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Napoli: Presso le Suore Bigie Elisabettine a Capodimonte un incontro di beneficenza dei Cavalieri Templari.

(Antonio Castaldo) NAPOLI A Napoli, sabato 13 gennaio, al Tondo di Capodimonte, presso la Congregazione delle Suore Bigie Elisabettine, fondata nel 1862 da San Ludovico da Casoria (1814-1885) si è tenuto un incontro conviviale di beneficenza promosso dal Priorato dell’Ordine “Cavalieri Templari Jacques de Molay” di Napoli, nella condivisione dell’esperienza di preghiera, ricreazione e riflessione sulla vita comunitaria e di servizio caritatevole a favore dei bisognosi. A fare gli onori di casa vi erano Suor Carla Pirozzi, che l’anno scorso ha festeggiato il suo 50° Anniversario di Professione religiosa; Suor Antonina Norcia; Suor Maria Solis, originaria di Panama; e le Suore Aldegonda Fonga e Sofia Minsa, provenienti dall’Indonesia. Gli appartenenti ai Cavalieri Templari, fra cui l’antiquario Giorgio Rodriquez, il presidente AISA, Giovanni Cimmino, il regista, Nando De Maio, erano guidati dal loro Priore, Massimo Maria Civale di San Bernardo. Fra i laici invitati a partecipare vi erano il dott. Vincenzo Cerciello, fisico medico dell’Istituto Tumori “Pascale” e delegato AVIS di Napoli ed il sociologo e giornalista Antonio Castaldo. Quest’anno ricade il 900esimo anniversario della fondazione dei Cavalieri Templari avvenuta a Gerusalemme ad opera di nove cavalieri guidati da Hughes de Payns e Godefroy de Saint Omer. È nel 1127 che iniziano ad espandersi oltre la Terra Santa quando Hughes de Payns ed altri 5 monaci cavalieri giunge in Occidente per recapitare un messaggio a Papa Onorio II e a Bernardo di Chiaravalle.

Jacques de Molay (1243-1314) è stato l’ultimo di 23 Maestri dell’Ordine dei Cavalieri Templari. Nel 1308 Filippo IV di Francia (1268-1314), detto il Bello, mentre era Papa Clemente V, sopprime definitivamente l’Ordine dei Templari del quale era gran debitore. E’ nell’anno 1295, durante il Concilio di elezione di Celestino V, che Jacques de Molay giunge a Napoli, dove risiede al Maschio Angioino, fa visita all’Ospedale Crociato di Sant’Eligio, al castello Templare di Cicciano e alle Commende di Capua e Maddaloni. Nella storia dell’Agro Nolano, oltre a quella di Cicciano, risultano esserci state Commende a Marigliano, Somma Vesuviana e Nola.
Il luogo dell’incontro conviviale è avvenuto nel contesto storico ed architettonico creato da Ferdinando I di Borbone (1751-1825), in origine scuderia della Reggia di Capodimonte e trasformata in due ospizi e una chiesetta, da Maria Cristina di Savoia (1812-1836), la “Reginella Santa” come veniva chiamata dai napoletani, morta di parto nel dare alla luce Francesco II (1836-1894) , ultimo re delle Due Sicilie. Francesco II conosce e favorisce Padre Ludovico da Casoria, al secolo Arcangelo Palmentieri (1814-1885) ed a riguardo delle risultanze di questo rapporto il sociologo Antonio Castaldo ha ricevuto la presente memoria da Suor Carla Pirozzi: «Padre Ludovico ottiene l’uso degli spazi presso il Tondo di Capodimonte dopo sua istanza a Francesco II, dove allestisce botteghe di falegnameria, tipografia e di altri mestieri per formare ragazzi recuperati dalla strada. Gli orfani, “accattoncelli” e “morette” abbandonate, vengono destinati, i maschi a S. Pietro ad Aram e alla Palma, le femmine a Casoria. Il francescano nel 1857 parte per la Terra Santa e al ritorno a Napoli porta con sé alcune pietre ed una pianta di ulivo del Getsemani che colloca alla Palma. A Napoli riproduce, con statue a misura d’uomo, la Grotta di Betlemme, a sinistra della rotonda, e il Calvario a destra. E poi Gesù nell’Orto, Flagellato, in Croce, Deposto dalla Croce e nel Sepolcro». Il Priore, M. M. Civale di San Bernardo, sul saluto conclusivo ha indicato nella «fratellanza la forza di noi Templari, così come per le consorelle qui presenti. Ricordo gli appuntamenti di Roma, il 3 febbraio per la Cerimonia della Vestizione, quello di Bisceglie il 17 febbraio, di Parigi il 18 marzo per commemorare Jacques de Molay e l’incontro internazionale in Messico del 21 aprile” I Cavalieri Templari hanno quindi pronunciato all’unisono il loro motto: “Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam-Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria”».