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Sant’Anastasia. La festa della Madonna dell’Arco

(ilMezzogiorno) SANT’ANASTASIA La festa della Madonna dell’Arco è tra quelle più importanti di Sant’Anastasia e del Parco Nazionale del Vesuvio. Celebre è la processione del Lunedì in Albis, preceduta da una lunga fase preparatoria che ha inizio il giorno di Sant’Antonio. Diverse associazioni, dedicate alla Madonna dell’Arco, cominciano a mandare in giro gruppi per la questua. Il denaro raccolto è successivamente impiegato per essere offerto alla Madonna, bene in vista sugli stendardi portati in processione, con i carri sacri (c.d. toselli). Nel giorno del Lunedì in Albis, tutte le paranze arrivano al Santuario a piedi e/o di corsa e per questo i pellegrini sono definiti con il termine dialettale “fujenti”, che letteralmente significa “coloro che scappano”. La loro divisa è bianca, con una fascia azzurra a tracolla ed una rossa ai fianchi, e provengono soprattutto dalla Campania. Un tempo raggiungevano a piedi il Santuario, oggi molti adoperano automezzi, sostati a pochi chilometri dalla meta. Ogni gruppo di “fujenti”, guidato da un capo che a volte si identifica con il presidente dell’Associazione, è preceduto da una bandiera o da un labaro o da uno stendardo con l’immagine della Madonna e ricchi ricami in oro. Raggiungono l’altare in ginocchio, altri camminano lentamente tenendosi per mano e si prostrano per una breve preghiera, incalzati dalle altre “squadre” in attesa, circondate da familiari, credenti e turisti. A questo punto spesso si verificano, secondo il costume meridionale, invocazioni alla Madonna ad alta voce, col racconto delle proprie angustie ed è commovente la solidarietà dei presenti che si aggregano alle invocazioni. Vi sono in alcuni casi svenimenti e convulsioni in parte derivanti da un costume, in parte provocati dalla stanchezza fisica per aver percorso chilometri a piedi, o dalla tensione psicologica: un fenomeno certamente impressionante. Il rituale di questo pellegrinaggio, unico, è nato nella civiltà agricola ma è ancora vivo e vede la partecipazione di giovani, fanciulli e bambini, accompagnati dai genitori, che hanno fatto voto per grazia ricevuta personalmente o per sciogliere voti fatti dai loro familiari. Il culto della Madonna dell’Arco risale al Quattrocento, in seguito ad un miracolo verificatosi nella contrada Arco del comune di Sant’Anastasia. Era il lunedì di Pasqua del 1450 e si celebrava una festa in onore della Vergine Maria. Presso un’edicola dedicata alla Madonna si giocava a palla-maglio: bisognava colpire una palla di legno con un maglio e vinceva colui che la faceva andare più lontano. Uno dei giocatori, vedendo il suo tiro fermato dal tronco di un tiglio che era vicino all’edicola dell’immagine sacra, bestemmiando più volte la Santa Vergine raccolse la palla e la scagliò contro l’effige, colpendola alla guancia sinistra, che subito sanguinò. Il sacrilego fu impiccato allo stesso tiglio. L’evento produsse l’accorrere quotidiano di fedeli e fu costruito prima un tempietto con un altare, poi l’attuale Santuario. L’episodio serve anche a spiegare il rito dei fujenti, che rievocherebbe il gesto sacrilego del giovane, che, sembra, abbia tentato invano di scappare, in quanto potette solo correre intorno all’edicola della Madonna. Il numeroso pellegrinaggio del lunedì in Albis è spesso accompagnato dalle tammurriate, che continuano per l’intera giornata all’esterno della chiesa, con espressioni di musica popolare, canto e ballo.