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Capodrise. Ricordi di Giacomo Gaglione, il “grande Santo” di Padre Pio

(di Paolo Mesolella) CAPODRISE (Ce) Il Servo di Dio Giacomo Gaglione di Capodrise ebbe un singolare riconoscimento da parte di Padre Pio: quando un gruppo di amici palermitani dell’Apostolato della sofferenza gli domandarono se Gaglione fosse santo, il frate cappuccino rispose: “Giacomino Santo? Giacomino è un grande Santo!”. Una conferma della grande stima e considerzione che padre Pio aveva per il venerabile Giacomo Gaglione, apostolo della sofferenza e soffferente lui stesso per oltre 50 anni. Si incontrarono un secolo fa.
Nell’ottobre 1919, il giovane Giacomo Gaglione, afflitto da una grave forma di distrofia muscolare, si fece accompagnare a San Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio e chiedergli la grazia della guarigione. “Padre Pio – scrive nei suoi ricordi – mi fece un’operazione chirurgica: mi levò la testa e me ne mise un’altra”. Giacomino, infatti, non tornò a casa guarito nel corpo ma nell’anima ed iniziò a dedicarsi completamente a Gesù sofferente e Crocifisso.

Nei giorni scorsi, dopo quasi cento anni da quell’incontro tra Padre Pio e Giacomo Gaglione, grazie al parroco della chiesa di Sant’Andrea Apostolo, don Giuseppe Di Bernardo, tre preziose reliquie del frate cappuccino, il saio francescano, un guanto e un lino intriso del sangue delle stimmate, sono arrivate a Capodrise nella Chiesa di S.Andrea Apostolo dove riposa il corpo del Servo di Dio Gaglione. Ma chi è Giacomo Gaglione e qual è il suo rapporto con il frate di Pietrelcina? Giacomino, come lo chiamano i casertani, nacque a Marcianise il 20 luglio 1896 ed è morto a Capodrise il 28 maggio 1962, dopo 50 anni di indicibili sofferenze. Il suo fisico era diventato un’unica piaga per le vesciche che dalle gambe si espandevano in tutto il corpo. E’ stato terziario francescano e fondatore dell’Apostolato della sofferenza. Il suo rapporto con Padre Pio fu particolare al punto che il frate cappuccino mandava dal povero Gaglione i suoi figli desiderosi di conforto. E poi, il frate accetterà di essere il primo presidente dell’Apostolato della Sofferenza subentrando allo stesso fondatore Gaglione.
In questi giorni i sacerdoti casertani visitano gli ammalati con le reliquie del santo e tengono Cenacoli di Preghiera all’aperto presso le cappelle e le chiese cittadine. E alle Sante Messe arrivano ammalati, vedove, orfani e fedeli con sofferenze fisiche, psichiche e spirituali. Giacomo era un bel ragazzo con i capeli ricci. Ma a 16 anni, nel giugno 1912 durante l’esame per la licenza ginnasiale, avvertì un forte dolore al tallone. L’attendeva la prima prova scritta degli esami quando davanti all’ingresso del suo palazzo, mentre saliva sulla carrozza che lo avrebbe portato a Caserta, sentì un dolore così forte da essere costretto a rientrare in casa e a mettersi a letto per non rialzarsi più. Gli si gonfiarono le articolazioni del piede e delle gambe con dolori atroci. Poi si gonfiarono anche le mani. Per poter mangiare aveva bisogno di essere imboccato. Scoprirà ben presto di avere una poliartrite reumatoide deformante.
Il 3 maggio 1914 viene operato, ma inutilmente, all’Ospedale di Marcianise. La sua sofferenza è tale che non vuole farsi cambiare la biancheria del letto e non riesce più a mangiare da solo. Preso dallo sconforto tenta il suicidio. Nel 1919, però, arrivano a Marcianise le voci dei miracoli di Padre Pio. Giacomo si avvia a Pietrelcina in treno con la speranza di ottenere la guarigione e ritorna dall’incontro ancora malato ma felice di essere diventato figlio spirituale del frate che continuò ad assisterlo con il dono della bilocazione. Nel gennaio del 1921, Giacomino fu visitato da Giusepe Moscati, il medico divenuto santo nel 1987. “Di questa forma di poliartrite – dirà il medico santo – si dà un caso per mille; in tutta la mia carriera ne ho incontrato uno solo ed è morto in concetto di santità; auguro anche a lui lo stesso e, come vedo, c’è da sperarlo. L’apostolato della soffrenza
Dopo 17 anni di immobilità, nell’agosto 1929, Giacomino intraprende il primo dei suoi 9 pellegrinaggi a Lourdes. L’anno seguente, scrive “Il pellegrinaggio di un’anima”, un bel libro in cui descrive quell’esperienza. Al ritorno da Lourdes, fonda anche l’Apostolato della Sofferenza. Vuole convincere i malati che sono i prediletti del Signore.
Il 3 Novembre del 1944 Pio XII gli scrive: “Per questa tua croce, con cui partecipi secondo le tue forze alla Croce del Divin Salvatore, molte grazie scenderanno su altri sofferenti e molti aiuti celesti, ne siamo sicuri, saranno concessi anche a noi, che sopportiamo il peso e la responsabilità del governo delle anime in momenti così difficili. Te ne siamo profondamente riconoscenti e preghiamo il Signore perché voglia arrivare a purificare sempre più il tuo desiderio di sacrificio e renderlo sorgente di merito e di prezioso apostolato”.
Nel 1952 Gaglione fonda il periodico “Ostie sul mondo”. E per essere di conforto ai sofferenti scrive più di tremila lettere l’anno con una media di dieci lettere al giorno. A lui, infatti, nonostante fosse immobilizzato e pieno di piaghe, ricorrevano tanti malati per trovar conforto e ricevere sostegno spirituale. Poi, nel 1956: i suoi amici di Palermo gli regalarono una 600 con la quale potè continuare il suo apostolato in macchina. Il suo secondo libro: “Allo specchio della mia anima” del 1957, presenta un autografo di P. Pio: “Non si diparta mai dalla tua mente la Passione di Cristo, se vuoi partecipare ai suoi trionfi”. Poi,  il 20 ottobre 1961, in occasione dei 50 anni della malattia, esce il suo ultimo libro “Cinquant’anni di croce per saper sorridere”. Ma ormai il suo calvario stava per terminare. Scrive Padre Attanasio Leonardo, cappuccino e confratello di Padre Pio: ” Gaglione nel maggio 1962 era gravemente ammalato. In quell’anno, nel mese di maggio, predicavo a Napoli. Approfittando della relativa distanza, almeno una volta alla settimana, andavo a fargli visita. L’ultima volta che vi andai, a metà maggio, entrai nella sua stanza dove da 50 anni giaceva sulla sua carrozzella di ferro e trovai il Servo di Dio proprio come Gesù nel Getsemani …Appena mi vide, piangendo mi disse: Padre Atanasio, non ce la faccio proprio più. Fatemi la carità di scrivere subito a Padre Pio perché mi ottenga dalla Madonna la Grazia di chiamarmi con se in questo mese a lei consacrato. Subito scrivo a Padre Pio e la risposta non si fece attendere. Padre Pio, con una lettera, assicurava il Servo di Dio che la Madonna gli avrebbe fatto la grazia e così il 28 maggio 1962 Giacomo morì”. Giacomo morì di notte e il giorno successivo al funerale parteciparono fedeli giunti da tutta l’Italia. Giacono Gaglione Pittore
Il venerabile Gaglione fu anche un valente pittore e ci ha lasciato bellissime tele mariane.Su suggerimento del suo parroco, infatti, iniziò a dipingere. E la pittura, ben presto, assume per lui il valore di una preghiera. Perché al di là del valore artistico, i suoi dipinti esprimono la sua speranza di diventare bambino tra le braccia della Madre. Ci ha lasciato tele molto belle come i due dipinti della Madonna del Carmine, una Madonna delle Grazie del 1951, una bella Madonna col Bambino e alcuni ritratti di Padre Pio.  L’Apostolato della Sofferenza
Nel 1929 Giacomo compie il primo dei suoi nove pellegrinaggi a Lourdes. Da questo viaggio nasce la sua “Fratellanza spirituale tra gli infermi reduci da Lourdes”, che nel 1948 si trasforma nell’Apostolato della Sofferenza con il quale conforta il dolore di tanti malati. A lui, immobilizzato e piagato, ricorrono, in cerca di conforto, tantissimi malati che lui raggiunge tramite lettera.