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L’Homo sapiens del 1700 con Goldoni nelle Baruffe Chioggiotte

(Giuseppe Pace). Padova. L’evoluzione della specie Homo sapiens si riflette anche nelle rappresentazioni teatrali come Le Baruffe Chioggiotte o Chiozzotte di Carlo Goldoni del 1700. Ho rivisto, il 17 marzo 2018, la bella e ben rappresentata commedia goldoniana anzidetta, al “Teatro Santini” di Noventa Padovana (PD) nell’ambito del progetto Teatro dei curiosi, promosso dall’Assessorato comunale alla Cultura, che il 24 c.m. metterà in scena Uomini con la valigia di Andrea Masiero. Lo spettacolo teatrale del 17 c.m. era della Compagnia La Loggia di Padova alla quale va la mia particolare ammirazione e un sentito grazie degli stimoli culturali erogatimi. I teatranti erano bravissimi e la coralità popolare finalizzata al bene familiare, voluta dalla cultura vasta di Goldoni, è stata eccellentemente rappresentata da giovani donne (mogli, cognate, fidanzate e promesse spose di pescatori) e uomini di Chioggia che annusavano anche il tabacco di Sinigaglia, meno di qualità di quello di Venezia del XVIII secolo. Una comunità di poveri pescatori, due matrimoni combinati e uno da fare, la giustizia: a Chioggia di 40 mila “ciosotti” scoppiavano le Baruffe a azzuffate. Le baruffa causata da passioni sentimentali popolane e popolari con l’ingrediente delle gelosie, delle cattiverie, del civettare delle donne, che fanno ”danno, malanno e demonio”, sfuma nel romantico lieto fine della commedia, momento che segue il trambusto del quarto atto e porta al triplo matrimonio che aggiusta le coppie in attesa del lungo inverno dei marinai “ciosotti”. Gli attori si danno ai festeggiamenti e agli applausi salutando il pubblico noventano e foresto- come me e la mia consorte- con una danza benaugurante che ci quasi consiglia di affrontare le baruffe di oltre due secoli dopo Goldoni. Gli spettatori “noventani” delle Baruffe, numerosissimi, mi sono sembrati quasi come i pescatori ciosotti goldoniani, ben educati, ciascuno al loro posto e desiderosi di conoscere qualcosa di nuovo e di diverso. A Noventa è rinomata l’annuale “Sagra del Folpo o Polpo”molto frequentata dall’intera popolazione veneta che rasenta i 5 milioni di persone. La commedia goldoniana suddetta, da me particolarmente gustata per la passione emotiva sprigionata, sembrava essere artigianale come una sartoria che cuce abiti di qualità e più a misura dei sentimenti rappresentati di quelli venduti ai grandi magazzini globalizzati. Emergeva nei teatranti l’ignoranza scolastica e generale dei pescatori, “ciosotti” o chioggiotti del 1700, e faceva eccezione il Cogitore o vicecancelliere, vestito bene in rappresentanza del ceto medio ed alto della veneziana e nobiliare Repubblica oligarchica e marinaia di San Marco. Tale Cogitore pacificò le baruffe chioggiotte senza far guadagnare gli avvocati e la burocrazia del tempo goldoniano, altro che cogitori o mungitori odierni. La polvere del registro della cancelleria del Cogitore a Chioggia del 1700 denotava quasi la fine della Repubblica di San Marco che per motu proprio volgeva al termine storico prima dell’arrivo del Bonaparte, che fece erigere l’ala napoleonica dopo aver depredato parte di Venezia. Goldoni è considerato uno dei padri della moderna commedia e deve parte della sua fama anche alle commedie in lingua veneta, spesso rappresentate per TV insieme a quelle in lingua napoletana di E. De Filippo. Carlo Goldoni nacque, da una borghese famiglia d’origini modenesi, nella più cosmopolita Venezia il 25 febbraio del 1707 e andò a morire in Francia nel 1793 dopo aver vissuto e frequentato molti ambienti cittadini e paesani e non uno solo come molti del Veneto attuale, forieri, spesso, di un provincialismo fuori tempo come i media locali che informano quando un padovano o delle altre sei province indigene si trova in auge o in difficoltà, fuori da “foresto”. Goldoni era cosmopolita e ha conosciuto anche le difficoltà finanziarie quando, in seguito agli sperperi del nonno paterno Carlo, il padre si trasferì a Roma per studiare medicina, lasciando il piccolo con la madre Margherita Salvioni poi il giovane migrò a Perugia per necessità economiche e familiari. Nelle Baruffe chioggiotte il teatrante nel ruolo di vicecancelliere forse ricordava al Goldoni il periodo di vita a Feltre del 1729 dove svolse l’attività di coadiutore della Cancelleria criminale. Goldoni a Perugia studiò dai gesuiti e poi dai domenicani di Rimini. Di questo periodo è noto l’episodio della fuga da Rimini a Chioggia (dove nel frattempo si erano trasferiti i genitori) al seguito di una compagnia di comici. Ecco dunque l’iniziazione teatrale di Carlo Goldoni. Nelle Baruffe Chioggiotte o Chiozzotte è pittoresca la notevole leggerezza esistenziale dei protagonisti pescatori e irresistibile il divertimento, anche se in filigrana si intravede il colore della malinconia, la sensazione del tempo che fugge. Le donne chioggiotte hanno una sola urgenza: quella di non far passare un altro inverno senza essersi maritate. I loro uomini sono pescatori, e presto o tardi il mare li chiamerà a sé. Il mondo femminile, fatto di lavoro al merletto e di sogni d’amore, di attesa e di vitalità, è legato alla strada, al cortile. È lì che si consuma la loro battaglia, per tenere gli uomini ancorati alla terra ferma. e risate e i momenti di estrema comicità lasciano spazio a immagini quasi pittoresche ma reali di una popolare e popolana Chioggia che ho conosciuto nel 1978 quando insegnavo nel locale liceo classico e magistrale dedicato a C. Goldoni. Chioggia mi ricordava allora, come ora, un po’ Napoli con una teatralità diffusa per le strade, nel linguaggio e nei ceti sociali poveri e abbienti. Nelle baruffe chioggiotte il ricamo delle donne, lo scarico dei pesci degli uomini che giungono dal fondo della scena dove si intravede un molo, il venditore di semi di zucca e il rientro in casa sul fare della sera. La dialettica costante tra lirismo e popolaresco goldoniano assomiglia a quello defilippiano, ma più leggero, più emancipato e meno piramidale e cattedratico, segno di un’evoluzione veneziana più spinta verso un futuro migliore. Si può cogliere nella baruffa chioggiotta e del diverbio legale il modo di Goldoni di approntare per ogni comico lo spazio del proprio numero. Il più esilarante è quello di Fortunato-Mazzucato al cospetto del Cogitore. Le caratteristiche linguistiche della sua interpretazione, balbuzie e accelerazione del discorso, si fondono in questo assolo dando vita a un unicum semplice, diretto e quasi divertente. La gestualità del bravo teatrante si riempie di tic e movimenti spezzati, mentre la sua mimica si fa discreta e si assesta nella maschera di Arlecchino, falso sciocco, ma che di certo ne sa più degli altri. Nelle Baruffe emerge in modo raccapricciante l’Homo sapiens del 1700 nella civilissima Repubblica di Venezia, che però non scolarizzava ancora il popolo ignorantissimo, analogamente ad altre monarchie italiche del suo tempo. Se Arlecchino ha riempito la fantasia dei residenti nel settentrione d’Italia, Pulcinella ha fatto altrettanto nel meridione nostrano. Entrambi hanno stimolato l’enorme scrigno fantastico dell’Homo sapiens che utilizza, in parte, per evolversi ed andare verso un futuro meno dipendente dalle avversità climatiche, economiche e di confusione sociale. L’arte e la scienza sono libere e libero deve esserne l’insegnamento sentenziarono i nostri padri costituzionali, e non a caso. La razionalità, dice anche lo specialista, sta nel neoencefalo o corteccia superficiale, mentre le emozioni stanno più in profondità nel cervello. Il teatro goldoniano è capace di risvegliare emozioni e sensazioni recodite.