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DON LOUIS DEMORNEX

(Gianluca Martone) Nella piccola frazione Fontanaradina del comune di Sessa Aurunca di soli 170 abitanti, vi è stato sino a pochi anni fa un parroco eroico, che ha sfidato la gerarchia vaticana e il suo vescovo per celebrare la Santa Messa Tridentina ( o di San Pio V), tolta in modo ingiustificato e gravissimo nel 1969, quando fu sostituita con la Novus Ordo Missae di Papa Paolo Vi. Sul “Giornale”, fu pubblicato nel lontano gennaio 2001 un interessante articolo di Tornielli, che pubblico integralmente su questo eroico e coraggioso ministro di Dio:” La porta si apre su quella che ha tutta l’aria di essere una legnaia, un deposito oppure una vecchia cantina. E invece è la casa, anzi la canonica della chiesa parrocchiale di Fontanaradina, frazione di Sessa Aurunca, 170 abitanti e un pugno di vecchie abitazioni abbarbicate sui monti del casertano. Don Louis Demornex, il parroco, è un gigante buono con la barba bianca e la talare nera, che porta i sandali anche d’inverno. Sessant’anni, figlio di montanari francesi, vive qui dal 1970, anno della sua ordinazione sacerdotale. Ha in cura d’anime anche le parrocchie di altre due frazioni, Corigliano e Aulpi, e si muove su e giù per la montagna alla guida di una Peugeot scassata le cui lamiere sembrano rimanere assemblate solo in virtù dello sguardo miracoloso della Madonnina di gesso piazzata sul cruscotto. «Quando sono entrato in questa casa – dice – il tetto era sfondato e mancavano le finestre. La chiamavo la mia Betlemme. Poi, grazie all’aiuto dei ragazzi della parrocchia, abbiamo fatto l’impianto elettrico e portato l’acqua corrente. Adesso la chiamo la mia Nazareth…». Questo prete che vive davvero in povertà («non ho nulla, l’unica mia ricchezza è dentro al Tabernacolo»), dal 1° febbraio 2000, di punto in bianco, ha iniziato a celebrare le Messe domenicali nelle sue tre parrocchie secondo l’antico rito tridentino rimasto in vigore fino al Concilio Vaticano II. Messale di San Pio V, preghiere rigorosamente in latino, spalle ai fedeli, canti gregoriani. Padre Louis ha scritto tre lettere ai suoi fedeli, per chiarire la sua decisione. Ha spiegato che all’origine c’è la mancanza di rispetto verso l’Eucarestia che caratterizza, a suo dire, il nuovo rito: «Oggi i frammenti consacrati vengono profanati, le briciole cadono per terra e sono calpestate. E poi il sacerdote non si purifica più le mani, oppure se le lava, ma butta l’acqua… Tutto ciò fa pensare a una donna che butta il suo concepimento nelle immondizie. Chi fa così, o non crede più che ogni frammento sia Gesù Cristo intero, ed è quindi eretico. Oppure ci crede, e allora è sacrilego». Don Demornex ha preso la sua clamorosa decisione anche per una questione «caratteriale»: «Non ce la faccio a dire Messa rivolto al popolo – dice – mi distraggo, non riesco a mantenere il raccoglimento. E poi il rito tridentino non è stato mai abolito: Giovanni Paolo II ha concesso un indulto, permettendolo. Nei giorni feriali, quando i fedeli si contano sulle dita di una mano, io lo usavo già da tempo. Ora ho cominciato a celebrare così anche la domenica».

Per tre mesi non accade nulla. Anche se nelle chiese di Fontanaradina, Corigliano e Aulpi l’orologio sembra essere tornato indietro di trent’anni, la frequenza alla Messa domenicale rimane alta. Qualche parrocchiano protesta, qualche altro va a Messa altrove. Alcuni, però, cominciano ad arrivare dai comuni limitrofi. Poi, lo scorso 6 maggio, un sabato, il vescovo di Sessa Aurunca, Antonio Napolitano, interviene. Com’era prevedibile. Fa scendere il corpulento sacerdote dalla montagna per consegnargli una lettera, nella quale lo accusa di svolgere la sua azione pastorale in «modo arretrato e arcaico». «Ho saputo – scrive il vescovo – che lei si discosta palesemente dalle disposizioni liturgiche vigenti» e celebra «l’Eucarestia voltando le spalle al popolo di Dio, contravvenendo alla Costituzione apostolica di Paolo VI con la quale si promulga il messale riformato a norma del Concilio». Conclusione: «La invito a rivedere il suo comportamento e magari anche l’inserimento nella diocesi di Sessa Aurunca… Altrimenti è libero di scegliere altre diocesi che meglio soddisfino le sue idee». Un chiaro invito a cambiare strada, oppure a fare le valigie. Nonostante la carenza di preti, la disciplina è disciplina. Poche ore dopo averla ricevuta, don Demornex legge la lettera a tutti i suoi parrocchiani, durante le tre Messe celebrate domenica 7 maggio. «Vi chiedo scusa se vi ho scandalizzato – dice dal pulpito – se vi ho traviati, se sono stato un cattivo parroco. Me ne devo andare». La reazione dei fedeli è inaspettata e sorprendente: pianti, abbracci, suppliche di ritornare sulla decisione. I giovani, appena usciti dalla chiesa, saltano in macchina e iniziano una raccolta di firme in favore del parroco. In appena due ore ne trovano ben 400 (Corigliano fa 600 abitanti), mentre a Sessa Aurunca firmano in 800. «Prima che arrivasse don Louis – si legge nella lettera scritta a mano dai parrocchiani – c’era poca gente che andava a Messa, pochi frequentavano i sacramenti. Ora la partecipazione è massiccia, c’è un grande lavoro di catechesi, è stata ripristinata l’Azione cattolica, l’adorazione delle quarant’ore, le novene per i santi, tante devozioni considerate da molti dei passatempi per vecchiette che invece sono di aiuto al cammino di fede». Nonostante l’affetto dei fedeli, l’«antiquato» padre Demornex è deciso a lasciare le sue tre parrocchie. Le manifestazioni del popolo lo sorprendono, ma non gli fanno cambiare idea: «Io ho sempre cercato di fare la volontà di Dio, non quella della gente. E il Vangelo insegna: la folla che oggi ti acclama con le palme domani può gridare “crocifiggilo”». Se ne va a Napoli, in casa di amici, e scrive il suo congedo al vescovo: «Ho commesso l’errore imperdonabile di farmi amare e stimare per motivi pre-conciliari». Ma i fedeli insistono, organizzano proteste davanti alla curia di Sessa Aurunca, chiedono udienza al vescovo. Monsignor Napolitano dice loro: «Io non l’ho mandato via». Così, dopo appena otto giorni di «esilio» e tante suppliche dei parrocchiani, il sacerdote ritorna. E continua, da allora, a celebrare indisturbato la Messa tridentina. «Ho educato i giovani a seguirla e lo fanno volentieri – spiega don Louis -. Per me l’importante non è il rito antico, ma il suo contenuto. Con la Messa di San Pio V era la Chiesa che celebrava in te. La nuova Messa, invece, non è mai esistita, perché ognuno la celebra a modo suo, con creatività, introducendo variazioni». Negli occhi chiari del gigante con la tonaca c’è una grande serenità, nonostante la polmonite che lo affligge. Si commuove mentre fa il cicerone nella piccola chiesa, mostrando le reliquie di Santa Teresina del Bambin Gesù e di San Pio X che ornano l’altare. Ha lo sguardo di un bambino a cui hanno appena regalato tutti i giocattoli del mondo. «Da quando ho ricominciato a dire la vecchia Messa sono ringiovanito. Ora sono in attesa delle decisioni del mio vescovo. In marzo ci sarà la visita pastorale, poi vedremo. Forse dovrò lasciare la parrocchia… Ma, per favore, non dica che sono un seguace di monsignor Lefébvre, perché non è vero. Io non appartengo a un partito. Sono e voglio essere, per grazia di Dio, soltanto un cattolico».

Tra le carte che don Louis ha appoggiato sul tavolo della piccola cucina dai muri scrostati, c’è una missiva di solidarietà che arriva dal Vaticano. È del cardinale Joseph Ratzinger, il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che nella sua autobiografia (La mia vita, San Paolo editore, 1997) afferma: «Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia… La riforma liturgica ha prodotto danni estremamente gravi per la fede». Il parroco, che ora è seduto davanti a un piatto fumante di minestra di lenticchie appena scodellata per l’ospite e per sé, non vuol parlare di questa lettera. Poi, dopo aver resistito a lungo all’insistenza del cronista, ammette: «Sì, ho scritto al cardinale per raccontargli la mia storia e i motivi che mi hanno spinto a celebrare col vecchio messale. E lui mi ha risposto». Il 15 luglio 2000, il principe della Chiesa custode dell’ortodossia cattolica ha risposto proprio a lui, al prete con i sandali che vive nella fredda e spoglia «Nazareth» di Fontanaradina. «La sua lettera mi ha colpito e mi ha commosso – si legge nella risposta di Ratzinger a don Demornex – Quello che lei dice sulla laicizzazione dei preti, sull’anarchia liturgica e sulle molteplici profanazioni dell’Eucarestia è purtroppo vero. Lei ha confidato il suo profondo disagio al vescovo: egli non l’ha compresa e l’ha invitata a lasciare la parrocchia. Dal punto di vista formale e giuridico, è un suo diritto». «Lei sa bene – conclude il cardinale – che io non posso consigliarla di ribellarsi… Stia sicuro che il Signore non ci impone mai il peso di una croce senza aiutarci a portarla. Io le prometto di portare il suo dolore nella mia preghiera davanti al Signore». Don Louis Demornex ha scoperto di avere un amico anche a Roma”.
In un altro interessante contributo, Padre Louis spiega con attenzione le motivazioni della sua coraggiosa scelta:” S. Gregorio Magno (? 604) fece una codificazione del rito della Messa, il cui Canone risale secondo lui, a S. Pietro. Dopo questi primi secoli di edificazione della Chiesa, egli diede un corpo preciso e fisso al rito, in modo che contenesse tutta la fede cattolica riguardo al Sacrificio Propiziatorio. Mille anni dopo, circa, togliendo le aggiunte marginali avvenute durante i secoli, S. Pio V, in seguito alla Riforma protestante e al Concilio di Trento, diede alla stessa Messa di S. Gregorio Magno, una forma definitiva da valere per sempre e dovunque. Nella Bolla ‘Quo Primum’, egli diede una forma dogmatica al rito da non cambiare più. Fu una autentica canonizzazione, cioè, promulgazione dogmatica. Da allora la Messa è considerata alla pari di un dogma di fede immutabile: passano le generazioni, passano i Papi, i sacerdoti, ma il monumento perfetto resta, umilmente e piamente usato per la promozione della Chiesa e la salvezza delle anime. Talmente perfetto è questo rito che il celebrante si annienta in esso, obbligato a rispettare parole e gesti sotto pena di peccato mortale (‘sub gravi’). Riti e parole sono come lo scrigno che contiene il diamante prezioso della Passione e Morte di Cristo, lo proteggono dalle polveri e dall’umano contagio. Talmente intoccabile questo scrigno, che tutti dovevano celebrare addirittura in latino, anche i più remoti Asiatici. Talmente chiuso gelosamente questo scrigno, che non vi si poteva nemmeno introdurre il rito del battesimo o della cresima; era unicamente il Calvario rivissuto e contemplato, realtà chiusa in se stessa. La Messa Cattolica si limita alla Passione e Morte di Gesù, sacrificio propiziatorio reso presente sull’altare per comunicare ai presenti i benefici della Passione redentrice: “Ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete questo calice, annunziate la morte del Signore.” (II Cor. 11,26) “Una e identica è la vittima; quello stesso che adesso si offre per ministero dei sacerdoti, si offrì allora sulla Croce; è diverso soltanto il modo di fare l’offerta.” (Conc. Trid. Sess. XXII, c.2)
“Con il sacrificio della Messa, il supremo Sacrificio del Calvario viene rinnovato in modo ammirabile. Il sacrificio della Messa è vera e ammirabile rinnovazione della morte di Lui.”(Leone XIII: ‘Miræ caritatis’)
“Questo Sacrificio della Croce viene continuato dal sacrificio eucaristico… Fu un divino consiglio del Redentore che il sacrificio una volta consumato sulla Croce, diventasse perpetuo ed eterno… Non solo similitudine vuota né memoria soltanto del sacrificio, ma la verità stessa, benché sia diversa la specie.” (Leone XIII: ‘ad Episcopos Scotiæ’) “Il sacrificio cruento della Croce viene rinnovato senza interruzione sui nostri altari in modo incruento.” (Pio XI: ‘Miserentissimus Redemptor’) “L’augusto Sacrificio dell’altare non è una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma un vero e proprio sacrificio nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima.” “Il sacrificio eucaristico ripresenta e rinnova ogni giorno quello della Croce.” (Pio XII: ‘Mediator Dei’). Da San Paolo quindi, a Pio XII, la Chiesa ha insegnato una sola cosa: Il Sacrificio della Messa è essenzialmente ripresentazione e rinnovazione del Sacrificio della Croce. Valore dogmatico: Di fede divina e cattolica definita. Indirizzato a Dio, il rito canonizzato non necessitava cambiamenti, come in Dio non ce ne sono. Questo rito ha sempre eccitato l’odio e la rabbia degli eretici, che hanno fatto pace con la Chiesa solo dopo che fu abolito. La nuova Messa ha una natura del tutto diversa: «La cena del Signore o Messa, è la santa assemblea o riunione del popolo di Dio che si raduna insieme sotto la presidenza del sacerdote per celebrare il memoriale del Signore. Perciò, per quanto riguarda la riunione locale della santa Chiesa, vale in modo eminente la promessa di Cristo: “Là dove due o tre si trovano radunati nel mio nome, io mi trovo in mezzo a loro.” (Mt,18,20)». (Institutio generalis novus ordo missae) Essa nega la presenza reale, il sacrificio propiziatorio, il sacerdozio ministeriale. Fu creata con l’aiuto di sei teologi protestanti (cfr 3° lettera) “La riforma liturgica ha fatto un notevole passo avanti e si è avvicinata alle forme liturgiche della Chiesa luterana.”(Osservatore Romano del 13 ottobre 1967).
“Non vi è più alcuna giustificazione per le Chiese riformate, di proibire ai loro membri di assistere all’eucaristia in una chiesa cattolica.” (Roger Mehl , teologo e filosofo protestante, in Le Monde del 10 settembre 1970.) “Leggendo lo schema sulla liturgia e ascoltando il dibattito su di esso, non potevo fare a meno di pensare che se la Chiesa di Roma continuava a migliorare il Messale e il Breviario abbastanza a lungo, avrebbe un giorno inventato il “Book of Common Prayer.” (Vescovo anglicano J. Moorman) “Questo nuovo rito è perfettamente conforme alle nostre idee protestanti.” (Altro vescovo anglicano). “Possiamo adottare il nuovo rito perché la nozione di sacrificio è per nulla chiaramente affermata.”(Fratel Roger Schutz, di Taizé) “Noi stimiamo che nelle circostanze presenti, la fedeltà al Vangelo e alla nostra tradizione non ci permette più di opporci alla partecipazione dei fedeli della nostra Chiesa a una celebrazione eucaristica nella Chiesa cattolica e la ragione delle convergenze teologiche presenti, molti ostacoli che avrebbero potuto impedire a un protestante di partecipare alla sua celebrazione eucaristica, sembrano in via di estinzione. Dovrebbe essere possibile oggi a un protestante, di riconoscere nella celebrazione eucaristica, la Cena istituita dal Signore.”(Concistorio Superiore della Chiesa della Confessione di Augsbourg d’Alsazia e Lorena, 8 dicembre 1973). Dopo aver assistito a questa ‘Messa normativa’, i vescovi cattolici in maggioranza, la rifiutarono. Fu imposta lo stesso! Anche se Paolo VI aveva risposto alla domanda del Cardinale Hennan (inglese): “Non è mia intenzione di proibire assolutamente la Messa tridentina.” Qualcuno dice che anche se la Messa è fatta da protestanti, detta anche dai protestanti, tuttavia i sacerdoti cattolici essendo ministri consacrati hanno il potere di consacrare. Mi sanno dire se Lutero, perché sacerdote, o Thomas Cranmer, perché vescovo, hanno consacrato validamente fino alla morte, anche con il loro rito riformato e le loro nuove idee? Tutti i vescovi inglesi erano consacrati e dicevano Messa. Seguendo la Riforma di Enrico VIII, ad eccezione di san Giovanni Fisher, decapitato ( ? 1535), cosa diventò la loro messa con il ‘Book of Common Prayer’? Ora, se era invalida la loro messa riformata benché fossero vescovi autentici, non si capisce perché dovrebbe esserlo invece la medesima, cinque secoli dopo, con il solo pretesto che oggi la celebra tutto l’orbe cattolico? Nel 1971, sacerdoti anglicani convertiti al cattolicesimo, scrissero a Paolo VI per chiedere cosa fare con la nuova messa, rito identico a quello anglicano che avevano abiurato. Gli fu dato oralmente il permesso (indulto) per il rito tridentino. Per quelli che usano il nuovo rito con sincerità e per strana ubbidienza, bisogna fare delle precisazioni. Il rito cattolico operava la transustanziazione ‘ex opere operato’ cioè automaticamente per opera divina (esempio: i miracoli eucaristici di Lanciano e Bolsena dove l’Ostia si è cambiata in carne tra le mani di sacerdoti che non ci credevano). Si potrebbe dire che il rito riformato opera la transustanziazione ‘ex opere operantis’ cioè secondo la fede del ‘presidente’? E questi nell’officiare la Messa crede ciò che ha sempre creduto la Chiesa cattolica o crede ciò che crede la Chiesa conciliare? La cosa che dei problemi: dobbiamo fargli fare un esame di catechismo prima di ogni Messa? Dobbiamo cercare un ‘presidente’ di fede sicura per la Messa domenicale, sicuri che malgrado un rito alterato, egli agisce secondo la fede cattolica? Quando si entra in chiesa, la domenica, non si sa mai a che cosa si va incontro. E pensare che molti ‘presidenti’ fanno sul serio, si sforzano di pregare, di fare qualcosa di valido, di dare vita al vuoto insomma! È chiaro che non si può pretendere dai fedeli la soluzione di questi problemi: o accettano passivamente e diventano eretici o se ne vanno scocciati. La nuova messa, con il nuovo dogma della creatività, è in realtà un antidogma: il presidente si crea di volta in volta, il suo rito. Ciò che alcuni conservatori chiamano anarchia liturgica, è al contrario, semplice coerenza con l’antidogma della creatività. La creatività è l’anti ‘Quo Primum’, il deragliamento dal binario cattolico.
Nella nuova messa, ci si può legittimamente ficcare di tutto, fuorché ciò che assomiglia alla Messa cattolica: ogni spettacolo di varietà è lecito, ma non si accenni al Sangue, alla crocifissione, al peccato, alla conversione, al giudizio, all’inferno! Sfilata di moda: Donna a torso nudo che fa le letture sul palco in Nuova Guinea (8 maggio 1984) per la messa del Papa, neri torso nudo che eseguono danze africane in San Pietro, messe sulla spiaggia. E poi l’abbigliamento attuale per le feste e i sacramenti. Vi immaginate questi spettacoli nella sacra liturgia ortodossa? Ora, i missionari hanno sempre detto che uno dei primi effetti del cristianesimo in terra di missione è appunto il pudore, l’igiene. Si vede che invece, i missionari di oggi praticano l’inculturazione liturgica integrale. (In Nuova Guinea, appunto, dato che il maiale è l’unico animale di allevamento e che non conoscono le pecore, indovinate con quale animale hanno tradotto l’Ecce Agnus Dei ?) “Voglio che le donne si abbiglino in modo decoroso, con verecondia e modestia.”(IITim 2,9). Esposizione di generi alimentari: Che altro sono le processioni delle offerte? Che c’entra la bottiglia di cognac o le banane, con il sacrificio della Croce? Balli e divertimenti: Nacchere, chitarre, battimani, urla, canzonette sentimentali. Questo sarebbe un modo di presenziare alla Passione di Cristo? La Madre Dolorosa ballava sul Calvario, mentre si operava la nostra Redenzione? Urlava forse: è domenica, è festa, festa, festa e altre idiozie? Concelebrazione con laici, uomini e donne, sposi, ecc. Esorcismi e guarigioni: carismatici che hanno ricevuto uno spirito supplementare, dopo la cresima e anche l’ordine sacro! Quale spirito? Quali liberazioni? Quali guarigioni? Fatte da chi? Sapevo che solo il Vescovo è depositario e dispensatore dello Spirito Santo. Riti specifici per gruppi ecclesiali di cristiani di élite ghettizzati. Non si tratta di anarchia ancora una volta, ma di coerenza con una realtà inesistente, chiamata creatività, cioè un perpetuo divenire fumoso da inventare, dogma centrale della riforma.
Troppa è l’assenza del Calvario, perché si possa ancora parlare di Messa. Tutti i Riformati sono d’accordo su questo punto: li abbiamo raggiunti, dopo quattro secoli. Scusate il ritardo!
A spiegare questo strano smarrimento liturgico e lo snaturamento della Messa, si sono fatto strada due opinioni ecclesiali: Oltre all’eresia manifesta della definizione e del rito che le corrisponde, come lo affermano i protestanti competenti, la nuova messa, per quelli che persistono a chiamarla cattolica, si divide in due correnti: 1-La Messa è il memoriale del mistero pasquale: passione, morte e risurrezione di Cristo. Si finisce con la risurrezione quindi, e allora tutto è festa: la Messa, la Via Crucis, la vita cristiana. Donde la baldoria liturgica. 2-La Messa è il memoriale dell’ultima cena (protestantesimo):
-quindi fratellanza e festa nello stare insieme. -si fa la comunione, seduti, in mano, sotto le specie del pane e del vino per significare un vero pasto, dopo di ché, ci saranno pure dei rinfreschi nelle comunità più elaborate, per completare ‘l’agapè’ fraterna. Tutte e due le teorie negando l’essenza della Messa, non la celebrano.
Riguardo alla comunione, la Chiesa Cattolica afferma che la distribuzione del corpo di Cristo spetta al sacerdote per tre motivi: a) Perché è lui che consacra tenendo il posto di Cristo. Ora è Cristo stesso, cosi come ha consacrato il suo corpo alla Cena, che lo ha dato agli altri da mangiare. Quindi, cosi come la consacrazione del corpo di Cristo appartiene al sacerdote, cosi a lui
ne appartiene la dispensazione. b) Perché il sacerdote è stabilito intermediario tra Dio e il popolo. Di conseguenza, così come a lui appartiene offrire a Dio i doni del popolo, allo stesso modo a lui spetta dare al popolo i doni santificati da Dio. c) Perché, per rispetto verso questo sacramento che non è toccato da nulla che non sia consacrato… le mani del sacerdote sono
consacrate per toccare questo sacramento. Così nessuno ha diritto di toccarlo. (S.Th. Q.82 a.3) “Per ricevere sacramentalmente la comunione, è sempre stata tradizione della Chiesa di Dio che i laici la ricevessero dai sacerdoti. Quest’uso deve a buon diritto e con ragione essere conservato in quanto deriva dalla Tradizione Apostolica.” (Conc.Trid. Sess. XIII, c.8) “Il comunicando, tenendo il piattino sotto la bocca, riceve il sacramento” [in bocca quindi]. (Nuovo Messale Romano, a.117) Il fedele di fronte a tanta incoerenza tra gli scritti e la pratica, non può che concepire indifferenza nei riguardi delle leggi ecclesiastiche liturgiche e non liturgiche. E a questo punto, arriviamo ad un’altra opinione ecclesiale del nuovo Magistero, che spiega tanti cambiamenti: Siamo usciti dalla terra d’Egitto, terra di sicurezza, di vitto e alloggio, ma anche di schiavitù. Stiamo anche ritornando dall’esilio di Babilonia verso la Terra Promessa. Vale a dire: abbiamo abbandonato le novene, quarantore, processioni, sacramentalizzazione, catechismo di san Pio X, ecc… e dopo la traversata del deserto, si prospetta davanti a noi la terra promessa della libertà, della novità, della maturità. Non oso dire di più perché non sono molto a corrente di queste teorie dei fuoriusciti dalla Chiesa cattolica, i quali purtroppo sono quasi tutti. Questa loro insistenza a dire che sono usciti dalla Chiesa cattolica (Egitto e Babilonia), il loro disprezzo della Chiesa cattolica, li ha portati ad un prurito di novità che si manifesta in tutte le stravaganze attuali. Ma sorge un problema: vorrei sapere se realmente credono che Nostro Signore Gesù Cristo si presta alla loro ginnastica mentale e liturgica, Lui Verità Increata. Pensano veramente di portarLo a passeggio a guinzaglio, dove vogliono loro? Mi sembra che invece, Gesù non è molto elastico: “Io sono la via, la verità e la vita. Chi non è con me, è contro di me.” Vi pare che il Condannato a morte, il Moribondo, l’Agonizzante per i peccati del mondo, abbia voglia di fare festa, baldoria nell’allegria? Qualcuno mi ha detto che Gesù vittima si lascia fare tutto dalla Chiesa conciliare. Ebbene, Gesù sta alla destra del Padre e da lassù, onnipotente e regnante, decide che per sempre sulla terra, la sua presenza è vittimale, non festevole, e non sta ai piccoli uomini pieni di sé far cambiare idea a Dio. Un cardinale prefetto dice che bisogna ritornare all’altare al muro e mettere i crocifissi sugli altari ‘verso il popolo’. Un teologo liturgista, su ‘Vita Pastorale’ qualifica questo pensiero di ‘aberrante’ e un altro dice che il crocefisso va bene anche sulla tribuna dell’organo, in un luogo remoto, basta che sia in chiesa. Un cardinale prefetto dice che la riforma liturgica ha provocato una rottura con la Tradizione liturgica, i cui effetti potevano essere solo tragici. In seguito, si sente dire che la riforma è in perfetta linea con detta Tradizione e che la nuova messa è perfettamente ortodossa. Il cardinale Ottaviani e i protestanti hanno fatto la vera diagnosi della liturgia, mentre i conciliari danno solo prove di confusione mentale e di contraddizioni. Figuriamoci se il gregge non si sparpaglia, quando la Chiesa è governata da opinioni personali, e quindi ogni parola è fonte di divisione.Si auspica un Vaticano III! Con i fucili? Si, per ridare la Chiesa cattolica in mano ai cattolici! La smettano di essere tutti papi, tutti dottori pieni di sentenze ‘ex cathedra’, questi avventurieri improvvisati! La santa Chiesa non può continuare a vivere, fatta a mille pezzi perché ogni parrocchia o seminario è diventato un vaticano autonomo e infallibile. Non c’è più riverenza, né ubbidienza, né fiducia, né unità. Il gregge viene abbandonato ai lupi rapaci. Allora, quando Pietro vagola per le moschee e bacia il corano, perché non si trova un Paolo pietoso che lo invita a tornare all’ovile per pascere il gregge di Cristo? Quando Pietro chiede perdono per i peccati dei suoi predecessori, perché nessun Paolo gli chiede conto di tutti i suoi ossequi al mondo, nel nome dell’ecumenismo e della pace? Quando Pietro scomunica gli sparuti superstiti della Chiesa cattolica, perché nessun Paolo gli fa fare un esame di coscienza, poiché potrebbe essere lui fuori dalla Chiesa per la sua partecipazione ripetuta a culti idolatri, pur sapendo che gli déi dei pagani sono demoni ? Quando Pietro apre la porta santa di san Paolo fuori le mura con alla sua destra “l’arcivescovo anglicano”, perché nessun Paolo gli fa notare che tale uomo è un laico sposato, eretico, scismatico, che usurpa paramenti e funzioni episcopali, mentre d’altronde, Pietro solo e personalmente ha il potere delle Chiavi, cioè, di legare e sciogliere ? Quando Pietro dice che nella liturgia della Chiesa, il primo principio è l’attuazione del Mistero pasquale di Cristo, perché nessun Paolo gli ricorda che ai successori di Pietro, lo Spirito Santo non è stato promesso perché manifestassero per sua rivelazione,una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza, custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa agli Apostoli, cioè, il deposito della fede? Quando Pietro vuole ridimensionare il suo Primato, perché nessun Paolo gli ricorda che una volta inserito in questo compito stabilito da Dio, non gli è possibile modificarne la definizione nella speranza di essere accettato dagli estranei? Quando Pietro abbraccia il Dalai Lama, vuole per caso abbracciare il suo successore come presidente di turno dell’ O.R.U. (Organizzazione delle Religioni Unite) ? Quando…, quando…, quando… C’è solo da piangere sulla Sposa di Cristo raminga e profanata. L’unica soluzione sarà per forza di guarirci dalla Chiesa conciliare per ripristinare la Chiesa Cattolica. Come può questa realtà confusa, tenebrosa, apostata un po’ alla volta di ogni verità o tradizione cattolica, chiamata Chiesa conciliare, produrre un rito che invece sia cattolico. Non pretendo l’uniformità di un solo rito: ne esistono tanti nella Chiesa universale, ma tutti hanno lo stesso contenuto: la Passione e Morte di Gesù. Il nuovo rito creato invece raso terra da una base incompetente, non ha identità, non ha forma. È solo un divertimento che impegna solo chi se lo inventa, ma non riguarda la Chiesa cattolica. È ovvio che davanti a tanta catastrofe, il cattolico normale cerca il rifugio nella così detta ‘Messa di sempre’, in attesa di una eventuale riforma valida. “L’Anticristo cercherà di abolire e abolirà realmente il Santo Sacrificio dell’Altare, in punizione dei peccati degli uomini” (Sant’ Alfonso M. de Liguori) Conclusione:
Molti esperti dicono che non abbiamo ancora iniziato l’attuazione di Vaticano II e della riforma liturgica. In questa prospettiva, significa certamente che non abbiamo ancora distrutto del tutto la Chiesa cattolica. Allora, che cos’è la Chiesa conciliare? A cominciare dalla liturgia dalla quale dipende la dottrina, la morale, la spiritualità, la Chiesa conciliare è soltanto un fumo mefitico (o di Satana come diceva Paolo VI, mentre lui stesso accendeva il fuoco) che è entrato nei polmoni di uomini della Chiesa cattolica e li ha mortalmente intossicati. Di per sé, essa non esiste, come non esisterebbe la malattia se non ci fossero gli ammalati. Esiste quindi in quanto creata da questi uomini di Chiesa intossicati, esiste in quanto malattia della Chiesa cattolica.
Di ch’è poi, ammalata?
– di mondialismo, mentre la Chiesa cattolica è tutta orientata a Dio, la Chiesa conciliare vuole piacere al mondo e al suo
principe.
– di solidarismo e di pacifismo in quanto società di beneficenza umanitaria come l’ONU, l’UNESCO, la FAO…, mentre
la Chiesa cattolica è tutta rivolta all’adorazione e alla costruzione del Regno di Dio.
– di promozione e dignità umana, mentre la Chiesa cattolica si occupa della dignità di Dio, della redenzione, dell’eternità.
– di ecumenismo per fondare l’ORU sunnominata, mentre la Chiesa cattolica è l’unica Arca di salvezza, è l’unica Chiesa di
Cristo, l’unica vera religione rivelata, non inventata.
– di pentitismo: mentre chiede perdono per i peccati della Chiesa cattolica da lei rinnegata (e si vede che chi ha chiesto
perdono, non ha mai avuto vere informazioni), la Chiesa conciliare non chiede mai perdono per i propri tradimenti della
fede (famosi teologi eretici, catechismi eretici, moralisti depravati, riviste cattoliche scandalose), tradimenti dei martiri fedeli
alla Sede di Pietro con la Ostpolitik (credendo all’eternità del comunismo, facevano alleanza con i regimi atei per salvare la
propria pelle!), tradimento del popolo cristiano con un nuovo cristianesimo senza croce, senza peccato, senza inferno, tutto terreno. La Chiesa cattolica è perseguitata dalla Chiesa conciliare e buona parte di essa è pure scomunicata. Perché i conciliari non sono scomunicati, fosse solo per i sacrilegi contro l’Eucaristia, contro la Confessione, contro il Sacerdozio, i peccati contro la fede e la morale ?
Solo perché di questi peccati è impastata la Chiesa conciliare!
Perché i conciliari hanno tolto la scomunica agli scismatici ed eretici, senza che questi tornino alla Chiesa
cattolica, mentre l’hanno comminata ai veri cattolici, fedeli al Papa e alla Chiesa?
Perché anch’essi si sentono fuori della Chiesa cattolica alla quale hanno rubato le Chiavi!
Questa è la prova che la Chiesa conciliare è mondialista, ecumenica e non cattolica. – di innovazionismo, riformismo e instabilità: essa prende tutte le componenti della Chiesa cattolica per modificarle.
Ho su CD, quattro versioni latine diverse del nuovo ‘Veni Creator’, diverse da quello cattolico (con 7 strofe). Hanno cambiato qualche parola del ‘Magnificat’ per impedire l’uso dei libri antichi.
Tanto per dire a quale meschinità li ha spinti il riformismo. La loro vanità e puerilità di super esperti, il loro odio e la loro paura della Chiesa cattolica ha veramente qualcosa di mefitico, di satanico. E da questa Chiesa ecumenica, mefitica, confusa, traditrice, mi dovrei aspettare una messa santa, vera, valida, gradita a Dio! I ciechi possono solo fare un rito cieco. Ogni albero produce il suo frutto: non si raccoglie l’uva sulle spine!
Mi si trovi una altra religione che, con tante variazioni rituali e dottrinali, si pretenda sempre identica a se stessa.Nei miei scritti, ho citato in abbondanza il coro unanime di lodi alla riforma liturgica da parte delle Chiese morte (protestanti), cosi come il grido accorato del pio ed umile Cardinale Ottaviani, il suo esame critico del ‘novus ordo missæ’ che si appoggiava sul Concilio dogmatico di Trento lasciato ancora senza risposta dalla latitanza teologica conciliare, prova della malafede dei conciliari.
È chiaro che si fermeranno quando avranno risucchiato tutto della Chiesa cattolica, come un tumore maligno che muore con la sua vittima. Sono come gli scribi, i farisei, i sadducei, Pilato e Erode, divisi tra loro tra conservatori e progressisti, ma uniti nel volere la morte della Chiesa.
È anche chiaro che non prevarranno. Quindi si preparino alla correzione.Intanto i sacerdoti sono costretti ad una scelta: – o correre all’abisso di tenebre con la Chiesa conciliare, ridendo e saltando se sono perversi o di mala voglia e brontolando, se sono migliori e vigliacchi. La maggioranza è indifferente come al solito.
– o lasciarla correre e tornare alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana.
Qualcuno, con ingenuità, ha chiesto a qualche prelato conciliare, il permesso di fare l’esperienza della Tradizione:
– La risposta negativa dimostra l’incompatibilità tra le due Chiese.
– La Tradizione è più che sperimentata nei secoli con i sui frutti e la Chiesa non può vivere senza questa sua spina dorsale.Altri hanno chiesto alla Chiesa conciliare di liberalizzare la Messa cattolica in tutto il mondo: rispettosa e doverosa procedura, ma senza speranza, perché bisogna ricordare due cose:
– dando quel ‘placet’, si smentirebbe tutto l’andazzo ecclesiale descritto sopra e ancora non abbiamo toccato il fondo.
Certamente, dopo, chiederanno perdono e scusa e pietà! Per ora si sentono ancora forti con le Chiavi in mano.
– non bisogna dimenticare che fin dall’inizio, il problema fu la Messa: “Dite la nuova messa e vi lasceremo fare l’esperienza
della Tradizione.” Furbi! Quale Tradizione potrebbe sopravvivere senza la sua Messa?Allora, qual’è la soluzione? Molto chiara: non possiamo chiedere alle pecore smarrite un permesso per gestire l’ovile.
Per amore loro e della Chiesa, bisogna passare oltre al loro smarrimento, far andare la casa, anche se ci condannano, in attesa del loro ritorno. Ognuno ha il diritto di vivere e morire da cattolico.
Mio Dio! Se tutti i sacerdoti fossero rimasti al tabernacolo, luci della Luce, il mondo sarebbe illuminato e non sarebbe in questo stato! Ora, sappiamo che la Chiesa è generata continuamente dal Calvario: abolito il Calvario, la Chiesa muore; i Riformati insegnano! Ripristinato il Calvario, la Chiesa rivivrà.
E questo sarà opera strettamente dei sacerdoti sacrificatori e vittime.
Dio cerca tali sacerdoti, innamorati della Chiesa e delle anime, poiché: “salus animarum suprema lex”.