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Come risparmiare i costi di sussistenza e vivere meglio

famigliadeserto(Gianluca Parisi). I costi della crisi del mondo della finanza, scaricati sull’economia reale hanno determinato una crisi economica e sociale senza precedenti. Il profitto a tutti i costi ha portato a smaltire scorie di rifiuti tossici nell’ambiente (vedi il caso Terra dei Fuochi in Campania) e così la vita, rispetto a 30 anni fa, è cambiata. Un morto su due è per tumore. Ma non ci allarmiamo il genere umano sopravviverà: nel giro di cinque, sei generazioni il dna umano si adatterà ai mutamenti e il nostro organismo sarà sempre più in grado di espellere le sostanze cancerogene. Ma nel frattempo che fare? Oltre che di cancro oggi si muore di più, rispetto al passato, per complicazioni alle vie respiratorie.

A peggiorare la situazione uno stile di vita sedentario ha portato ad un aumento vertiginoso delle persone obese, con problemi di grasso e zuccheri nel sangue (colesterolo e diabete). Aumentano anche i casi di faringite e bronchite cronica e fanno la loro comparsa nuove malattie rare allergiche. L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanita’ – ha fornito dati nei quali si deduce che le morti nel mondo globalizzato ha cause dovute all’inquinamento dell’aria e della catena alimentare. Poco importa se il numero dei pazienti asmatici e’ raddoppiato negli ultimi 10 anni; poco importa se i bambini o gli ultra 70enni hanno raddoppiato le probabilità di contrarre malattie polmonari rispetto a 25 anni fa.

In Italia le centraline per l’analisi dell’inquinamento prendono l’aria a due metri e mezzo di altezza mentre i bambini respirano a 80 centimetri dal suolo. L’inquinamento dell’aria uccide più del tabacco. Trenta mila sono i casi all’anno di asma e 35 mila di bronchite acuta, secondo l’OMS. Oltre allo smog delle auto, contribuiscono all’inquinamento dell’aria le centrali termoelettriche, gli inceneritori, gli scarichi (mal controllati) dei fumi industriali. L’inquinamento ambientale è ormai la prima causa di morte sul pianeta. Lo è in Francia ed in Italia. A Crema, che si becca tutto lo smog di Milano a causa dei venti dominanti o in Campania dove la Mafia ha sepolto nelle campagne tonnellate di rifiuti tossici, gli abitanti vivono sei anni meno della media nazionale. Nel Sud del mondo si muore ancora di miseria come da infezioni contratte bevendo acqua sporca, ma in molti sono uccisi dallo smog e dai veleni che inondano le metropoli.

Mangiare meno mangiare meglio
Il crescente rilascio nell’ambiente di materiale concerogeno sotto forma di polveri sottili e benzene presente nello smog e della diossina rilasciata dalla plastica, lo sversamento di rifiuti tossici industriali nell’ambiente, l’utilizzo di medicinali e antibiotici negli allevamenti per la produzione di carni, il crescente utilizzo di veleni, di pesticidi nella produzione di prodotti agricoli e le eco-mafie hanno irrimediabilmente compromesso la catena alimentare. L’informazione e i media, talvolta, per una sorta di sudditanza psicologica nei confronti degli interessi delle grandi multinazionali alimentari ed energetiche, pubblicizzano un modello di vita che incentiva i consumi, anche quelli superflui e lo fa ancora oggi in tempo di crisi. La logica del massimo profitto associata al minor costo, applicata alla produzione alimentare, privilegia la quantità a scapito della qualità e ciò determina un progressivo peggioramento delle qualità della produzione alimentare, anche a scapito della salute pubblica. Quello che mangiamo e che respiriamo è sempre più contaminato.

Una risposta possibile
Ma per fortuna non tutto si muove a questo ritmo catastrofico. Citta’ piu’ civili, come Los Angeles e Chicago hanno ridotto drasticamente l’inquinamento imponendo auto a basse emissioni ed incrementando l’uso di tecnologie ecologiche nell’industria, sopratutto alimentare. In Italia le poche città che hanno sperimentato il biodiesel – si tratta di un combustibile ricavato dai semi di girasole che non inquina – non riescono ad avere rifornimenti. Le multinazionali petrolifere di fatto boicottano il carburante vegetale. Ma una risposta possibile oggi a tutto ciò c’e. E’ la riorganizzazione dei percorsi di vita individuali e poi collettivi. Occorre una scelta diretta, senza aspettare che gli altri scelgano per noi. Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita e le nostre abitudini, a partire dalle cose semplici. Usare il meno possibile l’automobile fa bene alla salute, alla tasca e all’ambiente. Capita, a chi ha problemi di colesterolo e diabete, che il medico prescriva un’oretta di passeggiata veloce al giorno per smaltire i grassi e gli zuccheri in eccesso. Certo c’è sempre la pillola, ma perché dipendere da un farmaco e subire gli effetti collaterali? Cinquanta minuti di passeggiata veloce significa percorrere in media tra i quattro e i cinque Km. Organizzare la giornata in modo che la ‘camminata’ non sia un impegno successivo agli impegni della giornata, è possibile. Chi lavora e utilizza l’automobile per andare a lavorare può lasciarla a 2 Km dal posto di lavoro, risparmiando anche sul costo del parcheggio e guadagnerà del tempo sul traffico. Se piove un impermeabile e un ombrello risolvono il problema; una mascherina preserva dalla respirazione di sostanze cancerogene e risolve i cattivi odori dello smog che, in ogni caso, respiriamo anche in automobile senza accorgersene. Chi intende l’automobile come status symbol e il camminare a piedi come una condizione sociale normalmente relegata ai senza reddito, agli stranieri e agli immigrati, deve affrontare la problematica anche dal punto di vista psicologico tenendo però conto degli effetti benefici sulla salute del camminare a piedi.

L’uomo ha camminato per migliaia e migliaia di anni, negli ultimi cento si è seduto e adesso non riesce più a rialzarsi! Insegniamo ai nostri ragazzi a camminare!
Colesterolo e diabete sono malattie ereditarie, a causarle è la predisposizione genetica e un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri; la malattia è poi trasmessa per via ereditaria ai figli. Una madre che ha contratto la malattia per via alimentare, ha il 90% delle possibilità di trasmetterla ai propri figli per via ereditaria. Pensiamo ai nostri figli. Ecco perché negli ultimi anni aumentano sempre più le patologie legate a queste malattie. Il colesterolo, se non curato, può portare all’infarto e all’ictus, i diabetici sanno come è difficile convivere con questa malattia e dopo i sessanta anni possono subentrare complicazioni che portano alla morte. Tali malattie vanno curate non soltanto con le medicine. Per l’inquinamento da elettrosmog, potremmo usare il cellulare soltanto per comunicazioni veloci, riservandoci la chiacchierata sui telefoni tradizionali, magari fissando col cellulare un appuntamento telefonico su numeri di rete fissa. Oltre a risparmiare sui costi di telefonia mobile, che sono più elevati rispetto a quella fissa, esporremo molto meno il nostro orecchio alle onde elettromagnetiche.

Riciclare direttamente
Ma cos’altro si può fare per contribuire a non inquinare e essere inquinati??? Consumare meno e riciclare di più! Riciclare tutto e in maniera diretta, indipendentemente se il nostro comune adotti o meno una politica di differenziazione dei rifiuti, la raccolta differenziata. Ricicliamo tutte le batterie che usiamo a partire dalle pile dell’orologio da parete, anche se vanno cambiate una volta all’anno: una pila ricaricabile costa poco più di una pila a lunga durata e può essere ricaricata moltissime volte. Riciclare direttamente significa anche non consumare imballaggi usa e getta a vantaggio degli imballaggi riutilizzabili come quelli di vetro, di legno e di latta. Prendiamo l’abitudine a chiedere il vuoto a rendere; fa bene anche alla salute. Compriamo saponi e detersivi sfusi, riutilizzando i vecchi contenitori, oppure in imballi non inquinanti. La pasta ad esempio viene venduta da alcune case anche in contenitori di cartone. Preferiamoli alla plastica, richiediamoli al responsabile del supermercato. La sostanza plastica con la quale sono prodotte le bottiglie, il PET, ad una certa temperatura rilascia la diossina. In estate c’è il rischio che l’acqua imbottigliata venga contaminata a causa dell’esposizione delle bottiglie alle alte temperature della stagione. Il vetro invece non sprigiona diossina e non inquina. Quando si rompe può essere raccolto e riciclato. La plastica invece va a finire nelle centrali termoelettriche dalla cui combustione si ricava energia elettrica ma al costo di tonnellate e tonnellate di diossina dispersa nell’aria che respiriamo. La politica di incenerimento andrebbe presa in riferimento come ultima spiaggia. Si potrebbero reintrodurre colture di elementi naturali alternativi alla plastica come la canapa messa a bando negli anni ’50 proprio quando fu “scoperta” la plastica. La drastica riduzione della produzione dei rifiuti (sia urbani che industriali) e’ una soluzione che si può adottare per non inquinare. Gran parte dei materiali scartati è costituita da oggetti che nascono già dalle fabbriche come rifiuti: gli imballaggi usa e getta di plastica e in poliaccoppiati durano poche ore o pochi giorni.

Siamo capaci di fare tutto ciò?
Abbiamo la pazienza per fare tutto ciò? Abbiamo tempo per tutto questo? La pazienza è una dote che si acquisisce un po’ alla volta, il concetto del tempo merita un approfondimento specifico. Quante volte ci annoiamo e non sappiamo come trascorrere il tempo libero? Il tempo lavorato è per noi una fatica? Che valore diamo al nostro tempo? E’ sempre vero il proverbio che dice “… il tempo e denaro!…” Se il tempo è denaro potremmo consumare meno soldi eliminando il superfluo dalle nostre abitudini e risparmiare così tempo da investire per la famiglia, per la salute e per tutti gli accorgimenti che, un cambio dello stile di vita rivolto al naturale e all’eliminazione del superfluo, comporta. Tutto ciò, in tempo di crisi, più che una scelta è anche una necessità. Un’informazione, come questa che state leggendo, se arrivasse alla maggioranza della gente e fosse da questa capita, potrebbe avere un effetto shock sulle coscienze e disincentiverebbe i consumi. Ciò è però ritenuto dannoso per l’economia e per i profitti delle multinazionali ed allora anche in tempo di crisi si spinge ancora verso i consumi, erodendo i risparmi delle famiglie. Ma quando tutto sarà finito, quando non ci saranno le pensioni dei nonni che aiutano i figli e nipoti cosa accadrà? Il cambiamento è inevitabile! Tendenzialmente l’uomo è poco incline al cambiamento. Cambiare è una rottura che genera conflitti. Un ex-fumatore, dopo aver smesso, sa che i primi tempi sono sempre i più duri, ma poi quando il vizio è tolto tra sé e sé ogni tanto ripete: “Come ero stupido quando pensavo che togliere il vizio di fumare fosse cosa molto difficile”. Cambiare modello di vita, ridefinendo i percorsi di vita individuali e poi collettivi, è possibile e non è difficile.