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A Campobasso Heart failure & Co. xviii a day with the experts in programma il 19 maggio

(Caserta24ore) Giuseppe Pace (Esperto Int.le di Ecologia Umana e Socio on. del Club Ragno di Bojano). La Campania è la mia regione d’origine e vorrei che fosse più ricca di ambiente sociale e sanitario, di quando l’ho lasciata-circa 40 anni fa, ma non è così, purtroppo. Alcuni Soci dell’Associazione socio culturale “Ragno” di Bojano sono in attesa o anche in convalescenza d’assistenza sanitaria ricevuta bene soprattutto negli ospedali campobassani. Anche Giuseppe Buddace è in attesa di un’operazione che lo preoccupa, mi dice Goffredo Del Pinto mentre mi conduce nei vicini paesetti di Guardiaregia (a vedere la “pietra dei briganti”) e a Spinete ad ammirare il monumento ai caduti abbellito dalla statua di Mario Cavaliere, nostro amico morto 22 anni fa. A Spinete c’è una buona tradizione medica, che il Dr in Medicina, Antonio Cipollone, nativo di Gallo Matese (CE) ha onorato, da Medico condotto, con perizia quarantennale e tutti lo ricordano benefattore. A tale Medico e specialista in Medicina del Lavoro, ho tentato di fare dedicare una via, una piazza o una scuola sia a Spinte che a Gallo Matese, ma gli ostacoli del”mi faccio i fatti miei” Sindaci compresi, è insormontabile. Dunque anche in Molise non si scherza con la tradizione di disinteresse verso la res pubblica. Il privato è predominante sul pubblico, tipico delle società contadine del passato! Da più parti comunque si riconosce al piccolo Molise un ambiente sociale con un sistema sanitario migliore di quello dei vicini ambienti sociali pugliesi e ancora di più campani, dove ammalarsi è facile, ma curarsi è difficile più di altrove. Eppure molti degli specialisti negli ospedali molisani, suppongo, provengono dalla Puglia e dalla Campania. Ecco allora che non è il singolo medico che è più o meno bravo, ma il sistema sociale generale che agisce bene e quello campano agisce male. Di questi giorni è l’ennesimo incontro d’approfondimento sanitario sullo”Scompenso cardiaco, alla Cattolica di Campobasso i migliori esperti al mondo”. Anni fa mio cugino Giuseppe Pitocco di Letino (paesetto campano ai confini con Roccamandolfi) fu operato al sistema circolatorio e l’operazione come le cure preventive e successive sono risultate eccellenti, a suo dire. Giuseppe, rientrato dall’Argentina dov’era emigrato con lo zio da piccolo, gestisce a Letino un agriturismo ”Colle Margherita” da decenni, dove promuove, con la moglie e figlia ottime cuoche, anche la Sagra delle Lumache, e conosce meglio di altri gli ospedali buoni da quelli meno buoni per curarsi. La Cattolica di Campobasso come la Neuromed di Pozzili (IS) sono due eccellenze sanitarie molisane. Anche gli ospedali diversi assicurano un livello di qualità di prevenzione e cura della salute di certo migliore degli ospedali campani. Come mai una Regione come la Campania, abitata da quasi 6 milioni di persone, e così ricca di terreni fertili, di storia, di arte, di religiosità, cc. non ha un ambiente sanitario degno dell’Italia del 2018 d.C., mentre ha una fuga dei suoi malati, anche non gravi, verso ospedali del settentrione e del vicino Molise? E’ solo colpa della endemica camorra? Non credo. Si è generata una classe di Amministratori politicizzati che compete verso il basso della qualità. Manca anche un efficiente e irreprensibile sistema di controllo pubblico. Il cittadino campano gareggia con quello siciliano e calabrese, senza escludere il pugliese, per l’omertà e si fa i”cosiddetti fatti suoi”. Egli però non sa che proprio il disinteresse verso la res pubblica genera malavita organizzata e Stato criminogeno (parafrasando il titolo di un noto saggio di G.Tremonti). L’Alto territorio casertano da decenni soffre di scarsa assistenza sanitaria nonostante non manchino i fondi pubblici come alcuni milioni di euro stanziati ultimamente per l’Ospedale Civile di Piedimonte Matese, mentre quello privato vanta crediti di analisi pari a milioni di euro dall’Usl casertana tramite legali. Povera Campania Felix del passato! Ma torniamo all’eccellenza della Cattolica di Campobasso. Il recente incontro pubblico, riportato dal media “PrimoPiano Molise” ha approfondito che lo scompenso cardiaco è una condizione invalidante e potenzialmente fatale. Nel mondo sono circa 23 milioni gli affetti da questa patologia. Ogni anno vengono registrati due milioni di nuovi casi. In Italia, secondo il rapporto dell’osservatorio“Arno”, ne soffrono oltre un milione di persone. Si tratta della prima causa di ospedalizzazione tra gli over 65. Un paziente su 10 non sopravvive al primo ricovero, 3 su 10 muoiono entro un anno. Il 56,6% è costretto a tornare in ospedale prima di un anno dalla precedente ospedalizzazione. Con lo scompenso cardiaco il cuore non riesce a pompare sangue nella quantità adeguata a soddisfare le richieste dell’organismo. Ciò accade di solito perché il muscolo del cuore, responsabile dell’azione di pompaggio, si indebolisce nel tempo o diventa troppo rigido perdendo la sua forza contrattile. Questo provoca un accumulo di liquidi nel polmoni e nei tessuti, con il conseguente danneggiamento dei principali organi. Oggi la metà dei pazienti con scompenso cardiaco muore entro 5 anni dalla diagnosi. Come emerso dal recente rapporto Osservasalute2017, la prevalenza di scompenso cardiaco aumenta notevolmente all’aumentare dell’età, raggiungendo il 14,6% tra i soggetti di 90 anni ed oltre. Esistono differenze geografiche delle stime di prevalenza con i valori più elevati in diverse regioni del Nord. In Molise ne soffre circa l’8,7% della popolazione. Nell’ultimo decennio si è andato affermando un approccio integrato e multidisciplinare per il trattamento dei pazienti con scompenso cardiaco. L’argomento verrà affrontato nel corso del convegno Heart failure & Co. xviii a day with the experts in programma il 19 maggio 2018 alla Fondazione “Giovanni Paolo II”. Introdurranno i lavori il presidente della Fondazione “Giovanni Paolo II”, M. Guizzardi, e il direttore generale, M. Zappia.

Parteciperanno i maggiori esperti del settore, solo per citare qualche nome: tornerà in Molise il professor O. Alfieri, il cardiochirurgo di fiducia dell’ex presidente del Consiglio S. Berlusconi. Sarà presente anche il professor F. Musumeci, il cardiochirurgo che qualche settimana fa ha operato il Presidente emerito della Repubblica G. Napolitano. L’illustre accademico nella sua relazione parlerà anche della gestione dei pazienti anziani, proprio come il Presidente Napolitano, che alla sua veneranda età è stato sottoposto a un intervento per aneurisma dissecante dell’aorta risolto con successo. È prevista anche la partecipazione del professor F. Crea, direttore del Dipartimento di “Scienze cardiovascolari e toraciche” del Policlinico Gemelli di Roma, del professor M. Massetti, direttore dell’area Cardiovascolare del Gemelli e del professor E. Gronda, coordinatore della Rete del ministero della Salute sull’insufficienza cardiaca degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. «Il meeting annuale che organizziamo a Campobasso è diventato ormai un appuntamento importante per tutta la comunità scientifica internazionale – commenta E. Caradonna responsabile dell’Unità di ricerca e co-promotore dell’evento -. Ringrazio gli illustri colleghi che ci onorano della loro amicizia e collaborazione. Lavoriamo insieme anche nell’ambito della ricerca: stiamo conducendo studi scientifici con risultati molto incoraggianti». La cardiochirurgia ha fatto grandi progressi. Sono state sviluppate tecniche chirurgiche nuove che consentono di individualizzare il tipo di intervento per ogni singola patologia. «Oggi tecniche chirurgiche e anestesiologiche hanno reso teoricamente affrontabile la maggior parte degli interventi cardiochirurgici anche in pazienti molto anziani – spiega C. M. De Filippo – direttore del Dipartimento Malattie cardiovascolari della Fondazione -. Collaboriamo stabilmente con i più importanti Istituti di cardiochirurgia di profilo internazionale anche nella pratica clinica quotidiana». Nel Piano nazionale esiti (Pne) di Agenas 2017, la Fondazione “Giovanni Paolo II” è al secondo posto italiano per minore mortalità a 30 giorni nelle operazioni di bypass aortocoronarico e valvuloplastica, due dei più comuni interventi di Cardiochirurgia. Il Pne attraverso una serie di indicatori di volume, esito/processo e ospedalizzazione, è il più autorevole strumento operativo a disposizione delle regioni, delle aziende e degli operatori per il miglioramento delle performance e per l’analisi dei profili critici. Attraverso questa analisi il cittadino ha a disposizione dei dati assolutamente oggettivi, forniti del ministero della Salute, per valutare le performance di una realtà ospedaliera. È uno dei più autorevoli “indicatori d’eccellenza” della sanità italiana, che non si presta ad interpretazioni. Il Molise ha, come detto, una buona tradizione medica come V. Tiberio di Sepino che fu tra i pionieri della scoperta degli antibiotici. La sanità molisana non è molto indietro rispetto al centro nord, mentre dalla punta di Miletto i turisti sotto la locale croce, pregano per le operazioni programmate dei loro congiunti campani, che ha avuto in Giuseppe Moscati. Beatificato da poco, il massimo di professionalità medica e di fede in Campania.