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IL CONGRESSO DELLE FAMIGLIE APRE LE PORTE ALL’OMOSESSUALITA’

(Gianluca Martone) Molto si sta ancora discutendo del recente Congresso Mondiale delle Famiglie, che ha suscitato molte polemiche anche tra gli stessi cattolici. Molte perplessità e anche giusta indignazione da parte di molti cattolici, tra cu sottoscritto, ha determinato il recente comunicato degli organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2306030256344033&set=a.1377424052537996&type=3&eid=ARCOZ4YmMXD8vuTjyEeJWrZXm2pDVf1I7Z2dZy968nVTYXXEVzDNmXxsbNWSnuVxhneN5ONh9hUdMp3G, il quale recita testualmente:”Gli omosessuali vanno curati, senno’ per loro c’è l’inferno? Follie. Questo non è il pensiero degli organizzatori e ci dissociamo da chi strumentalizza una situazione ad alta densità mediatica per attirare le telecamere su temi che non sono in programma. Non solo. Il nostro pensiero è ben diverso: Non abbiamo nulla contro le persone omosessuali che rispettiamo e non sono al centro dei nostri temi. Diverso è sostenere la famiglia naturale che è il futuro della società per non finire in una nazione ospizio e siamo contro l’utero in affitto per proteggere i bambini e le donne schiavizzate” Toni Brandi e Jacopo Coghe.

Queste affermazioni sono di inaudita gravità e sono ancor piu’ gravi in quanto pronunciate da chi si erge difensore della famiglia naturale e chi si definisce cattolico. Queste frasi, che un tempo sarebbero state tacciate di eresia contro i comandamenti di Dio, sono smentite prima di tutto dalla Sacra Scrittura:” “Non accoppiarti con un maschio come si fa con una donna: è cosa abominevole. […] Tutti quelli che commetteranno tali azioni abominevoli, verranno sterminati di mezzo al popolo» (Levitico 18,22 e 29)”. “Se un maschio giace con un altro maschio come si fa con una donna, entrambi hanno commesso un abominio: vengano messi a morte, e il loro sangue ricada su di loro» (Levitico 20,13)”. “Il loro aspetto testimonia contro di loro: essi manifestano i loro peccati, come fece Sodoma, anziché nasconderli. Guai a loro! Essi si preparano la loro rovina!» (Isaia 3,9)”.
“Disse dunque il Signore [ad Abramo]: “Il clamore delle colpe che mi giunge da Sodoma e da Gomorra è grande, e molto grave è il loro peccato” […]. Poi quei due [Angeli] dissero a Lot: […] “Fa uscire da questo luogo generi, figli e figlie e tutti i tuoi parenti che si trovano in questa città, perché noi siamo giunti per distruggerla: grande è infatti il clamore dei peccati che da essa si è innalzato verso il Signore, e il Signore ci ha inviati per distruggerla”. […] Allora il Signore fece piovere dal cielo zolfo e fuoco su Sodoma e Gomorra, e distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti della città e ogni sorta di piante. […] Abramo intanto si era alzato di buon mattino per andare sul luogo dove prima si era fermato davanti al Signore, e, volgendo lo sguardo verso Sodoma e Gomorra e su tutta la regione di quella pianura, vide che dalla terra si alzava un fuoco simile al fumo di una fornace» (Genesi 18,20; 19,12-13; 19,24-28)”. Anche San Paolo fu durissimo contro questo turpe abominio, che rappresenta uno dei quattro peccati che grida vendetta al cospetto di Dio:” “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, fino al punto di disonorarsi a vicenda i corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato la creatura al posto del creatore benedetto nei secoli. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno mutato le unioni secondo natura in quelle contro natura; allo stesso modo gli uomini, lasciando l’unione naturale con le donne, si sono accesi di passione fra maschi, ricevendo così in loro stessi la punizione che si addice al loro traviamento. […] E pur conoscendo il giudizio di Dio, che condanna a morte chi commette tali azioni, essi non solo le commettono, ma persino approvano chi le compie» (Romani 1,24-32)”.
“Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti […] erediteranno il Regno di Dio!» (1Corinzi 6,9-10)”. “Se Dio condannò alla distruzione e ridusse in cenere le città di Sodoma e di Gomorra, lo fece perché ciò fosse di ammonizione per tutti i perversi in avvenire; e se liberò Lot, che era rattristato per la condotta di quegli uomini sfrenatamente dissoluti, […] il Signore lo fece perché sa liberare dalla prova gli uomini pii e sa riservare gli empi alla punizione nel giorno del giudizio» (2Pietro 2,6-9). “Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si erano abbandonate alla lussuria ed ai vizi contro natura, vengono portate come esempio per aver subito la pena del fuoco eterno» (Giuda 7)” Infine, anche i Padri della Chiesa si espressero su questa delicata tematica con parole che, se oggi fossero pronunciate da qualche membro della chiesa, scatterebbero subito le manette del politicamente corretto:” Sant’Agostino disse:“I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata” San Giovanni Crisostomo sottolineò:” Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi […]. I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura. Ma quando Dio ha abbandonato qualcuno, tutto è invertito! Perciò non solo le loro (degli omosessuali; N.d.R.) passioni sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche […]. Perciò io ti dico che costoro sono anche peggiori degli omicidi, e che sarebbe meglio morire che vivere disonorati in questo modo. L’omicida separa solo l’anima dal corpo, mentre costoro distruggono l’anima all’interno del corpo. Qualsiasi peccato tu nomini, non ne nominerai nessuno che sia uguale a questo, e se quelli che lo patiscono si accorgessero veramente di quello che sta loro accadendo, preferirebbero morire mille volte piuttosto che sottostarvi. Non c’è nulla, assolutamente nulla di più folle o dannoso di questa perversità”. Infine anche il grande San Pier Damiani, Dottore della Chiesa, scrittore, predicatore e riformatore dell’Ordine benedettino, nel suo “Liber Gomorrhanus” scritto nel 1051 per il Papa San Leone IX, condannò con grande vigore la pratica di questo vizio. “Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti […]. Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre e allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo […]. Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d’iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fà per il naturale stimolo della carne, ma solo per diabolico impulso […]. Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale. Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quelle della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume […]. Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama nefaste guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco […]. Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi […]. Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi […]. Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, a domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “É terribile cadere nelle mani del Dio vivente” (Eb 10) […]. Come dice Mosè, “se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me”! (Es 32). Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forze; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola”.
Sotto il profilo medico, queste affermazioni prendono una pericolosa distanza dalle affermazioni giuste ed eroiche della grandissima dott.ssa Silvana De Mari, la quale è stata l’unica ad avere avuto il coraggio di combattere l’omosessualità dal profilo medico e, per tale motivo, è stata condannata in primo grado. Riporto un suo articolo su questo argomento:” Il cattolicesimo sta diventando una religione molto carina: opinabile, discutibile, porzionabile, vegetariana, gay friendly, sostenibile e di basso impatto. Possiamo dire che è stato portato ai saldi di fine stagione, un comodo cristianesimo low cost eprêt-à-porter, ma soprattuttoa la carte: ognuno ne prende il pezzo che vuole, e solo quello. Niente menù fissi: sono roba da medio Evo e noi siamo meglio. Sempre più affollato da fiocchetti di neve e pretini molto graziosi, ch dicono Messa con le stole arcobaleno oppure ci presentano i loro fidanzatini. In realtà il Cristianesimo è una religione durissima. Gesù Cristo ha messo i suoi passi uno dopo l’altro sulla terra di Galilea affermando di essere il Figlio del Padre: il Padre è il Dio degli Eserciti è Colui che ha distrutto Sodoma. Se il Cristianesimo non vi piace, potete scegliervi un’altra religione, ce n’è di molti tipi, oppure con uno slancio creativo potreste fondarne una, ma non vi inventate che il Cristianesimo sia tollerante , perché non lo è. Cristo ama i peccatori, ma non i loro peccati, e la sodomia è un peccato. Il male non dev’ essere tollerato, non può essere tollerato. Non vi inventate che il Cristianesimo sia conciliante con il peccato, che permetta di continuarlo, che sia una specia diTana libera tuttiche salva chi non si è pentito perché non lo è. Dei due ladroni crocifissi con Cristo, solo uno è stato salvato. Dice San Paolo: “…Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento….. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1, 26-32); Ma veniamo a qualche altra citazione: “…Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (1 Cor. 6,9-10); “…La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e riottosi, per gli empi e di peccatori, per gli scellerati e i profani, per i padricidi e matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, i bugiardi, gli spergiuri…”(1 Tm. 1,9).
Fu, in seguito, lo stesso Sant’Agostino (dottore e padre della Chiesa) a dire: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di se stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venir violata” (Sant’Agostino, Confessioni, c.III, p.8); E San Gregorio Magno, nel suo grandioso apostolato, affermò: “Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodomia dal Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinchè dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso” (San Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe, XIV, 23, vol. II, pag. 371); San Pier Damiani, dato che si erano accese delle questioni in merito, ribadì, senza se e senza ma: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti, uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima” (San Pier Damiani – dottore della chiesa e grande riformatore dell’Ordine Benedettino – Liber Gomorrhanus, in Patrologia latina, vol. 145, coll. 159-190); San Tommaso D’Aquino, dal canto suo, volle ribadire il concetto che l’omosessualità è una gravissima offesa a Dio: “Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura” (S. Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, II-II, q. 154, a. 12); Santa Caterina da Siena e San Bernardino da Siena, addirittura affermano che la sodomia è il peccato più grave, dopo quello contro lo Spirito Santo e, comunque, se la sodomia è praticata con persistenza, in violazione dei dettami di Dio, anch’esso diventa peccato a cui non c’è perdono. Nel suo Dialogo della divina Provvidenza, in cui riferisce gli insegnamenti ricevuti da Gesù stesso, Santa Caterina così si esprime sul vizio contro natura: “Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato”. “Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocchè questo è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in: Prediche volgari, p. 915); San Pietro Canisio (dottore della Chiesa) non ebbe paura di dire che l’omosessualità viola sia le leggi divine che quelle naturali: “…Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale” (San Pietro Canisio – dottore della Chiesa- Summa Doctrina Christianae, III a/b, p. 455). E’ stato detto che in tutto il Vangelo Gesù Cristo non dice una sola parola contro la sodomia. E’ innegabile. Non dice nemmeno una parola su quanto sia sbagliato assassinare i bambini. In realtà la Sua condanna sia alla sodomia che all’assassinio di bambini è contenuta nella frase: non iota uno. Questa frase vuol dire che non c’è nessuna variazione nessuna differenza col precedente, non è cambiata neanche una sillaba. Gesù Cristo si rivolge agli Ebrei che sanno già che la sodomia è un peccato, quindi non perde tempo a specificarlo. San Paolo si rivolge a Romani, che non lo sanno, quindi lo specifica. La differenza è tutta qui chi afferma che la sodomia, cioè un atto erotico che interessi l’ultima porzione del tubo digerente, sia di un uomo che di una donna, e normale, sta affermando che Dio ha avuto torto a distruggere Sodoma, oppure sta affermando che non è mai successo e che la Bibbia dice il falso. L’affermazione che la cosiddetta omosessualità sia congenita e invincibile, un impulso genetico incontrollabile, una forma di sessualità statisticamente meno frequente ma assolutamente normale è un’affermazione bizzarra che trova “normale” che un organo, l’intestino, venga usato in una maniera completamente inappropriata per la sua anatomia, con un carico di malattie notevoli. Quest’ affermazione fatta dall’Associazione Psichiatri Americani nel 1974 per votazione da un gruppo di psichiatri, cioè non ha nulla di scientifico, né può averlo. Tornando alla cristianesimo, ridotto a una Misericordia tonda e paffuta come lo zucchero filato: ricordo che ci sono peccati che no possono essere perdonati: i peccati contro lo spirito. Un sacerdote o un vescovo che affermi che chi sta peccando e non prova pentimento possa salvarsi, sta quindi commettendo un peccato contro lo Spirito”.Cosa fare dinanzi ad una crisi cosi diffusa, che riguarda non solo i vertici della chiesa, ma anche coloro che dicono di battersi per la difesa dei Valori non negoziabili? Sono attuali queste mirabili parole pronunciate dal grandissimo Papa Pio XII, pronunciate nel 1949:” Romani! La Chiesa di Cristo segue il cammino tracciatole dal divin Redentore. Essa si sente eterna; sa che non potrà perire, che le più violente tempeste non varranno a sommergerla. Essa non mendica favori; le minacce e la disgrazia delle potestà terrene non la intimoriscono. Essa non s’immischia in questioni meramente politiche od economiche, né si cura di disputare sulla utilità o il danno dell’una o dell’altra forma di governo. Sempre bramosa, per quanto da lei dipende, di aver pace con tutti (cfr. Rom. 12, 18), essa dà a Cesare ciò che gli compete secondo il diritto, ma non può tradire nè abbandonare ciò che è di Dio. Ora è ben noto quel che lo Stato totalitario e antireligioso esige ed attende da lei come prezzo della sua tolleranza o del suo problematico riconoscimento. Esso, cioè, vorrebbe
una Chiesa che tace, quando dovrebbe parlare; una Chiesa che indebolisce la legge di Dio, adattandola al gusto dei voleri umani, quando dovrebbe altamente proclamarla e difenderla; una Chiesa che si distacca dal fondamento inconcusso sul quale Cristo l’ha edificata, per adagiarsi comodamente sulla mobile sabbia delle opinioni del giorno o per abbandonarsi alla corrente che passa; una Chiesa che non resiste alla oppressione delle coscienze e non tutela i legittimi diritti e le giuste libertà del popolo; una Chiesa che con indecorosa servilità rimane chiusa fra le quattro mura del tempio, dimentica del divino mandato ricevuto da Cristo: Andate sui crocicchi delle strade (Matth. 22, 9); istruite tutte le genti (Matth. 28,19). Diletti figli e figlie! Eredi spirituali di una innumerevole legione di confessori e di martiri!
È questa la Chiesa che voi venerate ed amate? Riconoscereste voi in una tale Chiesa i lineamenti del volto della vostra Madre? Potete voi immaginarvi un Successore del primo Pietro, che si pieghi a simili esigenze?
Il Papa ha le promesse divine; pur nella sua umana debolezza, è invincibile e incrollabile; annunziatore della verità e della giustizia, principio della unità della Chiesa, la sua voce denunzia gli errori, le idolatrie, le superstizioni, condanna le iniquità, fa amare la carità e le virtù. Può dunque egli tacere, quando in una Nazione si strappano con la violenza o con l’astuzia dal centro della Cristianità, da Roma, le chiese che le sono unite, quando s’imprigionano tutti i vescovi greco-cattolici, perché negano di apostatare dalla loro fede, si perseguitano e si arrestano sacerdoti e fedeli, perché rifiutano di separarsi dallo loro vera Madre Chiesa? [Dalla piazza la folla risponde: No!]
Può il Papa tacere, quando il diritto di educare i propri figli è tolto ai genitori da un regime di minoranza, che vuole allontanarli da Cristo? [Dalla piazza la folla risponde: No!] Può il Papa tacere, quando uno Stato, oltrepassando i limiti della sua competenza, si arroga il potere di sopprimere le diocesi, di deporre i Vescovi, di sconvolgere l’organizzazione ecclesiastica e di ridurla al di sotto delle esigenze minime per una efficace cura delle anime? [Dalla piazza la folla risponde: No!] Può il Papa tacere, quando si giunge al punto di punire col carcere un sacerdote reo di non aver voluto violare il più sacro ed inviolabile dei segreti, il segreto della confessione sacramentale? [Dalla piazza la folla risponde: No!] È forse tutto ciò illegittima ingerenza nei poteri politici dello Stato? Chi potrebbe affermarlo onestamente? Le vostre esclamazioni hanno già dato la risposta a queste e a molte altre simili domande.
Il Signore Iddio, diletti figli e figlie, ricompensi la vostra fedeltà. Vi dia forza nelle lotte presenti e future. Vi renda vigili contro i colpi dei nemici suoi e vostri. Rischiari con la sua luce le menti di coloro, i cui occhi sono ancora chiusi alla verità. Conceda a tanti cuori, oggi ancora lontani da lui, la grazia del ritorno sincero a quella fede e a quei sentimenti fraterni, la cui negazione minaccia la pace della umanità. Ed ora scenda larga, paterna, affettuosa su voi tutti, sull’Urbe e sull’Orbe la Nostra Benedizione Apostolica.