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LA DONNA DEVE RITROVARE LA SANTA MODESTIA

(Gianluca Martone) Con i termini “pudore” e “modestia” si fa riferimento ad alcuni aspetti particolari della virtù cristiana della purezza, inerenti il rapporto che ciascuno di noi ha con il proprio corpo, il quale, come affermano sociologi, filosofi e psicologi, è un elemento costitutivo e determinante delle nostre relazioni umane. Il pudore è un atteggiamento volto a custodire e preservare l’intimità della persona e del suo corpo, in tutti i suoi atti; la modestia, invece, si riferisce in particolare al modo (da cui modestia) con cui una persona si veste. Dire che oggi viviamo in una società che ha fatto del culto, dell’ostentazione e del commercio del corpo un vero e proprio modo generalizzato e condiviso di essere, fare e pensare sembra addirittura banale, scontato e retorico; così come è noto che la nostra civiltà è stata definita “la civiltà dell’immagine”, anche per la straordinaria diffusione e forza incisiva dei mezzi di comunicazione sociale: cinema, televisione, Internet. Tutto questo ha creato “cultura” o, se si preferisce, “costume”, imponendo comportamenti, modi di fare e mode nel vestire che, pur essendo largamente praticati e condivisi, sono tuttavia assolutamente contrari alla morale cattolica, come l’abbiamo ricevuta dalla Sacra Scrittura, dal Magistero della Chiesa e dalla testimonianza dei santi. Qualcuno ha detto che uno dei segni distintivi del vero cristiano è “camminare contro corrente”; e dato che i nostri tempi sono stati autorevolmente definiti come “neopagani”, i seguaci di Gesù devono prendere coscienza di trovarsi in una situazione analoga a quella in cui i nostri fratelli si trovarono nei primi tre secoli. Allora imperava un’altissima immoralità nei costumi, sia nella parte occidentale dell’Impero romano che, ad Oriente, nella Grecia e nell’area ad essa attigua, patria e culla, solo qualche secolo prima, del pensiero occidentale. In questo contesto i cristiani imposero, con l’esempio e con il sacrificio di moltissime vite, uno stile di vita e di costumi diametralmente opposto. A quei tempi si commettevano non pochi scandali e oscenità, ma, a quanto sembra, si aveva una certa riservatezza; non c’era il grado di sfacciata ostentazione che si può osservare oggi praticamente dovunque. Parlando di questi tempi, la Madonna a Fatima profetizzò in modo lapidario: “Verranno certe mode che offenderanno molto Gesù” e san Pio da Pietrelcina, quasi nello stesso periodo, riferendosi agli scandali ed alle offese al pudore di cui allora si intravedeva appena qualche timido prodromo diceva: “Non potevamo nascere in un secolo peggiore!”. 2. Sacra Scrittura e Magistero della Chiesa

A fianco ai numerosi passi del Nuovo Testamento che condannano esplicitamente alcuni gravi peccati di impurità quali la fornicazione (cioè i rapporti sessuali prima del matrimonio), l’adulterio, i rapporti contro natura e l’omosessualità (si veda per la fornicazione, 1Cor 6,15-20; Gal 5,19-21; Col 3,5-6; Ef 5,3-5; per l’adulterio: Mt 5,27-31; Eb 13,4; per i rapporti contro natura omo ed eterosessuali: Rm 1,24-28; Gd 1,5-7), esistono almeno due passi di san Paolo che ammoniscono severamente di guardarsi dal profanare il proprio corpo. Si trovano nella prima lettera ai Corinzi e nella prima lettera ai Tessalonicesi: “Fratelli il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!” (1Cor 6,13); “La volontà di Dio è la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di queste cose, come vi abbiamo già detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito” (1Ts 4,3-7). Per impudicizia, san Paolo intende le offese al pudore (dal latino “pudere”, che significa “provare vergogna”), ovvero quel “senso di riserbo, vergogna e disagio nei confronti di parole, allusioni, atti o comportamenti che riguardano la sfera sessuale” (enciclopedia Treccani). Quando dunque si viola il riserbo dovuto a tutto ciò che circonda la sfera sessuale con parole (discorsi osceni), allusioni (discorsi a doppio senso), atti o comportamenti (quali il vestire in maniera indecente) si pecca di impudicizia. Più specificamente l’Apostolo esorta a mantenere il corpo con santità e rispetto, ricordando che Dio punisce severamente (“è vindice”) qualunque mancanza relativa a questa materia e raccomandando di non ingannare nessuno su questa materia, onde non incorrere, a propria volta, nel castigo di Dio.
A questi chiari e molto espliciti insegnamenti della Sacra Scrittura, va aggiunta la testimonianza ininterrotta del Magistero della Chiesa e dei santi. Nel catechismo della Chiesa Cattolica si legge: “Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore […]. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Esiste un pudore del corpo che insorge, per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda ed alle pressioni delle ideologie dominanti […]. La permissività dei costumi si basa su una erronea concezione della libertà umana […] Bisogna chiedere ai responsabili dell’educazione, di impartire alla gioventù un insegnamento rispettoso della verità, delle qualità del cuore e della dignità morale e spirituale dell’uomo” (cf CCC 2522, 2523, 2526). Il Catechismo di san Pio X ricordava, con la consueta semplicità e chiarezza, che “il sesto comandamento ci ordina di essere casti e modesti negli atti, negli sguardi, nel portamento e nelle parole, mentre il nono comandamento ci ordina di esserlo anche nell’interno, cioè nella mente e nel cuore […]. Per mantenerci casti conviene fuggire l’ozio, la lettura dei libri e dei giornali cattivi, l’intemperanza, il guardare le immagini indecenti, gli spettacoli licenziosi, le conversazioni pericolose e tutte le altre occasioni di peccato (Catechismo Maggiore, 428 430). 3. La voce dei testimoni della fede
Su questi argomenti, i santi convergono all’unisono in un medesimo coro che eleva a Dio un magnifico canto di lode della purezza e del pudore ed un accorato lamento per ogni trasgressione a queste importanti virtù. Ci limiteremo a riportare gli esempi e gli insegnamenti di alcuni maestri contemporanei, che hanno avuto modo di operare in un’Italia già ampiamente ammorbata dal fetore delle nuove mode indecenti, contro cui si sono scagliati con una severità non indifferente: si tratta del grande san Pio da Pietrelcina, che era notoriamente severissimo contro ogni anche lievissima mancanza al pudore ed alla modestia; del servo di Dio don Dolindo Ruotolo (morto nel 1971) e di don Giuseppe Tomaselli, sacerdote salesiano ed esorcista, morto in chiaro concetto di santità nel 1989 ed autore di una splendida collana di libretti ed opuscoli spirituali a carattere divulgativo che tanto bene ha fatto a molte anime. Leggiamo anzitutto alcuni fatti realmente accaduti aventi come protagonista san Pio. Una volta gli fu detto: “Padre, Lei sta esagerando con le donne… le manda via anche con la gonna fino alle ginocchia! Niente confessione per loro!” – “Fino alle ginocchia?” – rispose il Padre – “Vedrete, vedrete, si spoglieranno anche per la strada!”. Una volta le suore di Foggia gli condussero le giovanette del loro collegio, che avevano la gonna troppo corta. Le suore le fecero mettere in ginocchio perché il Padre non le vedesse. Padre Pio passò, non salutò nessuna di esse e nemmeno le suore, che rimasero molto male. Prima di uscire il Padre si voltò e disse: “Non vi vergognate? Andate a vestirvi”. Ad una donna che portava una maglia con le maniche corte (fino all’avambraccio…) disse: “Ti segherei le braccia… perché soffriresti di meno di quello che soffrirai in Purgatorio… le carni nude bruceranno”. Quando gli confessavano peccati di impurità, congedava i peccatori gridando loro: “Non lordatevi!”. Si rifiutava di confessare un uomo, che gli mandò a chiedere da un suo amico il perché. Il Padre rispose: “Digli che o si taglia le braccia, o si allunga le maniche della camicia”. Infine si può narrare il seguente episodio (sicuramente sconcertante per più di qualcuno). Una mattina un bambino di 11 anni si recò da Padre Pio dicendogli: “Padre, il mio papà vi ricorda quella grazia, non dimenticate!”. Rispose: “Chiama tuo padre, fammelo venire”. “Papà, ti vuole padre Pio!”. Il papà si avvicina e Padre Pio gli grida: “Maiale, non ti vergogni di far vestire tuo figlio in quel modo? Calzoncini corti, e se lo vedesse qualche ragazzina? Ricordati, noi pagheremo anche i peccati di pensiero fatti fare da altri. Maiale che sei!”. Padre Pio, tuttavia, era praticamente solo in questa battaglia, tant’è che un suo figlio spirituale scrisse: “La voce di protesta contro la moda si leva solo dalla bocca di padre Pio. A Roma tutti i sacerdoti chiudono gli occhi e passano avanti”. Al che il Padre rispondeva ironicamente: “Il pesce puzza dalla testa!…”. Anche il servo di Dio, don Dolindo Ruotolo, era molto chiaro in tema di dignità e santità del corpo umano e non esitava ad alzare la voce contro le mode invereconde. Nei suoi scritti si legge testualmente: “Donna, tu sei creatura di Dio, creatura nobilissima, anima unita al corpo per glorificare Dio e non lo zimbello o il trastullo di uomini corrotti. Che cosa avvilente per te concentrarti talmente nella cura del corpo da rendertene schiava e da farlo apparire quasi non più come opera di Dio, ma come opera tua. Ogni moda, ogni ornamento immodesto, tu li usi per mostrare la bellezza artificiale che riesci a imbastire col trucco; e così, invece di glorificare Dio, lo offendi con le tue colpe. Sei forse sulla terra per avvilirti così? Pensa che il giudizio di Dio è prossimo e che mentre al corpo si apre la tomba, all’anima deve aprirsi il cielo. ‘Quando pensate al vostro abbigliamento – scrisse Papa Pio XI – pensate anche, o donne, a come vi ridurrà la morte!’. Dopo il peccato originale lo sguardo dell’uomo sarebbe stato sconvolto dalla visione del corpo, per cui Dio ha voluto che il corpo fosse coperto. Tu dunque ti devi vestire per nascondere la carne, non per mostrarla, ti devi vestire per ricordarti che sei di Dio e che sei tempio dello Spirito Santo. Dio veste la sua creatura, Satana la spoglia, perché essendo spirito immondo prova gioia in tutto ciò che è degradante. Una donna immodesta è, per le strade, un trofeo che il diavolo sbandiera contro la Redenzione. Una donna scandalosa non obbedisce a Dio, al Papa e ai sacerdoti, ma solo a Satana ed ai vili manovratori della moda, pronta a portare d’estate la pelliccia e ad andare scollacciata e con la gonna corta anche d’inverno. Non dire, o povera creatura di Dio, che non puoi portare gonne sufficientemente lunghe perché ti danno fastidio: se a importele fosse la moda, non esiteresti a farlo. Ricorda che la moda immodesta ti rende praticamente la donna di tutti e gli sguardi avidi degli uomini ti degradano tutte le volte che si posano su di te con desideri impuri, così che tu diventi come una donna di strada, offrendoti, per tua colpa, allo sguardo torbido di uomini viziosi e torni a casa carica di colpe e di iniquità. Tu dici: ‘io soffro molto il caldo, ho bisogno di andare vestita leggera, ho bisogno del fresco!’. Con questo ragionamento, però, potresti ridurti come gli zulù dell’Africa e crederti giustificata. Ma sappi che quando ti vesti in modo immodesto rinnovi gli obbrobri che ridussero Gesù alla sua tremenda nudità piagata. Avrai il coraggio di rinnovargli nel tuo corpo l’obbrobrio e la sofferenza della nudità? Copri il tuo corpo, rivestiti di purezza e lenirai le piaghe di Gesù; donagli, in unione alle sue sofferenze, il sacrificio di sopportare un po’ di caldo e la penitenza di una rinuncia, fallo per amore e collabora con Lui alla salvezza delle anime, per le quali ha versato il suo Sangue cercando almeno di non scandalizzarle”. Don Giuseppe Tomaselli, infine, nello splendido opuscoletto “Moda femminile” scrive: “[Io, Gesù] trattai con dolcezza la donna samaritana e toccai il cuore a Maria Maddalena. Ma un giorno pronunziai queste parole di fuoco: ‘Guai a chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali!’ (Mt 18,6-7). Chi pronunzia queste parole è un Dio. il Giudice Supremo dell’umanità che dovrà pronunziare la sentenza per ogni anima: Paradiso o Inferno. O donna che segui la moda, ricorda che tutti gli sguardi dati a te con malizia, in casa o fuori, sono peccati che si commettono imputabili più di tutti a te, che ne sei la causa volontaria. Un giorno, quando la morte ti strapperà al mondo e mi comparirai dinanzi per essere giudicata, vedrai le colpe commesse dagli uomini a vederti in abito indecente, e tu stessa ne resterai inorridita! Quale scusa presenterai a me? Guai a te, o donna, per il tuoi scandali. Inutilmente i miei Sacerdoti alzano la voce ed espongono i sacri avvisi nel Tempio. Quando vai in Chiesa, sapendo che il sacerdote non ti darebbe la Sacra Particola a vederti a braccia nude e troppo scollata, per l’istante della Comunione ti copri alla meglio e Mi ricevi. Uscita di Chiesa, eccoti in giro vestita immodestamente: il tuo corpo che in Chiesa si è comunicato, diventa lungo le vie, nei ritrovi, nella spiaggia e in casa, strumento di Satana e incentivo al male […]. Padri e madri di famiglia, ascoltate! Guai se permettete ai vostri figli di dare scandalo! La responsabilità maggiore della moda indecente pesa sopra di voi, o genitori, o perché ne date il triste esempio, o perché siete troppo deboli nell’educazione delle figliole. Padri e madri di famiglia, di questi peccati vi chiederò stretto conto: la cattiva condotta delle vostre figlie deve pesare sulla vostra coscienza, se non avrete fatto il possibile per impedire a loro la cattiva moda […]. Uno dei luoghi preferiti da Satana è la spiaggia nel periodo estivo. L’abito indecente nella spiaggia è la rovina morale di molte anime. Ma ciò che mi addolora di più è vedere in spiaggia in libero costume delle donne che in casa sogliono pregare e si accostano pure alla Mensa eucaristica. Costoro credono, nella loro cecità, che l’abito indecente sia lecito per il fatto che molte persone lo adoperano: ma il male è sempre male. Satana gode a vedere alla spiaggia le sue serve e già conta di averle con sé nell’Inferno. Io, Creatore, ho dato una Legge Morale che nessuno sulla terra è autorizzato a calpestare. Io chiederò conto ai registi, alle artiste e a coloro che assistono alle loro scene invereconde. Mi rivolgo a voi, anime a me care. Vestite sempre con modestia. Vedendo per via donne mal vestite, pregate per loro, recitate un’Ave, affinché mia madre interceda per loro. Beato chi ascolta la mia parola e la mette in pratica!”. 4. Non è tempo di vergognarsi del Vangelo…
Alcuni gruppi di cattolici del Canada hanno lanciato una vera e propria “crociata per la modestia”, suggerendo alle donne di vestire sempre in maniera “femminile”, con gonne almeno un palmo al di sotto del ginocchio, maniche fino al gomito, niente scollature, niente trasparenze o aderenze che mettano in risalto le forme femminili e capo velato in Chiesa, rinunciando alle tenute maschili (cioè bandendo l’uso dei pantaloni) per amore dell’Immacolata, amante della modestia e della sana e santa femminilità. Inoltre prendono l’impegno di educare, con l’esempio e la parola, i figli, fin da piccoli, ad imparare il pudore e la modestia, vestendoli in maniera conveniente fin dalla tenera età. Se molte figlie di Dio seguissero queste indicazioni, che costituivano prassi indiscussa nella Chiesa primitiva, ben presto la nostra Europa tornerebbe ad essere la casa e la culla della santa Fede cattolica ed il mondo tornerebbe a respirare il dolce profumo della modestia, della castità e della purezza. Alcuni anni fa, il compianto esorcista Don Vincenzo Cuomo affermò con grande coraggio in alcuni suoi scritti in modo profetico questi profondi insegnamenti morali. “Dando uno sguardo alla stagione estiva ormai passata, bisogna riconoscere, purtroppo, che nulla è migliorato per quanto riguarda la moda femminile che diventa sempre più indecente. Il nudismo, ormai, ha varcato anche le porte delle nostre chiese! Vi è un argomento diventato tabù: la moda femminile. Chi ne parla? Va tutto bene? E se qualcosa non va bene, chi deve illuminare, correggere, ammonire? Il nudismo, ahimè, si fa sempre più sfacciato e invadente, alimentato dagli spettacoli, dai giornali, dai manifesti stradali… […] Ai nostri giorni si assiste alla globalizzazione dell’immodestia, perché si è radicata nella massa la convinzione che se la donna non è provocante, non è donna. Si è cominciato, allora, con l’accorciare le maniche, poi le maniche sono scomparse… Si è denudata sempre più la parte superiore del corpo. Contemporaneamente si è passati alla minigonna, che diventa sempre più… mini! E perché non denudare anche la pancia e l’ombelico? E poi pantaloncini corti e ultra corti e fortemente aderenti. L’audacia, ormai non conosce più limiti nemmeno quello del luogo sacro: chiese e santuari. […] E che dire quando in alcune chiese vanno al leggìo o fanno da ministri straordinari della comunione donne con abbigliamento non certo esemplare? Può darsi che queste note facciano sorridere qualcuno, perché si dice “i tempi sono cambiati e la cosa non fa più impressione!”. Quest’affermazione è tanto falsa quanto stolta. Allora non esiste più la concupiscenza degli occhi e della carne? E non conta più niente quanto è scritto nelle lettere degli Apostoli circa l’abbigliamento delle donne? La realtà è che i peccati impuri non si ritengono più peccato. Le cose non avvengono per caso. Vi è tutta una strategia di malizia diabolica mirata alla scristianizzazione delle masse; ciò avviene non più col fucile e le prigioni, ma demolendo i principi cristiani. […] Davanti a questo rullo compressore che non conosce ostacoli, si alzi una voce autorevole e forte! A Fatima la Madonna, per mezzo di Giacinta, preannunziò l’avvento di una moda invereconda, causa della perdita di tante anime. Voglia la Vergine purissima ottenere, con la sua potente intercessione, il ritorno ad una vita pura e casta almeno tra le donne cristiane”. Ridate la femminilità alle ragazze, ridategli la timidezza e portatevi via quell’odiosa sfacciataggine. Ridate la femminilità alle ragazze, insieme alle belle parole e ai bei comportamenti. Ridategli l’educazione e la delicatezza. Coprite le loro parti scoperte, ridando loro la dignità e la purezza di un viso arrossato, non da un chilo di trucco, ma dall’imbarazzo che provano in un preciso istante. Ridategli quell’eleganza persa ormai chissà dove, ridategli quella dolcezza che le distingueva dagli uomini. Riportate le ragazze con i bei capelli che cascano sulle spalle, con il ciuffo fastidioso che scivola davanti la faccia, poco truccata e non sporcata da pennelli e colori strani sbattuti sugli occhi solo per far scena. Quelle belle ragazze fatte di carne con i bei fianchi, belle da vedere e da toccare, e non quegli ammassi di ossa che usano intimo imbottito per vantare qualche curva, ormai sinonimo di trasgressione e volgarità. Ridategli quello che le rendeva diverse l’una dall’altra. Ridate al mondo le ragazze, e portatevi via quelle bambine che fanno finta di essere signore. (L. Ronconi)