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Napoli. Minacciato su facebook il giornalista e politico Borrelli

Baby gang, deriva senza precedenti. Verdi: dati del Garante dei detenuti conferma che maggior parte dei figli di criminali e camorristi seguono le orme dei genitori. I piccoli criminali gestiscono diverse pagine FB che inneggiano ai clan e alla violenza.
“Gli ultimi dati elencati dal Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello, relativi alle baby gang parlano di oltre 5mila minorenni fermati nella nostra regione. Un numero allarmante che non ha precedenti, nei confronti del quale occorre intervenire in modo radicale e tempestivo”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli con il conduttore radiofonico Gianni Simioli. “La stragrande maggioranza di loro – proseguono Borrelli e Simioli – sono figli di appartenenti a clan camorristici e criminali incalliti e oltre a delinquere, animano e gestiscono pagine Facebook che inneggiano ai clan e alla violenza. Si fanno ritrarre armati di pistole e fucili mitragliatori con inaccettabile spavalderia. La stessa con la quale continuano a minacciare pesantemente chi, come noi, ha chiesto la chiusura di queste pagine vergognose. Anche oggi sono arrivate intimidazioni pesanti nei nostri confronti, sempre attraverso queste pagine, con frasi come “dovete fare tutti la fine che Totò Riina ha fatto fare agli altri”. “Prosegue intanto la raccolta firme per chiedere di togliere la genitorialità ai camorristi – conclude il consigliere dei Verdi – unica vera soluzione per sottrarre linfa vitale alle organizzazioni malavitose. Solo allontanandoli dalle famiglie di origine potranno salvarsi da un destino già segnato fatto di violenza, criminalità e prevaricazioni. Il nostro obiettivo è raggiungere quota 10mila firme dopo di che pretenderemo che il Parlamento si sbrighi a legiferare in tal senso. La necessità di questa norma è ormai stata sottolineata dal Consiglio superiore della Magistratura, dai vertici delle forze dell’ordine, da tanti esponenti del mondo politico e delle professioni. Davvero non capiamo cosa ostacoli ancora una presa di posizione decisa da parte del legislatore al quale suggeriamo altresì di prevedere che al compimento del 18esimi anno, questi ragazzi ricevano una borsa di studio che gli permetta di proseguire gli studi. A patto di non avere contatti con la famiglia stessa, pena la revoca della borsa di studio con eventuale rimborso della stessa”.