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Mezzogiorno: troppi i giovani che vanno a prendere l’ascensore sociale altrove

Giuseppe Pace (Già Segretario del Centro Studi Meridionale). Al Sud la disoccupazione galoppa e quella giovanile raggiunge valori esorbitanti. In Campania fanno la valigia moltissimi giovani, mi diceva ieri l’Avv. Luigi Stocchetti, ex Sindaco ed Ispettore del Lavoro in Campania, che aggiungeva ”mai visti tanti campani che partono per trovare lavoro lontano e moltissimi sono laureati”. Una volta c’era la Cassa del Mezzogiorno, “cassa” doveva significare molti soldi. Per dissetare la Campania costiera emunsero a Piedimonte d’Alife 3,2 metri cubi al secondo d’acqua e la portarono a Napoli, ancora di più, la cassa sborsò soldi per l’acquedotto del Biferno, che portò l’acqua a parte della metropoli napoletana. Oggi c’è il nuovo Ministro, senza portafoglio, per il Sud. Ascoltandolo, ieri per TV, mi è sembrata una giovane donna combattiva e illuminata da propositi futuristi da non sottovalutare né sbeffeggiare perché, come Emiliano hanno a cuore il nostrano Mezzogiorno, che spesso ha seguito il carro nordista, oggi guidato da Salvini. La Pentastellata salentina, in carica da Ministro per il Sud, ha dichiarato pubblicamente: se il metanodotto non serve basta, se la l’Ilva inquina basta, se la Tav non serve basta”. Vista con gli occhi del Pd non parla bene, vista con gli occhi di Berlusconi non parla bene, vista con gli occhi dei funzionari delle multinazionali dei metanodotti non parla affatto bene come l’interlocutore di ieri in TV. Vista dalla Lega vedremo! La Ministro del Sud è del SudEst, dove c’è anche il problema aperto della batteriosi presunta di Xylella fastidiosa (da me riportata con un lungo articolo, che poneva il dubbio e non la certezza probabilmente affaristica nel Salento dove c’è anche la Sacra Corono Unita). Tale batteri osi presunta, guarda caso sta proprio nel Salento della Ministro per il Sud, dove passa il nuovo metanodotto internazionale (ma con dentro anche la Snam) e sta distruggendo molti ulivi salentini sia pure lungo la posa del lungo serpentone di tubi d’acciaio, che Emiliano propone di spostare di alcuni km, almeno. Visto da NordEst il Movimento 5Stelle, prima e attualmente al Governo, è interessante, ma anche “meridionalizzato”. A volte appare fragile di uomini e idee, ma in realtà non è cosi. Comunque in Settentrione il calo di consensi per i Pentastellati è sotto gli occhi di tutti e a crescere è solo la Lega salviniana. Le recenti elezioni comunali, che hanno interessato oltre il 10% dell’elettorato italiano, hanno fatto registrare un aumento di consensi alla Lega dappertutto ed un calo di consensi ai Grillini e al Pd. A Nord, in generale e a NordEst in modo speciale, padroneggia la Lega che ha saputo intercettare i problemi concreti di freno burocratico statale alle attività private, eccessiva tassazione e voglia di autonomia amministrativa, in gran parte fiscale. Il Mezzogiorno, invece, ha saputo intercettare, tramite i Pentastellati, la massiccia ed estesa disoccupazione meridionale sulla quale intervenire con il Reddito di Cittadinanza?. Si ricorda, ai distratti e agli smemorati, che il Movimento 5Stelle è nato e cresciuto a NordOvest con Grillo e si è esteso all’intero Settentrione prima che al Meridione. Grillo e grillini hanno saputo intercettare il reale e quasi vuoto fattivo di non pochi politici e Governi degli ultimi decenni comprese le malefatte del Pd, che era diventato un partito di potere e di occupazione di poltrone, soprattutto dei media, che continua indisturbato, con privilegi “borghesi”. Non a caso il circa 20% di consensi ottenuti, quasi dimezzati rispetto al recente passato politico, proviene dai ceti borghesi cittadini e non più dalla storica ”classe operaia” e dai meno abbienti, che votano, a maggioranza, Lega al Centro-Nord e i Pentastellati al Sud. Dunque nel nostrano Mezzogiorno tutto arriva dal Settentrione: 5Stelle comprese? Pare proprio di si! Una stella soltanto, ma brillante, è nata e sviluppata nel passato meridionale, quella Borbone. Essa però pare sia spesso ricercata da non pochi meridionalisti, forse un po’ nostalgici dell’illuminismo borbonico, quando però non esisteva l’Inps con le pensioni, le disoccupazioni, l’assistenza ospedaliera gratis e le medicine, ecc. dell’attuale Stato sociale, sia pure sperequato. Ma leggiamo cosa riporta del pensiero di F. Marro-CDS, uno dei media online:”Nel passato borbonico c’era già un decreto che garantiva un sussidio minimo per i meno abbienti. Stiamo parlando del periodo amministrato dal grande inimitabile Ferdinando II di Borbone delle Due Sicilie. Grazie ad una ricerca effettuata presso la Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie ci si è imbattuti nel decreto Reale n. 131 del 4 gennaio 1831 che prevedeva, infatti, il conferimento di un “assegno di disoccupazione per coloro i quali non possono assolutamente con il loro travaglio sostenere se medesimi e la di loro famiglia”. Queste agevolazioni erano temporanee o perpetue a seconda della gravità della condizione di salute dell’interessato che era fisicamente impossibilitato a guadagnarsi da vivere col proprio lavoro. Qualora l’assegno fosse stato temporaneo spettava solo ed unicamente alla Commissione decidere se questo doveva essere rimosso o prolungato, a patto che non diventasse un deterrente d’ozio. Nel momento in cui la decisione della Commissione non avesse soddisfatto il richiedente, questi avrebbe avuto anche la possibilità di presentare ricorso. Gli organi di potere dello Stato borbonico misero a disposizione della Commissione un fondo speciale dal quale fare prelievi per “soccorsi urgenti”. Giovani orfani, vedove con figli piccoli, persone anziane, ciechi e tanti altri ancora godevano di un trattamento preferenziale, il tutto nel massimo rispetto della privacy e della dignità dei beneficiari. Nel decreto si legge infatti: “considerando esservi degl’individui o famiglie di tali condizioni che aborriscono il far manifesta la propria indigenza, la Commissione assumerà a sé il pietoso ufficio di ricercarle e conoscerle in modi occulti e diligenti onde prestar loro il soccorso che meritano con l’obbligo di custodire segretamente quelle notizie”. Dovesse davvero ritornare tale assistenza, ritingiamo debba comunque fungere solo un rimedio momentaneo, per iniziare a produrre una reale riduzione di quel divario italiano ma soprattutto essere la prima risoluzione del vero problema dello Stato. Non serve l’assistenzialismo eterno nelle nostre contrade, perché quello che serve alle genti del sud è il lavoro, è la sconfitta della disoccupazione, per fermare la selvaggia emigrazione che ha svuotato da tempo le piazze del mezzogiorno , privandoci degli elementi migliori, quelli che servono a una “comunitas” per la propria sopravvivenza sociale.” I Borboni, per molti meridionalisti, non per lo scrivente, sono ricordati come monarchi illuminati e benefattori popolari. Forse qualcosa più dei Savoia (che scapparono, senza pietà per il popolo che li amava, dopo l’8 settembre 1943) fecero: a Gaeta resistettero fino all’ultimo giorno d’occupazione del loro regno da parte dei cugini Savoia e senza dichiarazione di guerra. Ma, se mettiamo da parte l’amore eccessivo per i luoghi nativi o di habitat abituali, i nobili Borboni non furono al di sopra della media dei nobili europei del loro tempo nell’amministrare, in modo illuminato, cose e governare persone dei loro rispettivi regni. Dopo l’unità d’Italia emersero, ancora più evidenti, le differenze tra Nord e Sud della penisola italiana. Basta citare le enormi differenze numeriche tra analfabeti al Sud e al Nord nonchè l’igiene e l’alimentazione dei meno abbienti oltre allo spessore padronale nell’amministrazione in generale. Su questi ed altri aspetti i neoborbonici dissentono, ma scripta manent verba volant. Le inchieste governative postunitarie stanno a testimoniare l’arretratezza dell’ambiente sociale ed economico del Mezzogiorno rispetto al resto del nuovo Stato, unitosi solo nel 1861 e completatosi nel 1866 e 1918. Ma veniamo all’oggi e lasciamo stare la retorica e “accademia” del passato tanto decantata dai radicalschic del meridionalismo piagnone, non alla Carlo Maranelli (che coniò il termine di meridionalismo piagnone dalla cattedra di Campobasso prima di andare d insegnare a Bari dove pubblico, tra l’altro “La Questione Meridionale”) al quale spesso m’ispiro. Si sta accentuando, attualmente, l’ampiezza della forbice tra Sud e Nord della nostra bella Italia. Il reddito dell’ex regno borbonico ha un reddito procapite quasi dimezzato rispetto a quello del connazionale settentrionale. Un ex Sindaco del casertano ed Avvocato, mi diceva per telefono ieri, che stanno emigrando dalla Campania moltissimi giovani che non trovano occupazione e non vedono prospettive se non il reddito di cittadinanza promessogli dai Grillini. L’ex Sindaco, 75enne, vedeva un presente grigio in Campania in modo speciale, dove i 5Stelle hanno avuto un consenso inatteso e notevolissimo. Ai Pentastellati va il merito di aver spazzato via una stantia classe di politici meridionali e sostituita con giovani dinamici e spesso colti, forse più, mediamente, del ceto politico leghista al settentrione. Resta, con i Grillini, accentuata la realtà ambientale, sia sociale che economica, che il Sud è un gigante politico ed un nano economico, viceversa il Nord. La Sinistra ha perso, inaspettatamente, il potere d’attrazione sulle tanto decantate masse o popolo, ed era ora! La destra è ridotta al lumicino, il centro è inesistente, restano due forze politiche che attraggono di più: la Lega in primis e i Pentastellati ”meridionalizzati”, purtroppo! Resta da ribadire che il Settentrione è ancora un gigante economico e nano politico (ma ora pare che stia crescendo non poco politicamente, ma non economicamente) e il Mezzogiorno un nano economico ed un gigante politico (ma ora sembra essere un po’ più opaco di “nebbia padana”). Le due fotografie, riportate in questo contributo di discussione dell’ambiente politico nostrano, indicano una porta chiusa all’antica maniera dagli emigrati del Matese ed un monumento all’Emigrato, che è moderno non come quello classico sul belvedere di Vasto (CH), dove ritrae un globo con accanto padre, madre e figlio emigrati.