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Napoli. Liceo Sannazaro: più iscritti che aule, la testimonianza storica di un ex allievo

(di Gennaro Capodanno) Sono stato allievo del prestigioso liceo classico Jacopo Sannazaro, posto nel cuore del Vomero, quartiere collinare del capoluogo partenopeo, agli inizi degli anni ’60. Che tempi! Ricordo l’attesa e l’emozione per il primo giorno di scuola, il suono della campanella che annunciava l’entrata, i lunghi corridoi, dove risuonavano i nostri passi, le scale per arrivare al primo piano e la nuova aula che ci avrebbe ospitato per l’intero anno scolastico. L’incontro e l’abbraccio con i vecchi compagni, la conoscenza di qualcuno nuovo, o ripetente o proveniente da un’altra scuola, l’ingresso in aula dei professori, anche qui con qualche novità. E poi il classico annuncio: ” aprite il libro a pagina…”. E l’aula si riempiva di quell’odore caratteristico e pungente dei libri nuovi appena sfogliati, un piacere che le nuove generazioni non conoscono, visto che il cartaceo è quasi del tutto scomparso. Poi l’assegno e le ore, tutte di sessanta minuti, passavano in armonia. L’unica uscita consentita era per andare in bagno. Per il resto, una volta entrati, non si poteva mettere neppure il naso fuori dall’edificio scolastico. Oggi leggo che invece alcuni allievi non possono entrare in classe, perché una classe non ce l’hanno. Qualcuno avrà fatto male i conti e così il numero di studenti iscritti è risultato superiore a quello di coloro che possono essere contenuti nelle aule a disposizione. A questo punto, per rimediare all’errore, sarebbero tante le soluzioni che si potrebbero adottare: solo per esemplificare, abolire la cosiddetta settimana corta, spalmando l’orario su sei giorni invece che su cinque, adottare, laddove strettamente necessario, il doppio turno, chiedere ospitalità a qualche altra scuola posta nei dintorni, e, nel frattempo, cercare una nuova sede per una succursale. Invece no! Si mandano i ragazzi a passeggiare nella villa Floridiana o a prendere il sole su qualche lido balneare, stando a quanto si legge sulle cronache che accompagnano questa triste quanto inaccettabile vicenda, che ci auguriamo trovi al più presto un epilogo, facendo sì che gli allievi interessati non perdino ulteriori preziose ore di lezione. La cosa che mi ha meravigliato, sempre stando alle cronache, è anche il fatto che nessuna posizione viene presa dai docenti dei ragazzi interessati, schierandosi insieme a loro, sedendosi per terra, in segno di democratica e civile protesa, nei corridoi della scuola, in attesa che finalmente possano avere la loro aula. Questi docenti vengono pagati dallo Stato, e quindi da noi cittadini, per trasmettere il loro sapere agli studenti, che a loro vengono affidati dalle famiglie, non certo per accompagnarli nelle passeggiate e nei tuffi a mare. Se nei miei 35 anni e passa d’insegnamento nelle scuole pubbliche, mi avessero detto che il mio compito, sin dai primi giorni di scuola, era di accompagnare ogni giorno gli allievi fuori dal plesso scolastico, e non quello di entrare in una classe e insegnare la mia materia, non solo avrei veemente protestato ma avrei anche intrapreso una serie di azioni legali, dal momento che mi veniva impedito di svolgere il lavoro per il quale venivo pagato. In questa brutta vicenda, invece, mi pare che anche da questo punto di vista, tutto taccia e nessuno dei docenti, almeno per quanto è dato sapere, si sia ancora pronunciato. Concludendo, esprimo l’augurio che con l’intervento della direzione scolastica regionale della Campania e, se necessario, dello stesso ministro dell’istruzione, a seguito delle giuste e sacrosante proteste degli studenti interessati e delle loro famiglie, si possa concludere nel migliore dei modi, consentendo, in tempi rapidi, che questi ragazzi possano finalmente, seppure con qualche giorno di ritardo, cominciare a fare lezione nelle aule che saranno loro assegnate.