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Racconti dei nostri tempi. Guadagna oltre 1000 euro al giorno e non vuole fare la fattura

Torna di moda lo stile del racconto antico, grazie all’adattamento cinematografico di Matteo Garrone nel film “Il racconto dei Racconti” (Lo cunto de li cunti) scritto da Basile nel 1600.
Questo racconto breve è la trasposizione della realtà attuale sullo stile delle novelle di Masuccio Salernitano, vissuto qualche secolo prima del Basile e famoso per l’opera “Il Novellino”. Narra di evasione fiscale. Ecco il racconto

(di Gianluca Parisi). Riceveva solo su appuntamento. Il passaparola della propria fama era il suo successo, più del sito internet sul quale campeggiava una foto sorridente e rassicurante. In molti andavano da lei. Non lavorava tutti i giorni, si era munita di un servizio di segreteria che le prendeva gli appuntamenti, ma ad incassare voleva essere lei, in prima persona.
E loro entravano ed uscivano, c’era la fila: 15 minuti ciascuno, al massimo mezz’ora. Riceveva mattina e pomeriggio dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 finanche alle 22:00.
Con una giornata di lavoro così incassava fino a 1160 euro. Il costo variava da 70 a 50 o 30 euro. Settanta per una ‘visita’ completa con approfondimento, cinquanta se c’era lo sconto e raramente si faceva pagare solo 30 euro.

Quel giorno Gianni Micilla alla sua prima visita, dopo aver pagato disse: “E la fattura? La ricevuta fiscale?”
Lei: “Me lo doveva dire prima, ho dimenticato la libretta delle fattura e poi non le conviene perchè le verrebbe a costare all’incirca il 30% in più.!”
Gianni: “Perchè mi verrebbe a costare in più?”
Lei, categorica: “Sono le tasse”.
Gianni: “Non ho capito, perché dovrei essere io a pagare le sue tasse? E non si vergogna dottoressa? Guadagna più di un’escort e non vuole pagare le tasse.
Lei: “Se per questo neanche loro pagano le tasse!”
G: “Questo non vuol dire che anche lei è una puttana”
Lei, adirandosi: “Buon uomo, moderi i toni, chi l’ha mandata nel mio studio?”
G.: “Mi ci ha mandato il passaparola”
Lei, sempre più adirata: “E se ne vada e non si faccia più vedere!”
G.: “Non me ne vado fino a quando lei non mi fa la fattura”
Lei.: “Si prenda i suoi soldi e non si faccia più vedere, altrimenti chiamo i carabinieri!”
G.: “Li chiami pure, anzi chiamo io la Finanza” e prese il telefono cellulare e compose un numero.
Intanto fuori la stanza dello studio, altri pazienti che si erano accorti della cosa, iniziarono a spazientirsi: “Ma che sta succedendo?”, “Ma che vuole, quell’uomo”…
Gianni si sedette e non ci fu verso di farlo alzare. Intervennero alcuni pazienti in fila, ma lui imperterrito diceva: “Se non mi fa la fattura non me ne vado”.
A questo punto la dottoressa, che si era allontanata, tornò con il ricettario delle fatture. L’ultima emessa risaliva a tre mesi precedenti.
Subito si adoperò nel compilare la fattura col prezzo pattuito all’inizio.
Intanto nella sala d’attesa giunsero due carabinieri che, passando con la macchina d’ordinanza fuori la casa della dottoressa, adibita a studio medico, erano stati chiamati da dei pazienti: “Correte, venite c’è un pazzo che non vuole andare via…”.
Appena entrato uno dei carabinieri, urlò: “Che succede dov’è il problema?”. Gianni stava uscendo proprio in quel momento, fece per parlare, ma la dottoressa lo anticipò: “Nulla, nulla un piccolo disguido, nulla di grave, scusate”.
Gianni, invece: “La dottoressa non voleva fare la fattura…”
Lei, con tono gioviale: “Ma cosa dice? Avevo dimenticato a casa il ricettario delle fatture… me lo sono fatto portare!”
Intanto uno dei pazienti in fila, che aveva assistito e sentito tutto, bisbigliò al vicino di sedia in coda: “Ma la dottoressa non abita qui? A voi ha mai fatto la fattura?”
Il vicino di sedia, categorico: “MAI!”.
E così i carabinieri andarono via, Gianni pure e la dottoressa riprese a fare le visite: “Avanti il prossimo” dovette urlare la segretaria, per farsi sentire.
Tra gli astanti in coda si erano venute a creare due fazioni: una che dava ragione alla dottoressa e l’altra più numerosa e rumorosa a Gianni.
Era il turno di tale Enzuccio Brassino: “Dottoressa tutt’apposto?”
La dottoressa: “Si” e guardando l’orologio si affrettava a recuperare il tempo perso.
La visita era di controllo e durò meno che cinque minuti, alla fine Brassino: “Dottoressa le devo qualcosa?”
La dottoressa: “Sono 30 euro”
Brassino: “E la fattura?”
La dottoressa: “E ci risiamo anche lei! Eccola!”. Avanti il prossimo. Era il turno di Gigino Pannicozzo che prima di farsi visitare: “Dottoressa, visto che adesso ha la libretta mi deve prima fare le fatture delle precedenti cinque visite, quando mi aveva detto ogni volta che l’aveva dimenticata!”

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Racconti_dei_nostri_giorni