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“Miracolo” scientifico, il cuore che riprende a battere dopo 18 ore

(Giuseppe Pace, Naturalista). Dalla metà del 1800 (il secolo della scienza che segue il secolo precedente o dei lumi della ragione) la teoria cellulare entra nel pensare scientifico e non. Tale teoria fa cominciare a ritenere che tutti gli esseri viventi siano costituiti di cellule e che una sola è un mattone dell’intero organismo. Per tale scoperta universale un omaggio va fatto allo scienziato tedesco Rudolf Virchow (1821-1902). Egli è stato soprattutto un Antropologo e Patologo Pioniere dei moderni concetti della patologia cellulare e della patogenesi delle malattie, ha sottolineato che le malattie non sorgono da tessuti o organi in generale, ma nelle cellule. Portò le discipline dell’Igiene e della Medicina Sociale allo sviluppo attuale. Ha inoltre condotto, come consigliere comunale di Berlino, una lunga campagna di sensibilizzazione per le riforme sociali, l’igiene pubblica e ha contribuito allo sviluppo dell’antropologia come scienza moderna. Fu candidato nel 1902, poco dopo la sua morte, al premio Nobel, che però non gli fu conferito. Dalla sua bibliografia è intuibile un vivo interesse verso la medicina sociale e la storia della medicina: giudicò la medicina come la più alta forma di conoscenza della realtà umana e madre di tutte le scienze. Consentì a tal proposito lo sviluppo di tutte le scienze naturali con preoccupazioni di tipo medico, si può considerarlo come precursore della biotica. Accanto alla sua attività di patologo, dal 1866 si dedicò in misura sempre crescente sia all’antropologia che alla preistoria. Il suo interesse era rivolta al rinvenimento dei teschi in Germania e in Scandinavia, ma con il tempo estese le sue ricerche anche altrove. Nel 1869 fondò la Società Antropologica Tedesca. Molto dunque ha lasciato seminato per l’evoluzione culturale dell’uomo che esaminò per tutta la sua vita operosa. Dopo di lui si scopre che le cellule del cuore umano hanno un po’ di autonoma in più delle altre. Poi, nel secolo scorso, ancora Barnard da Città del Capo opera il primo trapianto di cuore nel mondo e successivamente Gallucci da Padova il primo trapianto di cuore in Italia. Ma pensare che il cuore possa riprendere a battere dopo 18 ore era come ammettere il miracolo anche nel pensiero scientifico. Vero e proprio miracolo non è poiché c’è la spiegazione razionale dell’effetto del freddo, che rallenta la velocità di necrosi e a meno 22 gradi la dimezza più di due volte. Un uomo è sopravvissuto dopo che il suo cuore è rimasto fermo per 18 ore come accertato dai medici dell’ospedale di Montpellier dove l’uomo di 53 anni è stato salvato. Una sorta di miracolo, avvenuto con tutta probabilità grazie al freddo. Come racconta il quotidiano francese Le Midi Libre il 53enne è stato ritrovato privo di sensi sulle sponde del fiume Orb e le sue condizioni sono apparse subito gravi. L’uomo era in fatti in uno stato di forte ipotermina, con la temperatura corporea che era scesa sotto i 22 gradi. Dopo essere andato in arresto cardiaco, le persone che lo hanno trovato hanno fatto diversi tentativi di rianimarlo, senza riuscirvi. Quando è arrivato all’ospedale di Montpellier, i medici erano convinti che le possibilità di salvarlo rasentassero lo zero. Invece, dopo 18 ore, i macchinari del reparto di rianimazione hanno registrato un nuovo e inatteso battito cardiaco. I fatti risalgono allo scorso 12 marzo c. a.. Il primario dell’ospedale, Jonathan Charbit, ha confermato tutto in una intervista: “Il paziente si sta riprendendo. Adesso cammina e risponde”. Il cuore dunque non è più un organo debole contro la morte, ma fortissimo nella vita. A Padova c’è una significativa mostra in via San Francesco, che illustra il corpo umano anche in modo interattivo. Il cuore fa bella mostra insieme ad altri organi esposti del sempre meraviglioso e misterioso corpo umano, che proprio a Padova, al Teatro Anatomico dell’Università, veniva dissezionato ed esaminato, mentre per rispetto del morto e della scienza, si fermavano le lezioni accademiche. La scoperta delle cellule risale al XVII secolo, ma furono necessari circa duecento anni per comprendere la loro diffusione in tutti gli esseri viventi. Nel diciottesimo secolo il naturalista inglese Robert Hooke (1635-1702), usando un microscopio di sua invenzione, notò che il sughero e altri tessuti vegetali erano formati da piccole cavità separate da pareti; egli chiamò queste cavità «celle», cioè «piccole stanze». Hooke non collegò quelle piccole cavità all’organizzazione dei viventi, ma si limitò a dar loro un nome, cellula. Solo nella prima metà del XIX secolo si scoprì che si compongono di cellule tutte le piante (grazie a Matthias Schleiden, nel 1838), e tutti gli animali (grazie a Theodor Schwann, nel 1839). Vent’anni più tardi, lo scienziato tedesco Rudolf Virchow (1821-1902) affermò che ogni cellula deriva da un’altra cellula preesistente. L’insieme di queste conclusioni costituisce la teoria cellulare, secondo cui: tutti gli organismi viventi sono costituiti da cellule; la cellula è l’unità strutturale e funzionale dei viventi; ogni cellula deriva da altre cellule e le cellule contengono le informazioni ereditarie degli organismi di cui fanno parte, e queste informazioni passano dalla cellula madre alla cellula figlia. Nell’Ospedale di Groote Schuur, a Città del Capo, nel 1967, per la prima volta fu trapiantato il cuore ad opera di un giovane chirurgo, Christian Barnard. Nel 1985 a Padova V. Gallucci, cardiochirurgo e prof. universitario, esegue il primo trapianto di cuore in Italia. “Vincenzo Gallucci. Uomo, chirurgo, studioso e maestro” è il titolo di un libro presentato all’Università di Padova il 20 gennaio 2017, con contributi di G. Stellin, C. Valfrè, A. Mazzucco, U. Bortolotti, G. Rizzoli, G. Faggian, U. Livi e G. Thiene. Le scuole di chirurgia ospedaliere nel 1500 erano già attive in Toscana, oltre ad un insegnamento di Chirurgia presso lo Studio pisano, varie scuole di chirurgia annesse ad ospedali, come la scuola dello Spedale del Ceppo di Pistoia e la Scuola Medico-Chirurgica dell’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Proprio nell’ospedale fiorentino, per volere di Cosimo I de Medici, tutti i medici ed i chirurghi della Toscana dovevano sostenere l’esame di abilitazione alla professione medica. In questi anni, la chirurgia, grazie anche al fondamentale contributo di Andrea Vesalio negli studi anatomo-fisiologici (De humani corporis fabrica, 1543), non è più considerata un’arte inferiore lasciata esclusivamente ai cerusici e ai barbieri, ma una materia destinata ad entrare nel curricolo del medico. Nel suddetto museo di Padova si può sfogliare modernamente il libro di A. Vesalio. Poi la ricerca apre sempre maggiori prospettive: trapianto di cellule staminali, xenotrapianto (trapianto da animale), trapianto da vivente, terapia genica, organi artificiali, sembrano essere i nuovi orizzonti. “La Germania tra cultura e natura” è il libro online da me pubblicato con leolibri.it. Quando non si scrive del proprio Paese, in genere, si è più obiettivi e meno provinciali. Almeno io preferisco leggere libri dell’Italia scritti da non italiani, o anche di Padova scritti da non indigeni doc, dop e igt. Quando ho scritto della Germania mentre ho valorizzato A. Einstein, G. Keplero, ecc. non ho valorizzato anche Rudolf Virchow, ecco perché provvedo ora.