusto e delle atmosfere natalizie. Analogamente arriva il grande Villaggio di Natale nel centro storico di Cusano Mutri. Il Villaggio sarà aperto nei giorni festivi e prefestivi e darà la possibilità ai visitatori di scegliere ed acquistare una vasta offerta di addobbi ed accessori natalizi, prodotti tipici natalizi e dell’artigianato, particolari presepi artistici, articoli da regalo, souvenir. A Padova, città dalla forte connotazione cattolica (al Referendum tra Monarchia e Repubblica i padovani votarono per il Re) il presepe si fa spettacolare alla Basilica di Sant’Antonio, ma anche in alcune parti del popolato territorio provinciale, noto è anche quello artistico della chiesa di Camin. Fino al boom economico italiano e del Veneto in modo ancora più sorprendente con la diffusione del capitalismo familiare e dei capannoni manifatturieri, 1953-73, anche nell’immediata periferia di Padova, racconta il mio vicino di casa, Giancarlo Scanferla, il presepio si preparava con l’ex casetta del maiale, rimasta inutilizzata dopo che veniva il maiale veniva ucciso in prossimità del Natale con festa tra parenti e vicini di casa. Padova, sede di un’antica e prestigiosa Università, dà più spazio all’albero natalizio ad iniziare con quello davanti il Municipio e l’ingresso del Bò o Università (con l’auletta e cattedra in legno di Galileo Galilei, che qua insegnò dal 1582 al 1610). “I Presepi nella terra dei Tiepolo” quest’anno sono diffusi a Spinea e Caselle di Santa Maria di Sala nel vicino territorio veneziano. Il termine presepe o presepio deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini. Un’altra ipotesi fa nascere il termine da praesepire cioè recingere. In provincia di Padova i Mercatini di Natale sono diffusi ed imitano, in parte quelli più reclamati del territorio di Bolzano e del più vicino Trentino pubblicizzati come ”Gioielli d’Italia”. La tradizione del presepe, che a Padova, si chiama più diffusamente presepio, sta cedendo man mano il posto all’albero luccicante esterno oppure a quello addobbato ed arricchito di doni per la notte di Natale, vera gioia dei bambini, che fanno le prove generali per i regali della Befana del nuovo anno. Per chi s’intende di Storia sa che la festa dell’inverno, con i grandi falò del legno che ardeva per giorni, precedette il Natale dei Cristiani. Tali ricorrenze sono testimoniate ad esempio in piccoli comuni alpini e appenninici italiani come a Letino nell’alta valle del mitico fiume Lete, da cui la nota acqua minerale omonima. A Letino il rito antico dei fuochi che i giovani e gli anziani saggi alimentano con legna donata dalle famiglie, rappresenta una tradizione da esaminare meglio. Analogo fuoco lo facevano anche vicino al casello medievale di Prata S.. A San Polo (CB), a Roccamandolfi (IS) spesso il presepe è ammirato dai paesi vicini per la magia attrattiva, che riesce a promanare. Con l’albero che ritorna al centro della scena natalizia sembra quasi un ritorno al più antico dell’evoluzione culturale della specie Homo sapiens: a Padova c’è un ponte all’uscita del casello autostradale di Padova Est dedicato a C. Darwin con disegnato sui fianchi l’evoluzioni dall’Homo erectus al sapiens. Dunque il presepio patavino non è la tradizione, ma l’innovazione dell’evoluzione culturale della nostra specie anche se per molti è l’albero che luccica che rappresenta l’innovazione, mentre esso si rifà più ai Longobardi ed altri popoli precedenti l’Imperatore Costantino, che decretò il cattolicesimo come religione sul vasto territorio imperiale. Gli Ortodossi come i romeni (romanizzati dall’Imperatore Traiano nel 106 d. C.) usano molto ancora l’albero di Natale e la loro colinda principale si chiama ”Albero bello” (Brad frumos), mentre in Europa occidentale, ecc. la canzone principale è ”Tu scendi dalle stelle, o re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e gelo ”. Dunque il Cristianesimo, rivoluzionario, ha sostituito all’albero, che bruciava nella festa del freddo inverno, la festa della natività, cantando “Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo. …O Bambino mio divino…”. Anni fa, insegnando al Colegiul Tehnic ”Transilvania” di Deva, in Romania, insegnai a cantare agli studenti la nostra colinda “Tu scendi dalle stelle…”, facendogli notare le similitudini e le differenze culturali con la loro colinda nazionale ”Abete bello”. La tradizione pittorica di raffigurare la Natività fu seguita poi dalla rappresentazione tridimensionale, allestita in occasione delle festività natalizie, ossia a ciò che comunemente si intende oggi con il termine “presepe”. Questa usanza, all’inizio prevalentemente italiana, ebbe origine all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da Papa Onorio III. Francesco era tornato da poco (nel 1220) dalla Palestina e, colpito dalla visita a Betlemme, intendeva rievocare la scena della Natività in un luogo, Greccio, che trovava tanto simile alla città palestinese. La nostra religione, pur essendo meno antica dell’induismo, ha convinto più persone per il messaggio culturale e, attualmente, ha circa 1,5 miliardi di fedeli, sia pure non molti praticanti, 1 su 3 in Italia, qualche cifra in più in Veneto e a Padova, dove l’ex Vescovo lamentava che il 30% dei fedeli pratica la chiromanzia. L’Induismo è la religione dalle origini più antiche, che più che una singola religione in senso stretto, si può considerare una serie di correnti religiose, devozionali, metafisiche, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione. Cosa unica della sola religione Cattolica è il Papa Re, che ha, in Vaticano, gli ambasciatori dei circa 200 Stati del pianeta Terra, dove vivono oltre 7 miliardi di persone, che, in gran parte, soffrono della secolarizzazione religiosa o indifferenza al religioso che è in noi. Di Piedimonte Matese un nobile Caetani poi Gaetani, divenne Papa ai tempi di Celestino V, il Papa del Gran Rifiuto nel XIII sec., come analogamente, ma con più stile tedesco, dell’attuale ex pontefice vivente. Anche in Italia il fenomeno culturale della secolarizzazione è diffuso, ma meno della Russia, Cina, Nord Europa, ecc.. La più antica raffigurazione della Vergine con Gesù Bambino è raffigurata nelle Catacombe di Priscilla sulla via Salaria a Roma, dipinta da un ignoto artista del III secolo. Il Natale rappresenta la nascita dell’Uomo, che il Dio ha glorificato incarnandovisi mediante il mito delle grandi Storie dell’origine dei più grandi e duraturi Imperi del passato come Roma caput mundi (Romolo e Remo erano figli di una donna e di un Dio). L’uomo ha una sua sacralità interire, che non facilmente gli si riconosce e la si cerca all’esterno, ma i ministri di culto o sacrati lo sanno o dovrebbero saperlo anche quando sconfinano e danno ragione non alla propria religione, ma alle altre (vedi il caso di Gerusalemme, capitale d’Israele, difesa solo dai Cattolici Ebrei e non dai Cattolici Romani, forse questo Papa è proprio comunista come dicono in tanti). Questo Papa mentre è preoccupato per Gerusalemme capitale dei Cattolici Ebrei, non dice una parola di preoccupazione per il ritorno del Re Vittorio Emanuele III che avallò le leggi razziali contro gli Ebrei in Italia. In un’epoca contrassegnata anche dal progressivo smarrimento di Memoria e valori sociali fondanti, il rientro della salma del re Vittorio Emanuele III in Italia non può che generare profonda inquietudine – afferma – Anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari, i 70 anni della Costituzione che nacque nel solco del referendum attraverso cui l’Italia scelse di abrogare la monarchia ma anche gli 80 anni dalla firma delle Leggi Razziste che per primo proprio il sovrano di casa Savoia avallò nella tenuta di San Rossore a Pisa. Era il 5 settembre del 1938, pochi giorni ancora e Mussolini le avrebbe annunciate alla folla entusiasta radunatasi in Piazza Unità d’Italia a Trieste”. Il sacro dunque non è solo, speriamo nell’uomo sacrato o sacerdote, ecc. ma in tutti gli individui della specie Homo sapiens, che dal paleolitico ha il culto dei morti. L’uomo non è né religioso né ateo, è solo immerso in un non facile mondo culturale in evoluzione continua, dove spesso ha dubbi con il noto principio, che era anche il titolo di un saggio donatomi nel 2006 da uno studioso romeno di Petrosani: ”penso pertanto dubito”.