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Cresce la produzione vitivinicola tedesca nel Baden-Württemberg

(Giuseppe Pace, Naturalista) Il castello di Heidelberg con la grande botte di vino e la città di Ulm, patria di Albert Einstein Tre anni fa ho visitato in lungo e in largo la Foresta Nera, la meravigliosa città di Baden-Baden con le terme romane di Caracalla, la cittadina di Weil der Stadt con il museo del nativo Giovanni Keplero e i dintorni di Tettingen (dove abita la famiglia di mio genero tedesco) e Friedrichafen, (dove abita mio fratello da 40 anni). Un approfondimento della buona produzione vitivinicola locale può essere utile al lettore. La viticoltura tedesca cresce bene anche se risente ancora di una qualche carenza legislativa. Nel mio libro online “La Germania tra Cultura e Natura” leolibri.it, ho già descritto un po’ la natura e la cultura anche enogastronomica tedesca. Mi gratifica approfondirla adesso per la produzione vitivinicola. Una visita al castello di Heildelberg permette di ammirare una grande botte di vino, che rappresenta la storica produzione vitivinicola del Baden-Württemberg, che è una delle 16 Regioni o Land della Germania. Ha una superficie di 35.751km², un’altitudine media di 327 metri e 10,8 milioni di abitanti. Posto nel versante sud-occidentale della Germania, ad est dell’alto Reno, è il terzo Land tedesco, sia per estensione sia per popolazione con capoluogo Stoccarda, città ricca di vigneti e di ristoranti connessi. Le principali città, oltre Stuttgart, del Land sono: Friburgo, Mannheim, Karlsruhe, Heidelberg, Heilbronn, Tubinga, Pforzheim, Reutlingen e Ulm, città dove nacque Albert Einstein. Il fiume Reno forma il confine occidentale e gran parte di quello meridionale. Ad est del Reno c’è la Foresta Nera (Schwarzwald), la principale catena montuosa del Land. A sud il Baden-Württemberg condivide con la Svizzera i piedi delle Alpi e il Lago di Costanza (Bodensee) con la bella città di Friedrichshafen con aeroporto museo e dirigibili Zeppelin per turisti esigenti. La sorgente del Danubio si trova in questo stato. Il Giura Svevo, Schwäbische Alb in tedesco, si estende dal lago di Costanza occidentale attraverso il Baden-Württemberg fino al Nördlinger Ries lungo una fascia di territorio lunga circa 220 km e larga 50 km. Venendo da nord il Giura, emerso milioni di anni fa dal mare Giurassico, appare all’orizzonte come una parete solcata da fenditure, mentre a sud le sue colline si fondono nel paesaggio prealpino. In epoca romana la regione, chiamata Agri Decumates, faceva parte della provincia Germania superior. Il Land attuale combina gli stati storici di Baden-Württemberg. Dopo l’ultima guerra mondiale le forze alleate stabilirono tre stati: Baden-Württemberg (USA), Württemberg-Hohenzollern (Francia) e Baden (Francia) – nel 1952 questi territori vennero accorpati per formare il Baden-Württemberg dopo un referendum. Il Baden-Württemberg ha una economia ricca e moderna, la terza in Germania per contributo al Pil, e il suo reddito pro capite supera del 29% la media europea. Cuore dell’industria tedesca, vanta avanzate aziende meccaniche: automobili (è la patria di Daimler e Porsche), macchine utensili, elettrodomestici, orologi; industrie dell’occhialeria e dei giocattoli, la metallurgia e più di recente l’elettronica. L’agricoltura è anche al servizio dell’industria tessile ed alimentare, che oggi è però di modeste dimensioni. Inoltre il Baden è una regione a buon sviluppo turistico e commerciale. Il Land e lo Stato federale sovvenzionano anche la ricerca e lo sviluppo. Nel 2001 il Baden-Württemberg contava oltre un quinto dei 100.000 ricercatori tedeschi, soprattutto a Stoccarda. I siti di produzione vitivinicola del Baden sono sparsi su un’area molto vasta: la maggior parte si trova a est della “linea” Palatinato-Alsazia-Reno, tra Mannheim e il confine svizzero, pochi altri sono situati sulla riva nord del Lago di Costanza, dove beneficiano di un microclima particolare, mentre una piccola enclave è schiacciata tra i vigneti del Württemberg e della Franconia. Circa un terzo degli impianti sono concentrati nei Bereiche Keiserstuhl; i migliori ricoprono il versante sud dell’omonimo vulcano estinto, dove il terreno conferisce al vino una particolare mineralità. Il Baden è anche la zona più a sud e di conseguenza la più calda; solo qui le varietà a bacca rossa superano quelle a bacca bianca. La regione è particolarmente conosciuta per i suoi Spätburgunder, dal colore e dall’aroma intenso, sempre più spesso affinati in legno e ricercati sui mercati internazionali. Ma tutta la famiglia dei Pinot è ampiamente coltivata. Una particolarità: il Badisch Rotgold, un blend di Pinot Nero e Pinot Grigio. Oltre allo splendido panorama e alle tante città di interesse artistico, nel castello di Heidelberg è possibile ammirare l’ultima rimasta delle quattro botti più grandi della storia dell’enologia tedesca: data del 1751 e ha una capacità di 221.726 litri. La classificazione dei vini è basata principalmente sul livello del contenuto zuccherino, ma nonostante l’altissimo livello raggiunto da alcune tipologie di vino, la Germania ha qualche difficoltà nell’esportazione, data probabilmente dal fatto che quasi tutte le aziende producono troppe tipologie di vino (Kabinett, Spätlese e Auslese, per esempio, possono essere secchi, demi-sec o dolci) poco regolate da un punto di vista legislativo; le denominazioni di origine possono indicare un singolo vigneto, un comune o un’intera regione, cosa che potrebbe generare qualche confusione nel consumatore. Resta comunque sorprendente l’eredità romana della cultura della vite e del vino in Germania odierna. Ma non è solo la vite che Roma ha lasciato in eredita ai Germani poiché nell’attrazione dei tedeschi verso l’Italia-in tempo di pace almeno- affonda le radici nella storia comune per oltre un millennio romano e per oltre 15 secoli di storia civile e religiosa sia pure con lo strappo luterano, che ancora oggi è presente in metà degli 82 milioni dei tedeschi. Il popolo tedesco comunque resta ancora oggi meglio organizzato e governato e Roma imperiale ricorreva ai Germani per ritrovare le virtù che l’opulenza della nobiltà perdeva. Questo ed altri aspetti dei tedeschi sono stati ampiamente descritti nel saggio, scritto con mio figlio Luigi, che ha curato, in modo speciale, la cultura sportiva dei tedeschi: ”La Germania tra Cultura e Natura. Ecologia Umana del Baden W.”, lelibri.it. Al saggio si rimanda il lettore per approfondimenti. Anche quest’anno Vinitaly è preceduto dall’evento internazionale OperWine, che sabato 14 aprile fa da ouverture alla rassegna nel palazzo della Gran Guardia, presentando 107 aziende di tutte le regioni italiane, selezionate dalla rivista americana Wine Spectator. Vinitaly si presenta come un unicum espositivo a livello internazionale grazie alla compresenza di Sol&Agrifood, salone internazionale dell’agroalimentare di qualità, rassegna interattiva che attraverso cooking show, momenti educational e degustazioni valorizza in chiave business le peculiarità dell’agroalimentare e l’olio extravergine d’oliva in particolare, e di Enolitech, appuntamento internazionale con la tecnologia innovativa applicata alla filiera del vino e dell’olio. La Germania di vino italiano, tra gennaio e ottobre 2017, ha importato 802 milioni di euro di vino italiano (+2,6% rispetto ai 782 dello stesso periodo del 2016) per un totale di 470,3 milioni di litri di vino, a un prezzo medio corrispondente di 1,7 euro per litro. Nei 12 mesi del 2016 aveva importato vino per un totale di 2,4 miliardi di euro. I consumi viaggiano su una media di 20,5 litri di vino pro-capite. Il quadro offerto oggi dalla Germania è variegato e in netta evoluzione, di pari passo con una ristorazione italiana che, finalmente, inizia a liberarsi di luoghi comuni e stereotipi. Nonostante i consumatori di vino tedeschi siano meno attenti all’importanza del brand rispetto a quelli di altri mercati maturi, come Stati Uniti o Uk, stanno crescendo l’interessamento verso il prodotto vinicolo, così come la spesa media per una bottiglia nel lungo periodo, secondo una recente analisi di Wine Intelligence. Quasi due terzi dei consumatori abituali tedeschi, oggi, afferma che la scelta del vino è una decisione importante, mentre circa metà è favorevole a provare nuovi stili e nuove tipologie di prodotto. È evidente come ci sia ancora tanta strada da percorrere, ma la crescita dei nostri vini e dei prodotti Made in Italy non può che essere legata a un nuovo tipo di proposta. Aumentato del 25% il numero degli espositori esteri presenti all’interno del padiglione International Wine Hall; sold out degli spazi in quartiere già a dicembre 2017; incoming di delegazioni commerciali selezionate da 58 Paesi; una media di operatori professionali provenienti ogni anno da 140 nazioni (nel 2017, 128 mila presenze totali di cui 48 mila dall’estero, di cui 30.200 buyer accreditati da 142 Paesi); una crescita costante dell’offerta “green” con le aree ViVIT, VinitalyBio e Fivi; una innovativa directory online con 4.319 espositori da 33 Paesi e 13.000 vini iscritti ad oggi che, attraverso un portale informativo in italiano, inglese e cinese, consente un matching b2b tutto l’anno, progettato lungo la linea del nuovo sviluppo di servizi digitali previsto dal pianto industriale.