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MIGLIORARE I MUSEI CAMPANI PER I TURISTI E NON SOLO PER IL PERSONALE

(Giuseppe PACE). Se il Governo Renzi, tramite Franceschini, avesse fatto la riforma del sistema museale italiano in generale e del Mezzogiorno in particolare, avrebbe, forse, risolto in gran parte il problema dell’impiegato museale non sempre all’altezza qualitativa del servizio turistico. Altro problema, non ancora risolto, è l’orario dei musei: fatto più per il personale e non per l’utenza. Permettere agli stranieri di partecipare ai concorsi direttivi dei musei italiani comunque già è stato un passo avanti, che va riconosciuto al ministro Franceschini. In settentrione moltissimi musei sono municipali e gestiti in modo quasi privatistico con il pieno dei turisti e con spese di gestione minime per il largo impiego di personale volontario, con solo rimborso spese a circa 4 euro lordi a ora da inserire nella dichiarazione dei redditi. Comunque ad uno studente universitario, 20 ore settimanali di volontariato museale, può far comodo soprattutto se studente di facoltà umanistiche e più vicine alle specialità dei reperti museali da mostrare ai turisti senza stare a guardare continuamente l’orologio per la chiusura e l’apertura al pubblico. In Campania ha fatto cronaca il laborioso Direttore milanese della Reggia di Caserta, ma in Campania interna come Capua, Piedimonte Matese, Alife, ecc. i musei non producono servizi turistici esemplari per l’assenza di stimoli che li attirino dai soliti musei napoletani e pompeani. Un esempio emblematico sembra essere il Museo Campano di Capua, dove, tra l’altro, vi è un esemplare unico, del periodo romano, di statua in roccia di cane pastore della razza maremmano-abruzzese, che tanta cultura della civiltà ultramillenaria della Transumanza ha condizionato. La Transumanza verticale tra i monti del Matese e Prata S., Pratella, Alife, Caianello, Teano, Marcianise, Capua, ecc. ha plasmato, non poco, del paesaggio campano del pedemontano e delle pianure solcate dallo storico Volturno, come riportato anche dai libri della poco valorizzata dotazione bibliotecaria del museo campano di Capua. La Biblioteca del Museo campano è, per il numero dei volumi a stampa e dei manoscritti, pergamene, carte geografiche e stampe che contiene, la più importante di Terra di Lavoro.

II Museo Campano di Capua fu aperto al pubblico nel 1874 ma nell’anno precedente, alla esposizione Universale di Vienna, fu data lettura di una relazione sul Museo nella quale per la prima volta fu annunciata la formazione di una biblioteca pubblica che, oltre ad illustrare nel modo più completo la storia millenaria della Civiltà Campana, avrebbe anche assolto alla funzione di rendere accessibile a tutti il suo patrimonio bibliografico. Pertanto il criterio principe che informò l’accrescimento delle collezioni fu quello di privilegiare la raccolta di documenti, a stampa o manoscritti, riguardanti la storia dei comuni della Campania Felix, nonché le opere prodotte dall’ingegno di uomini nati in questa terra. Arricchita nel corso di più di un secolo da cospicue e preziose donazioni, la Biblioteca del Museo Campano si qualifica a pieno titolo come la più importante della Provincia e una delle più notevoli del meridione. Dotata di un contingente bibliografico di oltre 70.000 unità (tra pergamene, volumi, opuscoli, manoscritti, riviste, stampe, carte geografiche etc.) copre con esemplari di altissimo pregio tutto l’arco dell’arte tipografica fin dalle origini. Tale museo, che oggi è gestito dalla “morente” Provincia di Caserta è stato fondato dal Canonico Gabriele Iannelli nel 1870 ed inaugurato nel 1874 con un mirabile discorso dell’Abate Luigi Tosti è proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Caserta. E’ stato definito da Amedeo Maiuri “il più significativo della civiltà italica della Campania”, regione a cui Capua ha dato il nome. Il Museo è ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo ed incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda nel sito di uno dei tre Seggi nobiliari della città. L’edificio vanta lo splendido portale durazzesco-catalano che reca incastonati gli stemmi degli Antignano e d’Alagno. Nei primi anni dell’Unità d’Italia si manifestò la necessità di dare forme più concrete anche agli ordinamenti archeologici ed artistici della Nazione e pertanto vennero create speciali Commissioni. Con Decreto Reale del 21 agosto 1869 venne istituita la “Commissione per la Conservazione dei Monumenti ed Oggetti di Antichità e Belle Arti nella Provincia di Terra di Lavoro, la quale, costatata l’esistenza nella Provincia di una considerevole quantità di materiale di pregio archeologico ed opere d’arte malamente custodita e destinata a sicura distruzione, deliberò la fondazione di un Museo. Capua, illustre ed antica metropoli della Campania, venne prescelta quale depositaria delle più fulgide memorie della Regione; il monumentale e storico Palazzo dei Principi di S. Cipriano, dono del Municipio, fu la sede del Museo; l’Amministrazione Provinciale di Caserta si assunse il finanziamento per la gestione di esso.
Nel 1874 il Museo venne aperto al pubblico. AI primo Direttore Prof. Gabriele lannelli, insigne archeologo, storico, epigrafista che al dire di Norbert Kamp “possedeva una visione davvero unica per i suoi tempi dell’intera tradizione capuana” e tenace organizzatore che con la sua opera illuminata resse le sorti del Museo per oltre trenta anni, successero: il Comm. Giacomo Gallozzi, il Prof. Salvatore Garofano, il Comm. Raffaele Orsini, l’Avv. Luigi Garofano Venosta, il Prof. Dott. Francesco Luigi Garofano Venosta, il Prof. Antonio Marotta, il Dott. Carlo Crispino ed attualmente il Prof. Giuseppe Centore. Nel 1933 si rese opportuno, per il notevole accrescimento delle collezioni, un riordinamento del Museo che fu curato dal Prof. Amedeo Maiuri, che ha definito il Museo Campano: ” Il più significativo della civiltà italica della Campania”. Nella varietà e vastità del patrimonio archeologico, storico, artistico e librario che ospita è lo specchio fedele ed eloquente della trimillenaria vita di una metropoli che ha visto avvicendarsi nella sua duplice sede, di volta in volta, Osci, Etruschi, Sanniti, Romani, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli e così di seguito. La sua storia è legata, fra gli altri ai nomi di Spartaco e Annibale, Pandolfo Capodiferro e Pietro della Vigna, Cesare Borgia ed Ettore Fieramosca. I reperti che accoglie, monumenti e documenti di preziosità incalcolabile, sono stati illustrati negli ultimi secoli da studiosi di prim’ordine da Michele Monaco ad Alessio Simmaco Mazzocchi, da Gabriele Iannelli a Teodoro Mommsen, da Julius Belloch a Jaques Heurgon ad Amedeo Maiuri, e sono tuttora oggetto di acute ed accurate indagini da parte di personalità culturali di alta qualificazione scientifica. Il Museo è ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo ed incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda nel sito di uno dei tre Seggi nobiliari della città. L’edificio vanta lo splendido portale durazzesco-catalano che reca incastonati gli stemmi degli Antignano e d’Alagno. II 9 settembre 1943 un violento bombardamento aereo si abbattete su Capua riducendola un ammasso di rovine. II Museo seguì le sorti di molti altri edifici rasi al suolo, fortunatamente tutte le collezioni erano state preventivamente messe al sicuro e custodite dal Direttore, Luigi Garofano Venosta, e così potettero essere salvate. II faticoso e lungo lavoro di ricostruzione iniziato nel 1945 fu portato al termine nel 1956 epoca nella quale si riaprirono al pubblico le nuove sale nelle quali le collezioni furono sistemate con i più moderni criteri museografici tali da rendere il Museo Campano tra i più importanti d’Italia e tra i più notevoli d’Europa. II nuovo ordinamento venne attuato dal Prof. Raffaello Causa per la sezione medievale e moderna, e per quella archeologica dai Proff. Alfonso De Franciscis e Mario Napoli.  II Museo è diviso in due reparti: Archeologico e Medievale con annessa un’importante Biblioteca; occupa 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre grandi cortili, un vasto giardino. Già questo mass media ha dato voce a “Sgambato in campo per salvaguardare le Matres Matutae.
È quanto mai urgente indire al più presto un tavolo istituzionale tra Provincia, Regione e Ministero ai Beni e alle Attività Culturali e per il Turismo e sottoscrivere il protocollo d’intesa con la Regione Campania al fine di dare un futuro certo al Museo Provinciale Campano di Capua, di proprietà dell’Ente Provincia che, però, alla luce della riforma Delrio, non ha più tra le sue funzioni fondamentali, la delega alla Cultura che oggi è di competenza esclusiva della Regione Campania”. Ad auspicare un confronto tra i diversi livelli istituzionali per salvaguardare l’importante sito museale di Terra di Lavoro, è l’On. Camilla Sgambato che interviene sulla questione assurta agli onori delle cronache giornalistiche negli ultimi giorni. “Stiamo lavorando da mesi sulla proposta avanzata da me e dal Sottosegretario Antimo Cesaro durante un incontro tenutosi un anno fa presso il Museo, di mettere intorno ad un tavolo la Provincia di Caserta, quale proprietaria del sito culturale, la Regione Campania cui spetta la competenza in materia, ed il Mibaact, cui è demandata la politica di valorizzazione dei beni culturali, per favorire la ricerca di una soluzione ad una problematica che rischia seriamente di determinare non solo la chiusura del Museo Campano, ma anche e soprattutto di provocare il trasferimento altrove delle collezioni delle Madri che rappresentano un patrimonio culturale e storico dal valore inestimabile per la città di Capua e per l’intera Terra di Lavoro.  Il Sottosegretario ai Beni Culturali Cestaro ha già approntato ed inviato in regione i protocolli d’intesa che ora attendono di essere solo firmati da Comune, Provincia e Regione per la gestione del Museo”, continua la parlamentare del Pd, componente della VII commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati. “Pur di fronte alle evidenti difficoltà economiche e materiali della Provincia di gestire un bene culturale di tale importanza nazionale, sarebbe assurdo ed inaccettabile assistere impotenti e passivamente alla cancellazione di una simile testimonianza archeologica e storico-culturale, perfino ipotizzando, come si sente da più parti, uno smembramento della collezione di simulacri votivi e la redistribuzione delle Matres Matutae in diversi altri musei della Campania e dell’Italia intera. È evidente che siamo tutti fortemente impegnati ad evitare che ciò accada, e ringrazio le associazioni per l’attività di stimolo sin qui posta in essere, ma è altrettanto necessario un intervento della Regione, per garantire la permanenza in loco delle Madri e la piena funzionalità di un Museo che è vanto ed orgoglio per l’intera comunità casertana. Sono certa che il Museo Provinciale Campano rimarrà aperto e che le Matres non saranno trasferite da nessuna parte, per il senso di responsabilità che tutti gli attori istituzionali dimostreranno” conclude Sgambato”. Il problema però resta la poca affluenza turistica che da anni si registra, senza porvi rimedi efficaci, al sistema museale casertano, fatta eccezione per il primato della Reggia Borbonica. Scarsissima è la presenza turistica nei Musei del Paesaggio di Letino, del Sannio-Romano di Alife, del Sannio Alifano di Piedimonte ex d’Alife (Matese dal 1970) con il costosissimo palazzo Ducale dei Gaetani comprato recentemente dall’Ente Locale Provincia di Caserta, ecc.. Ai giovani che fanno la valigia per migrare perché la nuova funzione regionale museale non dà, per concorso, la possibilità di restare? Magari con cooperative e progetti di gestione museale moderno, snello, efficiente. I giovani campani sono stanche di sentire parlare e vedere parentopoli in Provincia, al di là del colore partitico, ma anche in comune e in Regione, come le cronache riportano non di rado. I giovani campani vogliono cambiare la società campana con la meritocrazia, la trasparenza e la produttività dei servizi pubblici, anche e soprattutto turistici.