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L’Italia nel mondo con i nostri emigrati e con la Farnesina

(Giuseppe Pace). L’Italia nel mondo è ben rappresentata da milioni di nostri emigrati, con nipoti inseriti in tutti i settori economici e culturali delle società dove emigrarono i loro nonni. L’Italia prima, durante il fascismo e subito dopo, era ad economia molto meno avanzata di Francia, Gran Bretagna, Germania e USA. La prima generazione dei nostri emigrati verso i Paesi citati ed altri similari, fu, in gran parte, di analfabeti ma onesti, laboriosi e bisognosi di migliorare lo status di contadino di una patria lontana, povera. I loro figli hanno studiato, non molto, ma i nipoti si, e, finalmente, si sono potuti inserire bene, raggiungendo anche i più alti gradi di studio e di funzioni sociali. I nipoti dei nostri emigrati dunque rappresentano al meglio l’Italia di Dante, di Galileo, di Raffaello, di Marconi, di Michelangelo, di Leonardo, e cosi via. All’estero però l’Italia è rappresentata, in via ufficiale, come tutti gli stati, da un nostro Ministero, che ha la funzione, pubblica o ufficiale, anche di diffondere la nostra cultura nel mondo. Come ex prof. all’estero del MAE (Ministero Affari Esteri con sede nel palazzo romano della Farnesina, visitato con studenti romeni, a me assegnati, nel 2004) e, leggendo l’articolo sul recente convegno di Capracotta (IS) sulle relazioni degli emigrati nel mondo, desidero esprimere alcune riflessioni sulla Farnesina, sperimentate in prima persona. Indubbiamente, come in tutte le Organizzazioni Pubbliche italiane, ci sono personalità preparate ed efficienti, ma anche tanti burocrati che tirano a campare, bene. Con il MAE ho chiesto ed ottenuto, dopo vincita di concorso del 2003, la mobilità professionale, e, oltre a 5 anni di docente all’estero, sono stato nominato in diverse sedi per esaminare la ex ”maturità” liceale scientifica delle nostre scuole all’estero: Buonos Aires, New York, Colonia, Istanbul e Cairo. Grazie anche all’esperienza, che la Farnesina mi ha permesso di fare, ho potuto allargare l’orizzonte provinciale e dare anche applicazione all’Ecologia umana internazionale e dunque alla mia vena di scriptorum loci. Infatti una volta ritornato in patria, e messo in quiescenza per raggiunti limiti di servizio, ho scritto vari saggi, in particolare online, con leolibri.it. L’articolo letto e accennato prima, era a firma di P. Damiani, che scriveva: ”Un molisano illustre, il ministro plenipotenziario dottor Vincenzo De Luca, direttore della Direzione Generale per la promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale parteciperà domani nella sala convegni “Il Conte Max” a Capracotta alla tavola rotonda sul tema: “Gli italiani e i capracottesi nel mondo: identità, reti di relazioni, opportunità di promozione”. Il dottor Vincenzo De Luca è nato a Isernia dove ha studiato conseguendo la maturità classica al liceo “Fascitelli”. Dopo essersi laureato è entrato giovanissimo in carriera diplomatica nel 1989 ricoprendo vari incarichi presso il ministero per gli Affari Esteri e presso le missioni diplomatiche di Khartoum, Tunisi, Parigi (alla Rappresentanza permanente presso l’O.C.S.E.) e Shanghai. Si è occupato a lungo, nel settore pubblico e in quello privato, di internazionalizzazione del sistema economico, sia presso gli uffici centrali, sia in qualità di consigliere diplomatico dei ministeri dell’Industria, dei Trasporti e dello Sviluppo Economico, sia presso grandi aziende come Eni e Enel, dove ha ricoperto le funzioni di vice presidente per le relazioni istituzionali internazionali. Negli ultimi anni ha avuto un ruolo di rilievo per l’organizzazione di Expo Milano 2015 come presidente della Task Force del ministero degli Esteri, avvalendosi anche della precedente esperienza di console generale a Shanghai. Vincenzo De Luca ha assunto il 1° febbraio 2016 l’incarico di direttore generale per la promozione del Sistema Paese che è la Direzione responsabile per la coerente e unitaria promozione delle varie componenti del Sistema Paese (economia, lingua e cultura, scienza e tecnologia), incluse le attività delle Regioni e delle altre Autonomie territoriali. La Direzione assicura il sostegno ai processi di internazionalizzazione del sistema produttivo, della ricerca, dell’Università e delle attività delle Regioni e delle altre Autonomie territoriali; collabora con attori pubblici e privati per promuovere l’attrazione degli investimenti esteri; promuove la lingua, la cultura e la scienza italiane all’estero, anche attraverso le reti degli istituti italiani di cultura, delle istituzioni scolastiche all’estero e degli addetti scientifici, nonché gestendo i contributi alle missioni archeologiche italiane nel mondo; coordina la posizione dell’Italia nell’ambito della cooperazione culturale multilaterale e gestisce il ricco patrimonio artistico della Collezione Farnesina”. Plaudo anch’io, anche come nativo del Sannio (ho rappresentato, come sacerdote Sannita, il Ver Sacrum a Bojano-CB-lo scorso anno) alla laboriosità di un illustre isernino di nascita. Debbo però riportare un episodio che mi è successo recentemente con una delle diramazioni della Farnesina. Notai, tramite la tecnologia digitale, che nella biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, un mio libro (“Italia e Romania. Geografia, Analogie Regionali e di Ecologia Umana”, Sapere Edizioni 2010) là donato, non era stato inserito nella list, resa pubblica online, per la lettura digitale online. Scrissi al Direttore una e mail per sapere perché, e, non ricevendo risposta, scrissi alla nostra Ambasciata in Romania, dove un funzionario mi rispose solerte inviando, per conoscenza, la richiesta al suddetto Direttore. Ebbi subito la risposta dell’interessato, che tirò il can per l’aia, ringraziandomi però della bibliografia fornitagli mediante l’invio degli estremi dei miei saggi dedicati alla Romania editi, online, da leolibri.it. Chiesi, di nuovo, di conoscere perché il mio libro, cartaceo, sopraspecificato, donato alla biblioteca dell’Istituto di Cultura Italiano “Vito Grasso” (personalità colta che ho conosciuto in servizio e sono stato ai suoi funerali a Bucarest) non venisse inserito per i lettori, ma la risposta fu, nuovamente, e, ottusamente, burocratica, cioè eludente il problema culturale sollevato. Né il funzionario dell’Ambasciata interessato ebbe l’ardire di verificare, ma solo di riferire ed appoggiare l’Autorità costituita che veniva ”importunata” da un pensionato prof. “rompiscatole”? Risposi al funzionario d’Ambasciata, il quale si “preoccupò” di chiedermi, sempre via e mail, se la risposta del Direttore mi soddisfaceva “rafforzandola”, gli risposi che non era stata “né puntuale né esauriente”. Tutto finì così la schermaglia digitale, ma il problema da me sollevato rimase nel limbo della burocrazia e di tanto in tanto mi sovviene il problema irrisolto. Ecco un esempio d’inefficienza, manifesta, del MAE periferico? Io credo di si e credo anche che quei due sono in buona compagnia nella nostra, e non solo loro, Farnesina. Eppure chiedevo una cosa culturale non altro ad un Istituzione che ha il compito precipuo della diffusione della cultura italiana in quel Paese ed il mio libro offriva al potenziale lettore, non solo studente, di conoscere meglio sia la Romania agli italiani che l’Italia ai romeni, anche nelle articolate territorialità regionali. Ma perché scrivo questo? Per sottolineare che il nostro Stato, repubblicano del 2017 d. C., non sempre appare all’estero all’altezza che gli compete nello scenario internazionale. Noi all’estero, come precisa Damiani nell’articolo, “abbiamo una rete diplomatico-consolare di 125 ambasciate e 79 consolati articolata su cinque continenti, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale gestisce anche 83 Istituti di cultura distribuiti in 59 Paesi. Non è solo un insieme di uffici amministrativi, ma una “rete intelligente” fatta di funzionari accuratamente selezionati e altamente formati, che servono l’Italia all’estero. È uno straordinario valore aggiunto”. Se fosse sempre così noi tutti non avremmo che gioire, ma non è sempre e dappertutto così, purtroppo. La cultura in Italia dà fastidio a molti burocrati che non sentono la passione, né un sano nazionalismo di rappresentanza all’estero. Eppure i nostri emigrati spesso rappresentano il meglio degli italiani anche perché imparano in ambienti con minore burocrazia ottusa. L’Italia ha bisogno di trasparenza non di burocratica, ma di efficienza funzionale non di finzioni burocratiche espressione di solo potere. Le nostre scuole e perfino le Università non sono tra le prime nella graduatoria internazionale per la qualità, i nostri docenti non sempre conoscono bene il ruolo chiamato a svolgere di informatori-formatori e aggiornatori culturali, ma conoscono, a mena dito, quello di impiegati e imparano magistralmente a galleggiare, fingendo, ovviamente fatte le dovute eccezioni che però non sono la maggioranza. La suola italiana ha bisogno di essere sburocratizzata per svolgere un servizio più efficiente e meglio rispondente alle aspettative dei genitori, non del passato dell’Italia analfabeta, ma di quella attuale, del 2017 d. C..

Si condivide la nota dolente del dott. De Luca, quando, in una recente intervista pubblicata sul sito della Farnesina, si è soffermato sui processi di internazionalizzazione delle Regioni e di altre autonomie territoriali, soffermandosi in modo particolare sul sud Italia che – pur avendo un potenziale di “esportabilità” altissimo – resta in una condizione grave di disagio economico e isolamento. Questa la sua riflessione sui progetti che sono seguiti per le Regioni del Sud è inoltre, anche se non è diretto solo alle Autonomie territoriali del Mezzogiorno, supportata dal prossimo roadshow per le Città metropolitane, che ha fra i suoi obiettivi informare gli enti locali degli strumenti per incoraggiarne l’internazionalizzazione». De Luca fa infine il punto della situazione sull’immagine del nostro Paese nel mondo non solo rispetto alla stabilità e alla credibilità politica, ma anche al posizionamento internazionale in termini di economia e cultura. Ma leggiamo cosa dice De Luca: «L’esperienza che ho maturato all’estero e in Italia mi porta a condividere appieno le parole di saggezza e orgoglio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica di quest’anno: l’Italia è molto migliore di come noi italiani spesso la dipingiamo. Aggiungo io: nei contesti internazionali si è valutati in base alla sostanza, ai risultati. Impressioni e luoghi comuni lasciano il tempo che trovano. Sono il nostro contributo alla Comunità internazionale e alle sue cause più nobili in ambito bilaterale e multilaterale e la nostra solidità economica che si riverberano positivamente sulla credibilità dell’Italia. Sul rispetto delle cancellerie. Sull’immaginario dei cittadini di altri Paesi. Per questo, oggi, l’immagine dell’Italia nel mondo si sta arricchendo. Perché siamo seri, leali, affidabili. Senza smettere di essere ingegnosi e creativi». Noi italiani siamo spesso degli eccellenti individualisti, ma all’estero, se non facciamo gruppo, spesso riusciamo ad assorbire una cultura un po’ diversa che ci arricchisce e non ci impoverisce. Uno studente del liceo romeno dove insegnai, una dozzina d’anni fami disse una cosa gratificante: “Noi studenti pensiamo che voi italiani siete persone colte, generose e rappresentate il massimo del mondo migliore poiché dentro di voi c’è la Storia non solo di Roma, l’Arte, la Musica, il Rinascimento e poi c’è l’eleganza italiana della moda”. Penso che quello studente dicesse alcune cose esagerate ma non troppo. All’estero oltre alle discipline scientifiche mi era stato assegnato il compito di insegnare anche un’ora di Cultura e Civiltà Italiana, forse lo studente era stato “folgorato” da tanti tesori artistici italiani. In Italia esiste oltre il 65% del patrimonio culturale mondiale. Esso ha un valore incommensurabile e una tale sorta di giacimento culturale è ancora largamente sottoutilizzato dal turismo, che è la nostra industria primaria. I nostri musei spesso hanno orari che rispondono più a logiche impiegatizie dei dipendenti che alla necessaria risposta ad un sevizio turistico efficiente e di qualità. Anche le nostre Università hanno un orario di servizio più per impiegati che per l’offerta reale d’istruzione non provinciale e con scarsa presenza di professori e studenti stranieri, che preferiscono andare altrove a studiare. I nostri emigrati e studenti all’estero brillano per la meritocrazia, da noi sono, invece, resi opachi dalla burocrazia ottusa che, purtroppo, abbonda nel sistema pubblico italiano, che necessità, invece, di essere ammodernato, sprovincializzato e verificato periodicamente dal cittadino-utente del servizio reso, non più come suddito di sua maestà la burocrazia.