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Itinerari di Viaggio. Saragozza: al Pilar la “Cintas de la Medida” per alleviare i dolori dei sofferenti

Arriviamo a Zaragozza a luglio. Non e’ l’estate italiana torrida del 2017, ma il caldo si vede gia’ in fase di atterraggio dall’aereo. Il terreno e’ di color marone-arancione, la vegetazione arida, spoglia, giallastra. Quando aprono il portellone dell’aereo i 39 gradi sono una botta di calore, ma poi ci si abitua, d’altra parte il caldo e’ secco; si soffrono di piu’ i 30 gradi caldo afoso che abbiamo lasciato in Italia. Nella valle scavata dal fiume Ebro, sorge Zaragoza fondata dall’imperatore romano Caesar Augusto. Il nome Saragozza deriva da lui: la C nello spagnolo si confonde con la Z come nella parola gracias o bizi e la T di Augusto si confonde con la Z come la nostra strada Domitiana (domiziana) ecco quindi Zaragoza. L’imperatore la volle costruire su una zona di convergenza delle acque sul fiume Ebro, in una postazione strategica sia per la presenza di acqua, sia perché al centro di importanti vie di comunicazione che dai Pirenei portano verso le città di mare come Valencia, Cartagena. Piove raramente da queste parti, su questa valle del fiume Ebro scavata nell’altopiano iberico centroccidentale; ma quando arriva la tormenta, come chiamano il temporale gli aragonesi, arriva forte. Lo sanno bene gli abitanti, che ancora ricordano la tormenta del 1961 che allago’ completamente il quartiere agricolo del Actur, quasi completamente distrutto e ricostruito solo di recente con centri commerciali. Allagato anche il centro del Natacian Delicias. Della tormenta ne abbiamo imparato bene anche noi, sulle nostre spalle. Appena giunti al centro, dall’aeroporto distante una 15ina di km col bus della linea 501 nei pressi della stazione Delicias siamo sorpresi da un violento nubifragio. Dovremmo scendere, ma con la pioggia cosi’ forte non ci pensiamo neanche. Decidiamo di proseguire fino al capolinea che dista meno di 300 metri dalla centralissima piazza del Pilar. Il bus si ferma, la tormenta aumenta, nessuno scende, un albero cade sulla strada, il bus vacilla, temiamo il peggio, ma poi la tempesta passa. Era un tornado che stava facendo il giro della città.
Le inondazioni pero’ hanno da sempre regalato nuovi terreni fertili da coltivare: sedimenti e nutrienti rimodellano ecosistemi. Tutto cio’ fa parte del passato contadino della citta’: oggi Zaragozza e’ una grande citta’, la quinta della Spagna per grandezza e numero di abitanti dopo Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia. Delle alluvioni si conservano solo polverosi canali di deflusso delle acque, scavati anche sottoterra, intorno al letto del fiume.
Zaragozza oggi conserva i fasti di grande capitale, quando la corona di Aragona contendeva a quella della Castiglia madrilena il dominio su tutta la penisola Iberica e in Europa. Per lungo tempo gli aragonesi hanno governato in Italia, a Napoli. Ancora oggi in Campania negli avamposti aragonesi dove troneggiano castelli longombardi restaurati dagli aragonesi, il linguaggio locale conserva numerosi idiomi della lingua aragonese. In plaza de Espagna un venditore tende un dolciume ad un bambino chiamandolo “mungittos” proprio come facevano le nonne di quei paesi napoletani ai loro bambini: mungitto nel napoletano arcaico vuol dire goloso.

La basilica del Pilar
La basilica di Nostra Signora del Pilar è uno dei più famosi santuari di Spagna, è un edificio di proporzioni gigantesche dotato di grande cupola centrale. La Madonna del Pilar (pilastro) e’ la santa patrona di tutta la Spagna e si festeggia il 12 ottobre. All’ingresso del santuario il rivenditore ufficiale di santini fa affari d’oro per la vendita esclusiva in vari colori a 1 euro della “Cintas de la Medida”. Si tratta di una cinta da cingere sulla fronte degli infermi “affinche’ l’ammalato viva in forma positiva, santificante e patisca con gioia il proprio dolore in vista della salvezza eterna…”. All’interno della cattedrale si trovano due dipinti di Goya, il famoso pittore che ha vissuto per lungo tempo a Zaragozza e nei paesi limitrofi. Si tratta della raffigurazione della Regina Martirum datati 1780.
Una salita sul campanile della Basilica prendendo l’ascensore al costo di 3 euro e’ d’obbligo per godere del favoloso panorama sulla citta’.
Per i pagamenti in generale la carta ricaricabile (moneta di plastica) è accettata ovunque, ma gli spagnoli come gli italiani sono restii ad utilizzarla. O per dirla meglio, sono restii gli esercenti. Così può capitare che non l’accettino per pagamenti inferiori ad una certa cifra (10 euro). Se acquistate un servizio, dal dentista ad esempio, addirittura illegalmente, aggiungono una maggiorazione sul prezzo di vendita del 4%.

Un tuffo fuori citta’ al Parco centenario di Ordesa
Nei Pirenei e’ uno dei 15 parchi naturali spagnoli e l’unico della comunita’ (regione) aragonese. Fu stabilito parco protetto il 15 agosto del 2018. Domina il paesaggio il massiccio del Perdillo (massima altezza 3355 metri), tra le cui cima e valli c’e’ l’Ordesa. Particolare interesse la biodiversita’ dela flora con 1300 specie di piante diverse. Molti i sentieri che si diramano dalla valle al parco: un ottimo punto di partenza e’ la Senda Pirenaica o GR11 con sentieri perfettamente tenuti e documentanti su mappe.

E al Monastero de Piedra
Il Monastero di Piedra si trova in una delle zone più desertiche dell’Aragona. Le sue origini risalgono al 1194, quando Alonso II il Casto e la sua sposa, donna Sancha, donarono un antico castello arabo ai monaci di Poblet, perché costruissero un monastero e consolidassero la fede cristiana nella zona. Nel 1840 Pablo Muntadas Campeny comprò il monastero, mantenendo l’attività agricola e di allevamento. Il figlio, Juan Federico Muntadas, lo trasformò in parco apportando modifiche come nuovi sentieri e viali e aggiungendo piantagioni. Nel 1860, dopo la scoperta della grotta Iris, venne aperto al pubblico. Nel 1867 venne creato il primo centro di piscicoltura della Spagna, acclimatando nelle acque del fiume Piedra la trota comune e il granchio iberico. Questo centro ancora oggi fornisce specie per il ripopolamento dei fiumi dell’Aragona. Il giardino attuale, dichiarato nel 1940 Oasi Pittoresca Nazionale, è il risultato di queste attività.
Il monastero può essere raggiunto con partenze quotidiane dallaEstacion Central d Autobuses con partenza tutti i giorni alle 9 e rientro alle 17.