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Roma. Il 20 giugno in piazza contro il Gender ed il DDL Cirinnà

FAMIGLIA(Gianluca Martone) ROMA Il prossimo 20 Giugno 2015 è una data storica per tutta l’Italia legata ancora al valore della famiglia naturale, tutelata nell’art. 29 della nostra Carta Costituzionale. Si terrà infatti a Piazza San Giovanni una manifestazione nazionale per dire no al ddl Crinnà e alla propaganda gender nelle scuole ed è promossa dal comitato “Da mamma e papà”, a cui aderiscono personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo. Portavoce del comitato è il neurochirurgo Massimo Gandolfini.
Questa lodevole iniziativa, che si spera possa essere caratterizzata da una presenza massiccia di famiglie italiane, mira a promuovere il diritto del bambino a crescere con mamma e papà e si vuole difendere la famiglia naturale dall’assalto a cui è costantemente sottoposta dal Parlamento, in particolare dalla propaganda della teoria gender che sta avanzando in maniera sempre più preoccupante nelle scuole. Pertanto, si legge nella nota del neo costituito Comitato, si invitano alla mobilitazione nazionale tutte le persone di buona volontà, cattolici e laici, credenti e non credenti, per dire no all’avanzata di progetti di legge come il ddl Cirinnà, che dell’ideologia gender sono il coronamento e arrivano fino alla legittimazione della pratica dell’utero in affitto.

Per comprendere nel migliore dei modi l’importanza di questo evento, occorre porsi una significativa domanda: Cos’è il gender? Il padre ufficiale dell’ideologia di genere fu lo psichiatra sessuologo della John Hopkins University, John William Money, deceduto nel 2006. In base al parere di questo medico, “l’identità sessuale era sostanzialmente un prodotto della società e pertanto, duttile e malleabile alla nascita”. Il suo sogno era una sorta di democrazia sessuale, in cui ogni tipo di rapporto sessuale, compresa la pedofilia, sarebbe stato promosso e legalizzato!
Money scrisse: “La pedofilia e la efebofilia (amore per gli adolescenti) non sono una scelta volontaria più di quanto lo sia il fatto di essere mancini o daltonici”.
La pazzia di questo psichiatra raggiunse l’apoteosi, nel momento in cui decise di intervenire chirurgicamente nei bambini, i quali avevano dei peni di dimensione ridotta: li operava trasformandoli in “bambine”.
Lo scopo era quello di dimostrare che l’identità sessuale era una “sovrastruttura culturale”.Nonostante il fallimento su tutta la linea, pagato sulla pelle di migliaia di bambini passati sotto il suo bisturi, purtroppo questa teoria si sta diffondendo in Europa e, purtroppo, anche nel nostro Paese.
Anche il Santo Padre è intervenuto ripetutamente su questa delicata questione.
Nel corso del suo intervento al Bice (Bureau international catholique de l’enfant) l’11 aprile 2014, Papa Francesco disse:
“Occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: “A volte, non si sa se con questi progetti – riferendosi a progetti concreti di educazione – si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”
In merito a questa importante manifestazione, sul blog Stranocristiano Assuntina Morresi ci spiega cinque buone ragioni per scendere in piazza, il 20 giugno, a manifestare contro il disegno di legge Cirinnà e per la libertà di educazione, contro il matrimonio gay, contro la propaganda gender nelle scuole.
1- Tornerò nella piazza del Family Day perché il ddl Cirinnà è molto peggio dei DiCo: introduce il matrimonio gay, con annessa la stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio biologico del partner, vale a dire utero in affitto e genitore 1 e 2, autostrada d’ingresso per il Mondo Nuovo.
2-Tornerò nella piazza del Family Day perché voglio difendere la libertà di questo paese, innanzitutto quella di educare i nostri figli. Tutto quello che in questo periodo abbiamo chiamato “ideologia del gender” è il modo con cui soprattutto nelle scuole – ma anche nei media, nelle fictions, nei film, praticamente dappertutto – si cerca di far passare l’idea che l’essere maschio o femmina è come avere un certo colore di occhi o di capelli: non la caratteristica identitaria di ciascuno di noi, ma un elemento “meramente biologico” che possiamo modificare, se vogliamo. E’ un’ideologia funzionale all’accettazione sociale del matrimonio tra persone dello stesso sesso, e della conseguente finzione che due uomini o due donne possano avere un figlio proprio, esattamente come un uomo e una donna. Quando le nozze gay saranno introdotte l’obiettivo sarà raggiunto e tanta “propaganda gender” si affievolirà, perché non servirà più. Per dire stop al gender, come recita lo slogan della manifestazione del 20 giugno, bisogna dire, al tempo stesso, no al matrimonio gay e simili, cioè no al ddl Cirinnà.
3- Tornerò nella Piazza del Family Day perché solo una manifestazione come quella del Family Day del 2007 può cercare di fermare il ddl Cirinnà. La storia dei nostri giorni ci insegna che poi, una volta introdotte forme di riconoscimento simili matrimoniali a convivenze omosessuali, non si torna più indietro.
4- Tornerò nella Piazza del Family Day e troverò una manifestazione come quella del 2007 dove non c’erano solo cattolici, ma anche tanti non credenti, perché questa non è una battaglia confessionale, per difendere i “valori cristiani”. Siamo di fronte a un’emergenza antropologica che riguarda tutti: si vuole negare l’evidenza del fatto che un bambino è figlio di un padre e una madre, che è di mamma e papà che ha bisogno per vivere, e che con suo padre e sua madre ha diritto di crescere.
5- Tornerò nella Piazza del Family Day perché una testimonianza vale solo se pubblica, perché un giudizio se non è pubblico non esiste, perché quello a cui tieni va riconosciuto pubblicamente, altrimenti non è vero che è qualcosa a cui tieni.
Cosa fare dinanzi a questa deriva? L’Avv. Gianfranco Amato, Presidente Nazionale dei Giuristi per la Vita, ha concluso il suo libro “Gender distruzione” con queste significative parole.
“La saggezza dell’ars militaris insegna che a fronte di un buon piano di invasione da parte del nemico, occorre predisporre un altrettanto efficace piano di difesa e contrattacco. Il punto è che bisogna prima convincere che un piano di invasione esiste. Non è facile destare gli increduli, i dubbiosi, i pavidi, gli incerti, i sonnolenti, i pessimisti cronici, gli scettici, i disfattisti. Il grande San Pio X ricordava, con fine realismo, che da temere non è tanto la forza dei cattivi, quanto la fiacchezza dei buoni”.