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BOJANO (CB) Notizie inedite su Bonifacio Chiovitti, Ispettore onorario della Soprintentenza

Giuseppe Pace. BOJANO. Attualmente i reperti archeologici di Bojano (CB) sono trascurata dai nativi e indicati dai bojanesi acquisiti come G. A. Del Pinto. mentre le Autorità ministeriali, regionali, provinciali e municipali li ignorano. Sicuramente tra i pochissimi studiosi recenti di Archeologia bojanese, degni di rispetto per il lavoro svolto, spicca Del Pinto, che su Bonifacio Chiovitti pare che abbia non molta ammirazione e ne vorrebbe come altri bojanesi, più doc e soprattutto igp, la damnatio memoriae. Sorpreso per questa sua posizione culturale ho preso carta e penna, pardon il computer, e ho scritto a molti molisani e campani per avere più notizie su B. Chiovitti. Dopo lunghi tentativi ho smosso l’atavica indifferenza di molti e uno mi ha soddisfatto il bisogno culturale inviandomi il seguente messaggio: “Quando la casa, appartenuta al Chiovitti, è stata venduta è venuto fuori un registro nel quale sono elencati e catalogati tutti i reperti di interesse archeologico rinvenuti sul territorio dal dr. Bonifacio. Il registro è in possesso di privati ed è, quindi, un documento realmente esistente. È, inoltre, noto alla cronaca bojanese inedita, che i figli del dr. Bonifacio non fossero legati da uno spiccato amore fraterno, anzi è noto che erano fra di loro in lite continua (sempre per ragioni di proprietà e che hanno venduto a commercianti napoletani tutti gli oggetti preziosi appartenenti al così definito “ Museo “e descritti e catalogati nel registro In sostanza ciò che si rimprovera, da parte di alcuni, al dr. Bonifacio è che, pur essendo investito della carica di Ispettore onorario per la Soprintendenza, ha acquisito a patrimonio familiare tutti i reperti da lui rinvenuti o a lui consegnati, senza preoccuparsi di preservarli in modo opportuno come importantissimi documenti della Storia locale. Se le cose stanno così, allora del bojanese dr. B. Chiovitti bisogna rivederne la personalità non solo con virtù già, decantate in altro articolo su questo mass media, ma anche i vizi e i demeriti. Per non colpirlo solo nei difetti però bisogna considerare la cultura di oltre un secolo fa che dominava a Bojano. B. Chiovitti come altri erano gli eredi di una mentalità gattopardesca e il personale non riusciva ad elevarsi sul generale interesse sociale. Giustamente l’amico, che mi ha inviato l’interessante ed amicale informativa, sottolineava che come Ispettore onorario per la Soprintendenza ha quasi fatto propri come proprietà i reperti archeologici che già allora erano res pubblica. Forse la carica onorifica, non retribuita, né soggetta a controlli gerarchici ha favorito il dr. B. Chiovitti nel non fare benissimo la sua onorifica funzione ispettiva. Ma quanti bojanesi di oggi hanno reperti in casa e nei muri delle proprie abitazioni e non li segnalano alla Soprintendenza? Credo non pochi. Quanti hanno a cuore il generale interesse? Sono tutti bravissimi a curare il particolare interesse personale e a gridare “piove governo ladro”, ma quando c’è da muovere un dito applicano il detto antico, riferitomi da un ottuagenario cultore di storie bojanesi ”attacca l’asino dove vuole il padrone anche se sai che se lo Mangiano i lupi”. Restai sorpreso quando questi, bojanese doc, me lo riferì anni fa. In molte case bojanesi, soprattutto esternamente alle pareti, sono visibili scritte latine e parti di personaggi d’epoca romana come su di una casa in località Pitti, dove una toga romana indica l’elevato rango del personaggio litografato. Ci vorrebbe una catalogazione, da non affidare però ad un altro bojanese di rango attuale per evitare che ripeta il malefatto di Bonifacio Chiovitti. Questi non fu un professionista isolato dall’avida parentela, ma le colpe dei figli non dovrebbero ricadere sui padri? Molti bojanesi lo ricordano quando richiamò lo studioso T. Momsen, che si era recato a casa sua per chiedere di archeologia locale, e, come reazione, il Momsen lo avrebbe spinto per le scale. B. Chiovitti nel 1860 partecipò, con l’altro bojanese, Girolamo Pallotta, ai moti risorgimentali del Matese (conobbe anche Del Giudice di San Gregorio Matese) e del Molise, tanto che nel 1861 divenne membro del “Consiglio Provinciale del Molise”. Di recente ho conosciuto Domenico Chiovitti, Chimico, che forse ha letto, spero con interesse disincantato, il mio libro dedicato a “Piedimonte M. e Letino tra Campania e Sannio” Energie Culturali Contemporanee Editrice, Padova, 2011. Tale libro, non ancora presentato a Bojano per insensibilità dell’ex Sindaco, tratta anche della città di Bojano (CB), alcune copie sono per i Soci del locale Club il “Ragno” in via Turno. Si spera che il nuovo Sindaco possa, magari in sede Ragno presentare il mio libro scritto per passione dei luoghi nativi ed adottivi. Non credo che Bonifacio Chiovitti abbia disonorato l’Archeologia oltre che la Matematica e la Medicina. La sua passione archeologica veniva certamente guidata dalla razionalità matematica e medica che non lascia meno spazio alle passioni personali, dell’attualità e al richiamo quasi tribale favorito dall’imprinting sfrenato. Forse se errore ci fu va ascritto alla Soprintendenza che lo nomino Ispettore onorario e non lo verificò sul campo. Non concordo che alla memoria di B. Chiovitti sia applicata la: “Damnatio memoriae”, locuzione che significa letteralmente “condanna della memoria”. Essa indicava una pena consistente nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione di qualsiasi traccia che potesse tramandarla ai posteri, come se non fosse mai esistita. Si trattava di una pena particolarmente aspra riservata agli hostes, ossia ai nemici di Roma e del suo Senato, reali o presunti o divenuti tali dopo essere caduti in disgrazia del potere politico. L’efficacia della damnatio memoriae era favorita dalla disponibilità limitata di fonti storiche in età antica. Per Bonifacio Chiovitti forse le fonti storiche non permettono un dibattito pro e contro, più sereno. Il contrario della Damnatio memoriae era l’apoteosi, che implicava l’attribuzione di onori divini dopo la morte e riguardava soprattutto gli Imperatori prima della scelta del monoteismo di Costantino. A Bojano oggi serve armonia tra i ruoli istituzionali e tra gli esponenti politici, che devono però riconoscere che quasi nulla si è fatto per conservare bene e valorizzare i reperti della storia locale del Passato, remoto e recente. Va dato merito pertanto a pochi cultori, che con passione esemplare spendono gratis le proprie competenze acquisite sul campo anche se sono bojanesi acquisiti più che nativi. Mentre inviavo questo articolo al mass media che lo rende pubblico (almeno a 7 milioni di potenziali lettori, Campania, Molise e basso Lazio oltre che altrove in Italia e nel mondo digitale) mi ha scritto un bojanese emigrato in Canada che più o meno diceva quello che scrivo anch’io: perché le autorità preposte non hanno controllato il B. Chiovitti mentre stilava un elenco dei reperti e forse non lo inviava anche alla Soprintendenza. Oppure lo ha inviato? Non mi sorprenderebbe se a fine 1800 nella Soprintendenza era dominante la burocrazia ottusa, come scrive un prof. universitario a Padova, Direttore dell’Istituto d’Igiene, ma nativo della “Atene molisana”, Agnone, il quale si lamenta, nei suoi pregiatissimi saggi, dell’elevata burocrazia molisana del suo tempo, che riscontrava negli uffici pubblici campobassani.