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Le Regioni tra centralismo ed autonomia: il sud spende il doppio del nord.

(di Giuseppe Pace del Partito Pensionati Veneto) In Italia siamo alla cinquantennale sperimentazione delle regioni. Esse si confrontano tra un’autonomia richiesta sempre più forte di alcune ed un solidarismo da altre. Ma vediamo quanto spende lo Stato nelle diverse regioni italiane? La media delle Regioni ordinarie (calcolata nel periodo 2013-15 da uno studio della Cgia) è di 3.443 euro pro capite, con Lombardia (2.384 euro), Emilia Romagna (2.772 euro) e Veneto (2.816 euro) fanalini di coda. Il massimo è del Lazio (a causa dei ministeri) con 6.045 euro, seguito da Abruzzo con 4.414, Molise con 4.382 e Calabria con 4.150. La media delle regioni a statuto speciale è di 8.092 euro in Trentino Alto Adige, 7.746 in Valle d’Aosta, 5.337 in Sardegna, 5.034 in Friuli Venezia Giulia e 4.301 in Sicilia. Alle Regioni del Nord vanno in media 3.084 euro pro capite, a quelle del Sud 4.020 euro. Da tempo vado ribadendo sui mass media di meridionalismo piagnone diffuso al sud. Ripeto che per meridionalismo piagnone si intende chi cerca responsabilità e colpe al nord del ritardo sociale, economico e culturale del sud. In questo periodo alcune Regioni settentrionali negoziano con il Governo l’autonomia su le 23 materie previste costituzionalmente. Solo che per il Veneto, superleghista il Governatore dà più l’immagine di un’autonomia fiscale da fare che sulle materie da promuovere in modo migliore di prima ad iniziare dalla scuola, che deve poter rimuovere il paletto dell’art. 33 comm.3. In Veneto per la scuola intanto si è chiesto la regionalizzazione dei Dirigenti Scolastici e la scelta di regionalizzarsi dei docenti. Ben poca cosa ed anche un po’ “razzistella” comunque rispetto all’autonomia efficiente. Luca Zaia pare sia interessato più ad accontentare i 2 milioni di veneti che hanno votato si al referendum sull’autonomia che sono stufi di pagare più di quanto ricevono da Roma, “ex ladrona, la Lega Nord non perdona”. Ma vediamo la bilancia fiscale regionale in generale. Da sempre i governatori delle Regioni settentrionali più ricche si lamentano di pagare molte più tasse rispetto ai trasferimenti dello Stato nelle più diverse forme. Senza considerare il debito pubblico, la Lombardia ha un residuo fiscale di 52 miliardi, l’Emilia Romagna di 18,8 miliardi, il Veneto di 15,4 miliardi. Cifre che, considerando il debito pubblico, scendono a 26,3 miliardi per la Lombardia, 10 miliardi per l’Emilia Romagna e 6,3 miliardi per il Veneto e 258 milioni di euro per la Provincia autonoma di Bolzano. Tutte le altre Regioni ricevono più di quanto versano. Ma leggiamo il solito meridionalismo piagnone sia dei governatori Pd di Campania Puglia che di consiglieri regionali. Dal media “Caserta 24 ore…”: Dalla Campania De Luca tuona:“Pronti al ricorso alla Corte Costituzionale”. “Siamo assolutamente d’accordo con il presidente De Luca quando afferma che la proposta di legge sul regionalismo differenziato va fermata. Si tratta di un abominio che rischia di spezzare l’Italia in due parti. Una parte sempre più ricca e l’altra sempre più povera”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Nonostante i giochini del presidente del Veneto Zaia, noto detrattore del Mezzogiorno, non ci faremo abbindolare. Non è vero che la riforma servirà a razionalizzare le risorse. L’unica ratio è favorire le regioni dell’Italia settentrionale, penalizzando il sud. La riforma andrà a depauperare ulteriormente la qualità dei servizi nel Mezzogiorno. Aumenterà la disomogeneità, con il livello qualitativo delle prestazioni totalmente sbilanciato in favore di una parte del Paese. Invece di perseguire il principio dell’unità dei servizi, la riforma va esattamente nella direzione opposta. La nostra speranza è che l’opposizione delle regioni del Mezzogiorno sia ferma ed unitaria, a prescindere dalle convenienze politiche sul piano nazionale. Occorre un ‘no’ deciso per smontare una proposta che viola la Costituzione e i principi di solidarietà alla base del nostro ordinamento”. Eccoci al solito piagnisteo meridionale, ma se i servizi in Campania, ad iniziare da quello sanitario, fanno acqua ovunque con le formiche nel letto di anziani a morti per negligenze grossolane del pronto soccorso, basta leggere la cronaca frequente. Ma torniamo alle differenze reali della spesa pubblica, calcolata nel 2017. Se la media di spesa pubblica del paese è 100, la Lombardia beneficia di una spesa pubblica pari a 60, l’Emilia Romagna pari a 65 e il Veneto a 69. Ma in Germania, se la media in tutti i Laender è pari a 100, il NordReno-Vestfalia riceve 96, il Baden-Württemberg 89 e la Baviera 87. E lo stesso accade in Spagna, dove nei Paesi Baschi la spesa pubblica raggiunge i 102 punti, la Comunità Valenciana i 97 punti e la Catalogna 91. Tutte sopra i livelli delle 3 Regioni italiane, dove la spesa media pubblica per abitante è tra i 2.300 e 2.400 euro, mentre nei Paesi Baschi è di 4.700 euro e nei principali Laender tedeschi di 4.400 euro. Dunque l’autonomia regionale non è affatto con un solidarismo così massiccio verso le regioni meno sviluppate economicamente: non c’è povertà se non c’è difetto recita un proverbio popolare nostrano. In Italia la spesa pubblica nelle Regioni, in rapporto al Prodotto interno lordo prodotto è in media pari al 39,1%, ma registra oscillazioni enormi. Sopra il 50% del Pil prodotto troviamo sei Regioni: Calabria con una spesa pubblica pari al 59,3%, Molise con il 57,2, Sardegna con il 56,2, Sicilia con il 54,7, Puglia con il 54,1 e Basilicata con il 51,2 %. Nella fascia compresa tra la media nazionale e il 50% troviamo altre otto regioni: Campania 48,3%, Umbria 46,6, Abruzzo 45,2, Lazio 43,5, Friuli V. G. 43,5, Valle d’Aosta 43,2, Liguria 42,5 e Marche 39,5. Più aumenta la produzione di Pil, minore diventa la percentuale della spesa pubblica nelle altre sei Regioni, e comunque inferiore alla media nazionale: Piemonte 37,8 per cento, Trentino Alto Adige 37,6, Toscana 37,2, Emilia Romagna 32,5, Veneto 31,9 e Lombardia 29,9. E’ molto comodo dire non vogliamo l’autonomia regionale, ma non si deve continuare a spendere più di quanto si ha e con servizi scadenti. Il Sud deve svegliarsi e non continuare con il meridionalismo piagnone!