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Politica. Cittadini condannati a morire di tumore dallo Stato, il M5S si tira fuori

discarica_calviNon si tolgono i rifiuti tossici perchè non ci sono i soldi e i cittadini condannati a morire meditano vendetta sulla classe politica. Il movimento 5 stelle si tira fuori con un’interrogazione parlamentare.
Tutto tace su Calvi Risorta area ex Pozzi. Nonostante le dichiarazioni del Presidente Bratti della Commissione bicamerale Ecomafie, gli scavi sulla discarica abusiva più grande d’Europa sono ancora fermi>> lo denuncia la senatrice Vilma Moronese del MoVimento 5 Stelle membro della Commissione Ambiente del Senato che sull’argomento ha depositato un’interrogazione.

<> continua la Moronese, mentre il Governo smantella il Corpo forestale dello Stato, il M5S il 15 luglio 2015, ha presentato un’interrogazione parlamentare al Senato, la 3-02075, con la quale si chiede al Ministro dell’Ambiente di intervenire al più presto per evitare che il disastro ambientale si estenda ulteriormente, spiega la portavoce del Movimento 5 Stelle che <> prosegue la rappresentante pentastellata <> conclude la Moronese.

Altro sull’argomento
QUANDO MI AMMALERO’ DI TUMORE NON MORIRO’ DA SOLO

Il testo integrale dell’interrogazione
Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02075
Atto n. 3-02075 (in Commissione)
Pubblicato il 15 luglio 2015, nella seduta n. 484
MORONESE , NUGNES , PUGLIA , TAVERNA , SERRA , SCIBONA , SANTANGELO , PETROCELLI , PAGLINI , MORRA , MONTEVECCHI , LEZZI , GIROTTO , GAETTI , FATTORI , ENDRIZZI , DONNO , CRIMI , COTTI , CIOFFI , CIAMPOLILLO , CASTALDI , CAPPELLETTI , BULGARELLI , BUCCARELLA , BOTTICI , BLUNDO , BERTOROTTA , AIROLA – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. –
Premesso che:
l’art. 17, rubricato, “Bonifica e ripristino dei siti inquinati”, del decreto legislativo n. 22 del 1997 e l’art. 8 del decreto ministeriale 25 ottobre 1999 n. 471 prevedevano che in caso di superamento dei limiti di accettabilità si dovesse procedere alla messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree inquinate, ed inoltre che i soggetti e gli organi pubblici che nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali avessero individuato siti nei quali i livelli di inquinamento fossero risultati superiori ai limiti normativamente previsti, ne dovessero dare comunicazione al Comune, il quale doveva diffidare il responsabile dell’inquinamento a provvedere agli interventi di bonifica, nonché alla Provincia ed alla Regione;
ai sensi del decreto legislativo n. 36 del 2003, recante “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti”, articolo 2, lett.g), per “discarica” si intende: area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. Sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno;
il decreto legislativo n. 152 del 2006, prevede, tra l’altro, all’art. 250, rubricato, “Bonifica da parte dell’amministrazione”: “Qualora i soggetti responsabili della contaminazione non provvedano direttamente agli adempimenti disposti dal presente titolo ovvero non siano individuabili e non provvedano né il proprietario del sito né altri soggetti interessati, le procedure e gli interventi di cui all’articolo 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente e, ove questo non provveda, dalla regione, secondo l’ordine di priorità fissato dal piano regionale per la bonifica delle aree inquinate, avvalendosi anche di altri soggetti pubblici o privati, individuati ad esito di apposite procedure ad evidenza pubblica. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le regioni possono istituire appositi fondi nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio”;
considerato che a quanto risulta agli interroganti:
da notizie diffuse dalla stampa locale (“CalviRisortanews”, del 21 giugno 2015) si apprenderebbe che già nel 1978 si ebbero i primi segnali del disastro che si stava consumando nella zona Pozzi, quando l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Sparanise (Caserta), Giuseppe Clemente, era a capo della caserma locale (1975 -1987). Nei primi giorni dell’estate 1978, il maresciallo venne allertato dai suoi militari che avevano prestato soccorso ad alcuni braccianti agricoli, impegnati nella raccolta delle pesche in un grande terreno a ridosso dei cancelli della Pozzi tra Sparanise e Calvi Risorta (Caserta). La pretura di Pignataro Maggiore si limitò ad irrogare una sanzione di 250.000 lire alla Pozzi per aver violato l’articolo 675 del codice penale: “Collocamento pericoloso di cose”. Era il minimo della sanzione che il codice penale prevedeva in quegli anni;
il sindaco del Comune di Calvi Risorta, Antonio Caparco, nel corso dell’audizione del 12 febbraio 2014, svolta presso il Consiglio regionale della Campania, III Commissione consiliare permanente (Attività produttive – Programmazione, Industria, Commercio, Turismo, Lavoro ed altri settori produttivi) ha dichiarato: “Sull’area ex Pozzi per la parte che compete a Calvi Risorta già nel 1998 avanzai una denuncia sulla situazione dei residui della ex Vernice Pozzi”;
il comune di Calvi Risorta, già nel 1998, aveva fatto eseguire una indagine del sottosuolo dall’ingegner Pietro Martino, commissionata con delibera di Giunta comunale del 25 marzo 1998, prot.126. A seguito di tale indagine, venne riscontrata un’estesa area di discarica di rifiuti industriali di considerevole pericolosità per l’ambiente e per la salute;
dalla relazione tecnica del 4 maggio 1998, redatta dall’ingegner Martino, emergerebbe in particolare che sull’area sono state effettuate delle perforazioni con recupero di materiale oggetto di valutazione qualitativa e quantitativa; le aree interessate dalla discarica precisamente erano le particelle 133, 135 e 136 quasi per intero, una porzione della particella 14, una piccolissima parte della particella 137 ed un lembo della particella 129. La discarica individuata interessava una superficie complessiva di 24.150 metri quadri, per un volume del banco di rifiuti pari a 74.150 metri cubi;
dall’appendice del Piano regionale di bonifica delle aree inquinate del 3 marzo 2005, tra i siti potenzialmente inquinati risulta anche Calvi Risorta, località Pozzi-Ginori;
dall’allegato n. 5, “Censimento dei siti in attesa di indagine”, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Campania del 6 agosto 2012, tra i siti in attesa di indagini preliminari risulta anche Calvi Risorta, località Pozzi-Ginori;
da dati in possesso agli interroganti, risulterebbe inoltre che nella stessa zona il sindaco del comune di Calvi Risorta abbia emanato l’ordinanza di rimozione e smaltimento dei rifiuti n. 16 del 13 maggio 2014, analogamente sollecitato con comunicazione prot. n. 5/44 del 4 aprile 2014, acquisita al protocollo dell’ente al n. 4566 dell’8 aprile 2014, del comandante della stazione carabinieri di Sparanise, ad oggetto “Comunicazione notizia di reato ai sensi dell’art. 347 c.p.p. circa l’abbandono di rifiuti ad opera di ignoti con sequestro penale area Ex-Pozzi” con la quale, tra l’altro si comunica la necessità “(…) di attuare nel più breve tempo possibile, interventi di messa in sicurezza, di bonifica e ripristino ambientale”;
considerato inoltre che:
come risulta tra l’altro dal comunicato stampa della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, del 16 giugno 2015, sull’area denominata ex Pozzi tra i comuni di Calvi Risorta e Sparanise sono in corso operazioni di scavo, considerato che negli ultimi anni tale zona è stata utilizzata per attività di gestione illecita di rifiuti;
nonostante la procura avesse emesso decreti di ispezione dell’area interessata, il 9 settembre, il 1° ottobre 2014 e il 17 febbraio 2015, le operazioni sono iniziate solo l’11 giugno scorso, coordinate dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ed effettuate sul posto dal Corpo forestale di Caserta e dalle ruspe del Genio militare;
in particolare il comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, Sergio Costa, ha dichiarato: ” è probabilmente la discarica sotterranea più grande d’Europa con un’estensione di circa 25 ettari e un volume di 2 milioni di metri cubi di rifiuti”;
dagli scavi sono emersi rifiuti industriali, fusti contenenti solventi, rifiuti pericolosi e liquido percolante; il procuratore della Repubblica facente funzioni, Raffaella Capasso, nel comunicato stampa del 16 giugno 2015 ha però precisato che solo dall’analisi dei campioni prelevati si potrà valutare l’eventuale potenzialità dannosa degli stessi per le matrici ambientali;
il 16 giugno scorso il Movimento 5 Stelle ha effettuato un sopralluogo nella località ex Pozzi, ed ha tra l’altro potuto constatare che il Corpo forestale, effettuando rilievi tramite il geomagnetometro, ha avuto modo di rilevare che diversi punti presentavano picchi magnetici fuori norma;
da notizie stampa del 23 giugno 2015 (“Corriere del Mezzogiorno”) si apprenderebbe che è stato siglato l’accordo tra i Ministeri dell’ambiente, dell’agricoltura e della salute per inserire Calvi Risorta nell’area decreto “Terra dei Fuochi” ed avviare immediatamente le procedure di emergenza. Sono state avviate le procedure previste dal decreto-legge n. 136 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 6 del 2014 (denominato decreto Terra dei fuochi) per l’inserimento di Ercolano e Calvi Risorta nell’elenco dei comuni sui quali svolgere indagini tecnico-scientifiche per la verifica della destinabilità ad uso agricolo dei terreni. Da notizie stampa del 29 giugno 2015, risulterebbe, altresì, che, essendo scaduta la convenzione tra la Procura e l’Esercito, attualmente sarebbero stati sospesi gli scavi;
considerato che oltre ai già citati rifiuti industriali, fusti contenenti solventi, rifiuti pericolosi, liquido percolante, secondo notizie stampa sarebbero stati rinvenuti recipienti cinesi contenenti Lithofone al 30 per cento includente solfato di bario, un agente chimico tossico nocivo,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti espressi in premessa;
quali azioni, in merito alla vicenda illustrata siano state poste in essere considerato che ad oggi né il Comune, né la Provincia, né la Regione sono stati in grado di limitare il fenomeno di sversamento dei rifiuti che è passato da un volume pari a 74.150 metri cubi nel 1998, ad un volume di rifiuti pari a 2 milioni di metri cubi nel 2015;
quali azioni in particolare siano state intraprese in seguito alle segnalazioni e denunce del 1978 e 1998;
come venga giustificato il fatto che non si sia proceduto, così come risulta agli interroganti, all’epoca delle prime denunce, 1978 e 1998, a mettere in sicurezza e a bonificare il sito in questione, permettendo da un lato il continuo sversamento illecito dei rifiuti e dall’altro contribuendo, con la propria omissione, a trasformare l’area ex Pozzi nella discarica più grande d’Europa;
quali azioni in concreto intendano adottare per evitare che il disastro ambientale si estenda ulteriormente;
se non ritengano opportuno sollecitare i soggetti competenti al fine di mettere a disposizione le risorse finanziarie e tecniche per permettere al Corpo forestale, all’Esercito e alla Procura della Repubblica di condurre le attività investigative con i mezzi più adeguati, onde evitare che l’attività investigativa venga definitivamente sospesa per mancanza di risorse, come di fatto sta già accadendo negli ultimi giorni;
se abbiano informazioni precise sui rifiuti rinvenuti nell’area ex Pozzi e se sia in possesso di dati o di una lista di sostanze chimiche sversate, che rappresentino un primo riscontro tra reperti rinvenuti e dosaggi analitici su campioni testati dall’Agenzia regionale per la Protezione ambientale della Regione Campania (ARPAC);
se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga idoneo, vista la gravità del danno ambientale arrecato, sospendere ogni eventuale progetto di costruzione di nuovi impianti insalubri, come biodigestori o impianti di incenerimento a biomasse, già programmati proprio sull’area in questione.