Crea sito

BALDASSARRE: ‘ L’ ABORTO? SOLO PER SALVARE LA MADRE’

(La Repubblica) ROMA – Colpo improvviso contro la legge sull’ interruzione di gravidanza. “Non si può contestare che il diritto alla vita nasce nel momento del concepimento, perché la vita non è soltanto quella di relazioni”, ha dichiarato alla Radio Vaticana il presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre. La sortita, totalmente inattesa, scardina l’ impianto della legge 194 e rischia di cancellare la libertà di scelta delle donne, confermata in massa dall’ elettorato laico e cattolico nel referendum del 1981. Chi riteneva che la legge fosse una conquista irreversibile, dovrà ricredersi dinanzi al pronunciamento del presidente della Consulta. La sua intervista sembra quasi invocare che qualcuno ponga di nuovo la questione della sua costituzionalità. Baldassarre ha usato parole molto chiare. Ha dato per acquisiti concetti su cui il dibattito è andato avanti per anni finché il legislatore decise di soprassedere, trovando un punto di mediazione nell’ attuale formulazione della legge. “Il diritto alla vita – ha detto – coincide con il momento dell’ individualità, che non significa separazione dalla madre ma avere già un qualche cosa di autonomo anche all’ interno del ventre materno”. Su questo qualche cosa, riconosciuto da tutti, i pareri nel mondo scientifico sono radicalmente divisi. E’ già una persona, ha sempre sostenuto la gerarchia cattolica. E’ un organismo in fieri, si è controbattuto, non assimilabile ad una persona. E poi, cosa vuol dire “dal concepimento” ? E’ possibile sostenere razionalmente che un ovulo appena fecondato ha gli stessi diritti della persona? Baldassarre, pur con la prudenza del giurista, è parso già imboccare la strada di una risposta in sintonia con le posizioni della gerarchia ecclesiastica. Ai microfoni vaticani si è espresso così: “Questo fatto (cioè il riconoscimento dell’ individualità di ciò che si forma nel ventre materno, ndr) probabilmente dovrebbe portare ad un ripensamento perché nel diritto costituzionale un bene, la vita del nascituro, può essere soppresso soltanto se c’ è un bene di uguale valore, nel caso specifico la vita della madre”. Con queste formulazioni la risposta del massimo esponente della Consulta si rivela per qualcosa che va molto al di là di un semplice colloquio su un tema bio-etico. Nelle parole di Baldassarre si delinea lucidamente la fisionomia di una legge, che toglie alla donna il diritto di decidere e lo affida al medico, unico abilitato a giudicare se la vita della madre sia in pericolo. Il presidente della Corte costituzionale ha spiegato di impiegare il termine probabilmente (riferito al ripensamento della legge 194) soltanto per prudenza, perché si tratta di una possibilità. Uguale ragionamento ha fatto affrontando la questione dell’ aborto nei primi tre mesi di gravidanza, quando il feto non avrebbe i diritti di una persona. “Questa convinzione – ha spiegato – probabilmente, dico probabilmente per prudenza ma ne sono convinto, non è più sostenibile, ammesso che lo fosse stato. Comunque oggi è molto difficilmente sostenibile”. Baldassarre esprime opinioni che ha tutto il diritto di ritenere valide. Eppure, la parolina oggi lascia trasparire la convinzione che nel 1995 si possa ribaltare (in un diverso clima politico?) una legge varata sul finire degli anni Settanta, quando era al massimo la spinta dell’ emancipazione femminile e la rivendicazione all’ autodecisione in quello che è il momento più drammatico nella vita di una donna. Che il clima politico sia diverso è indubitabile. (…) La Repubblica 27 aprile 1995