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Ercolano. In città e in altri comuni della Campania il manifesto sulla morte di Totò Riina

E’ apparso prima ad Ercolano, poi durante il fine settimana in altri comuni della Campania il manifesto riportato nella foto per primi dall’ANSA sulla morte dell’ex padrino di Cosa Nostra. La morte è sempre tristezza e non può essere occasione di felicità per nessuno, neanche quella del più feroce essere umano, quindi riportiamo oscurata la frase che ne dà annuncio. Il manifesto sottolinea tutte le persone morte per mano del boss.
Da Wikipedia si legge: “Salvatore Riina, detto Totò (Corleone, 16 novembre 1930 – Parma, 17 novembre 2017, è stato un mafioso italiano, legato a Cosa nostra e considerato il capo dell’organizzazione dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. Veniva indicato anche con i soprannomi û curtu, per via della sua bassa statura, e La Belva, adottato per indicare la sua ferocia sanguinaria. A 19 anni Riina fu condannato ad una pena di 12 anni, scontata parzialmente nel carcere dell’Ucciardone, per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo, Domenico Di Matteo, venendo però scarcerato nel 1956. Insieme a Liggio e alla sua banda, Riina cominciò a occuparsi di macellazione clandestina di bestiame rubato nei terreni della società armentizia di contrada Piano di Scala. Nel 1958 Liggio eliminò il suo capo Michele Navarra e nei mesi successivi, insieme alla sua banda, di cui faceva parte anche Riina, scatenò un conflitto contro gli ex-uomini di Navarra, che furono in gran parte assassinati fino al 1963.

Riina venne però arrestato nel dicembre del 1963 a Torre di Gaffe (Ag): una notte fu fermato, nella parte alta del paese, da una pattuglia di agenti di Polizia di cui faceva parte anche il commissario Angelo Mangano il quale, nel 1964, parteciperà, sotto la direzione del tenente colonnello dei Carabinieri Ignazio Milillo, alla cattura di Luciano Liggio. Riina, che aveva una carta d’identità rubata (dalla quale risultava essere “Giovanni Grande” da Caltanissetta) e una pistola non regolarmente dichiarata, tentò di scappare, ma venne braccato e facilmente catturato dalle forze dell’ordine. Fu riconosciuto dall’agente Biagio Melita.
Tuttavia, dopo aver scontato alcuni anni di prigione al carcere dell’Ucciardone (dove conobbe Gaspare Mutolo), fu assolto per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Bari nel 1969. Dopo l’assoluzione, Riina si trasferì con Liggio a Bitonto, in provincia di Bari, ma il Tribunale di Palermo emise un’ordinanza di custodia precauzionale nei loro confronti. Riina tornò da solo a Corleone, dove venne arrestato e gli venne applicata la misura del soggiorno obbligato; scarcerato e munito di foglio di via obbligatorio, Riina non raggiunse mai il soggiorno obbligato e si rese irreperibile, dando inizio alla sua lunga latitanza.