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MUNICIPALIZZATE, 11 MILIARDI DI SPRECHI ANNUI

(Giuseppe PACE). Un’altra finanziaria si profila all’orizzonte, dopo i richiami all’Italia da parte dell’U.e. per aver sfondato i parametri stanrd prefissati per tutti i Paesi comunitari. Un’altra revisione della spesa pubblica incombe per l’Italia oppure nuove tasse al ceto medio? Fino ad oggi, Monti, Renzi e forse anche Gentiloni, hanno revisionato un po’ la spesa pubblica italiana risparmiando sui pensionati (blocco della contingenza 2012-2013), sulla classe media (ipertassata sulle fasce di reddito e sulla seconda casa), ma le municipalizzate non sono state mai toccate seriamente. Esse occupano 237 mila persone, con uno stipendio medio favoloso di 45 mila euro anno per dipendente e compensi stratosferici per i dirigenti, non pochi, che hanno buonuscite iperboliche. Il numero delle municipalizzate italiane è elevato, ben 7181 e sono la causa di 83 miliardi di debiti. Il settentrione, questa volta non può lamentare di sprechi al Mezzogiorno perché le municipalizzate sono più numerose al nord con relativi sprechi, personale abbondante e dirigenti tutti paludati dalla partitocrazia con i suoi tentacoli patologici, non fisiologici: la raccomandazione del padrino politico o di ex politici trombati alle ultime elezioni di turno. Perdite per oltre 83 miliardi di euro e, solo nell’ultimo anno, perdite per 962 milioni. Danno lavoro a 237.000 persone, con una spesa complessiva per gli stipendi di 11 miliardi di euro. Il costo medio per dipendente è pari a 45.000mila euro: record in Valle d’Aosta con 110.000 euro e livello minimo in Molise con appena 23.000 euro. Il record di impiegati di imprese pubbliche in Lombardia con 51.000 addetti, solo 405 in Basilicata. È questa la fotografia scattata dal Centro studi di Unimpresa su 4.217 aziende e organismi partecipati da regioni, province e comuni – su un totale di 7.181 realtà tra imprese ed enti della galassia pubblica – che hanno generato utili per meno di 3 miliardi. Ben 469 imprese hanno conti in rosso da tre anni con una perdita pari a 534 milioni solo negli ultimi 12 mesi. È il settore dei trasporti (col 10% del totale) quello che registra il maggior numero di imprese in perdita (114) in un contesto, quello delle utility e delle municipalizzate, nel quale le sacche di sprechi di denaro pubblico sono enormi oltre che poco esplorate nell’ambito dei vari piani e progetti di revisione della spesa pubblica. Lo studio dell’associazione, basato su dati della Corte dei conti, prende in esame le aziende che hanno correttamente presentato i bilanci relativi all’esercizio 2014 approvati nel corso dell’anno successivo: si tratta di 4.217 soggetti “censiti” su un totale di 7.181 esistenti; ne consegue, di fatto, che 2.964 società e organizzazioni “pubbliche” hanno una gestione opaca. La ricerca mette in evidenza gli spaccati territoriali, la ripartizione per settore di attività, la suddivisione sulla base della forma giuridica. Dallo studio, che incrocia dati e informazioni contenute nei bilanci societari, emerge che 469 aziende (l’11,12% del totale “censito”) hanno conti in perdita da tre anni consecutivamente (2012-2014) e solo negli ultimi 12 mesi hanno registrato un “rosso” di 534,5 milioni; in questo bacino, vi sono 136 soggetti a totale partecipazione pubblica (il 3,23% del totale “censito”) che hanno una perdita cumulata nel 2014 pari a 111,5 milioni. In totale, le perdite ammontano a 962,6 milioni, cifra che scende a 287,1 milioni se si restringe lo sguardo alle sole imprese a totale partecipazione pubblica; gli utili sono rispettivamente 2,8 miliardi e 538,4 milioni; i debiti, invece, 83,2 miliardi e 22,9 miliardi. Quanto al settore di attività, su 4.217 realtà, 552 (13,09%) operano nel campo dell’acqua, dei rifiuti e delle reti fognarie e di queste 211 (13,40%) sono a totale partecipazione pubblica; 334 (7,92%) sono imprese distributrici d energia elettrica e gas (111, pari al 7,05%, a totale partecipazione pubblica); 342 (8,11%) sono le utility dei trasporti (105, pari al 6,67%, a totale partecipazione pubblica); 236 (5,60%) le aziende del comparto sanità (105, pari al 6,67%, a totale partecipazione pubblica). Nel settore acqua, rifiuti e reti fognarie le aziende in perdita risultano 95 (7,92%), nell’area energia elettrica e gas quelle in “rosso” sono 53 (4,42%), nel campo dei trasporti 114 (9,51%), nella sanità 51 (4,25%). Quanto alla ripartizione territoriale, è possibile effettuare analisi sia sul numero dei dipendenti e i relativi costi sia sulla tipologia di assetto societario. I dipendenti totali delle aziende a controllo pubblico sono 237.179 (99.075 quelli di imprese al 100% della pubblica amministrazione: di seguito il dato è messo tra parentesi). In Valle d’Aosta i dipendenti di queste imprese sono 2.611 (619), in Piemonte 20.465 (8.380), in Lombardia 51.830 (24.485), in Liguria 9.381 (6.181), in Trentino Alto Adige 10.752 (4.164), in Veneto 23.140 (6.678), in Friuli Venezia Giulia 6.124 (1.479), in Emilia Romagna 33.789 (6.771), in Toscana 20.834 (5.017), in Umbria 2.304 (915), nelle Marche 5.768 (1.331), nel Lazio 15.385 (9.467), in Abruzzo 2.535 (946), nel Molise 433 (410), in Campania 11.359 (9.374), in Puglia 7.143 (4.980), in Basilicata 405 (16), in Calabria 1.287 (720), in Sicilia 3.552 (1.571), in Sardegna 8.091 (5.571). Per quanto riguarda i costi per dipendenti, il livello più alto e quello più basso si riscontrano nel recinto delle imprese a totale partecipazione pubblica. Il costo maggiore è in Valle d’Aosta con 110.200 euro annui per dipendente (cifra che scende a 61.100 euro se si guarda a tutto il bacino delle imprese pubbliche), quello più contenuto in Molise con 23.700 euro (26.800). Ecco gli altri livello regione per regione (tra parentesi il dato relativo alla media di tutte le imprese della pubblica amministrazione): Piemonte 46.100 (52.000), Lombardia 47.600 (52.200), Liguria 44.800 (46.300), Trentino Alto Adige 52.800 (53.100), Veneto 46.400 (48.200), Friuli Venezia Giulia 54.400 (54.000), Emilia Romagna 39.900 (40.800), Toscana 44.700 (44.000), Umbria 48.900 (53.200), Marche 41.800 (42.900), Lazio 25.400 (35.900), Abruzzo 38.700 (43.300), Campania 42.600 (42.500), Puglia 44.600 (43.200), Basilicata 38.400 (48.200), Calabria 34.600 (45.900), Sicilia 34.700 (39.900), Sardegna 39.500 (42.200). Per quanto riguarda l’assetto di controllo, sul totale di 4.217 soggetti passati in esame, 2.642 sono a partecipazione mista pubblico-privato e 1.575 risultano a totale controllo pubblica: di questi 421 sono in Lombardia (su 891 complessivi nella regione), 173 in Toscana (su 512), 165 in Veneto (su 448), 158 in Emilia Romagna (su 462), 100 in Piemonte (su 377), 80 in Trentino Alto Adige (su 149), 60 in Liguria (149), 69 nelle Marche (su 177), 58 in Puglia (su 136), 54 in Campania (su 106), 53 in Sardegna (su 90), 52 nel Lazio (su 115), 37 in Sicilia (su 76), 25 in Abruzzo (su 64), 22 in Friuli Venezia Giulia (su 105), 10 in Molise (su 18), 18 in Umbria (su 63), 8 in Calabria (su 33), 2 in Basilicata (su 10). Quanto alla ripartizione per forma giuridica, sul totale di 4.217 aziende, 1.233 sono società per azioni, 1.243 società a responsabilità limitata, 392 società consortili, 115 cooperative, 393 consorzi, 368 fondazioni, 473 istituzioni varie e aziende speciali. Se si prendono in considerazione tutte le 7.181 aziende controllate da enti pubblici, si scopre che le spa sono 1.863, le srl 2.154, le società consortili 706, le cooperative 192, i consorzi 869, le fondazioni 572, le istituzioni varie e le aziende speciali 825. Al settentrione una sforbiciata sostanziosa da almeno 5 miliardi andrebbe da subito fatta per evitare di continuare a tassare i soliti cittadini al nord come al centro sud con impoverimento generale di tutti. Dalla più oculata fisiologia delle municipalizzate con controlli agli sprechi è possibile ricavare tutti i soldi necessari ad aiutare le popolazioni colpite dai terremoti del 2016 e quelle di questi giorni in centro Italia. La paura del terremoto nella morsa del gelo e della neve, sta evidenziando, ancora una volta, la eccellente solidarietà piena di tutti gli italiani. La solidarietà è sincera nei confronti di tutte le popolazioni colpite in queste ore così difficili. Sia pronto il Governo a risparmiare sulle municipalizzate eccessive e sprecone. Solo così si conquista il favore popolare verso le Istituzioni senza critiche strumentali verso la lentezza e il presunto scarso coordinamento del Dipartimento nazionale di protezione civile e gli organismi centrali, per offrire al meglio il supporto necessario e dovuto alle tantissime persone colpite dalla sventura del disposto combinato terremoto-neve alta in Abruzzo e aree limitrofe. Anche dal Nord Est, e dal Veneto in particolare, la solidarietà è eccellente. Il sistema di Protezione Civile del Veneto è pronto a intervenire con gli aiuti che saranno ritenuti necessari a fronte del nuovo terremoto che ha colpito oggi il centro Italia, ed è già attivato anche sul fronte delle intense nevicate che hanno colpito l’area in questione. “Come Regione – riferisce l’assessore alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin – già nei giorni scorsi eravamo in contatto con il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile per dare la disponibilità dei nostri volontari e dei mezzi necessari a raggiungere le zone colpite dal maltempo per il necessario supporto”. Eseguita la ricognizione coinvolgendo le strutture di Protezione Civile delle province, dalla protezione civile regionale si è provveduto ad organizzare l’invio di un trattore Reform da 100 CV dotato di lama e fresa per neve da cm 220; una minipala con fresa da cm 180 e lama che sono state messe a disposizione da Belluno mentre da Padova ci si è presi in carico il trasporto del materiale e il supporto nelle attività. Partiti nella nottata, stamane i mezzi erano già operativi nelle Marche. “A seguito del terremoto delle ultime ore – aggiunge Bottacin – ci siamo poi attivati per fornire ulteriori mezzi e uomini: attualmente sono in corso le ricognizioni del caso – evidenzia l’assessore – ma abbiamo già ricevuto le disponibilità di cinque squadre del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, di due squadre dell’Associazione Nazionali Alpini e due squadre delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile della Provincia di Belluno. Di questo abbiamo dato immediata comunicazione alla DiComaC con la previsione di una prima partenza già per la serata odierna. Un’altra squadra è inoltre in partenza a supporto del campo del Veneto a Montemonaco, dove da mesi stiamo operando alacremente”. Prontezza e generosità dei nostri volontari – conclude Bottacin – sono una caratteristica che li contraddistingue sempre in queste situazioni di emergenza e per questo mi sento di esprimere fin d’ora il grazie della Regione per quanto potranno fare anche in questa nuova triste occasione”. Il popolo italiano è sempre stato capace di vincere in campo non di guerra, ma di solidarietà umana.