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New Horizons da Plutone per scoprire altre lune oltre Caronte, Stige, Idra, Cerbero e Notte

(di Giuseppe PACE) Dopo nove anni, viaggiando per 5 miliardi di km ad una velocità di 14 chilometri al secondo, la sonda New Horizons ha scattato fotografie di Plutone da soli 12.500 km di distanza. Di plutone sappiamo poco perché è il corpo celeste più distante dalla nostra “unica casa”, Terra. Oltre alle immagini ravvicinate del ghiacciato Plutone e delle sue cinque lune, tra cui Caronte pure ghiacciato, ci si aspetta dati relativi all’atmosfera, alla composizione, al nucleo e alla formazione del pianeta nano, posto ai confini esterni del sistema solare. New Horizons cercherà, innanzitutto, nuove lune di Plutone oltre alle cinque già note: Caronte, Stige, Idra, Cerbero e Notte, tutte con nomi legati all’oltretomba, trattandosi di satelliti di Plutone, signore degli inferi nella mitologia di Roma, caput mundi. La foto scattata e pubblicata dalla Nasa è l’immagine più dettagliata mai vista finora di Plutone. Oltre a scattare foto, New Horizons è programmata per analizzare l’atmosfera di Plutone. New Horizons, lanciata il 19 gennaio 2006, dovrebbe poi continuare il suo viaggio verso la fascia di Kuiper, oltre l’orbita di Plutone. La sonda, se ancora in buone condizioni, potrebbe essere indirizzata verso uno dei corpi che orbitano in questa regione, per un incontro che potrebbe avvenire nel 2018 o nel 2019. Plutone negli anni scorsi era stato declassato dagli astronomi da pianeta a pianeta nano, La sonda partì dalla Terra pochi mesi prima che Plutone perdesse il proprio status di pianeta, dopo un viaggio lunghissimo durato 9 anni e quasi 5 miliardi di chilometri, sta ormai per raggiungerlo. Il suo nome, “New Horizons”. Si tratta, infatti, del primo incontro ravvicinato di un messaggero umano con Plutone, l’unico grosso corpo celeste del Sistema solare a non essere ancora mai stato visitato da una sonda. A differenza di Rosetta, però, sbarcata l’anno scorso sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, questa navicella costruita dall’uomo non si poserà su Plutone. Farà un passaggio radente per poi proseguire la sua esplorazione ai confini del Sistema solare, verso la fascia di Kuiper, la culla delle comete. Alle 13:50 (ora dell’Europa centrale) del 14 luglio New Horizons è stata alla minima distanza da Plutone, 12.500 chilometri (sul canale streaming della Nasa è stato possibile seguire i briefing degli scienziati sulla missione). Un’inezia in termini astronomici, se si pensa che la Luna orbita a circa 400mila chilometri dalla Terra. Ha sfrecciato accanto a Plutone a circa 50mila km/ora. La sonda è impegnata a raccogliere dati con i suoi sette strumenti scientifici, come la camera “Long range reconnaissance imager” (Lorri), o il rivelatore di polveri “Sdc” (Student dust counter) che, come dice il nome stesso, è stato costruito da studenti. Solo il giorno dopo, quando in Europa sarà notte fonda, un primo segnale radio della sonda dovrebbe giungere a Terra, dopo un viaggio di circa cinque ore alla velocità della luce, per confermare che New Horizons è sopravvissuta all’incontro con Plutone e i suoi satelliti. Gli astronomi attendevano da un decennio questo segnale. Nei giorni scorsi un brivido ha percorso le loro schiene. Per un’ora e 21 minuti, infatti, un’anomalia – per fortuna risolta – ha fatto perdere i contatti con il centro di controllo presso l’Applied physics laboratory della Johns Hopkins University, nelMaryland. La Nasa ha fatto sapere che il problema era stato causato da un conflitto originato nel computer generale fra i comandi ricevuti e le attività che stava svolgendo in quel momento. “Siamo molto soddisfatti di come New Horizons ha risposto all’anomalia”, ha affermato Jim Green, direttore di scienze planetarie della Nasa. Un sospiro di sollievo che, però, non allontana del tutto la tensione di queste ore, aumentata dalla grande distanza che separa la Terra dalla sonda New Horizons. Se dovesse, infatti, verificarsi un nuovo inconveniente, gli esperti della Nasa non avrebbero il tempo di effettuare correzioni dell’ultimo minuto, dato che i segnali impiegherebbero ore prima di arrivare a destinazione. Dopo la luce verde della sonda, inizierà l’invio dei dati scientifici e delle prime immagini ravvicinate diPlutone e Caronte, la principale delle sue cinque lune. Tutte le istantanee saranno pubblicate on line su un sito dedicato, gestito dalla Nasa e dall’Applied physics laboratory della Johns Hopkins University. Plutone e Caronte sono due mondi ghiacciati, che ruotano intorno a un comune centro di gravità, come due pattinatori che si tengono per mano. “I due oggetti sono stati insieme per miliardi di anni, nella stessa orbita, ma sono totalmente differenti – spiega Alan Stern, del Southwest research institute di Boulder, nel Colorado, “principal investigator” della missione -. Caronte, ad esempio, a differenza di Plutone, non ha un’atmosfera propria e la sua superficie ha un aspetto diverso”. Ancor prima di raggiungere la propria destinazione, però, New Horizons ci ha già fornito preziose informazioni su questo lontano abitante del sistema solare. A partire, ad esempio, dal suo aspetto. La sonda ha, infatti, confermato che il sistema solare ha un altro pianeta rosso. A differenza di Marte, però, la colorazione di Plutone, non è dovuta al ferro ossidato, cioè arrugginito, ma probabilmente a molecole di idrocarburi, che si formano quando la luce ultravioletta del Sole e i raggi cosmici interagiscono con il metano nell’atmosfera di Plutone e sulla sua superficie. “Il colore rossastro di Plutone era già noto da decenni, ma New Horizons ci sta adesso permettendo di associare la colorazione delle differenti regioni della sua superficie alla loro geologia e, presto, alla loro composizione chimica. Queste informazioni ci permetteranno di costruire sofisticati modelli al computer, per comprendere come Plutone si è evoluto fino a raggiungere il suo aspetto attuale”. Ma perché andare così lontano? Cosa può raccontarci questa missione sui confini del Sistema solare? Passando poi dietro il pianeta nano, la sonda osserverà il Sole mentre viene eclissato, e registrerà i segnali radio inviati da Terra. In questo modo, luce solare e onde radio attraverseranno l’atmosfera di Plutone e il modo in cui verranno alterate rivelerà dettagli nuovi della sua composizione chimica. Successivamente, New Horizons entrerà nell’ombra di Caronte, per cercare tracce di un’eventuale atmosfera sul satellite. A bordo della sonda viaggeranno anche alcune testimonianze dell’esplorazione umana dello spazio, soprattutto oggetti legati a Plutone. Come un contenitore con le ceneri del suo scopritore Clyde Tombaugh, il primo a osservarlo nel 1930; un cd contenente i nomi di 434mila persone che si sono registrate nel 2005; una foto della squadra di tecnici che ha costruito New Horizons e un francobollo americano del 1991 con la scritta “Plutone: non ancora esplorato”. Una frase che, a partire dalle prossime ore, potrebbe ormai appartenere al passato prossimo. Accanto al cono vulcanico Lago Averno, dove la mitologia faceva passare le anime dei defunti agli inferi, vi è un ristorantino col nome di Caronte, che si cruccia quando non giungono clienti. Forse altri ristoranti con i nomi delle lune di Plutone potrebbero fargli la necessaria competizione turistica dei buongustai di pesce, che non mancano mai vicino all’antico porto Romano di Pozzuoli e della Sibilla Cumana, che accompagnava, ai Campi Elisi e al fiume dell’oblio il Lete (posto, perché no, nel territorio di Letino), i viaggiatori nell’aldilà come Enea, Virgilio e Dante Alighieri, scortata dall’orribile cane Cerbero, come una Luna di Plutone.