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Un referendum per l’assegno sociale a tutti

Liberare l’uomo dal ricatto del lavoro: “Se non lavori non mangi”, è la più grande rivoluzione dell’umanità contemporanea.
Dagli albori della Storia del mondo, il lavoro è stato considerato una punizione. Adamo ed Eva furono puniti per aver disobbedito e mangiato la mela. Nella Genesi si legge: “Perciò l’Eterno Iddio mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra donde era stato tratto”.
Adamo ed Eva probabilmente non sono mai esistiti, ma vero è il contenuto della loro ‘novella’! Lo è per il semplice fatto che qualcuno si è posto il problema del concetto di lavoro, punizione, fatica. E l’ha tramandato!
Probabilmente prima della Genesi, sin dai tempi della comparsa dell’homo sapiens, il genere umano riusciva a sostenersi perché le risorse presenti sul pianeta hanno sempre consentito a tutti di avere un minimo da mangiare per vivere. Con l’intelligenza l’uomo ha sempre escogitato strumenti ed è sempre andato alla ricerca di scoperte che rendessero la vita meno faticosa.

Non si sa quali vicende siano accadute agli uomini di quel tempo, di sicuro qualcosa di importante che ha introdotto nell’uomo il concetto che ci portiamo dietro da millenni: la fatica del lavoro e la punizione del se non lavori non mangi.
Probabilmente potrebbe essere stata una carestia che costrinse gli uomini a lavorare di più per trarre sostentamento dalla terra e la conseguente fatica di sopportare la fame!

LA SCHIAVITÙ DEL LAVORO E QUELLO IN ESUBERO DEL PRIMO VENTENNIO DEL 2000
Anni dopo la presunta cacciata dell’uomo dal giardino d’Eden, vediamo i primi schiavi impegnati a lavorare faticosamente nella costruzione delle Piramidi nei territori egizi vicini a quei territori dove per la Genesi tutto ha avuto inizio.
Si sono poi susseguiti anni ed anni di divisione sociale, dove c’era chi faticava e chi traeva il frutto del lavoro semplicemente controllando il lavoro degli altri: prima degli schiavi, poi dei braccianti (quando la schiavitù fu abolita), in epoca industriale degli operai e ai giorni nostri dei lavoratori. Cioè di tutte quelle persone costrette a lavorare per vivere (se non lavori non mangi).
Ora letta fin qui, queste righe potrebbero sembrare la premessa ad un manifesto per il non lavoro, un inno alla disoccupazione, ma non è così.
Viviamo oggi in un’epoca post industriale dove l’automazione ha raggiunto una tecnologia tale che il lavoro è in esubero un po’ in tutti i settori.
Proprio perché serve sempre meno lavoro, per la legge della domanda e dell’offerta il prezzo del lavoro è calato. Così il costo del lavoro non più pagato ai lavoratori è andato a finire nelle borse delle strutture che controllano i mercati finanziari globali (multinazionali e gruppi di pressione politica transnazionali). Il calo dei consumi per mancanza di reddito da parte dei lavoratori occidentali e le speculazioni finanziarie, hanno innescato la crisi del 2008. Speculando ancora sulla crisi, coloro che detengono i mezzi di produzione economica e finanziaria a livello globale, hanno impoverito e messo i concorrenza i lavoratori grazie al fatto di poter controllare la moneta e la politica di governo degli stati nazionali.
L’impoverimento dei lavoratori è avvenuto gradualmente ed i cambiamenti (tutt’ora in corso) non sono netti.

LE CONSEGUENZE DELL’ESUBERO DI LAVORO: NUOVE E VECCHIE POVERTA’
Ci stiamo avviando globalmente verso un salario medio e una pensione di 450 euro al mese ovunque, che non garantiranno i diritti in nessun posto nel mondo: come il diritto a curarsi, all’istruzione, alla vecchiaia. Quanti costretti a lavorare per vivere diverranno prima o poi poveri.
In Italia i nuovi schiavi, i braccianti del nuovo millennio sono quelli che vivono sentendo sempre il rumore di un gruppo elettrogeno e il puzzo di nafta e olio perché non riescono a pagare la bolletta del servizio elettrico, quelli che trascinano pesantissime bombole del gas perché non possono permettersi l’allacciamento al metano, quelli che il telefono di rete fissa è un lontano ricordo, quelli che vivono sotto l’incombenza di uno sfratto e delle tasse che non riescono a pagare se hanno una casa di proprietà, quelli che vedono soffrire al freddo nella propria casa i figli l’inverno, quelli che camminano sempre a piedi perché non possono permettersi di pagare l’assicurazione alla macchina, quelli che soffrono in silenzio perché non possono permettersi di curarsi.
Ma col passare del tempo vivranno male anche quanti vivono di rendita perché non ci sarà più chi assicurerà loro la rendita, vivranno male i lavoratori che (con la fatica) hanno accumulato risparmi perché prima o poi i risparmi finiranno, vivono già male quelli che hanno un lavoro nero ma sicuro perché spendono tutto quanto per sopravvivere. Vivranno male anche coloro che oggi si adagiano su rendite di posizione che permettono loro di avere redditi da lavoro ancora sopra la soglia di sostentamento (pensioni e stipendi oltre i 1000 euro) perché prima o poi il loro reddito sarà ridotto come accaduto in Grecia. Oppure ci penserà il licenziamento coatto a norma di legge.
Povertà oggi e povertà da vecchi per i giovani di oggi per i quali, in assenza di contribuzione, le future pensioni saranno vicine alla soglia dell’assegno sociale di 450 euro.
In altri Paesi, come la Germania e gli Stati Uniti dove si muovono le fila di questo sfruttamento del lavoro globale, i salari sono mantenuti più alti del reddito di sussistenza. Ai Paesi vicini vanno gli avanzi e a quelli più lontani le briciole!
In altri Paesi dove la soglia di sostentamento è ben al di sotto dei 450 euro mese, anche se non c’è crisi (Cina, Est Europa, Africa, America Latina) si emigra in quelli dove riescono a racimolare qualche moneta in più da rimettere a casa, livellando i salari verso il basso dei Paesi dove vanno. Nei Paesi dove lo sfruttamento del lavoro globale non attecchisce vengono fatte scoppiare guerre, non sempre controllabili.
Le persone costrette a lavorare per vivere, ricercano le soluzioni più variegate per vivere meglio, e non sempre soluzioni oneste: dalla percezione di una rendita di sussistenza statale mascherata da pensione di invalidità (diffusissime in Italia e in Grecia), dalla ricerca della rendita da capitale con la corruzione, con l’imbroglio, con il malaffare, con la politica.
Oggi vivere in Italia è diventato faticoso a causa dell’incertezza del reddito, della paura delle tasse.

UNA SOLUZIONE POSSIBILE CON UN REFERENDUM
Se un uomo è ricattabile col lavoro, non sarà mai libero di votare, sopratutto se è povero e non ha reddito. Oggi in Italia è previsto un assegno sociale di circa 450 euro ai cittadini di 67 anni d’età (65 prima della riforma Fornero) che non hanno altri redditi di sussistenza. Perché quest’assegno solo agli ultra sessantenni? In questo periodo storico in cui l’esubero del lavoro è strutturale bisogna abrogare il comma 6 dell’art.3 della legge 8 agosto 1995, n. 335 e succ. modifiche (della legge Fornero) in modo da estendere l’assegno sociale a tutti i cittadini italiani maggiorenni, impossibilitati per la congiuntura economica a lavorare e quindi a tutti i disoccupati e gli inoccupati. (Gianluca Parisi)