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ROMA. Sabato 19 maggio 2018 l’VIII edizione della Marcia nazionale per la Vita.

(Samuele Maniscalco) ROMA Sabato 19 maggio 2018 Roma ospiterà l’VIII edizione della Marcia nazionale per la Vita. Il ritrovo è a piazza della Repubblica (ore 14.30) e sfilerà poi fino a piazza Venezia. Quest’anno l’evento assume un’importanza capitale: si svolgerà infatti a 40 anni dalla promulgazione della legge 194 sull’aborto e a pochi giorni dalla morte del piccolo Alfie Evans, ucciso dall’applicazione di un disumano protocollo sanitario e dalle decisioni scellerate di alcuni giudici. Ma quanto è lontana dall’Italia Liverpool? Il Comitato Verità e Vita, nei giorni scorsi, ha pubblicato una nota in merito che mi auguro possa avere un’ampia diffusione. Riassumendo in breve la vicenda di Alfie Evans, “un bambino con bassa ‘qualità di vita’ (che) scandalizza, deve essere eliminato, anche se non soffre ed è amorevolmente accudito dai genitori”, il Comitato fa opportunamente notare come in Italia “La legge sul consenso informato e sulle DAT (…) permette che ai minori e agli incapaci vengano negate le terapie salvavita sulla base della semplice decisione dei genitori o dei rappresentanti legali (questi ultimi nominati dai giudici): tra queste ‘terapie’ la legge inserisce anche i sostegni vitali”.“Se il medico è d’accordo sulla decisione di far morire l’incapace, non ha bisogno di nessuna autorizzazione per procedere ed è garantito dalla legge di essere ‘esente da responsabilità civile o penale’. Se il medico non è d’accordo? Il Giudice tutelare deciderà della vita o della morte dell’incapace ‘nel pieno rispetto della sua dignità’”.La parola chiave è ‘dignità’, la stessa utilizzata per giustificare l’uccisione del piccolo Alfie. La stessa che già utilizzata in Italia per Eluana Englaro. “Ma la nostra società, il nostro legislatore e i nostri giudici sanno riconoscere la dignità di ogni uomo?” Purtroppo crediamo di conoscere la risposta. Sabato 19 maggio marceremo per ricordare agli italiani che per arrestare la china disumana imboccata dal nostro Paese ognuno deve fare la propria parte.

E quando scrivo ‘tutti’ intendo esattamente “la nostra società, il nostro legislatore e i nostri giudici”.
Altrimenti non andremo da nessuna parte.