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ALIFE e BOJANO. Nel Sannio tra biblioteche quasi sempre chiuse.

(Giuseppe Pace, Socio Onorario „Circolo Ragno” di Bojano). Nelle biblioteche civiche c’è la memoria collettiva mediante gli scrittori locali soprattutto. In tali biblioteche nel recente passato, laddove esistevano, il bibliotecario era un impiegato poco scolarizzato, ma amico del potente di turno. Oggi, invece, si diviene bibliotecario per concorso? Lo si spera, viceversa, diventa una biblioteca funzionale a parte della comunità che non critica. Premesso che l’appartenenza è un indice di libertà, sostengono alcuni filoni cattolici moderni. Mentre il territorialismo è biologico, l’appartenenza territoriale può significare corresponsabilità. Attualmente sentirsi Veneti più che italiani, Sanniti più che campani, ecc. è una ricerca di radici d’appartenenza territoriale. L’uomo più si addentra nel fenomeno coinvolgente della globalizzazione più si sente spaesato e va a ricercare il paradiso perduto che non è mai esistito, in realtà. L’uomo appartiene ad una specie con un areale planetario ed universale e un habitat variabile anche se molti lo confondono con le radici proprie. A Letino la tradizione popolare semplicistica afferma”ogni uccello tira al suo nido”. Il ritorno al nido è dell’uccello giovane, poi vola via e se ne costruisce un altro su cui fare uova e figli. L’imprinting o prima impronta riguarda non l’adulto, ma i piccoli di qualunque specie biologica, a parte i vegetali che hanno radici, richiamate dalla canzone, interpretata dal triste Sergio Endrigo: „Vorrei essere un albero che sa dove nasce e dove morirà”. Il voler tornare bambini è una caratteristica più marcata nell’uomo che non si sviluppa socialmente ma solo fisicamente. Egli resta con un io grande, tipico dei piccoli. Nelle società semplici, preindustriali e postindustriali l’individuo conviveva con linguaggi, stili e comportamenti diversificati e con modelli imposti dal pensiero dominante degli anziani del piccolo villaggio. Spesso sono i maschi che avvertono meno il bisogno di evolvere perchè più legati al bambino che gioca e non assume ancora le responsabilità individuali e di società organizzata ed emancipata. In tutte le società regionalizzate, restando in Italia, con alta percentuale di nativi (Sicilia, Calabria, Basilicata, Sardegna, Puglia, ecc.) la tradizione non lascia facilmente spazio all’innovazione. Viceversa, per località con ampia presenza di indigeni non nativi, in Lombardia, Liguria, Piemonte, Emilia, Trentino e parti del Veneto. Nella globalizzazione e autodeterminazione, la posizione della Chiesa è antica ed attuale: „siamo tutti di passaggio e sotto una tenda”. Ma intanto la civiltà europea dopo quasi 2000 anni dalla fine del primo Stato globalizzato, Roma caput mundi, rasenta un ritorno ai nazionalismi, ai particolarismi e spesso alla tribalità. Una logica conseguenza della partitocrazia popolarizzata alla Masaniello con capi ignoranti o poco scolarizzati. L’Italia poi sembra sempre un campione del negativo che si fa strada. Altro che Repubblica di Platone. Il fiorire di nazionalismi è sotto gli occhi di tutti, ma molti preferiscono bendarli con il prosiutto poco trasparente. La Catalogna vuole l’indipendenza dalla Spagna, la Scozia vuole tornare indipendente dal Regno Unito di Gran Bretagna, il popolo Veneto vuole ripristinare sul suo territorio la sua gloriosa millenaria Repubblica Serenissima indipendente dall’Italia. Resiste al pensiero leghista il ceto medio delle città principali, ma con notevole difficoltà. La società veneta, arricchitasi improvvisamente, fa del povero con la maserati un Masaniello del nordest. Egli ha un linguaggio da capo popolo che parla alla pancia già sazia degli ex contadini che votavano, con i preti, i Dorotei della Democrazia Cristiana. Nel loro linguaggio c’è il costante sottolineare che si è primi della classe in sanità, in produttività, ecc. senza mai dire che già prima di loro tali presunti primati erano stati raggiunti con altri governanti. Nel XXI secolo in Europa e in tutto il mondo proliferano istanze indipendentiste per l’esercizio del diritto di autodeterminazione, proprio mentre il fenomeno storico della Globalizzazione va affermandosi in modo irreversibile. Sono conciliabili Globalizzazione e Autodeterminazione dei popoli? Nel 1995, all’indomani della dissoluzione dell’URSS e della Jugoslavia, le cui macerie erano ancora fumanti, il papa san Giovanni Paolo II tenne un memorabile discorso dai toni profetici all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel quale chiarì la posizione della Chiesa sulla base dei principi della sua Dottrina Sociale. Per il Papa (autorità a cui fanno capo non meno di 1000 residenti dello Stato del Vaticano a Roma, San Pietro) è più facile prendere posizione in difesa degli ultimi o poveri poiché i semplici con l’io grande sono delle società primitive o meno economicamente avanzate attuali. Il Papa parla a 1,3 miliardi di cattolici planetari, tramite 450mila preti e oltre 5mila vescovi. Ai poveri va anche l’attenzione del pensiero filosofico marxista che ha fatto presa in America Latina e in Europa ad iniziare dall’ottobre del 1917 con Lenin, che però diffidava dei contadini, ritenuti monarchici per osservanza delle tradizioni. Nella chiesa dei secoli passati i capi erano nobili, come anche nelle società laiche, ora, invece, sono poveri tra i ricchi. In Molise l’alta emigrazione dei figli e nipoti del dopoguerra ultimo ha lasciato i 136 municipi molti vecchi e pochi bambini con scarsa presenza di ceto medio non contadino. Non fa testo con altre realtà regionali se non per essere tutto territorio dell’ex Regione storica del Sannio con la capitale federata Bovianum Vetus, Bojano (CB). Rifarsi al nuovo Sannio e non alla Campania per molti del beneventano ed alto casertano è una necessità comparativa e di distanza dalle catene truffaldine che appaiono proliferarsi in Campania con tanti infatuati della prepotente cultura camorristica, che permea, in particolare, nel sistema degli appalti pubblici condizionando non poco. Pertanto sentirsi Sanniti più che campani altro non è che un orgoglio d’appartenenza territoriale, che nonostante tutto, non cede al miraggio dei soldi facili e alla non onestà di fondo. “Gente che alla parola mischia il sorriso, questo è da sempre il Molise” scriveva il pascoliano cultore di Vinchiaturo (CB), Emilio Spensieri, autore di saggi molisani e di poesie tra cui una dedicata al Matese, poi cantata dal gruppo folc di Bojano diretto dal colto prof. C. Silvaroli ed oggi ereditato, culturalmente, da una delle figlie con mamma di Roccamandolfi (IS). A Caiazzo (CE) una colta minoranza, con la forza della Legge, della Democrazia del 2019 d.C., costringe il Sindaco, geometra, a dimettersi per “prepotenze” dovute al ruolo di capo in una Campania, non più felix, purtroppo. A Piedimonte Matese (CE) l’operazione dei Magistrati “Assopigliatutto” condusse al dovere, non solo ai diritti, non pochi governanti da decenni nei punti nodali della res pubblica locale. Purtroppo l’eccesso di garantismo giuridico in Italia può condurre i meno ricchi a sopperire senza che al popolo arrivi il segnale chiaro e forte che chi ruba va in galera e ci resta, parafrasando il molisano nazionale On. A. Di Pietro. Se tornano a rubare significa che il cittadino resta indifferente alla politica e nel Mezzogiorno è più alta. Al Circolo Ragno di Bojano noto una notevole appartenenza territoriale dei soci, che però sono non solo bojanesi doc con dirigenti non nativi. Mentre a Bojano la biblioteca pare che sia sottodimensionata e gestita ad Alife, da poco tempo, è tornata a funzionare alla grande e d’ora in poi rimarrà sempre aperta al pubblico dal lunedì al sabato. È da lunedì 3 c.m., difatti, che i locali di via Roma 105 sono nuovamente a disposizione della popolazione alifana e fruibili da parte di studenti, studiosi, cultori di storia e letteratura locale ed anche di grosse opere di respiro internazionale custodite all’interno dell’ex casa comunale. L’amministrazione comunale retta dalla Sindaco è riuscita a riaprire al pubblico ed in maniera la biblioteca comunale, di cui sarebbe opportuno nominare volontari gestionali frequentanti le scuole cittadine e dell’intero vasto territorio locale. Da un media casertano leggiamo che il centro di lettura rimarrà aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12,30 e dalle ore 15,30 alle ore 18,30, ed anche il sabato dalle ore 10 alle ore 12,30, con i giovani volontari della Pro Loco che vigileranno e guideranno i visitatori nella consultazione dei tantissimi testi presenti all’interno degli scaffali. Onore al merito dunque del nuovo Sindaco e grazie alle quota rosa legali. “La riapertura della Biblioteca Comunale è stata fortemente voluta dalla nostra amministrazione comunale sin dal primo giorno di insediamento avvenuto esattamente un anno fa, ed oggi siamo particolarmente soddisfatti di aver restituito soprattutto alle giovani generazioni e ai cultori della materia, dopo anni di abbandono e di disattenzione, un sito così importante per la crescita culturale e sociale della nostra comunità. Basti pensare che all’interno del nostro centro, sono presenti testi e spartiti musicali di Alessandro Vessella, musicista alifano tra i più grandi a livello mondiale. Un sentito ringraziamento va alla Pro Loco Alifana e… per la proficua sinergia istituzionale creatasi e consolidatasi in questi mesi e che sarà preziosa per mantenere viva e far crescere ulteriormente la nostra biblioteca comunale”, dichiarano la Sindaco ed il consigliere delegato Zazzarino che forse è stato anche alunno dello scrivente tanti anni fa a Piedimonte Matese e già da allora mostrava doti imprenditoriali e creative. I piccoli centri del Sannio come Letino, Ciorlano, Guardiaregia, Pietraroja, ecc. restano da valorizzare con le chiuse o mai aperte biblioteche. Bojano ed Alife in particolare sono città centrali dell’antico Sannio ed ancora oggi conservano vestigia del passato da meglio valorizzare.