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NEL MEZZOGIORNO PROCESSATO IL VOTO DI SCAMBIO

(Giuseppe Pace, già seg. Centro Studi Meridionale) Quando si vuole capire la Questione Meridionale, alla Carlo Maranelli (autore del libro: “La Questione Meridionale”, Laterza editore, Bari) cioè non da meridionalismo piagnone, non si può tacere sul nefasto voto di scambio, che blocca l’ascensore sociale basato sulla meritocrazia e la sana competizione. Il voto di scambio è presente ovunque in Italia? Pare che sià più diffuso laddove c’è poco voto d’opinione come nei piccoli centri dov’è più probabile rispetto alle città, ma nel Mezzogiorno esso può essere anche in centri non proprio piccoli per il ruolo economico e dei servizi sociali svolti. Tale voto pare sia ben presente a Bojano (CB), città del Molise centrale, con meno di 9 mila residenti, ma con oltre 20 mila presenti che la frequentano per scuole, uffici, banche, ospedale, mercato settimanale di Sabato, ecc.. A Bojano c’è, da tempo, una discreta classe media composta da professionisti, artigiani ed impiegati nonché Associazioni socioculturali come il Circolo “Ragno” che mi ha voluto accogliere Socio Onorario, bontà loro. In piazza Roma di Bojano vi è un discreto passeggio estivo, ma anche nelle altre tre stagioni, dove è facile incontrare persone e scambiare opinioni e forse è là, che poche decine di persone fanno anche opinione politica, ma con il timore di essere controllate da quasi note “spie” locali che vanno a riferire cosa hai detto, soprattutto se dell’ambiente sociale locale, al noto boss della politica che condiziona troppo la società civile con l’arroganza del potere. A questo stato di cose, non democratiche, la Magistratura in Molise, pare stia ficcando, giustamente, il naso. Fabio Papa, Pm (Pubblico ministero) al tribunale di Campobasso, ha richiesto, al Giudice per le indagini preliminari del medesimo tribunale, l’emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti di Amministratori comunali e imprenditori molisani. Sembra che la Magistratura del Mezzogiorno sia più solerte nell’applicare la volontà del Legislatore repubblicano che punisce il voto di scambio. E’ a Bojano, forse antica capitale del Sannio Pentro, che la Magistratura vuole fare giustizia sia per garantire, con la certezza della pena, quel segnale di riscossa e di speranza che, in Italia, nel Mezzogiorno e a Bojano in modo speciale, i cittadini onesti attendono da molto, troppo, tempo. Giornalisti, sia pure con pseudonomi prudenziali e media locali coraggiosi, hanno pubblicato il 22 febbraio 2009 e il 12 aprile 2018 l’attesa notizia che il voto d scambio a Bojano viene finalmente processato. Alla lodevole azione attiva del Magistrato, Pm, Fabio Papa, bisogna anche aggiungere l’informazione, per il lettore del sistema digitale dei media, che al Comune di Bojano, recentissimamente, è stato votato, da una risicata maggioranza, ed approvato un passivo di bilancio stratosferico di circa 18 milioni di euro a cui bisogna sommare altri 10 milioni di debiti verso l’Ente regionale delle acque. Bojano, città dell’acqua per le sorgenti del Biferno, fiume interamente molisano, che disseta mezza metropoli di Napoli, ha un notevole debito idrico! In questo “Agosto bojanese”, più ridotto dei precedenti, notiamo, soprattutto noi visitatori “esterni” ammogliati a Bojano, circola un nuovo libro di Nicola Romano:”Bojano prima e dopo. Fatti e misfatti. Storia e personaggi”. In esso però si parla più di un passato locale che del presente come per altri scritti pubblicati dai bojanesi doc, dope igt, che stanno molto attenti a non interferire e scomodare qualcuno dei viventi e dei fatti e misfatti contemporanei. Nel Mezzogiorno ciò pare sia più un vezzo degli scrittori accademici e rindondanti che non vogliono “rischiare” di proprio nel “lasciare il segno”(insegnare significa lasciare il segno come ha fatto lo scrivente, e gli alti, in decenni di professione docente) democratico del loro tempo. Insomma la prudenza e, forse, un po’ di omertà è connaturato nell’ambiente locale bojanese? Soprattutto la piccola borghesia locale è abituata a trovare la strada per risolvere con accordi quasi tribali i propri problemi personali e familiari, invece, i figli del popolo, restano non tutelati e senza l’ascensore sociale al quale la scuola li ha abituati a credere? Ma veniamo agli antefatti, ai fatti e agli indagati riportati nei due articoli citati prima. Il 5 giugno 2016 subentra a Palazzo San Francesco, il nuovo Sindaco, Marco Di Biase, a seguito di vittoria elettorale, al precedente Sindaco Antonio Silvestri, che pare sia l’artefice con la sua maggioranza municipale del grosso buco di bilancio nonché del grave voto di scambio. L’attuale maggioranza comunale è così composta: Sindaco M. Di Biase, Vice Sindaco Virgilio Spina, Assessori (due donne, alla Cultura, C. Columbro, al Lavoro A. C. Perrella) Consiglieri A. Arena, S. Perrella, G. Malatesta. All’opposizione vi sono i Consiglieri C.A. Perrella, R. Perrella, G. Policella, M. Romano, M. P. Spina e C. Zuccarino. V. Spina in un angolo di piazza Roma da me ”intervistato” in compagnia di Salvatore Brunetti, altro con consorte bojanese, che lo conosceva meglio, mi è sembrata persona combattiva e attenta al sociale come poi mi è parsa il 15 c.m., in cattedrale di Bojano, insieme al primo cittadino con fascia tricolore ad ascoltare l’omelia del titolare dell’Arcidiocesi di CB-Bojano, M. Bergantini, originario del Trentino, che ha elogiato i punti di aggregazione esistenti a Bojano per favorire le virtù nei giovani in formazione. La Procura della Repubblica di Campobasso sta indagando, tramite delega ai carabinieri della Compagnia di Bojano, otto persone, escludendo l’ex Sindaco, nel frattempo morto, Roberto Colalillo, che ha preceduto l’altro primo cittaino, pure medico, A. Silvestri. Le persone indagate sono: gli Assessori A. D’Alessandro e G. Colalillo, i Consiglieri A. Bernardo, G. Policella, A. Di Biase, il Tecnico dell’Ufficio sismico di Bojano Ing. Luigi Colalillo, l’ex Consigliere comunale M. Colalillo e l’imprenditore A. Bernardo, fratello del Consigliere ed entrambi soci della “Im. Ber srl” società immobiliare. Secondo l‘articolista “piesse” i fatti contestati si riferiscono alle elezioni comunali del 2006 che fecero vincere la lista”Bojano Unita” con A. Silvestri a Sindaco. Secondo il suddetto Pm, A. Bernardo, aveva favorito la sua società con “un’inusitata e vistosa accelerazione dei passaggi in Commissione edilizia e in Commissione consiliare, in tempi rapidi, circa 10 giorni, in luogo di mesi e in violazione del rispetto cronologico di presentazione delle pratiche e richieste similari”. Per il voto di scambio a G. e L. Colalillo e il cugino, M. Colalillo, esso è legato alla nomina di “ingegnere per il territorio” del Comune di Bojano, fatta dal Sindaco dell’epoca, in vista delle elezioni comunali del 2006. Per la nomina a ingegnere del territorio bojanese, invece, il Pm F. Papa, L. Colalillo, era “palesemente e logicamente incompatibile” con l’incarico, avendo redatto e presentato al Comune di Bojano progetti. Egli veniva a trovarsi nelle “vesti di controllato e controllore dei propri atti”. Sempre secondo quanto informa ”piesse” nell’articolo del 12 aprile c.a. in Cronaca giudiziaria, “per la Procura i citati amministratori erano soci di un vero e proprio comitato d’affari che l’ex vicesindaco, Cesare Romano, aveva contestato”. L’udienza a Campobasso, davanti al Giudice per le indagini preliminari per discutere della richiesta di rinvio a giudizio dei citati imputati, è stata fissata per il 25 novembre c. a.. Per il bucone di bilancio comunale, invece, secondo lo studioso locale, autore di vari libri su Bojano, M. Campanella, il Commissario governativo che ne verificherà il passivo di bilancio, chiederà agli eventuali altri creditori, entro un mese di tempo, di concordare solo il 40 oppure il 60% dell’ammontare del dovuto. Antonio Capussi, nato nel 1922, ad esempio, avanzerebbe un credito di ben 8 milioni di euro per lavori stradali effettuati. La Sentenza del Tribunale di Campobasso sarà esemplare nel Mezzogiorno perché emblematica di una delle cause sia del mancato sviluppo democratico meridionale che dell’emigrazione in forte aumento anche nella nota terra d’emigrazione molisana. Nel Veneto, terra d’immigrazione dello scrivente, nessun Comune ha il bilancio in passivo, né è in ”odore” di malavita organizzata che al Mezzogiorno si chiama:mafia, camorra, ndranghet e sacra corona unita. Il Molise non è quell’isola felice che alcuni Amministratori locali vorrebbero far credere e a dirlo è anche R. Cantone, delegato governativo per la lotta alla Corruzione