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Napoli. Un minore su cinque non fa attività motorie

(Caserta24ore) NAPOLI Un bambino su cinque (20%) nel Sud e nelle isole non fa sport nel tempo libero e per molti di loro la motivazione deve essere ricercata nella mancanza di possibilità economiche delle famiglie di affrontare questa spesa. Circa uno su cinque anche quelli che nel Mezzogiorno non praticano attività motorie neppure a scuola (20%), per mancanza di spazi attrezzati o per l’assenza di attività nel programma scolastico, un dato che è quasi il doppio rispetto alla media nazionale, che si ferma invece all’11%. A Napoli ben il 29% dei genitori dichiara che i propri figli non fanno alcuna attività motoria a scuola e il 18% dei ragazzi dichiara di non fare attività nel tempo libero. Questi i dati principali che emergono dalla ricerca “Lo stile di vita dei bambini e dei ragazzi”, realizzata da Ipsos[1] per Save the Children e Gruppo Mondelēz in Italia e presentata oggi ad Expo 2015, in occasione dei quattro anni di “Pronti, Partenza, Via!”, progetto promosso da Save the Children insieme a Mondelēz International Foundation nelle aree periferiche di 10 città italiane, tra cui Napoli (Ancona e Aprilia, Bari, Catania, Genova, Milano, Palermo, Sassari e Torino) a favore della pratica motoria e sportiva e dell’educazione alimentare dei bambini.Il progetto, realizzato in partnership con Centro Sportivo Italiano (CSI) e Unione Italiana Sport Per tutti (UISP) – con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria – ha coinvolto negli ultimi quattro anni 96.000 beneficiari tra bambini e genitori e sono 1400 i professionisti interessati nelle attività. Sulla scia dei risultati raggiunti, Save the Children e Mondelēz International Foundation hanno annunciato stamattina che il progetto verrà esteso fino al 2016 e le buone pratiche consolidate in questi anni verranno proposte anche a Roma, Brindisi, Gioiosa Ionica e Scalea, all’interno delle attività dei Punti Luce di Save the Children, strutture “ad alta densità educativa” dove bambini e adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative.La ricerca Ipsos descrive bambini e ragazzi abbastanza attenti all’alimentazione, che per una buona parte praticano attività sportiva, ma passano anche tanto tempo chiusi in casa davanti alla televisione, ai videogiochi o leggendo un libro. I ragazzi che vivono al Sud e nelle Isole trascorrono in casa o a casa di amici (63%) molto del loro tempo libero, anche perché non ci sono spazi all’aperto dove incontrarsi o, anche quando ci sono, sono sporchi e poco sicuri (76%). Il 62% dei ragazzi dichiara di trascorrere con i genitori più di un’ora di tempo durante le giornate lavorative, situazione che va meglio nel weekend dove però più di un bambino su quattro (27%) passa comunque meno di un’ora al giorno in attività coi propri genitori. Il tempo trascorso dai ragazzi in famiglia è per lo più dedicato a fare delle passeggiate (56%) e poco più di uno su cinque va a visitare qualcosa (31%), uno su quattro va al cinema (25%) e circa uno su dieci fa attività sportiva coi genitori (11%). Il 16% dei ragazzi nel Sud Italia e nelle isole, passa nei giorni feriali oltre tre ore al giorno davanti alla televisione, percentuale che sale al 18% nel weekend. Più di uno su dieci gioca ai videogame per lo stesso lasso di tempo e meno di uno su cinque trascorre le serate usando internet.

I bambini e ragazzi di Napoli trascorrono in media 118 minuti al giorno coi genitori durante i giorni feriali e 119 nel weekend e quando escono coi genitori il più delle volte vanno al centro commerciale (46%), dai nonni o dagli zii (43%).Secondo quanto hanno dichiarato i minori a Napoli, ben il 17% di loro passa più di tre ore al giorno davanti alla TV, durante i giorni feriali, che scende al 13% nel weekend. Passano in media 68 minuti al giorno, giocando coi videogame e 70 minuti su Internet.La considerazione che i ragazzi che vivono nelle regioni del Sud e nelle isole hanno dell’importanza della pratica sportiva e dell’attività motoria resta bassa: solo per meno della metà degli intervistati “uno che pratica sport viene considerato molto bene, perché piacciono i ragazzi sportivi” (46%). Per meno di due su cinque questo elemento non è rilevante per la “popolarità” tra i coetanei (32%) e quasi uno su quattro dichiara che tra amici bisogna invece saperne di videogiochi, campionato di calcio e cartoni animati (22%). In particolare il 51% dei bambini e ragazzi di Napoli ha affermato l’importanza dello sport nella popolarità tra amici, registrando un dato più alto rispetto alla media nazionale.Le occasioni di sport e movimento non si esauriscono però nella pratica sportiva e la sedentarietà dei ragazzi si conferma un tratto distintivo: poco più di un intervistato su quattro tra coloro che vivono al Sud e nelle isole, dichiara di camminare non più di 15 minuti al giorno, il 29%, a fronte di un dato nazionale del 25%; solo il 4% afferma di percorrere a piedi più di un’ora al giorno. I bambini e ragazzi di Napoli sembrano camminare un po’ di più dei coetanei e solo meno di uno su cinque cammina meno di 15 minuti al giorno, anche se – rispetto al dato medio nazionale (25%), sono molto più pigri quando si tratta di scegliere tra l’ascensore e le scale e il 38% scende il primo.Quasi la metà dei minori che vive al Sud e nelle isole (48%) va a scuola accompagnato in macchina da un familiare e gli altri si muovono utilizzando mezzi pubblici (11%), a piedi (27%) o con la bicicletta (14%). A Napoli è il 44% dei ragazzi a farsi accompagnare in macchina, mentre il 12% si muove coi mezzi e il 40% va invece a piedi. Pochissimi (4%) quelli che dichiarano di utilizzare la bicicletta per i loro spostamenti.Se da un lato i genitori non sono molto presenti in casa con i ragazzi, spesso a causa degli impegni lavorativi, quasi tutti considerano importante che i propri figli vadano bene a scuola (96%) e che pratichino attività sportive (90%). Poco meno di tre genitori su quattro (73%) del Sud e delle Isole dichiarano di “essere attenti a fornire alimenti salutari durante i pasti”. Il 71% afferma di conoscere le regole base dell’alimentazione che favoriscono la crescita equilibrata dei propri figli. È grazie alle tradizioni imparate dalle famiglie d’origine (38%) e dalle regole apprese dagli amici (10%) che i genitori sanno quali sono gli alimenti da mettere sulla tavola per i propri figli, ma nella messa in pratica quotidiana sono meno rigidi: infatti per ben il 32% si tratta di una applicazione solo occasionale.Il ruolo dei pediatri è invece molto importante per l’educazione alimentare dei propri figli, secondo quanto dichiarano i genitori intervistati: il 54% dei papà e delle mamme al Sud e nelle sole, vorrebbe che fosse proprio il pediatra a fornire loro le informazioni necessarie ad una corretta pratica alimentare e il 22% si aspetta che questi suggerimenti arrivino dagli insegnanti dei figli a scuola.Ma cosa mangiano i ragazzi che vivono nel Mezzogiorno e nelle isole? Secondo quanto dichiarano i genitori, il 72% di loro mangia frutta e verdura almeno una volta al giorno, ma il 23% dei bambini e ragazzi non ha l’abitudine di fare colazione tutte le mattine. Il 65% dei ragazzi mangia a pranzo con almeno un genitore e solo il 13% lo fa a mensa con i compagni. A cena la famiglia italiana sembra riunirsi intorno al tavolo: l’85% dei ragazzi dichiara infatti di cenare sempre o quasi con i genitori. Poco meno della metà di loro afferma però di farlo ogni giorno con la TV accesa (45%).Bambini e ragazzi troppo spesso in casa, sognano un parco con alberi e panchine per stare con gli amici.I bambini e gli adolescenti passano gran parte del loro tempo libero chiusi in casa o a casa di amici, stando a quanto riporta il 63% dei genitori intervistati nel Sud e nelle isole. Sono tantissimi i genitori che denunciano la mancanza di luoghi all’aperto dove i loro figli possano incontrarsi con gli amici (44%), dato che al Sud e nelle isole è molto più alto della media nazionale, che si ferma al 33%. Anche laddove questi luoghi ci sono, spesso non vi sono le condizioni igieniche e di sicurezza necessarie (32%).La percezione dei genitori della mancanza di luoghi pubblici nei quartieri dove i figli possano giocare è abbastanza simile a quella dei ragazzi. Poco più di 2 genitori su 4 raccontano che nel loro quartiere c’è un giardino o un parco giochi. Più di tre su cinque affermano di poter contare su un campo sportivo o una piazzetta senza macchine. Solo poco più di uno su quattro dichiara che nel suo quartiere c’è una palestra, poco più di uno su cinque una piscina e meno di uno su cinque una pista dove poter andare coi pattini, in bicicletta o sullo skateboard.A Napoli solo il 48% dei ragazzi dichiara di avere nel proprio quartiere un giardino o un parco giochi e solo l’8% ha una pista dove andare coi pattini, lo skateboard o la bicicletta.La carenza di luoghi di aggregazione incide sicuramente sulla scelta di passare del tempo in casa. Il 55% di loro passa il tempo ascoltando la musica, il 50% legge, il 21% afferma di aiutare in casa nei lavori domestici, il 19% suona uno strumento musicale. Ma cosa vorrebbero realmente fare questi ragazzi nel loro tempo libero? Cosa vorrebbero nel loro quartiere? Il 38% dei bambini e ragazzi del Sud e delle isole, desidererebbe avere una pista dove andare in bicicletta, sui pattini o sullo skateboard e il 33% ha il sogno di poter avere una piscina nel quartiere. Ben il 37% di loro si accontenterebbe di un parco giochi con le panchine, l’erba e gli alberi.I desideri dei bambini e dei ragazzi di Napoli sono abbastanza simili a quelli dei loro coetanei del Sud e delle Isole, con la particolarità che il 38% di loro vorrebbe che nel proprio quartiere ci fosse un parco giochi con del verde.“Le difficoltà economiche delle famiglie e la mancanza di spazi pubblici adeguati obbligano molti bambini e ragazzi a rimanere in casa per lunghe ore. Per questo motivo rischiano di diventare sempre più sedentari e disabituati a confrontarsi coi loro coetanei. Sono bambini e ragazzi che, anche solo con un parco giochi, degli alberi e delle panchine, potrebbero cambiare le loro abitudini, correndo meno il rischio di perdere la socialità tipica della loro età”, spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children Italia. “Sono troppi i ragazzi esclusi dall’opportunità di svolgere sport e spesso queste attività sono relegate alle poche ore previste nel programma scolastico e questo non basta a dare a questi bambini e ragazzi la necessaria educazione all’attività fisica e al movimento”.Genitori consapevoli dell’importanza di un’alimentazione sana, non sempre mettono in pratica le regole della buona tavola Bambini e ragazzi fanno dunque una vita piuttosto sedentaria, ma quali sono le loro abitudini alimentari? I genitori sembrano essere abbastanza consapevoli delle regole di base che favoriscono una crescita equilibrata dei figli. Come accennato, seppure in maggioranza (71%) consapevoli delle norme, i genitori del Sud e delle isole si rifanno primariamente a quanto radicato nella loro cultura famigliare (38%) e a quanto possono apprendere leggendo (21%) o facendo riferimento al pediatra di fiducia (19%), o attraverso gli insegnanti dei figli (7%). Nonostante le tante trasmissioni televisive dedicate alla cucina, solo l’8% dei genitori afferma di aver appreso queste regole della buona tavola dai media. C’è però un preoccupante 29% di loro che afferma però di non conoscere alcuna regola di base per nutrire i propri figli in maniera adeguata alla loro crescita sana, una percentuale molto più alta delle altre aree d’Italia, che in media si attesta al 13%. Il 97% dei genitori napoletani, in particolare, dichiara di conoscere le regole della sana alimentazione, apprese nel 63% dei casi dalla famiglia d’origine e nel 12% dagli amici.Ma tra il conoscere le regole e l’applicarle nella vita quotidiana, c’è una bella differenza. Solo il 69% dei genitori che vive al Sud e nelle isole dichiara di metterle in pratica sempre o il più spesso possibile. Un po’ più elevata (73%) la percentuale dei genitori napoletani.“La ricerca ha fatto emergere anche quest’anno come i genitori abbiano la percezione reale di alcuni problemi e per questo dobbiamo sostenere i genitori nello sforzo quotidiano di far seguire ai propri figli un’alimentazione corretta. C’è bisogno di più informazione e i pediatri, le scuole e i media possono giocare un ruolo significativo in questa partita”, afferma Raffaela Milano.
Sovrappeso e cattive abitudini alimentari. Troppi rischi per la salute dei bambini e dei ragazzi.
Secondo quanto emerge dalla ricerca Ipsos, per quasi un intervistato su quattro al Sud e nelle isole, si consolidano abitudini poco sane, come quella di non fare la prima colazione tutte le mattine, abitudine che peggiora di solito col crescere dell’età. Il fuori pasto, invece, è una positiva consuetudine che riguarda più di 3 minori su 4 (76%), che dichiarano che durante la settimana qualche volta o spesso mangiano fuori dai pasti principali, di solito a metà pomeriggio (54%). Solo poco più di uno su quattro dichiara di fare la merenda sia a metà mattina che a metà pomeriggio, consumando quindi i cinque pasti consigliati al giorno.
Solo il 28% dei bambini e degli adolescenti napoletani consuma frutta e verdura ogni giorno durante i pasti principali e il 5% non fa mai colazione a casa al mattino. Più della metà (59%) pranza con almeno un genitore e l’85% fa con loro anche la cena. Per il 56% di loro, la televisione resta però sempre accesa durante i pasti.
Il 40% ha l’abitudine dello spuntino tra un pasto e l’altro, ma solo il 30% lo consuma sia a metà mattino che a metà pomeriggio.“Accanto a delle buone abitudini, si confermano quelle meno sane. Consumo limitato di frutta e verdura, la pessima abitudine di non fare colazione al mattino e saltare gli spuntini tra un pasto e l’altro non aiutano. Soprattutto in un contesto in cui i bambini e i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo senza fare attività fisica e sportiva. Le conseguenze sulla salute e sul benessere rischiano alla lunga di diventare significativi”, afferma Raffaela Milano.In 10 città italiane – tra cui Napoli – dal 2011 Save the Children e Mondelēz International Foundation per promuovere sani stili di vita. Dal 2015 il progetto esteso ad altre 4 città.
A Napoli il progetto è implementato al Quartiere Ponticelli in Via Madonnelle presso l’ 88° Circolo Didattico: i vasti spazi verdi del cortile della scuola sono stati attrezzati con percorsi motori per bambini e adulti, spazi per i giochi tradizionali, laboratori sensoriali e ludico sportivi, e un campo polifunzionale.
Save the Children ha promosso il progetto “Pronti, Partenza, Via” nel 2011 insieme a Mondelēz International Foundation e in partnership con il Centro Sportivo Italiano (CSI) e l’Unione Italiana Sport Per tutti (UISP) per sensibilizzare, informare e coinvolgere bambini, genitori, insegnanti e operatori del settore e per promuovere uno stile di vita più sano, soprattutto in aree particolarmente disagiate di alcune città italiane. Il progetto è stato implementato nella sua prima fase ad Aprilia, Ancona Bari, Catania, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Sassari e Torino. I risultati ottenuti sono stati significativi, con circa 96mila beneficiari del progetto, 10 aree sportive e verdi – anche pubbliche – che sono state riqualificate e utilizzate per attività motorie e 1400 persone coinvolte, tra operatori, insegnanti pediatri, nutrizionisti.“L’intervento è consistito nel recupero e messa in opera di spazi come campi da gioco, percorsi sportivi, spazi verdi, campi polivalenti, skate e roller park, piste podistiche e ciclabili, con l’obiettivo di farne dei luoghi aperti a tutto il quartiere, contribuendo così a contrastare fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale. Inoltre sono state organizzate sessioni informative su alimentazione e stili di vita salutari, all’interno delle scuole primarie e sono stati aperti 10 punti informativi dove le famiglie possono incontrare professionisti, come nutrizionisti e pediatri”, spiega Raffaela Milano. “I due partner CSI e UISP con i quali abbiamo percorso questi quattro anni di strada sono stati fondamentali nell’implementazione di questo progetto e anche grazie a loro abbiamo potuto creare e realizzare delle buone pratiche per la diffusione di stili di vita più salutari per i nostri bambini e ragazzi”.
“Stare bene per un bambino o un adolescente non ha un significato legato solo alla salute, ma anche alla socialità e alla possibilità che hanno di relazionarsi con il mondo che li circonda. Mondelēz International Foundation ha creduto sin dall’inizio nell’importanza che questo progetto poteva avere sulla vita di questi ragazzi e il successo di questi anni ci ha spinto a continuare nel supporto che stiamo offrendo a Save the Children per migliorare gli stili di vita di tanti bambini che vivono in città dove spesso non hanno luoghi né opportunità per fare l’attività fisica necessaria alla loro crescita. Per questo oggi siamo lieti di annunciare non soltanto la continuazione del progetto, ma la sua estensione ad altre quattro città”, ha dichiarato Stefano Robba, Direttore Corporate Affairs Mondelēz. “Mondelez International Foundation ha tra le proprie priorità la sicurezza alimentare, la salute e il benessere dei consumatori, il rispetto dell’ambiente e la sua sostenibilità. Ci piace ricordare tutto questo qui oggi, all’interno di Expo, per ribadire l’importanza di stili di vita salutari, dell’attività fisica, dell’equilibrio e del benessere psicologico e dell’attenzione all’alimentazione. Come Gruppo leader globale nel mercato dello snacking abbiamo il dovere di contribuire a migliorare la vita delle persone sia attraverso i nostri prodotti e nel modo in cui li produciamo, che attraverso la promozione di stili di vita più sani, con progetti come quello realizzato insieme a Save the Children”. Dal 2015 “Pronti, Partenza, Via!” raggiungerà altre 4 città e verrà esteso ai Punti Luce già esistenti a Roma (quartiere Torre Maura, in collaborazione con Associazione Antropos onlus), Brindisi (in collaborazione con Cooperativa Sociale Solidarietà e Rinnovamento), Gioiosa Ionica (in collaborazione con Associazione Don Milani ONLUS) e Scalea (in collaborazione con Libera).
Dopo aver ricevuto, a conclusione dei primi tre anni di attività del progetto, una valutazione indipendente da un centro di ricerca coadiuvato dall’Università La Sapienza di Roma, che ha testimoniato i cambiamenti ottenuti, il quarto anno è stato monitorato e valutato attraverso un’attività di raccolta di dati qualitativi sui cambiamenti avvenuti negli stili di vita, sulle azioni progettuali realizzate, sui possibili miglioramenti e azioni da intraprendere in futuro. Quest’analisi è stata realizzata grazie all’utilizzo di focus group che hanno coinvolto genitori, insegnanti e bambini. “La valutazione ci ha consentito di riscontrare tra i ragazzi che hanno preso parte al progetto, una significativa riduzione delle “cattive” scelte alimentari e un incremento sostanziale della loro propensione a prendere parte ad attività sportive e motorie”, spiega Raffaela Milano. “Uno dei risultati di cui andiamo più fieri è che quasi tutti i bambini che hanno preso parte al progetto hanno capito l’importanza della prima colazione e hanno aumentato la loro voglia di fare sport e di muoversi. Inoltre hanno acquisito – grazie anche al confronto coi coetanei – maggiore sicurezza in loro stessi e nella capacità di relazionarsi con altri bambini e ragazzi come loro, piuttosto che stare chiusi in casa a guardare la tv o a giocare da soli”.
La ricerca è scaricabile dal link: http://media.savethechildren.it/?r=5489&k=02ec75cdfa